domenica 13 luglio 2008

Cime tempestose

Il viaggio da Jepara (la citta' dove vivono gli svedesi) a Probolinggo e' un perfetto esempio di "spostamenti lenti in pullman" in Indonesia. Un altro... Penserete voi. E' la regola... Rispondo io. Impiego quasi 13 ore per fare 250km di strada. Sfiancante. Il fatto di trovarsi su Java, l'isola piu' popolata del paese, non ha fatto altro che peggiorare le cose.
Il bus, senza aria condizionata, e' stipato all'inverosimile e, come tradizione, non ha punti di sosta fissi ma si ferma quando qualcuno vuole scendere o salire. E non ci sono solo passeggeri. Per lunghi tratti si e' in compagnia di gruppi di ragazzi che cercano di raccattare qualche soldo suonando la chitarra o vendendo bibite, arachidi e snack vari. Come unico straniero sul bus vengo subissato dagli "hello mister!" degli indonesiani.
Arrivato a Probolinggo mi faccio scaricare di fronte ad un hotel, sulla strada principale, e mi sistemo in una camera economica.
Il giorno successivo prendo un taxi collettivo (pulmino) e salgo a 2000m fino ai bordi del cratere del vulcano Bromo. E' una delle principali attrattive turistiche di Java e ci sono parecchie guesthouse nel piccolo villaggio ai margini della caldera.
L'aria fredda e una sveglia puntata alle 3.30 mi costringono a letto presto. Quando lo squillo del cellulare mi rianima mi trovo alle prese con una spasmodica ricerca di vestiti caldi: camicia, maglione, cappellino di lana, persino la giacca invernale. Sembro in procinto di partire per una spedizione alpina.
Mi butto in strada alla ricerca di un passaggio per il punto panoramico dal quale ammirare l'alba, posto a 2600m di altezza. Di fronte alla guesthouse, c'e' un gran movimento di jeep e 4x4 ma i veicoli sono gia' tutti pieni. In lontananza addocchio un ragazzo indonesiano in sella ad una moto. Appena mi avvicino mi offre un passaggio. In moto? Ma è sicuro? chiedo. No problem mister, mi rassicura. Negozio la tariffa e salto su. La strada scende all'interno del cratere: e' buoio pesto, fa freddo e c'e' una nebbia che impedisce di vedere a piu' di 10m di distanza. La carreggiata e' una striscia di sabbia nera, vulcanica. Ci si muove in difficolta'. Il ragazzo deve mettere giu' i piedi un paio di volte e fermare la moto perche' le route si bloccano nella sabbia finissima. Inizio a dubitare che ce la faremo. Ieri pomeriggio, ad occhio, il cratere mi sembrava largo almeno 2 o 3 kilometri. Ad un certo punto la strada inizia a salire. Stiamo lasciando la caldera e abbiamo iniziato ad arrampicarci su uno dei bordi. La bianca nuvola di vapore acqueo e zolfo lascia il posto ad una volta celeste serena illuminata dalle ultime stelle della notte. La pelle del viso ha perso sensibilita' e ho la fronte e le sopracciglia imperlate di freddissime gocce d'acqua. Cerco di nascodermi quanto piu' possibile dietro il corpo del guidatore, per minimizzare l'impatto dell'aria gelida.
Dopo una interminabile serie di tornanti raggiungiamo, infine, il parcheggio del viewpoint. Mi sparo un caffe' bollente e mangio un pacchetto di wafer che avevo nascosto nella giacca. Sono le 5 e siamo prossimi all'alba.
Il punto panoramico e' gremito di persone. Qualcuno si e' lasciato ingannare dalla latitudine equatoriale e si aggira in pantaloncini e sandali; cerca di non darlo a vedere, ma sta soffrendo terribilmente. A 2600m di quota fa freddo in tutto il mondo, soprattutto se non e' ancora sorto il sole.
Il primo spicchio strizza l'occhio alle 5.30, illuminando progressivamente la caldera e le pendici del vulcano. E' una vista spettacolare. All'interno del cratere ci sono altri due coni vulcanici, di dimensioni minori, di cui uno attivo. Il denso fumo bianco che esce dalla sommita' e' un flusso inarrestabile. In lontananza, ben oltre il largo cratere del Bromo, il cono perfetto di un altro vulcano si innalza oltre i 3000m. Ogni dieci minuti, con la precisione di un orologio svizzero, spara delle boffate di fumo nero che, salendo verso il cielo, prendono la forma di un fungo.
Il paesaggio e' surreale. Il cratere del Bromo e' ancora ricoperto da una fitta nuvola bianca, che nasconde la distesa di sabbia nera; di tanto in tanto la nuvola, come l'acqua di un bicchiere riempito fino all'orlo, trabocca e si riversa sul villaggio ai bordi del cratere. Le punte dei due piccoli vulcani, al centro, spuntano dalla bianca distesa; la spessa fumarola di zolfo sale in verticale verso il cielo e in lontananza un alto vulcano, dai ripidi pendii, veglia sul panorama. Se si esclude il verde dei campi e della foresta che circondano il cratere del Bromo si potrebbe avere la sensazione di essere atterrati su un pianeta nello spazio. Il nero e il grigio sono i colori predominanti di questo paesaggio.
Non sono disperso nell'universo; sto semplicemente ammirando un altro aspetto della tumultuosa, selvaggia, viva e imprevedibile terra indonesiana.
Rene'

3 commenti:

mastorna ha detto...

tanti auguri renato!!!!!

dove spegni le candeline???

un abbraccio

mik

Anonimo ha detto...

HAPPY BIRTHDAY dear R.! hai fatto 30 e adesso son 31!!

Dani (MI)

René van Olst ha detto...

grazie per gli auguri!
baciiiii