martedì 9 ottobre 2007

Sulle strade verso Islamabad

Torno a Gilgit, l'epicentro della KKH e rifletto sul da farsi. Ho ancora voglia di montagna e di escursioni e il campo base del Nanga Parbat (8126m seconda montagna piu' alta del Pakistan) e' a un tiro di schioppo. Mi avventuro quindi verso Tarashing, dove inizia il trek, lungo una strada ancora piu' spettacolare di quelle che ho percorso sinora. Immaginate una stretto canyon, dai fianchi alti centinaia di metri, ripidi e scoscesi, e, a mezza altezza, attaccata a una parete, una strada sterrata larga quanto un auto e mezzo. Da brivido. Mentre il minibus sfida le leggi di gravita' io decido che e' meglio dormire e mi assopisco, svegliandomi ogni qual volta la mia testa va a sbattere contro il finestrino.
Tarashing, a 2900m di quota, si trova all'imbocco di una valle verde e pianeggiante, punteggiata da campi e piccoli villaggi. E' un posto idilliaco e tranquillo all'ombra del temibile Nanga Parbat - la montagna nuda - ribattezzata poi The Killer Mountain per l'alto numero di alpinisti deceduti lungo le sue pareti. Con una facile passeggiata di 4 ore raggiungo con la mia guida il campo base a 3600m. Stavolta, al contrario del K2 trek, si dorme in tenda ed e' una notte serena, interrotta solo dai boati delle valanghe che si staccano dalla Rupal Face, l'impressionante parete verticale che dal campo base si allunga per oltre 4000m fino alla vetta: sogno, e allo stesso tempo incubo, di ogni alpinista.
L'indomani ritorno sui miei passi e dopo una notte di relax a Tarashing mi imbarco su un autobus diretto a Islamabad, la capitale del Pakistan. Un faticoso trasferimento di 19 ore giustificato dal fatto di poter arrivare nella capitale in un giorno feriale (venerdi) per cosi depositare il passaporto alla ambasciata indiana per il visto, salvo poi scoprire che l'ambasciata indiana e' chiusa di venerdi... Il viaggio risulta disagevole per una serie di motivi:
A) la durata, con effetti anestetici su gambe e sedere.
B) le soste, imposte dal ritmo del Ramadan. Soste per pregare; poi una lunga pausa di 1 ora al calare del sole per permettere a tutti di mangiare; infine, frequenti stop ai posti di controllo della polizia dove ogni volta dovevo registrare il mio passaggio.
C) la strada, per tre quarti del viaggio costituita da una carreggiata di montagna che, percorsa di notte, provoca sensazioni abbastanza angoscianti.
D) gli autisti, impegnati in un cannonball notturno con gli altri pullman e minibus: vince chi fa il sorpasso piu' azzardato. Ad un certo punto becchiamo una buca e il bus inizia a saltare sugli ammortizzatori come una pallina magica, prima a destra e poi a sinistra, sfiorando pericolosamente il bordo della strada e il relativo burrone, con i pakistani che urlano "Allah! Allah!". Solo alcuni secondi, un lasso di tempo troppo breve per spaventarsi, ma che condizionano il resto del viaggio. Nella mia testa scorre il ritornello "A-u-tista esempio di virtu', pero' sta' attent' ai curve se no..."
E) da ultimo, il clacson, che produce un rumore assordante tanto all'esterno quanto all'interno del pullman e che mi fa sobbalzare, svegliandomi dal mio gia' fragile sonno.
Mi soffermo ancora un po' a raccontarvi come si viaggia sulle strade pakistane.
In montagna si circola su minibus da 15 posti, e, se la strada e' sterrata, su vecchie jeep Toyota Defender, modello lungo, con due file di posti orizzontali, alle spalle dell' autista, e due panche una in fronte all'altra sul retro. Si puo' anche viaggiare appollaiati sul tetto o aggrappati lungo le pareti, fino a esaurimento forze. I pullman piu' grandi vengono utilizzati solo per il viaggio fino a Islamabad.
In pianura invece si viaggia spesso sui pullman, che collegano le grosse citta' e la qualita' del viaggio e' strettamente legata al prezzo del biglietto. Ho viaggiato su dei pullman Daewoo (cari) con aria condizionata, televisione, cuffie audio, snacks, sedili comodi e tempi di partenza, percorrenza e arrivo fissi e rispettati (insciallah... come dice sempre la hostess del bus: arriveremo a X alle ore XX.XX, insciallah, se dio vuole); e mi sono spostato sui bus Niazi Express (piu' economici), che si fermano se hai bisogno di scendere in un posto particolare lungo il tragitto e dove la tv trasmette ad alto volume una specie di conferenza dove un imam, di fronte ad un pubblico, risponde alle domande poste in sala (sono riuscito a cogliere solo alcune parole come american, hindu, pakistan, terrorist...); una continua battaglia sonora tra il volume del mio ipod e la voce dell'imam.
Come già accennavo i pullman si fermano lungo la strada in aree di soste attrezzate con ristorante e moschea per permettere ai passeggeri di ritemprare corpo e spirito.
All' interno dei centri abitati il trasporto pubblico è garantito da dei piccoli pick up; nel vano destinato alle merci vengono disposte due panche in parallelo e lo spazio e' "telonato". Non c'e' un vero limite al numero di passeggeri trasportabili. I ragazzini rincorrono i pick-up (Suzuki) e si aggrappano urlando ai fianchi dei mezzi in corsa. Un' altra possibilita', sostitutiva del taxi e' costituita dall'ape Piaggio (auto-rickshaw). Lahore, capitale culturale del Pakistan, ai confini con l'India, ne e' letteralmente infestata. I tricicli sono alimentati a gas e creano dei nuvoloni di smog che rendono irrespirabile l'aria delle strette viuzze del centro storico. Sul retro dell'ape spesso e' dipinto un guerriero alla Rambo con la faccia sanguinante che brandisce un coltello o impugna un mitra. Pronto per la giungla metropolitana.
Il trasporto merci è affidato a camion modello Bedford dalle fiancate dipinte in colori vivaci, con motivi floreali e scritte in arabo. Le portiere spesso sono in legno, finemente inciso, e l'abitacolo pare un soggiorno barocco, il posto di guida una poltrona, intorno a un trionfo di ciondoli, drappi e amuleti. La cabina di guida e' dipinta come il resto del camion e lungo i bordi vengono fissate delle strisce di luci colorate mentre dal parafango pendono una serie di catene dotate di campanellino. Di notte, l'effetto e' quello di un albero di natale mobile con tanto di musica, prodotta dalle catenelle. Affascinante.
In Pakistan circolano solo auto giapponesi: Honda, Toyota, Suzuki, Daewoo - modelli mai visti in Italia - e una infinita' di motociclette Hero e Honda, ben contrastate dai vespai di ape Piaggio nelle citta'. Fate attenzione agli attraversamenti pedonali!

Rene'

4 commenti:

sebastian ha detto...

descrizione dei mezzi di trasporto bellissima, bravo!!!
ma:
Land Rover Defender oppure Toyota Land Cruiser?

Che tipo di musica ti sei portato?
Come si mangia in Pakistan??

un salutone affettuoso :-)

Anonimo ha detto...

Renatino...
i tuoi racconti sono meravigliosi...
ma torna presto...

Un sorriso,
Davide V.

Anonimo ha detto...

non hai fatto un filmatino durante la tua passeggiata in montagna... vedo attraverso le tue parole i meravigliosi paesaggi che ti si stagliano di fronte... probabilmente sul pulmino mi sono assopito anch'io... statte accorto!

giambattista

René van Olst ha detto...

sebastian, la jeep e' un modello della toyota. il cibo non e' il massimo. sempre le stesse cose.
ciao davide e' giambattista! tornare? he he he...