domenica 16 settembre 2007

Karakoram Highway: entro in Pakistan

Concludo la mia settimana di permanenza a Kashgar con un po di preparativi pre Pakistan: cerco di lavare quanti piu' vestiti possibile e mi faccio tagliare la barba da un giovane e svelto professionista del rasoio; disteso su un lettino, come dal dottore, prima vengo massaggiato a lungo con acqua calda, poi insaponato e quindi lavorato con la lama. L'operazione si conclude con un breve ed energetico massaggio del cuoio capelluto. Ora sono pronto per la mitica Karakoram Highway, la strada di montagna che collega Kashgar e la Cina a Islamabad, capitale del Pakistan.
Mi presento puntuale alla partenza del pullman per Sost (posto di frontiera pakistano), ore 10 di Pechino, come mi era stato detto dall' impiegata che mi ha venduto il biglietto un paio di giorni fa, salvo poi scoprire che la reale partenza e' prevista si alle ore 10 ma secondo l'ufficiosa ora di Kashgar (meno 2 rispetto a Pechino). Mi tuffo quindi nella lettura della guida del Pakistan e faccio passare le due ore, mentre arrivano gli altri passeggeri e vengono caricati i bagagli.
Il viaggio verso Sost prevede una tappa intermedia con pernottamento a Tashkurgan, dove si espletano le formalita' doganali cinesi; di viaggiatori, oltre a me, sul pullman, ci sono solo una coppia di polacchi e uno scalatore portoghese, Paulo. La strada verso Tashkurgan e' fantastica: prima si entra in canyon, molto stretto e dagli alti e spioventi bordi, di roccia rossa e ruvida, poi la strada inizia a salire e sfocia in un ampio altopiano, sul quale svetta solitario il Muztag Ata, largo, possente e quasi totalmente ricoperto di neve; un monte ben oltre i 7mila metri. Paulo e' appiccicato al finestrino e gli brillano gli occhi. Mi racconta che due settimane fa ha scalato il monte, insieme a una spedizione alpinistica bergamasca. Con il dito indica il campo base e poi i campi alti. "Ora e' sereno" dice "ma quando ho raggiunto la cima io c'erano molte nuvole e non si vedeva nulla; ho piantato in fretta la mia bandierina e ho scattato una foto". Piu' tardi, durante la cena, tempesto di domande Paulo, cercando di soddisfare le mie curiosita' in tema di alpinismo. La conversazione ruota intorno al freddo. Come ci si protegge? Che temperatura si percepisce in quota? Voglio capire cosa si prova a passare una notte in tenda, circondati dalla neve. Paulo racconta che mentre si e' svegli non fa molto freddo perche' i corpi e la cucina, ad esempio, scaldono l'ambiente, ma quando ci si sveglia alla mattina, le pareti della tenda sono ricoperti da uno spesso strato di ghiaccio. Dice di non essere ancora riuscito a scalare un 8mila; a luglio ha tentanto il G1 in Pakistan, ma ha dovuto rinunciare: poca neve e troppi crepacci. Ora, prima di tornare in Portogallo si concedera' una passeggiata di quasi 100km lungo due ghiacciai pakistani!
L'indomani, chiuse le pratiche alla dogana cinese, riprendiamo la marcia. Il pullman sale lentamente di quota, dai 3400m di Tashkurgan alla cima del passo, gli oltre 4900m del Khunjerab Pass, il posto di frontiera piu' alto del mondo. Fino al passo percorriamo un'ampia valle, a tratti verde, puntata di pascoli e yurte, poi, complice la quota, l'erba lascia il posto alla roccia e l'aria e' rarefatta. La permanenza a 5000m e' troppo breve per creare sconvolgimenti al mio fisico e, dopo avere scollinato, la strada si butta paurosamente verso il basso. Scendiamo lungo stretti tornanti, aggrappati ai fianchi di una montagna e in uno spazio relativamente breve copriamo un dislivello di 2000m. L'asfalto cinese ha lasciato il posto allo sterrato pakistano, ma l'autista non sembra essersene accorto, visto come affronta in modo sprezzante le buche e i sassi.
Prima impressione del nord del Pakistan: terra verticale. Strette valli e montagne che, partendo dal basso, si innalzano vertiginosamente per 5-6mila metri fino a sfidare il cielo e le nuvole.
Entro in Pakistan il 29 agosto e mi stabilisco alcuni giorni a Passu, paese di un centinaio di abitanti stretto tra le lingue di due lunghi ghiacciai: il Passu e il Batoro Glacier. Mi trovo nel fondo di una vallata abbastanza stretta; dinanzi al paese scorre un largo e vorticoso fiume, attraversato in due punti da lunghi ponti sospesi, degni di un film di Indiana Jones: ci sono corde metalliche alla quali aggrapparsi e gli assi di legno sono distanti almeno 30cm l’uno dall’ altro: pauroso!
A Passu mi becco un bel raffreddore. Una mattina decido di fare una breve escursione lungo la morena laterale del ghiacciaio; vesto solo una T-Shirt e nonostante il sole sia molto caldo ben presto mi accorgo di avere fatto una cazzata. Il forte vento freddo che scende lungo il fianco della montagna e investe il ghiacciaio mi colpisce senza tregua, creando il temibile effetto “caminetto” – caldo davanti, freddo dietro. Alla sera ho gia’ il naso gocciolante e un incipiente mal di testa.
Conosco e scambio due chiacchere con i miei vicini di stanza, due tipi abbastanza fuori: un tedesco vestito con tunica e pantaloni pakistani che dice di essere in viaggio gia’ da 5 anni e un giapponese che cammina con delle calze dotate di suola in gomma; dice che in Giappone le usano i muratori che lavorano alla costruzione dei grattacieli. Sediamo nel giardinetto antistante le nostre stanze. Fa molto buio. Entrambe le serate che ho passato a Passu non c’e’ stata elettricita’ (un fatto abbastanza normale, dice il gestore) e il cellulare non funziona. Dopo l’orgia tecnologica cinese, tutto un altro vivere.
Rene’

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Anche a te brillavano gli occhi quella sera, quando Previtali ci mostrava le sue DIA.

Soprattutto quella che "la piramide che vedete al centro della foto è l'Everest".

Mario

mastorna ha detto...

grande renato

una domanda: eri in pakistan il 29 agosto? o è un refuso?
io scrivo oggi, il 17 settembre...

ciau!

mik

Daniela ha detto...

ciao fratellone

ma ci sei passato su quel ponte?? che paura... le assi di legno sembrano degli stuzzicadenti...
aiuto!!!