domenica 23 settembre 2007

Dove osano le aquile (1)

Faccio uno sforzo e mi lascio alle spalle il piacevole ozio di Karimabad. Il raffreddore sta passando e mi sento pronto per alcuni giorni di trek nelle montagne. Mi sposto un centinaio di km piu' a sud e arrivo a Gilgit; e' il centro piu' popoloso lungo la KKH e all' incirca a meta' strada tra Kasghar (Cina) e Islamabad. Dopo la tranquillita' di Karimabad, Gilgit e' un piccolo shock: e' un grosso bazaar, molto rumoroso, pieno di veicoli strombazzanti e tanta polvere. Fa anche decisamente piu' caldo: di giorno si suda e di notte si combattono le zanzare. Qui si incontra anche un maggior numero di viaggiatori: Sandro e Alex sono di ritorno da alcune settimane di trekking. Mi raccontano di splendidi panorami, faticose camminate, passaggi difficoltosi e di piacevoli incontri con i pastori del luogo. Sandro, professore pugliese di mezza eta', e' di casa da parecchio tempo nel subcontinente indiano; ci diamo un mezzo appuntamento agli inizi di Novembre a Varanasi (India), dove lui fara' da insegnante nell' ambito di un nuovo progetto.
Gilgit, oltre a essere un importante snodo lungo la KKH, e' il punto di confluenza di due grosse valli laterali. La valle occidentale porta verso la citta' di Chitral e una nuova provincia (la NWFP - North-West Frontier Province) fino a incontrare la frontiera con l'Afghanistan; qui le leggi pakistane perdono di significato e lasciano il posto ad un regime di auto governo in mano ad Agenzie Territoriali: sono le Aree Tribali, zone off-limits per gli stranieri e per gli stessi pakistani non di etnia Pashtun, dove gli affari interni vengono regolati secondo antiche tradizioni ed espletate dai malik (i capi tribu').
La valle orientale invece porta verso l'altopiano del Baltisan, la terra dei "giganti bianchi" del Pakistan. E' verso questa area che mi spingo, piu' precisamente verso Skardu.
Sono circa 220km da Gilgit, da percorrere rannicchiati all' interno di un minibus da 18 posti. La strada e' per lunghi tratti altamente spettacolare, paurosamente sospesa sul canyon del fiume Indo, che ribollisce e spumeggia molto, molto piu' in basso. Oltre 6 ore con il fiato sospeso, sballottolati contro il finestrino o le spalle del viaggiatore seduto accanto. La valle e' molto stretta e profonda e la strada letteralmente intagliata, scavata, nei fianchi delle sue montagne. A volte sembra di percorrere un tunnel dove manca uno dei lati, quello sullo strapiombo...! Le pareti della valle sono talmente ripide che la roccia fatica a starci attaccata; le frane sono frequenti e spesso, a causa di cio', la strada e' interrotta.
L'autista non sembra preoccuparsi molto delle difficolta' del tragitto. Fila via spedito e padroneggia con grande abilita' il traffico proveniente dalla direzione opposta; la carreggiata, un misto tra asfalto e sterrato, consente a malapena il transito a due veicoli affiancati e spesso si fa manovra in retromarcia per consentire il passaggio.
Il bello della montagna in Pakistan e' che e' viva e la cosa si percepisce; lo vedi e lo senti in continuazione: come il lontano e sordo boato di una valanga; il cracking di un crepaccio che si allarga accompagnato dal rumore del ghiaccio che si spacca; il rollio frenetico, simile ad una smitragliata, di una roccia che rotola lungo una parete. La terra e' in continua trasformazione... ed e' una forza brutale, selvaggia, spettacolare.
Difatti, dopo oltre 4 ore di viaggio siamo costretti ad uno stop. Davanti a noi si e' formata una fila di alcuni automezzi. Scendo insieme ad altri passeggeri e, voltata una curva, scopro che c'e' stata un frana! Il grosso dei detriti e' stato gia' rimosso ma il passaggio risulta ancora difficoltoso. Molto gente in strada aiuta a parole (Allah! Allah!) e, se necessario, a spinta di braccia, gli autisti a superare il punto critico. Si passa uno alla volta, lentamente.
Quando scendo dal minibus a Skardu, al centro della vasta piana alluvionale del fiume Indo e di quello che viene chiamato "il piccolo tibet", e' come se avessi attraversato un mare in tempesta. Balla tutto e mi devo riposare alcune ore a letto prima di cenare.
Faccio in tempo a vedere il sole tramontare dietro le montagne che circondano Skardu e spegnere, in lontananza, i propri riflessi su un ammasso di dune di sabbia.
Rene'

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Vano ti dico la verità, nemmeno Bush junior ti prenderebbe per un pakistano. il vestito è fresco di bucato e stiratura, con tanto di pieghe, e hai un terribile orologio verde, davvero kitch!
però sei UH MITICO! (alla Homer)
CIAO, BAFO

nadietta ha detto...

non sei neanche dimagrito troppo... aaah, siamo sicuri che hai fatto il ramadan??!! :-)
il capello pero' te l'hanno rasato bene!!
bacio ninni

ma ha detto...

so che sei a Lahore, ti saluta Angiola, ti ha messo via una bottiglia di Wodka (hihi)si meraviglia di tuo stomaco!!!!
Goditi l'Albergo!! ciao ciao bacio

mastorna ha detto...

il raffreddore a posto?
manda info dettagliate spostamenti!

ciau!

mik