mercoledì 9 luglio 2008

Viaggio al centro di Java

Imperativo: lasciare Jakarta; allontanarsi; dimenticare. Recarsi a Jodja e immegersi nella citta' universitaria piu' grande dell'Indonesia. Cultura, dopo la follia.
Ritorno ad un ritmo piu' consono al viaggio: sveglia di buon ora e sightseeing prima che le temperature tropicali rendano insostenibile ogni spostamento. Passo giorni tranquilli a scoprire bellezze architettoniche come la stupa di Borodbur (la stupa buddista piu' grande al mondo) e le rovine dei templi induisti di Prambanan, seriamente danneggiate da un recente terremoto.
Mi trovo al centro dell'isola di Java e, al contrario di Jakarta, la regione e la citta' di Jodja sono ricche di attrazioni turistiche: palazzi reali, musei, spettacoli culturali, esibizioni di artigianato. Di sera le strade di Jodja si riempiono di studenti universitari e scolaresche in gita, che si mischiano ai turisti nella frenetica ricerca di economici souvenir. Ristorantini ambulanti, bancarelle e riscio' a pedali affollano ogni spazio libero e l'aria, gia' umida di suo, si carica ulteriormente di odori e sapori.
La citta' di Solo, a 1 ora di treno da Jodja, non ha lo stesso appeal della sua illustre vicina, ma vale comunque una visita per ammirare le piantagioni di the e i templi induisti che caratterizzano le verdi colline a est dell'abitato. Sull'isola di Java immergersi nella natura per scoprire angoli incontaminati non e' altrettanto facile come nella selvaggia e immensa Sumatra: la densita' della popolazione e' molto alta e sull'isola si contano oltre 120 milioni di abitanti.
Raggiungo poi la costa settentrionale dell'isola e mi fermo a Jepara dove incontro gli imprenditori svedesi, padre e figlio, conosciuti a Singapore. La zona pullula di mobilifici e saloni d'arredamento; dev'essere la Brianza dell' Indonesia. Ho giusto il tempo per passare una notte perche' il mattino successivo sono gia' su un battello in direzione dell'arcipelago di Karimunjaya, una delle poche zone ancora inesplorate di Java. Gli svedesi mi ospiteranno al loro resort!
Il vecchio traghetto, arrugginito dagli anni e dalla salsedine, arranca in un mare abbastanza mosso. Resto ancorato per 6 ore alla mia poltroncina, incapace di alzarmi, camminare e mangiare. Prima di arrivare nel resort di proprieta' degli svedesi devo ancora sorbirmi oltre 1 ora di trasferimento su una barca di legno, lunga una decina di metri. Disteso sul tetto, insieme ad un gruppo di operai diretti al resort, scruto le prime stelle di questo caldo crepuscolo nei mari del sud.
Arrivato sull'isola, privata, vengo sorpreso dal lusso di una struttura alberghiera a 5 stelle. Nel mio bungalow a pianta ottogonale, all'ombra di palme da cocco, c'e' l'aria condizionata, la TV via satellite, un grande letto matrimoniale e il bagno con l'acqua calda. Al ristorante c'e' gia' un piatto caldo e una birra ghiacciata che mi aspettano; accoglienza regale!
Il giorno dopo mi metto a curiosare nei paraggi. In meno di 1 ora ho percorso l'intera circonferenza dell'isola e ho potuto appurare che, oltre a Lax - il proprietario - suo fratello e un gruppo di operai, sull'isola ci sono solo io! Il resort e' ancora chiuso e l'attivita' di manutenzione e' frenetica in vista della prossima riapertura.
Trovarsi da soli su una minuscola isola tropicale: paradiso o trappola? Probabilmente la risposta e' legata al periodo di permanenza. Nel mio caso, restandoci solo 2 per giorni, le sensazioni sono estremamente positive. Un tramonto infuocato, come le zanzare che mi massacrano le caviglie, ha chiuso una giornata oziosa, talmente oziosa che il primo bagno l'ho fatto alle 4 del pomeriggio. Mi sono immerso nei pressi del molo, circondato da un branco di sardine; ho nuotato tra migliaia di esseri luccicanti che si muovevano in perfetta sincronia: stupefacente.
Alla sera un'altra ottima cena, insieme a Lax e suo fratello. Un unico rammarico: l'indomani e' gia' previsto il rientro a Java. Arrivederci al Kura Kura Resort (www.kurakuraresort.com).
Rene'

1 commento:

Emanuele ha detto...

Good words.