sabato 1 settembre 2007

Alla frontiera cinese

La notte post taxi-vodka, come vi anticipavo e' stata molto trash. I ciclisti che hanno dormito in tenda all' esterno della casa avranno sicuramente sentito i miei rumorosi conati... Alla mattina loro hanno colazionato presto e si sono rimessi in marcia, mentre io stavo ancora aggrovigliato nel sacco a pelo, incazzato con me stesso e con la testa in frantumi.
Pensavo di spostarmi subito verso la Cina e di passare solo una notte a Sary Tash, ma ho proprio bisogno di ritrovare, prima di tutto, le funzioni corporee base. Il problema principale e' l'assunzione di cibo, che si rivela difficoltosa. Siano essi liquidi o solidi, lo stomaco fatica ad accettarli. Inizio con del the e dei biscotti alle 10 di mattina e poi mi ributto a letto. Verso le 13 passo ad una zuppa di instant noodles. Sono ancora debole. Poi decido di cacciare la testa fuori casa e mi trascino per circa un kilometro verso un punto panoramico e scatto alcune foto all'innevato Pik Lenin (7000 e passa metri) la seconda montagna piu' alta dell' ex URSS (indovinello: come si chiamava invece il monte piu' alto? Rispondete nei commenti, e' facile!). Finisco la giornata a guardare tristemente il mio piatto di plov (riso fritto in grasso di montone con carote bollite): massimo cinque forchettate e sono gia' stufo. Torno nello stanzone: stasera sono solo; niente ciclisti o tassisti a farmi compagnia. Anche Dinara, che mi ha accudito per tutta la giornata, e' triste: no viaggiatori, no money.
Mi sento zozzo. Nello splendido isolamento di Sary Tash non c'e' acqua corrente e non mi lavo da due giorni; a meta' pomeriggio mi hanno dato una scodella di acqua calda, cosi almeno ho sciacquato la faccia. Per non parlare della latrina, terra di nessuno, da frequentare in apnea.
Passa un'altra notte. Spira un vento freddo, ma stanotte non passero' neanche un minuto in giardino. Alle 8 sono pronto, armi e bagagli, a bordo strada, in attesa di un passaggio verso la frontiera cinese, Irkeshtam Pass. Il primo camion Kamaz passa dopo 30 minuti abbondanti: padre e figlio, piu' eventuale spazio per me. La negoziazione e' impari. Io DEVO raggiungere la frontiera e il traffico mi pare talmente scarso che forse e' meglio non attendere una seconda occasione. Sgancio 20 dollari per i 78 km di sassi, buche e sabbia e si parte. La strada e i continui sobbalzi sono un supplizio per il mio stomaco ancora acciaccato, ma resisto. Si viaggia su un altopiano a 3000 m di quota e i panorami sono selvaggi e bellissimi. Un fangoso fiume si snoda come un serpente in un ampia piana e, alla mia destra, i monti innevati del Pamir tagiko.
Ad una media di 25 km/h raggiungiamo in 3 ore il posto di blocco kirghiso. Controllati i documenti, restano ora 7 km di no-man's land fino alla postazione cinese. I kirghisi mi fanno accomodare su un camion per coprire il tragitto. Dopo 5 km il mezzo si accoda alla lunghissima fila di camion che stanno attendendo la riapertura della frontiera cinese (pausa pranzo per loro). Il camionista kirghiso riconosce subito alcuni suoi colleghi e vengo invitato ad un pranzo a base di anguria e pane (inzuppato nel succo dell' anguria); per fortuna non compare dell' alcol!
Attendo quasi due ore sull' asfalto, utilizzando un enorme ruota di camion per proteggermi dal sole; poi il kirghiso mi fa cenno di proseguire, "raggiungi la testa della fila e sali sul primo camion". Alzo lo sguardo; due ripidi tornanti fino all' inizio della fila. Metto in marcia e arrivo ai primi camion: sono tutti cinesi e gli autisti sono raggruppati a chiaccherare. Li saluto e ci scambiamo i passaporti per socializzare. Ben presto si accendono i motori; sono le 16 (ora di Pechino) e la dogana riapre. Mi giro un' ultima volta e saluto il Kirgizstan, il paese dei cavalli e delle montagne, delle yurte e delle latrine, dei pascoli e delle deliziose marmellate.
Copro l'ultimo km sul primo camion e poi sono al primo posto di blocco. Rapida ispezione dello zaino da parte di alcuni militari poco piu' che diciottenni e poi riparto per un altro pezzetto di strada, stavolta in auto, verso la dogana vera e propria. Vengo registrato, uno stampo sul passaporto e seconda ispezione. Un doganiere donna, molto giovane anche lei, mi chiede se ho dei libri, "wow, si interessa di cultura" penso. Apro lo zaino e il primo libro che spunta e' la Lonely Planet China. Lo prende in mano e lo sfoglia piu' volte; all' interno ci sono ancora i biglietti di alcuni siti turistici che ho visitato l'anno scorso. Sorride e mi dice che la guida e' confiscata. Come? Confiscata? Ma se l'ho usata lo scorso anno, cerco di spiegarle. Le faccio inoltre presente che il libro e' molto importante perche' ci sono i nomi delle citta' e delle vie in caratteri cinese, indispensabili per spostarsi con i mezzi pubblici. Niente da fare. In un inglese approssimativo mi spiega che sulla mappa, sul dorso della guida, l'isola di Taiwan non fa parte dei confini cinesi e questo e' un errore, perche', secondo Pechino, Taiwan fa parte della Cina. Il libro e' illegale. Cerco una ultima protesta ma vengo definitivamente stoppato da un ufficiale di rango superiore. Mi viene concesso di trattenere una pagina del libro e strappo quindi la mappa di Kashgar, la mia prossima destinazione. Rifiuto di firmare una dichiarazione scritta solo in caratteri cinesi e abbandono sconsolato la dogana. Bell' inizio, dannazione!
Salgo sull' auto del primo tassista che mi viene incontro e ci accordiamo per 30 dollari fino a Kashgar. Sono 280 km in mezzo a terreni brulli, assenza di vegetazione, aspre formazioni rocciose e alcuni pigri cammelli, ma siamo in Cina, il paese del futuro, e la strada e' asfaltata! Se sul lato kirghiso ho impiegato 3 ore per fare 80 km, qui ne impiego ancora 3 ma copro oltre il triplo della distanza.
Arrivo a Kashgar all' imbrunire. La remota frontiera occidentale della Cina mi accoglie con un cielo grigio e polveroso, un' aria pesante, un continuo strombazzare di clacson e abbaglianti luci al neon. La differenza rispetto al resto dell' Asia Centrale e' chiaramente percepibile.
Rene'

2 commenti:

kociss ha detto...

Sarà forse il Pik Stalin?
hihih
Cosa si vince?
Grande Vano e ben arrivato in cina!

René van Olst ha detto...

no!
ma ci sei andato vicino!
forza