lunedì 23 luglio 2007

Freccia Kazaka

Il Kazakistan lo ho attraversato con un taglio netto, diagonale. Una lunga ferita di coltello a quello che e' il nono paese piu' grande al mondo, da Ileck, confine nord occidentale, fino a Shymkent, citta' a sud, a pochi kilometri dall'Uzbekistan. Per dare quel tocco di adrenalina in piu', che non guasta, alla dogana in entrata hanno pensato bene di non timbrarmi il passaporto: forse erano assonnati tanto me, visto che le pratiche sono state svolte alla 3 di notte.
Da Mosca fino al confine kazako il viaggio in treno e' durato 24 ore, in compagnia di Alexander e Andrej, che non credevano ai propri occhi quanto hanno appreso che avrebbero condiviso il tragitto con un viaggiatore dall' Italia. Alexander, cadetto in Marina, a San Pietroburgo, masticava un poco di inglese misto russo e in qualche modo si riusciva ad imbastire un minimo di conversazione. Di fatto si e' poi sonnecchiato tutto il tempo. Partiti alle undici e mezzo di martedi sera dalla capitale russa, Andrej e' sceso alle otto di mattina, mentre io e Alexander abbiamo continuato il viaggio in due nel nostro scompartimento di seconda classe (una kupe, in russo, cabina con quattro letti) fino alla notte del giorno successivo, alternando lunghe pennicchelle a tentativi di dialogo. All' altezza di Samara ci siamo scoppiati un litro e mezza di birra calda, che Alexander utilizzava per lavare giu' le aringhe in scatola che si stava mangiucchiando; l'arbre magic del nostro scompartimento: fresco pesce.
Giovedi mattina mi sono rivesgliato in Kazakistan in mezzo ad una steppa di desolato fascino: vista a perdita d'occhio su terreni bruciati dal sole, sabbia e praterie di erba secca. Sprazzi di vita qua e la', nella forma di una autostrada in lontananza o di un gruppo di pigri cammelli. Il verde della campagna e dei boschi russi ha lasciato il posto al giallo ocra della steppa e al blu intenso del cielo.
Attendo di arrivare ad Aralsk verso le dieci di sera. Le fermate sono distanti centinania di kilometri l'una dall' altra, e sono piccole cittadine, che spuntano in mezzo al nulla e che hanno il loro momento di vita all' arrivo del treno, quando una gran parte della popolazione si riversa alla stazione per accogliere i viaggiatori generando un vivace mercato di prodotti alimentari e piccoli oggetti.
In terra kazaka viaggio insieme ad un ragazzo del posto, dai tratti somatici gia' fortemente asiatici ed un bambino uzbeko, del quale non ricordo il nome ma non dimentico assolutamente la vivacita'. La madre lo ha parcheggiato nel nostro scompartimento mentre lei viaggia con le sorelle piu' piccole qualche cabina piu' avanti. Lui non sta fermo un attimo: vuole giocare a carte con me, mi chiede in continuazione la macchina fotografica, vuole che gli apra il finestrino, cosi puo' cacciare fuori la testa, chiama a raccolta gli altri bambini del vagone ed iniziano a rincorrersi e urlare, fissando il campo base dei loro giochi nel mio scompartimento. Non capisco come il ragazzo kazako riesca nel frattempo a sonnecchiare indisturbato in mezzo a tutto quel trambusto.
Fuori il panorama non cambia: steppa, sabbia e un cielo terso come non ne vedevo da tempo. Compatto il cuscino dietro la testa, mi sdraio e riesco ancora a scorgere l'orizzonte oltre il finestrino.
Passare delle giornate in treno e' come chiudersi in una stanza di albergo scendendo raramente dal letto: ti svegli alla mattina, fai una piccola colazione, disfi il letto, chiedi una tazza di acqua bollente al controllore, ti fai un caffe', torni a sdraiarti, ogni tanto bussano alla tua porta, una signora entre e da una passata di aspirapolvere, leggi, fai uno spuntino, torni a dormire... Gran parte del tempo la passi sdraiato, con un libro tra le mani oppure ti immergi coi pensieri tra le forme del paesaggio. Diventi lento, svogliato, quasi insolente. Sdraiato, mi e' capitato di fissare il cartone di succo d'arancia sul tavolino, vicino al finestrino; il sole ci stava battendo contro. Sarebbe meglio spostarlo, pensavo, ma intanto non mi muovevo. Una occhiata all' orologio: trenta minuti erano trascorsi dal primo pensiero, ma ancora nessuna azione. E' un esempio di come puo' passare il tempo, sul treno. Quello che a terra si farebbe in un minuto si puo' tranquillamente fare in un' ora. E quando mancano 3 ore alla tua destinazione? Beh, senza dubbio puoi iniziare a prepararti; tra poco dovrai scendere!
Sarei dovuto sbarcare ad Aralsk, ma non mi e' sembrata cosa da farsi: dieci di sera, sole al tramonto, zero valuta locale in tasca, solo un albergo segnalato su una guida Lonely Planet vecchia di quattro anni, nessun mezzo di trasporto per lasciare la citta' il giorno dopo se non quello di riprendere al volo uno dei pochissimi treni in transito da quelle parti. Aralsk e' una citta' depressa, un ex porto sul lago d'Aral, un tempo enorme e pescoso specchio d'acqua, ora destinato ad una lenta estinzione a causa della siccita'.
Preferisco allora passare la terza notte consecutiva sul treno e scendere il mattino successivo a Turkistan, coprendo in questo modo gia' oltre tre quarti, sull'asse nord-sud, di territorio kazako. Pago direttamente il controllore in dollari, banconota da venti, e mi assicuro la permanenza sul treno.
La notte nel deserto mi regala una volta celeste pura e una bellissima istantanea della Via Lattea.
Rene'

14 commenti:

Anonimo ha detto...

Buon compleanno Vano!

Hasta pronto, viaggiatore|

Dani- Milano

adriana ha detto...

Auguuuuuri Bello!!!
Feliz cumpleaños!!!
I wish you all the best on your 30's!!! I trully think that you couldn't have started better!!!
Sigue disfrutando la aventura!!!
Muchos besos
Adri

Kociss ha detto...

Grande Vano! Augurissimi novello Borat!
Un compleanno indimenticabile per i tuoi trenta!
Continua così e facce sognà!

Eros ha detto...

Tanti Auguri Renolto.... I 30 andavano festeggiati in maniera particolare..quindi niente di meglio che festeggiarli in Uzbekistan!

Anonimo ha detto...

auguri ninni!!

Anonimo ha detto...

Auguri Vano, meno male che i trenta li passi in treno e non in bici altrimenti sarei venuto personalmente a bucarti le gomme, come non so, ma è il pensiero che conta!Davvero BUON COMLEANNO Vano.
BAFO

Daniela ha detto...

buon compleanno fratellone!!

liebe gruess

Daniela

Anonimo ha detto...

rené rimpiangiamo i tuoi report liberi dalla Cina. togliti il bavaglio dell'autocensura e facci sognare ancora! ricordati che comunque abbiamo in ostaggio il tuo narghilé!
buon compleanno dallo scannatoio al completo
Il gatto, la volpe e Marietto, altrimenti noti come "i gatti di via Volta"

Anonimo ha detto...

Buon compleanno Patatone!!!

Davide V.

Anonimo ha detto...

beh complimenti anche come scrittore... ho viaggiato attraverso le te parole per 5 minuti e ho visto il deserto, la terra bruciata e il cielo terso .... peccato il chiasso dei bambini che non mi hanno permesso di sonnecchiare...

giambattista

lorenz ha detto...

grande....

ma+pa ha detto...

trent'anni passati in un lampo!! se ci penso - era meraviglioso, anche allora una bellissima giornata di sole a Lugano!
Auguri per i prossimi, peccato che noi invecchiamo! Bacioni Ninnì

matteo ballabio ha detto...

Ottimo racconto.... ho visto attraverso le tue parole il territorio kazaco... stupendo... Auguri un pò in ritardo... Matteo B

Anonimo ha detto...

[...] "Chi non viaggia non conosce il valore degli uomini" dice Ibn Battuta, l'infaticabile girovago arabo che andò da Tangeri alla Cina e ritorno per il gusto di viaggiare. Ma il viaggio non soltanto allarga la mente: le dà forma. Le nostre prime esplorazioni sono la materia prima della nostra intelligenza….[...]

Bruce Chatwin, in Anatomia dell'irrequietezza.

buon viaggio
Paolo C.