lunedì 23 giugno 2008

Paura e delirio a Jakarta

Mi prendo un giorno intero per recuperare lo stress del lungo viaggio in pullman. A Bandar Lampung non c'e' nulla da vedere se non una piazza con un monumento di elefanti che giocano a calcio e un punto panoramico su una collinetta; da qui si vede quello che resta del vulcano Krakatoa e, oltre, la costa dell' isola di Giava, la prossima destinanzione.
Jakarta e' a un tiro di schioppo; la raggiungo facilmente con un minibus. Lo stretto che separa Sumatra da Giava e'... stretto... e in traghetto ci si mette solo 1 ora e mezza a coprire la distanza.
Jakarta e', come dicono gli anglosassoni, overwhelming. La citta' piu' grande del sud est asiatico. Una giungla metropolitana di oltre 9 milioni di abitanti, che cresce all' impazzata. Uno sviluppo demografico e urbanistico incontrollato. Arrivo in un caldo giovedi pomeriggio e, dopo essermi sistemato, mi siedo in uno dei tanti ristorantini che si affacciano sulla animata Jalan Jaksa, la strada dei backpacker.
Qui conosco un ragazzo indonesiano. Mi aiuta a decifrare il menu e si ferma poi a chiaccherare. Fa l'event coordinator al Ritz Carlton di Jakarta e conosce un italiano pilota di formula GP2 Asia (tra l'altro ho visto le gare in Malesia prima del GP di F1) che si chiama Marco Bonalumi e che si fa sentire al cellulare di Anton, l'indonesiano, mentre siamo al ristorante. Anton ad un certo punto me lo passa e salta fuori che sto Marco e' di Lecco (23 anni); sta chiamando dal Bahrein!
Sono abbastanza stanco ma mi lascio convincere ad una serata fuori. Si va al Red Square vodka bar. Ragazze cubo ballano scatenate e Anton mi paga da bere (4 vodka redbull con pochissima redbull e 2 shots di tequila); io faccio lo spacchiuso e bevo lo shot in un nano secondo (mentre lui sorseggia) esclamando "I am a tequila professional" (memore delle nottati in italia con la mitica Cuervo Reposado, ora sostituita con il chupito rum e pera). Nel corso della serata la svolta. Mi accorgo che Anton e' gay... Mi parla a un dito dalla faccia e ho l'impressione che abbia cercato di baciarmi!
Usciamo dal bar alle 2.30 che non ci reggiamo piu' in piedi. Sul taxi gira tutto; si finisce nel suo appartamento. Lo stronzo mi chiude dentro. Io mi rintano al bagno e foppo due volte al cesso (mentre lucidamente penso "cazzo sto vomitando nel cesso a casa di un culattone indonesiano") e mi addormento, sfatto, sul letto. Non e' successo nulla, per fortuna. Anche lui dormiva. Poi alle 5.30, svegliato dal richiamo del muezzin tento la fuga dal balcone sul tetto della casa sottostante (avevo allertato i vicini, che dormivano sul loro balcone, tirando monetine sul tetto in lamiera e dicendo "I need a taxi"... chissa' che cazzo avranno pensato...).
Ho gia' una gamba sul tetto ma lui mi blocca. Io gli dico che cazzo ora vado a casa. Lui finalmente mi libera pero' insiste nel riaccompagnarmi a casa e nel taxi tenta un ultimo patetico approccio con io che gli dico che non mi piacciono i ragazzi non lo hai capito cazzo!
Il giorno dopo mi sono svegliato alle 13 con ancora il cervello in pappa. Sul cell ho 2 nuovi numeri di ragazze indonesiane delle quali non ricordo il nome (lo scopriro' scorrendo la rubrica). Una sembra la sorella della donna cannone l'altra dovrebbe essere OK. Che faccio le chiamo?
Ragazzi, serata mattissima. Ho speso l'equivalente di 5 euro per un devasto totale.
Sono sopravvissuto...
Rene'

4 commenti:

mastorna ha detto...

fortuna serata matta, ma fino a un certo punto!
povero renato, dall'omo desiderato... ;-)

ciao grande!

un abbraccio

mik

René van Olst ha detto...

ciao mik!
che storia... incredibile!
eccesso di confidenza. visto che puo' succedere?
he he

Anonimo ha detto...

RENè OCCHIO CHE POI PUò INCOMINCIARE A PIACERTI..... SAI COM'è.... SPERO TUTTO OK... TEO b

Anonimo ha detto...

ah! ah! ah! haaaaahhhhaaaaarggghhhh!!!! hai rischiato di essere un danno collaterale del turismo sessuale. vabbeh dài, è andata.
buon offroad australiano.
ciao Vano
by Bafo