giovedì 28 febbraio 2008

Nuove foto!

Ciao a tutti.
Ho caricato foto relative al viaggio in Cina, Hong Kong, Macao e Vietnam. Nella sezione "Link" cliccate foto Flickr per visualizzarle. Enjoy!
Rene'

sabato 23 febbraio 2008

Cartoline dal Laos

Il paese dei fiumi

Il Laos non ha sbocchi sul mare, strizzato dalla Cina e dalla Thailandia a nord, dal Vietnam a est e dalla Cambogia a sud. Il territorio si modella lungo il corso del Mekong, fiume che non nasce ne' termina in Laos, ma che rappresenta l'arteria vitale nonche' una cruciale risorsa per il paese. Esaminado una cartina si nota subita che tutti i maggiori centri abitati si trovano lungo le sponde di un fiume.
Nel montagnoso nord, dove lo spostamento via terra e' ancora difficoltoso, a causa delle asperita' del terreno e dalla presenza di una fitta giungla, la popolazione vive e si sposta grazie ai fiumi. Alla mattina si sale in barca e ci si sposta verso un paese piu' grande, dove c'e' un mercato, una farmacia, un medico... insomma tutto quello che puo'mancare nelle aree piu' remote. Le strade, va detto, ci sono, ma il trasporto su ruota e' talvolta poco frequente e risulta quindi piu' facile organizzare un passaggio con un barcaiolo.
Scendendo verso sud il terreno si addolcisce e quasi tutto il trasporto avviene ora su strada. Le chiatte e i battelli cargo che una volta transitavano lungo il Mekong dal nord al sud del Laos sono stati soppiantati dai Tir e i tempi e i costi dei trasporti sono diminuiti. Cio' nonostante il fiume resta una importantissima risorsa; si pesca molto e alle bancarelle dei mercati il pesce fresco abbonda.



Appena giunto in Laos ho potuto provare l'ebbrezza del viaggio fluviale: 5 ore su una piccola e stretta barca, insieme ad altri 10 viaggiatori e alcune persone del posto, che trasportavano galline e uova da un paese all'altro. Ero diretto a Muang Noi Neua, un piccolo villaggio circondato da pinnacoli di roccia carsica, dove ho passato un capodanno al naturale: senza luce elettrica, telefono, stretto intorno ad un falo' insieme agli altri farang (stranieri) di passaggio in paese. E' stato duro tirare fino a mezzanotte e mezza... Poche case sparse lungo il fiume, una unica strada - sterrata - e una quantita' incredibile di galline, pulcini e cani. Non ho fatto nulla per 2 giorni, immerso nell'amaca a leggere libri, osservando di tanto in tanto il fiume e ascoltando i rumori, molto naturali, di questo tranquillissimo posto.
Ora che ci penso - e chiudo il capitolo fluviale - non c'e' stata una volta, nel corso di quasi 20 giorni di Laos, che non abbia dormito vicino ad un fiume!

Luang Prabang, la citta' dei monasteri

Slowly slowly, come si confa ad un viaggio in Laos, mi reco a Luang Prabang con 3 nuovi compagni di avventure: Armin, un'artista tedesco sulla cinquantina; Eddy, simpatico ragazzo inglese, ribattezzato Candido (da Voltaire) per la spontaneita' e ingenuita'; e Mathieu, giovane francese. Sono ben affiatiati e insieme hanno coniato un nuovo linguaggio, che chiamano esperanto, che mischia inglese, francese, tedesco e parole inventate di laotiano.
Luang Prabang con i suoi oltre 20mila abitanti e la citta' piu' importante del Laos settentrionale! E' molto bella, tranquilla e pulita, attraversata da vie dove edifici coloniali color pastello francesi si confondono con numerosi monasteri buddisti (Wat); e' una citta' sacra e i templi si contano a decine. Di giorno e' possibile passeggiare nei cortili dei monasteri e fermarsi a chiaccherare con i giovani novizi, intenti a studiare o a giocare a pallavolo con i piedi, utilizzando un pallone intrecciato di vimini.
Alla sera c'e' un'animato notturno e le vie intorno al Mekong si popolano di ambulanti che grigliano pesce e pollo. Come anche in Vietnam, abbondano le bancarelle che offrono croccanti e sifiziose baguette.
L'atmosfera e' pacifica e la citta' meriterebbe una sosta piu' lunga dei 3 giorni che mi concedo. L'Unesco l'ha dichiarata Patrimonio Culturale dell'Umanita'; nel centro storico vige il divieto di fumo e di utilizzo del clacson e l'unico frastuono proviene dai bambini che tornano a casa da scuola. Non ci sono condomini e palazzi moderni; qui si vive ancora nelle graziose e caratteristiche case di legno scuro, a 2 piani. Le strade principali sono asfaltate, mentre il resto e' sterrato.
Una sera, insieme a Mathieu ed Eddy, sono andato nell'unico locale aperto fino a tarda ora: il bowling! Chiude alle 3, mentre bar, disco e karaoke hanno obbligo di chiusura alle 23.30

Un poco di rumba

In Laos ci sono due posti che si sono guadagnati l'onore (o onere) di essere tappa fissa lungo la "rotta backpacker" sud-est asiatica: Vang Vieng e Si Pha Don, rispettivamente a nord e a sud del paese. Localita' incantevoli, piccoli villaggi caratterizzati da una natura spettacolare e dolcemente accarezzati dal corso di un fiume; scenici.
Vang Vieng, lungo le sponde del Nam Ou, e' il villaggio dove si fa tubing, cioe' si scende lungo la rapide di un fiume su una camera d'aria per camion. Lungo il percorso ci sono dei bar dove ci si puo' fermare, mangiare e bere a poco prezzo, e poi ripartire, con stomaci appesantiti e teste alleggerite. Ci sono anche dei trampolini e delle liane dove, volendo, si puo' imitare Tarzan e lanciarsi nel fiume.
A Si Pha Don invece si va per non fare nulla: cullati dall'amaca del proprio bungalow di bamboo si legge un libro, si fuma e si ammirano gli spettacolari tramonti sul Mekong.
Al contrario degli altri posti che ho visitato in Laos, che conservano ancora una propria identita', questi due villaggi hanno venduto l'anima e si sono sintonizzati sulla frequenza dei babckpackers.
Vang Vieng si e' inventata il tubing e Si Pha Don il chill out lungo il fiume. Qui tutto e' "happy" e per felice si intende la correzione con stupefacenti: pizza alla mariuana, the ai funghi allucinogeni, fruit shake alla maria-fungo-oppio. Ogni tanto si incrocia qualcuno che e' in fase tripping o ti racconta terribili postumi (cazzo, ho vomitato per 2 giorni!). La facilita' con cui ci si puo' procurare della droga piu' che impressionante e' strana. Mi chiedo, perche' tutto questo sballo? Visto che in nessuno dei due villaggi ci sono delle discoteche o dei party per consumare gli effetti e, come ovunque nel Laos rurale, la musica si spegne a mezzanotte. Ovviamente non tutto e' freaked out; tuttavia e' chiarissimo come questi villaggi vivano ormai esclusivamente di questo lucroso turismo.

Vientiane, la capitale piu' tranquilla del mondo...

...e forse anche la piu' piccola, con solo 200mila abitanti. E' il perfetto biglietto da visita di questo paese che conta poco piu' di 8 milioni di abitanti, contro gli 80 milioni del Vietnam, il miliardo e passa della Cina, i 15 milioni della Cambogia e i 65 della Thailandia.
Come anche nel resto del Laos, si ha subito la sensazione di essere in un posto pacifico e tranquillo. Pochi rumori, poco traffico, niente baldoria alla sera. Il pezzo forte della capitale e' il passeggio lungo il Mekong, meglio se fatto all'ora del tramonto, quando il colore del fiume passa dall'oro ad un viola intenso e le sponde si punteggiano di ristorantini a cielo aperto; un lunghissimo barbecue di pesce d'acqua dolce.
La tranquillita' della citta' si riflette sui volti delle persone: sorridenti, cordiali, gentili.
Di giorno faceva molto caldo e un pomeriggio sono quindi andato alla piscina comunale, lunga ben 15 metri per 10 di larghezza!
In citta' ci sono molti americani e si mormora facciano parte tutti della CIA, basata qui a spiare il gigante Cina. C'e' tuttora una zona del paese, a nord di Vientiane, che e' offlimits per gli stranieri, in quanto si trova la base (abbandonata?) della CIA da dove partivano le operazioni segrete nel corso della guerra del Vietnam.
Ma che posto e' il Laos? E' uno stato cuscinetto, schiacciato da vicini forti e ingombranti? Non lo so, non ho fatto in tempo ad approndire gli aspetti politici locali, ma e' sicuramente un posto particolare. Guardandoti in giro lo capisci. Dove sono le industrie che anneriscono i cieli di Cina e Vietnam? Non ci sono. Sara' per questo che mi sembra ancora tutto naturale, quasi intatto, e che con immenso piacere mi sento libero dalla soffocante stretta di traffico e aria inquinata.
La gente non parla, bisbiglia.
Silenzio, e' il Laos.

Rene'

martedì 19 febbraio 2008

Laos, a prima vista

L'atmosfera in questo remoto confine tra il Vietnam e il Laos e' molto scazzata; sono quasi le 13 e i doganieri hanno iniziato a grigliare del pesce e delle banane!
Non sono l'unico a dovere aspettare un passaggio verso il primo centro abitato laotiano. C'e' un minibus fermo nel piazzale della dogana e scopro essere quello partito alle 4.30 di mattina da Dien Bien, in Vietnam. Ci sono alcuni farang (stranieri, nella lingua locale) tra i passeggeri. Mi fermo a chiaccherare con Oackley, un americano, che mi spiega che sono fermi ormai da oltre 6 ore: pare che il guidatore del minibus non abbia soldi a sufficienza per pagare le tasse (o mazzette?) doganali sulla merce che sta trasportando. Il nervosismo dei viaggiatori bloccati si e' ormai trasformato in sconsolata rassegnazione.
Intanto sopraggiunge il camion che avevo superato lungo la strada verso il confine. E' la mia occasione! Contratto un passaggio fino a Muang Khua (60km da qui) per 10 dollari.
Dalla mia posizione privilegiata in cabina di guida osservo verdi creste di colline che si perdono in lontananza. La strada e' un dolce saliscendi che segue le asperita' del terreno. Siamo su uno sterrato e, come sul lato vietnamita, il traffico e' praticamente assente. L'attraversamento di un piccolo fiume da ai camionisti l'occasione per una breve sosta con successivo lavaggio dell' automezzo.
Superiamo una serie di minuscoli villaggi, sperduti nella foresta, e la prima cosa che noto e che non ci sono praticamente costruzioni di cemento. Le case sono tutte in legno, piccoline; alcune si reggono su sottili palafitte. La strada una volta in mezzo al paese si trasforma in un'ara dove razzolano galline, oche, anatre e pulcini, mentre cani e gruppi di piccoli scuri maialini si rincorrono giocosamente. Cio' non sembra sia una ragione sufficiente a rallentare la corsa del nostro camion. Gli animali, spaventati, fuggono all'impazzata e alcuni volatili si immolano coraggiosamente sotto le ruote del camion e io non riesco a capire i motivi del folle gesto; perche' non allontanarsi dalla fonte del pericolo? E' come scegliere di attraversare di corsa un fuoco pur avendo la possibilita' di passarci intorno.
Dopo 2 ore e mezza arriviamo a Muang Khua, il primo centro abitato di una certa importanza in questa montagnosa fetta di Laos nord orientale. Avra' si e no un migliaio di abitanti, tutti concentrati lungo le sponde di un fiume che accarezza dolcemente le pareti di verdi colline. Il centro nevralgico del paese sembra essere il traghetto - poco piu' di una zattera di legno - che collega le due sponde e si muove grazie alla spinta, esercitata su un lato, da un arrugginito scafo a motore.
Si e' fatta presto sera e dalla terrazza della mia guesthouse inizio a famigliarizzare con gli elementi che saranno una costante del mio viaggio in Laos: tranquillita' e silenzio. Una assoluta mancanza di rumore che per me e' una sensazione totalmente nuova, dopo mesi passati in paesi ad alto tasso sonoro come India, Cina e Vietnam.
A Muang Khua la corrente elettrica c'e' solo dalle 17.30 alle 21.30, grazie al generatore comunale; i cellulari non funzionano; non ci sono bar o ristoranti aperti fino a tarda ora; non ci sono motorini strombazzanti; non ci sono capannelli di persone che indugiano a bordo strada.
Quando la luce artificiale viene meno si vive intorno al lume di una candela che ben presto si spegne, risucchiata dalla nera e profonda notte laotiana.
Rene’

mercoledì 13 febbraio 2008

Divagazioni a nord

Il Vietnam e' un paese assolutamente ossesionato dal calcio. Penso ci siano almeno due canali televisivi dedicati interamente al football, 24 ore su 24. Un giorno mi e' capitato di vedere uno speciale di un'ora sul campionato di Serie A; bellissimo. Un'altra sera invece, sapendo che il Milan stava affrontando l'Inter nel derby della Madonnina, sono uscito dall'albergo e ho iniziato a camminare a caso per le strade di Hanoi. C'e' voluto poco per trovare un piccolo ristorante dove un gruppetto di vietnamiti, seduti sui classici minuscoli sgabellini di plastica, stava seguendo il derby da una televisione schiacciata in un angolo del locale. Aggiuntomi a loro cerco di spiegargli che tifo rossonero e che vengo dall'Italia; uno penso che abbia capito. La mia presenza desta curiosita', anche perche' seguo la partita animosamente. Peccato che il Milan abbia perso (non ricordo il punteggio); eccezionale comunque; soprattutto vederli urlare e festeggiare per un gol di una squadra dall'altra parte del pianeta, cosi lontana da loro.

Dopo Hanoi mi sposto verso il nord del Vietnam: voglio infatti entrare in Laos nel punto piu' settentrionale possibile. Ad Hanoi apprendo che hanno aperto una nuova frontiera qualche mese fa, nei pressi di Dien Bien Phu. Prima di arrivarci faccio una tappa a Son La, a meta' strada tra Hanoi e il confine con il Laos. La citta' e' una gradevole sorpresa; non che ci sia molto da vedere, ma mi accorgo di essere uscito dal principale sentiero turistico in Vietnam (che si snoda seguendo il tratto di costa orientale da Hanoi, nel nord, fino a Saigon, nel sud) e molte persone, soprattutto i bambini, mi salutano genuinamente e con larghi sorrisi. Stasera devo essere l'unico straniero in citta' e la cosa non puo' che essere piacevole. Il passo successivo mi porta a Dien Bien Phu e anche qui la storia non cambia: non incontro altri viaggiatori in citta'. Dien Ben e' famosa in quanto sede della vittoria decisiva dell'esercito vietnamita contro i francesi che porta, di fatto, al temine del periodo coloniale francese in Vietnam. Visito un campo di battaglia dove e' possibile ispezionare le trincee ed entrare in alcuni stretti bunker e gallerie.
L'indomani, a meta' mattinata, sono pronto ad entrare in Laos. L'unico mezzo pubblico verso il confine, un minibus, e' partito alle 4.30 di mattina. Organizzo quindi un moto taxi per coprire i 35km che mi separano dal Laos. Viaggio aggrappato ad un piccolo scooter a 4 marce; il guidatore si e' messo il mio zainetto sul petto mentre io porto lo zainone sulle spalle. Il traffico in strada e' assolutamente assente; non incrociamo nessuno e superiamo unicamente un camion, vuoto, con targa laotiana. Sembra di andare alla scoperta dell'America; la solitudine mi eccita.
La strada si inerpica fino a raggiungere la cresta di una catena di colline ricoperte da una fitta vegetazione. Raggiunto il confine saluto il motociclista; le formalita' doganali sul lato vietnamita vengono sbrigate in un attimo e dopo 10 minuti mi trovo a percorrere a piedi 1km di strada sterrata verso il posto di frontiera del Laos. Un doganiere mi accoglie con un largo sorriso, mi mette uno stampo rosso sul passaporto e mi indica un gruppo di poltrone: "attendi qui" dice "prima di trovare un passaggio verso Muang Khua".
Sono in Laos e probabilmente mi trovo ad una frontiera tra le meno trafficate del mondo!

Rene'

venerdì 8 febbraio 2008

L'arrivo in Indocina

Volto le spalle allo scintillante mondo di Macau e mi metto in moto alla volta del Vietnam. Prima di arrivarci devo attraversare ancora una volta il suolo cinese (per la terza volta in poco piu' di 3 mesi). Mi imbarco sul mio primo sleeper bus, una invezione cinese per agevolare gli spostamenti notturni in pullman; consiste in bus equipaggiato con circa 40 lettini disposti su due piani e lungo tre file; si riesce a stare quasi sdraiati! Il viaggio di 12 ore da Macau verso Nanning e' abbastanza comodo nonostante il frequente piagnucolare dei bambini e il leggero e costante odore di piedi (sul bus infatti si tolgono le scarpe che vanno messe in un apposito sacchetto di plastica). Il giorno successivo, con una combinazione di treno e minibus, passo la frontiera e arrivo in Vietnam; prima tappa Hanoi, la capitale. Lungo la strada una foratura costringe il minibus ad una sosta imprevista di 1 ora ma e' l'unico inconveniente di questo agevole trasferimento. Gradualmente intorno a me il paesaggio si caratterizza con quegli elementi che gli stranieri associano immediatamente al Vietnam: risaie e agricoltori con cappelli conici di paglia.

Gioventu' alcolica

Arrivato ad Hanoi percepisco immediatamente due degli aspetti inconfondibili della citta': la massiccia presenza di motorini e l'influenza francese sull'architettura urbana. Per facilitare l'inizio del soggiorno ho deciso di prenotare in anticipo un ostello. Di solito non lo faccio mai e tuttora ignoro le ragioni che mi hanno spinto a questo gesto. In ogni caso, mi sistemo all'Hanoi Backpackers Hostel. Il personale, pensando fossi di sesso femminile (ho prenotato per email), mi ha bloccato un letto nella camerata delle ragazze. Bene bene, penso, salvo poi dovermi ricredere in quanto la confusione che un gruppo di 6 ragazze puo' generare nel corso di una notte e' un elemento da non sottovalutare.
Vigilia di Natale. Si festeggia con alcuni giri di birra in un pub irlandese della citta'. Vado a letto abbastanza presto (all' 1...) in quanto la mattina successiva, alle 7.30, e' prevista la partenza per una escursione. Verso le 3 vengo bruscamente svegliato dalle mie 6 compagne di stanza (5 australiane diciannovenni e 1 neozelandese poco piu' matura), udibilmente ubriache. La neozelandese sta cercando di chiudere la serata con un ragazzo (alla faccia della privacy) il quale declina a causa dell'eccessiva ubriacatura di lei; al che, la tipa, caduta nello sconforto, si rinchiude in bagno a vomitare. Oddio! "Ragazze ma che caz... succede!?" mi lamento. "We are so sorry italian boy" rispondono e giu' a ridere per mezz'ora. Fossi stato sulla stessa lunghezza d'onda mi sarei potuto divertire anche io ma il giramento di balle prende il sopravvento. Prima di riaddormentarmi decido per il futuro: cambio di albergo e stanza singola. Meglio, molto meglio.

Stile parigino

Passeggiando per le strade di Hanoi si ha la sensazione di camminare in una Parigi sporca, scassata e decadente. Quasi tutti gli edifici del centro non superano i 3 piani di altezza e portano elementi del passato coloniale francese. Nel complesso, il mix architettura europea e popolazione asiatica e' molto interessante.
Dopo le settimane passate in Cina le mie colazioni sono nettamente migliorate. Infatti, oltre agli edifici, i francesi hanno lasciato in eredita' anche le baguette. Finalmente del cibo normale alla mattina: tazza di caffe' e pane alla marmellata.

Ma com'e' bello andare in giro...

Non potete immaginare la quantita' di scooter e motorini che circolano nelle strade di Hanoi (un mercato dominato dalla Piaggio!). Sulle brevi distanze il motorino viene utilizzato anche come taxi. Ad ogni incrocio ci sono capannelli di guidatori che appena ti vedono alzano le braccia e urlano "motorbike, motorbike!".
Migliaia. Gli scooter sono migliaia. Attraversare la strada e' una impresa. Non c'e' un momento di via libera in quanto il traffico e' come il corso di un fiume: lento e costante. Come si fa allora? Ci si arma di coraggio e di fiducia e si inizia ad attraversare la strada, molto lentamente. Passo dopo passo ci si avvicina all'altro lato, con motociclisti che ti fanno il pelo davanti e dietro. Il trucco e' camminare lentamente in modo che il guidatore possa giudicare la tua posizione e scegliere il lato lungo il quale schivarti. Mai correre: aumenta il rischio di collisione perche' alza il grado di incertezza del motociclista. E non attendete che la strada sia libera; potreste aspettare per ore. Ho cercato di fare un video nel corso di un attraversamento ma ho poi preferito concentrarmi unicamente sulla strada.
Ci sono pochi punti della citta' regolati da semafori. I guidatori procedono sempre lentamente e si immettono nel traffico o cambiano direzione senza fermarsi. Chi sta davanti ha la precedenza e gira a destra o a sinistra senza preoccuparsi dei veicoli alle spalle. In tutta questa confusione non ho mai visto un incidente! Solo una sera questo flusso apparentemente incessante, ma lento, di veicoli ha subito un blocco quando al centro di un incrocio si e' creato un ingorgo; le moto si fronteggiavano senza alcuna possibilita' di movimento a destra o a sinistra mentre alle spalle e lungo le quattro vie che portavano all'incrocio i veicoli si accumulavano senza sosta. Al centro, invece di cercare di sbrogliare la situazione in qualche modo, i guidatori mantenvano il sedere ben saldo sul sellino e il dito incollato al clacson, in attesa che il suono provocato aprisse una breccia nel traffico.

Creatività vietnamita

Un segno della talvolta irrazionale intraprendenza vietnamita e' la clonazione dei casi di successo. Mi spiego. Se una guida raccomanda di dormire all' "Albergo City" di Hanoi nel giro di pochi mesi nasceranno altri alberghi City e lo stesso avviene per le agenzie di viaggio, i ristoranti e i caffe'. La famosa agenzia turistica "Sinh Cafe'" esiste in almeno 15 copie e del popolare "Kangaroo Cafe'" ce ne sono 5. Quale e' quello giusto allora? Solo avendo l'indirizzo esatto lo si puo' scoprire. Io sono caduto vittima di questo tranello quando, dopo avere prenotato una escursione all' "A to Z Queen Travel", scopro che l'agenzia vera non e' all'indirizzo dove mi sono recato io. Ups...

Spettacoli naturali

Nello specifico si trattava dell' escursione a Halong Bay, probabilmente la maggiore attrazione turistica del Vietnam. Il tour acquistato prevede un giro di mezza giornata tra i pinnacoli di roccia immersi nel mare su un barcone di legno; notte in barca e mattina del secondo giorno ancora in navigazione. Le centinaia di agenzie viaggio di Hanoi offrono tutte lo stesso tour; la differenza la fa il prezzo che ovviamente alza o abbassa il livello di servizio. Comprando un tour per 25 dollari non faccio proprio una mossa "giusta". Il barcone e la stanza sono OK ma il cibo scarseggia: un minuscolo pesce fritto da dividere in 5 persone, verdure e riso bollito, 1 fettina di anguria a testa. Alla richiesta di alcuni affamati per maggiori dosi di cibo, la risposta consiste unicamente in un ulteriore piatto di riso bollito. Nel compenso i panorami della Baia di Halong sono spettacolari. Centinaia di montagne calcaree spuntano dal mare, a perdita d'occhio. Una foresta di roccia e acqua. Peccato che il tempo non sia dei migliori. Cielo grigio e pioggerellina ad intermittenza. Un clima che, oltre a questa escursione, caratterizza quasi tutta la mia permanenza ad Hanoi.

Banchetti in strada

La vivacita' delle strade di Hanoi e' eccezionale ed e' particolarmente impressionante negli orari corrispondenti a pranzo a cena. Le vie si riempiono di improvvisati ristorantini e si formano tavolate di commensali lungo i marciapiedi. Un fenomeno attribuibile alle famiglie che abitano ai pian terreni delle case che, soprattutto di sera, trasformano le loro abitazioni in mense popolari; si cucina in garage e si consuma in strada.
La circolazione a piedi diventa difficile: non si puo' camminare lungo le strade, a causa del flusso di motorini, e sui marciapiedi bisogna fare lo slalom tra le persone intente a mangiare.
Sia i tavoli che le sedie sono ricavati da minuscoli sgabelli, grandi quanto quelli che si potrebbero trovare in una scuola materna europea. Chi mangia e' totalmente rannicchiato e chinato sulla propria zuppa di tagliolini. A me sembra parecchio scomodo!
Anche i ristornati veri e propri e le birrerie tendono a invadere le strade, con il loro esercito di sgabellini di plastica, ed e' intorno a queste ultime dove si crea la maggiore concentrazione di persone. Sara' forse perche' un boccale di birra costa solo 10 centesimi di euro? E' il fenomeno Bia (birra) Hoi (per favore)! La birra e' molto leggera ma lascia comunque il segno dopo 5 o 6 boccali. L'animo vietnamita inizia a scaldarsi e la birreria diventa il tempio della socializzazione. I tavoli dei turisti si mischiano a quelli dei locali, i bicchieri di vetro si incontrano in fragorosi brindisi e per le strade echeggia il grido, Bia Hoi!
Rene'

mercoledì 30 gennaio 2008

Macau, la Las Vegas d'Asia

Faccio tappa a Macau, la capitale dell'azzardo in Asia. Una citta' che ha gia' superato la sua controparte americana - Las Vegas - quanto a profittabilita' del tavolo verde.
Macau e' diversa da Hong Kong. E' una ex colonia portoghese con un centro storico, che a Hong Kong e' scomparso, che presenta ancora molti edifici del passato e una serie di chiese cattoliche molto belle, dipinte in toni vivaci e caldi. Gran parte della citta' e' costituita da case a non piu' di 3 o 4 piani il che e' una gradevola variazione dopo settimane passate tra i palazzoni cinesi; purtroppo, a parte la zona dove si trovano le chiese, la citta' e parecchio grigia, sporca, inquinata e manca, rispetto alla vicina Hong Kong, di un adeguato sistema di trasporto pubblico. Io alloggio nel centro storico in una ex "casa chiusa" che di chiuso conserva ancora le tapparelle rosse e le camere modello celle, separate da sottili mura di compensato laccato verde. Potrebbe essere un posto con un languido fascino decadente, non fosse per i gestori cinesi che non parlano inglese e si comportano in modo abbastanza scortese.
Macau e' letteralmente invasa, soprattutto nel corso del fine settimana, da orde di cinesi in cerca del colpo grosso. I casinò, con la caduta del monopolio e dopo l'ingresso delle multinazionali americane, spuntano come funghi. Intere zone della citta' sono devote al gioco d'azzardo e anche qui, come a Vegas, e' in atto la costruzione di una "Strip" che un giorno potrebbe addirittura superare l'omologa via statunitense.
Dopo avere esplorato le vestigia coloniali portoghesi mi tuffo quindi nella
visita dei templi del gioco, attivita' per lo piu' tardo pomeridiana e serale. Ho girato tutti quegli piu' importanti e devo dire che ognuno di essi e', in un certo modo, unico. Sand's e' un enorme parallelepipedo di cristallo, 5 piani di tavoli e un enorme atrio centrale che buca, in altezza, almeno 3 piani. L'MGM, che apriva proprio in quei giorni (18 dicembre, per la precisione), ha un'aria barocca, datadall'abbondanza di enormi lampadari di cristallo. Wynn si fa notare soprattutto per la presenza delle boutique di tutte le maggiori griffe della moda, oltre che di una concessionaria Ferrari. Ma veniamo alla ciliegia sulla torta; vermanente ce ne sono due e rappresentano gli antipodi o meglio, i poli, del gioco d'azzardo nell' ex colonia: il Gran Lisboa, di proprietà del cinese Stanley Ho, l'imperatore di Macau, e il Venetian, dell'americana Sands.
Il Gran Lisboa e' un incredibile grattacielo di cristallo a forma di fiore, con giganteschi petali che sfidano le leggi della fisica e un pistillo ancora in fase di costruzione. Di notte, le migliaia di piccole luci e neon che punteggiano la costruzione cambiano colore senza sosta mentre enormi fascie di potente luce bianca danzano intorno alla struttura, chiaramente visibile da ogni angolo dell'isola di Macau. Il Venetian invece sorge su un pezzo di terra strappato al mare tra le isole di Taipa e Coloane. Come suggerisce il nome e' una ricostruzione di Venezia con tanto di Palazzo Ducale, Campanile e Ponte di Rialto. Intorno agli edifici veneziani c'e' un bacino d'acqua dove i gondolieri abbozzano strofe di O'Sole Mio sotto gli sguardi di cinesi estasiati. Inciso:
chiunque abbia sembianze occidentali o europee si puo' candidare per la posizione di gondoliera; non occorre particolare destrezza in quanto le gondole sono ancorate al fondale e si muovono lungo un tragitto, sottomarino, prefissato; e' gradita ad ogni modo la conoscenza di almeno una canzone in lingua italiana. Il Venetian e' chiaramente una attrazione turistica e vuole replicare quello che e' il modello americano del gioco d'azzardo: un viaggio in famiglia dove la mamma fa shopping, i bambini si divertono a esplorare la Venezia ricostruita, assistono agli spettacoli di magia e si godono il Luna Park mentre i loro papa' bruciano i risparmi. La componente "intrattenimento", parte importante e caratteristica del Venetian e' assente o scarsamente percepibile negli altri casino'. Anche se il Gran Lisboa promette uno show di danze sul ghiaccio con la prima nevicata, vera, della storia di Macau, il resto degli show sono dozzinali e scadono nel banale. Faccio un esempio: un palcoscenico fiancheggia una grande sala di gioco al Lisboa; una ballerina in perizoma e reggiseno, dalla pelle chiara e inconfondibilmente est europea, si attorciglia ad un palo seguendo il ritmo di una canzone di Shakira. Questo, che dalle nostre parti creerebbe uno spontaneo moto verso il palco e sguardi fissi sulle curve della tipa, lascia assolutamente impassibili i cinesi che restano piegati sui tavoli, occhi fissi sulle carte e sigaretta che pende dalle labbre. La performance si conclude nell' indifferenza generale e solo da un angolo del bancone bar, proprio sotto il palco, provengono alcuni gridolini e applausi di approvazione, in gran parte dovuti all'animosita' di un gruppo di indiani.
Nel corso di una serata, mentre sono in caccia di qualcosa da mettere sotto i denti, mi imbatto nel Gran Buffet del Lisboa. Il ristorante, che occupa gran parte del sesto piano del casino', mi colpisce subito: passeggiando lungo la sala costeggio un lungo, lunghissimo buffet, di almeno 30m. Dietro le quinte, abili chef sfornano pietanze da ogni parte del mondo: c'e' la zona giapponese, con freschissimi sushi e sashimi; quella indiana, ricca di curry e speziati stufati; quella thai, un trionfo di frutti di mare e tagliolini fritti; un mongolian barbecue; e ovviamente non manca l'area cinese con specialita' da ogni angolo del paese e un grande acquario dove vispi gamberoni attendono di passare in un bollente pentolon. Ma e' la zona antipasti quella che mi colpisce, con prodotti dei quali avevo dimenticato l'esistenza come, baguettes, crostini, grissini, insalata di mare, insalata di pollo, salame, bresaola e prosciutto crudo. Alla vista delle graziose, tenere, splendide, rosette di crudo, disposte in modo cosi invitante su un lungo vassoio di cristallo, ho avuto un mancamento e, quando poco oltre mi casca l'occhio su una fontana di 3 piani eruttante cioccolato fuso... ragazzi... non c'ho visto piu'! Branco il primo cameriere che mi capita a tiro e gli dico che voglio, devo, mangiare qui, subito. Appena mi consegna il piatto mi fiondo sul buffet; e' questo l'inizio di innumerevoli giri che terminano solo verso le 22.30 quando mi informano che il ristorante sta per chiudere. "Aspetti, mi faccia tuffare un ultimo spiedino di frutta sotto la fontana di cioccolato" imploro il cameriere che mi sta consegnando il conto. 23 euro! Quanto il mio budget giornaliero di viaggio. Ma, si sa, al Crudo non si comanda.
Rene'

mercoledì 23 gennaio 2008

Le mille luci di Hong Kong

Ancora treni. Da Zhengzhou fino a Hong Kong, destinazione finale, passano si e no 20 ore e tre cambi: treno notturno, espresso locale e infine metropolitana. Quando riemergo in superficie vengo travolto dalla vorticosa Hong Kong. Sono sbucato a Times Square e intorno a me e' un tripudio di negozi, vetrine, addobbi natalizi, auto di lusso, musica e luci. Inizio a togliermi qualche indumento; sono ancora troppo vestito. Solo ieri ero nel freddo inverno della Cina centro-orientale mentre qui ci saranno si e no 25 gradi. Con la mia tenuta da "backpacker" - zaino e zainetto, pantaloni cargo e camicia stropicciata - faccio da mosca bianca in mezzo a colletti bianchi vestiti in giacca e cravatta e raffinate signore appensantite da borse per lo shopping. Ai piedi di un grattacielo attendo di ricevere da Wai Man, la ragazza di Giovanni, le chiavi del mio appartamento.
Si, ho una casa tutta mia! Merito di Giovanni, amico e ex collega di lavoro, che si e' trasferito a Hong Kong da poco piu' di 1 anno. L'appartamento in questione dovrebbe essere quello della sua ragazza ma, visto che convivono, risulta sfitto. In 35 metri quadri c'e' tutto quello che serve: una luminosa e stretta cucina, provvista di lavatrice; un soggiorno con tv, impianto stereo e un angolo per un tavolo e 4 sedie; un bagno e la camera da letto. Come fanno a starci tutte queste cose in 35 metri quadrati? Chiedere ai designer delle case scafandro targate IKEA. Intanto butto i panni zozzi in lavatrice e faccio partire la macchina.
Dire che Hong Kong e' una citta' vertiginosa e' troppo facile; chiamiamola allora "da torcicollo", che e' quello che sta per venire a me perche' continuo sempre a camminare con lo sguardo per aria. Non riesco a resistere alle pazze geometrie delle decine di grattacieli che, da Downtown, si spingono in su, lungo i fianchi di una collina, fino alle altezze di Mid Level. Sara' perche' ognuno vuole avere una vista su qualcosa che non esiste un edificio con meno di 30 piani?

Nel quartiere finanziario, dove i palazzi toccano il cielo, i pedoni possono camminare al primo piano. Molti edifici sono collegati tra loro da passarelle e ponti che scavalcano le vie piu' trafficate delle citta'. Orientarsi e' facile: le indicazioni sono in inglese ed e' un gioco da ragazzi scendere al momento e nel punto giusto. E, quando le strade iniziano a salire, seguendo i pendii di Victoria Peak, ecco partire una serie di scale mobili (le piu' lunghe al mondo!) che portano fino ai piani alti della citta'. Fantastico.

Incontro Giovanni la sera del primo giorno, all' ippodromo, che, tanto per cambiare, si trova in mezzo alla citta' ed e' circondato da grattacieli. Incredibile. Sembra di stare in mezzo a un videogioco. Trascinato dall'euforia della folla inizio a scommettere. Non vinco nulla, ma assistere ai cavalli che ti sfrecciano sotto il naso e' molto divertente.
Hong Kong e' una citta' che induce a spendere, consumare. Non c'e' un angolo senza un negozio, una boutique, un ristorante, un pub, un fast food. A SoHo, il quartiere dei ristoranti, potresti fare il giro del mondo, culinario, in un km quadrato. Poi ci sono i centri commerciali di Causeway Bay e di Central, dove tutto luccica, i gingles natalizi abbondano, una bionda di 30 metri in lingerie ti scruta dal fianco di un palazzo e i cartelloni pubblicitari si illuminano e parlano al tuo passaggio.
A Hong Kong non riesco a dormire piu' di 6 ore a notte. Non so cosa mi succede. C'e' troppa energia, troppa vita. Quando il giorno si spegne e migliaia di luci e neon trasformano i grattacieli della citta' nelle colorate candele di una gigantesta torta nuziale, le gente, dagli uffici, si riversa a fiumi a Lan Kwai Fon dove inizia e si consuma una lunga "happy night". Giovanni mi traghetta sicuro tra le acque agitate di un venerdi sera. Dopo un warm up a base di birra e musica latinoamericana, in un locale caraibico, ci spostiamo a Wan Chai, un quartiere degno, anni fa, di apparire nei piu' violenti action movies asiatici a base di malavita, donne, droga e bische clandestine. Tampinati dallo spettro di Bruce Lee facciamo due salti al Mes Amis prima di calarci nel torbido buio di un locale del quale non ricordo assolutamente il nome. Una band sta suonando dal vivo i brani hip hop piu' famosi del momento. Il bar rettangolare, al centro della sala, magnetizza una schiera di prosperose e succinte bellezze asiatiche in attesa di essere abbordate da una folta squadra di maschi bianchi di ogni eta'. Diciamo che siamo in una discoteca un po' diversa dal solito, dove non si va molto per il sottile. Veniamo ben presto fermati da due tipe che si spacciano per colombiane, salvo capitolare subito al nostro primo accenno di conversazione in spagnolo: fasulle! Passiamo oltre e ci buttiamo in pista dove un gruppo di filippine sta ballando in modo esagitato. Assecondiamo il loro ritmo fino a quando, provati dalla eccessiva calura del locale, ripiegiamo nuovamente verso la zona bar, punto di osservazione privilegiato dell' andirivieni di questo locale, dove si entra soli e molto spesso si esce accompagnati. Beviamo ancora qualche birra prima di chiudere questa lunga serata. All'uscita della disco respingiamo un paio di prostitute che vogliono assolutamente condividere il nostro taxi. No way, ragazze.

Hong Kong e' una citta' caleidoscopica: ha i grattacieli di New York, cerca di essere cool come Londra e allo stesso tempo mostra il suo volto inconfondibilmente asiatico. Un mix sconvolgente. L'aria e' fresca e frizzante come in ogni citta' di mare. Gia', il mare. E' la prima volta che lo vedo, dopo oltre 5 mesi di viaggio a zigo-zago per l'Asia. E' un momento importante: ho raggiunto la costa orientale del mondo!

5 giorni a Hong Kong. 5 giorni che finiscono cosi come sono cominciati: con il naso per aria; questa volta ad ammirare, sul molo di Kowloon, di fronte a Hong Kong Island, il laser show che alle otto di ogni sera trasforma i grattacieli di questa citta' in un immenso flipperone. Great.

Rene'