mercoledì 19 dicembre 2007

Nepal

Arrivati a Darjeeling e raggiunto quindi il nord dell'India si puo' dire che il Nepal e' alle porte. E' a portata di mano e visibile dalle cime di queste colline bengalesi.
Il passaggio di frontiera tra il Nepal e l'India e' divertente. La dogana e' poco piu' di una casupola con all'interno due ufficiali indiani che annotano, a penna, su dei registri il passaggio di tutte le persone. Sono letteralmente sommersi dalla carta! Sul lato nepalese l'atmosfera e' molto rilassata e il doganiere si stava quasi dimenticando di apporre il visto sul mio passaporto.
Sincronizzazione dell'orologio: il Nepal e' 5 ore e 45 minuti piu' avanti dell' Italia. E' legittimo chiedersi il motivo di questi 45 minuti di sfasamento; semplice: visto che l'India e' avanti di 5 ore e mezzo, il Nepal ritiene necessario evidenziare la propria indipendenza dall'India spostando in avanti le lancette di 15 minuti!
Passo una notte al confine in quanto devo attendere il primo bus della mattina successiva per Kathmandu: partenza fissata alle 4.30!
Il viaggio si rivela lungo... molto lungo... ben 17 ore! A dir tanto avremo coperto una distanza di 500km.
Procedo nella narrazione abbastanza in stile libero, soffermandomi su alcuni episodi. In Nepal ho passato 13 giorni e ho visitato di fatto solo due citta': Kathmandu - la capitale - e Pokhara.


Tutte le strade del Nepal portano a Kathmandu

Purtroppo si! Immaginate tutto il traffico su ruota di una nazione (tra auto, pullman e camion) che, proveniente da ogni angolo del Paese, si riversa su una unica strada verso la capitale. Un disastro! Facciamo un esempio: lo spostamento in pullman da Pokhara a Kathmandu dovrebbe prendere tra le 6, massimo 7, ore. Ci ho messo 12 ore, di cui 6 solo per coprire gli ultimi 20 km prima di Kathmandu. La colonna di mezzi - un lungo serpentone snodato lungo i fianchi di una collina - era assolutamente immobile, modello "una ordinaria giornata di follia". Un vero stillicidio. La noia mortale rinchiusa in una gabbia di metallo. L'esasperazione, poi, non fa che complicare le cose: ogni tanto sulla corsia opposta il traffico era assente; una occasione colta al volo dal "genio nepalese" che inizia a percorrere la corsia libera fino a che non incontra un veicolo proveniente in senso contrario. Il risultato: traffico bloccato e una serie infinita di manovre per trovare lo spazio necessario per rientrare nel senso di marcia corretto (ovviamente sto parlando di decine di veicoli che stanno cercando di saltare la coda). Per sbloccare il mega ingorgo ci sarebbe voluto l'intervento di un esercito... di bulldozer. Il Nepal quindi, da un punto di vista "trasporti" non rivela il suo lato migliore.

Geografia

Il Nepal e' un Paese lungo e stretto. Immaginate, disposte sul lato piu' lungo del rettangolo, 3 fasce parallele di terreno: pianura (sud); collina (centro) e montagna (nord). Le strade ci sono in pianura e in collina mentre in montagna esistono solo i sentieri e tutto il traffico (umano e merci) avviene a piedi e a forza di braccia (e in alcuni casi con l'aereo). Non a caso il Nepal e' il Paese del trekking! Tutto il nord e' caratterizzato dall'imponente Himalaya: i monti piu' alti del mondo si trovano qui. Montagne che evocano miti, leggende, sofferenze: come la storia della conquista dell'Everest. Vedere al museo le attrezzature utilizzate per scalare negli anni Trenta mette i brividi.

A spasso per la valle di Kathmandu

In soli 13 giorni di Nepal non ho potuto fare alcun trekking. Mi sono limitato ad esplorare il Nepal storico e culturale, in particolare nella incantevole vallata di Kathmandu, cosi ricca di testimonianze del passato. Passeggiare per una cittadina nepalese risveglia i propri istinti da esploratore. Ci sono templi, edifici sacri e cappelle votive (l'equivalente delle nostre "madonnine") a bizzeffe. La mattina presto, per le strade, si sentono le campanelline di chi si reca al tempio per pregare e portare le offerte. I centri storici sono labirintici: viette strette, case che quasi si toccano e talvolta piccole gallerie che terminano in una piazza. Le citta' si sviluppano intorno e a partire dalla Durbar Square, la piazza principale, un tempo sede dei regnanti e dell'amministrazione cittadina. Gli edifici di queste piazze hanno strutture piramidali, a gradoni, e sono sormontati da tetti di legno, anche essi a forma di piramide, finemente intagliati e decorati.
Il calendario nepalese e' pieno di feste e ricorrenze sacre. Talvolta scorre anche sangue, essendo le offerte di animali (pecore e vacche) ancora abbastanza comuni. Raffaela cerca di illuminarmi sui molti lati oscuri della cultura nepalese. E' una amica di vecchia data (non la vedo da 10 anni!) che lavora da quasi un anno a Kathmandu. Una sera andiamo ad un concerto di musica tradizionale nepalese organizzato da alcuni suoi amici nei pressi della capitale. La piazza del paese e' gremita di persone allegre e sorridenti, sedute a gambe incrociate, gomito a gomito. La musica e' interessante: etnic-folk con molto tamburo e strumenti a corde. Una esperienza autentica che si chiude con la cena insieme al gruppo, tutti seduti per terra in una stanza a mangiare riso, lenticchie e curry di verdure, con le mani! Si, qui si fa cosi. Sulle prime ero visibilmente in difficolta', polpastrello ustionato e sugo che cola lungo le mani, poi mi sono impratichito e ho iniziato a formare palline di riso e a usare la mano come una piccola vanga, con il pollice a spingere il cibo in bocca.

La Kathmandu di oggi

Dove sono i fricchettoni? Kathmandu non e' piu' la loro capitale. Li ho cercati anche nel loro ex-quartiere dove una strada si chiama pure Freak Street. Spariti. La Kathmandu del 2007 e' il regno dei trekkers e di chi e' in cerca di brividi. Il centro d'azione si e' tutto concentrato nella zona di Thamel, il quartier generale dei turisti. Quando ci entri abbandoni il Nepal tradizionale e ti trovi circondato da agenzie viaggi, negozi di abbigliamento (finto) da montagna, souvenir, supermercati con alimentari importati da tutto il mondo, internet point, pubs e ristoranti (cari) per tutti i gusti. Come in India, mi tocca fare lo slalom tra gente che mi vuole appioppare qualcosa. La saturazione arriva presto; dopo 3 giorni al massimo. Purtroppo non c'e' scelta: gli alloggi economici sono qui e anche io mi adeguo ai riti del quartiere. Colazione bacon & eggs; sightseeing; nel pomeriggio ritorno alla base, internet, doccia e poi cena: indiano, cinese, italiano, israeliano, steakhouse o nepalese? Scegliete voi, io ho gia' dato. Dico solo che la pizza era accettabile (pasta poco salata ma va bene cosi!).
A Thamel girano facce conosciute. Qui incontro Ben e Sam gia' visti in Pakistan; sono entrambi in partenza per Inghilterra e Australia. Ben prevede poi di tornare e di stabilirsi a Kathmandu per aprire l'ennesima... agenzia viaggi! Anche se nella vita ha fatto quasi sempre il camionista. Recentemente ha lavorato anche in Iraq. Un tipo tosto.


Incantevole Pokhara

Il turista intrepido, quindi, dopo essersi rifocillato di cibo e avere comprato l'attrezzatura adatta nei negozi di Thamel, si sposta a Pokhara dove puo' liberare la sua voglia di avventura incamminadosi lungo il circuito intorno all'Annapurna (18 giorni); volando in parapendio o con l'ultraleggero; sfidando le rapide di un fiume con un gommone; buttandosi da un ponte con l'elastico; oppure facendo torrentismo. Io inizio affittando una mountain bike per girare in tranquillita' tra le vie di Pokhara poi, il giorno successivo, passo allo scooter causa pigriza e sedere dolorante. Meglio cosi. Con il motore si coprono piu' facilmente i 600m di dislivello per raggiungere Sarangkot, sopra Pokhara, da dove si puo' godere di un'eccezionale panorama sul massiccio dell'Annapurna (8000 e poco piu' metri). Peccato per le nuvole che hanno nascosto parzialmente i monti. Ai miei piedi scorgo il piccolo lago sulle cui sponde sorge Pokhara, incastonato tra verdi colline e campi coltivati: mi sembra di essere in Svizzera!
Una sera mi metto in cerca di un ristorante nepalese economico. Cosa non facile in quanto sul lungo lago di Pokhara vige la legge del ristorante spenna-turista. Scorgo un cartello a bordo strada che pubblicizza momo (ravioli tibetani) a prezzi da saldo. Il ristorante si rivela una stanza che da sul cortile di un piccolo centro commerciale. La stanza e'grande a sufficienza per occupare la cucina e i clienti vengono fatti accomodare su un lungo tavolo di legno all'esterno del locale! C'e' gia' un gruppo di viaggiatori che sta mangiando in una atmosfera comunitaria. Tra di loro scorgo Johannes, uno dei ciclisti che avevo incontrato in Kazakistan nel corso delle mie prime due settimane di viaggio. Carramba', come e' piccolo il mondo! Ha appena finito di girare il Tibet in bici e si appresta a pedalare in India. A partire dal Kazakistan le nostre strade si sono divise per tornare ad incrociarsi nuovamente in Nepal. Ora io vado verso nord (Tibet) mentre lui scende a sud. Un incontro che val bene qualche giro di birra!

Un anticipo di Tibet

Tornato a Kathmandu compro l'attrezzatura minima per affrontare il temibile inverno tibetano: guanti, cappello, magliette in pile, calzamaglia e una sciarpa di lana di yak. Sull'altopiano mi attendono infatti altezze superiori ai 5000m. Ho anche occasione di vedere una anteprima di cultura tibetana nel corso delle mie visite al Monkey Temple e alla Stupa di Boudnath (entrambe a Kathmandu). Soprattutto a Boudnath vivono molti esuli tibetani e altrettanti giungono in pellegrinaggio da tutto il Nepal per percorrere, in senso rigorosamente orario, la circonferenza esterna della enorme Stupa, snocciolando grossi rosari in legno. E' questa l'ultima immagine che conservo del Nepal, un Paese di persone sorridenti e allegre, gente molto friendly che mi ha permesso un soggiorno decisamente piu' rilassato rispetto all'India!
Rene'


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Ho caricato le foto del Nepal (link Flickr) e nuovi video

2 commenti:

kociss ha detto...

Dopo 4 cuba libre io direi che sono ubriaco!
Vano ci manchi!

sebastian ha detto...

Un salutone e tanti Auguroni di buon Natale!!
a presto :-)