lunedì 15 ottobre 2007

Il principe di Peshawar

No no, non sono io. Il vero principe e' solo Mahir Ullah Khan, da tutti universalmente conosciuto come Prince. A Peshwar deve essere una specie di istituzione. Possiede due negozi, una agenzia di viaggi, e' editore di un giornale e organizza intrepide escursioni. Difficile che un turista, una volta arrivato a Peshwar, non si imbatta in questo personaggio. Un vero clown, istrionico e quasi macchietta, quando si ostina a portare a tracolla una spada argentata, simbolo di famiglia e suo grande motivo di orgoglio. Peshwar e' il posto perfetto per un tipo come Prince e per il viaggiatore in cerca del brivido: ai confini con le aree tribali e l'Afghanistan, terra di briganti e rivoltosi che non esitano a fare la voce grossa contro i provvedimenti imposti dal governo centrale di Islamabad. Si possono visitare fabbriche di armi, dove vengono prodotte repliche di tutte i piu' famosi fucili e pistole; il bazaar dei contrabbandieri (Smugglers Bazaar) dove, oltre a vestiti, elettrodomestici e giocattoli, si scambia oppio proveniente dall' Afghanistan con munizioni di produzione pakistana; i campi profughi afghani; lo storico Khyber Pass; e, volendo, si puo' fare una capatina a Kabul, distante meno di 300km (il consolato afgano rilascia i visti in giornata). Organizza tutto Prince, ovviamente.
L'escursione al Khyber Pass e' nei miei piani; non resta altro che trovare i compagni di viaggio con i quali noleggiare un auto e coprire gli 80km fino al passo e al confine con l'Afghanistan. Il luogo e' storicamente significativo: famosi condottieri ed eserciti sono passati di qui: Alessandro Magno, Tamerlano, gli inglesi, che per ben due volte hanno tentato invano di occupare il territorio afgano. Visto che allo Shan Hotel, dove alloggio, sono l'unico straniero in mezzo a una schiera di pakistani, vado a fare un giro al Rose Hotel, che ospita i pochi travellers che si sono avventurati in questa citta', spesso descritta dai media occidentali come un vulcano sempre sul punto di esplodere. Li incontro Prince che in men che non si dica mette insieme un gruppetto di 3 persone (io piu' Jessica e Ben, entrambi australiani) e fissa l'escursione per l'indomani.
La mattina seguente scopriamo che c'e' un iter burocratico ben preciso da seguire che prevede il rilascio di un permesso di transito nelle aree tribali e l'assegnazione di una scorta armata. Prince ci aiuta a sbrigare le formalita' negli uffici di competenza e ben presto partiamo su un' auto sovraffollata. Noi 3 turisti nel posteriore; Prince davanti con la guardia armata sulle gambe!
Al check post di polizia, che segna l'ingresso nelle aree tribali, dove viene controllato il nostro permesso, percepiamo un certo brivido, come quando si sta per compiere un atto proibito. Siamo tutti un po' emozionati.
La strada di montagna verso il Khyber Pass e' scenica e molte sono le testimonianze storiche lungo il percorso. Prince non sta zitto un attimo e ci assilla con le sue proposte: "Rene' vuoi sparare? Quanti proiettili? Tranquillo non c'e' problema". "Prince", rispondo, "non ho mai usato un fucile in vita mia e non penso proprio di iniziare l'attivita' sparando per aria lungo una strada verso l'Afghanistan!".
Ci fermiamo alcune volte lungo il percorso per scattare delle foto, anche insieme alla nostra guardia armata; Prince non esita ad ammonirci di non abbandonare assolutamente la strada asfaltata perche' oltre la carreggiata lui non ci puo' proteggere: e' zona tribale vietata. L'ultima localita' che riusciamo a raggiungere prima dell'Afghanistan e' il Michni Checkpost, bastione e punto di osservazione dell' esercito pakistano, eretto su una sporgenza naturale del terreno. Da qui Kabul dovrebbe distare circa 200 km. Non nascondo di avere avuto l'insana idea di farci una puntata: dopotutto sembra essere cosi facile da raggiungere e, dal confine, si ha la sensazione di percepire le vibrazioni della citta'. Proposito subito accantonato. Non dimentico che c'e' una guerra in corso e la zona non e' per niente sicura.
La veduta dal checkpost e' splendida. Sotto di noi si snodano gli ultimi tornanti del passo, che terminano in un'ampia aria di sosta, invasa da camion e autoarticolati. Mi aggrappo a una balconata e con lo sguardo seguo le colline di fronte a me; su alcune cime, avvisto altre postazioni di guardia dell' esercito. Ogni collina ha un grosso numero dipinto sul pendio; ne conto almeno quattro. Al centro, in mezzo alla vallata, si trova l'animata dogana, con centinaia di automezzi in attesa del varco su entrambi i lati. Oltre la prima di linea di colline scorgo squarci di territorio afgano e cerco di immaginare come deve essere la vita, in questo preciso momento, a Jalalabat o a Kabul.
Un caldo vento mi sta ancora sferzando il viso quando Prince termina l'elenco dei condottieri che hanno attraversato il passo e ci ricorda che e' giunto il momento di tornare a Peshawar. Lungo il tragitto di ritorno io, Ben e Jess cadiamo in un sonno catatonico, forse soppraffatti dal numero di pensieri che hanno affollato le nostre teste in questa breve escursione o piu' semplicemente perche' cullati dalla ritmica alternanza dei dolci tornanti del Khyber Pass.
Restero' a Peshawar ancora per un paio di giorni, cercando di scoprire le ingarbugliate trame dell' animatissimo centro storico. Un dedalo di strette e tortuose vie, storici palazzi dall'aspetto semi-abbandonato, uomini indaffarati e donne nascoste dietro i burqa, negozi, moschee, ronzanti ape-car e carretti di legno: colori, odori, sporcizia. Quasi immedesimandomi con la folla, attraverso a zigo zago la citta', ma, anche se vesto una celeste combinazione di pantalone e tunica (fatta fare su misura a Islamabad) sono pur sempre uno "straniero" e, se non fosse per il Ramadan, avrei passato sicuramente un sacco di tempo a sorseggiare the', magari all'interno di un negozio di spezie, raccontando a curiosi occhi pakistani la storia del mio viaggio.
Rene'

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Si, va beh...
ribadisco che le tue descrizioni sono splendide...
pero' adesso Giambattista ha stufato... ogni volta che legge i tuoi racconti si appisola anche lui... Ti conviene scrivere qualcosa di piu' avventuroso (e non sto certo a spiegarti cosa!).

Ciao Renacchio,
Davide V.

Daniela ha detto...

ciao fratellone! beh, ripeto anch'io, i tuoi racconti sono davvero top!!

qui tutto ok! un beso, Dani

Anonimo ha detto...

1. Davide non deve più lamentarsi quando dice di non aver tempo per fare dei lavori...
2. il termine zizzanietto gli calza a pennello visto che travisa costantemente le situazioni
3. è un tomber de femmes solo virtuale visto che attende con fremito i tuoi racconti "avventurosi" più piccanti
4. contrariamente a Davide ho una vita avventurosa soddisfacente e trovo molto belli i tuoi racconti sia nei contenuti che nello stile...

... divertiti, IN TUTTI I SENSI
Giambattista

Anonimo ha detto...

Giamby,
se un francese leggesse la tua definizione di "tomber de femmes"... ne rimarrebbe alquanto... agghiacciato! E meno male che sei laureato in lingue...

NO COMMENT

D.

Anonimo ha detto...

Tra l'altro...
dimenticavo...
Renato, capisco che ora tu sia perso tra le montagne rocciose... ma dimenticarti di farmi gli auguri... beh, proprio da te non me l'aspettavo!

D.

Adri ha detto...

Fantástico Rene'!!!
I love reading your stories!!!
Un abrazo y ánimos!
Adri

René van Olst ha detto...

ciao Adri!!!
Davide, non so assolutamente quando e' il tuo compleanno! un sorriso, comunque, da parte mia.
Saluti a tutta la banda NP