lunedì 15 settembre 2008

E infine... Australia

E’ una notte ad intermittenza, quella passata all’ospedale di Baucau. Il dolore mi sveglia in continuazione. Sudo. Un medico che mi visita nel corso della nottata predice che tra alcuni giorni tutto sara’ passato. Difficile crederci.
Alle 6 di mattina mi caricano su un pullman locale diretto a Dili. Il mio scooter e’ appeso sul retro. A parte il pedale del freno posteriore, che e’ piegato, non ha subito danni. Prima di mezzogiorno sono gia’ a Dili, dove il proprietario dell’ East Timor Backpackers mi carica sulla sua jeep e mi riporta all’ostello. Qui trascorrero’ una settimana di degenza, in attesa di prendere l’aereo per Darwin, Australia, il 7 giugno.
Sette giorni passati a leggere (poco, a dire il vero; ho terminato uno Spiegel abbandonato da un viaggiatore tedesco), mangiar pesante (non potendo muovermi, sono costretto a cibarmi al ristorante indiano a fianco dell’ostello; curry a tutte le ore), bere birra, guardare la tv (film e serie tv piratate: I Soprano, Heroes, Entourage) e a giocare alla Nintendo Wii (figata!) o a carte con gli altri personaggi dell’ostello: un giovane australiano che da quasi un mese cucina pranzi a buffet per tutto l’ostello; una ragazza inglese impegnata nel volontariato; un francese che lavora per l’Onu e un americano, esperto di informatica, che sta cercando di farsi assumere dal Ministero delle Finanze di Timor.
Dopo 2 giorni mi reco ad un pronto soccorso gestito da una ONG (una specie di Emergency) dove una infermiera mi toglie i punti perche’ la ferita e’ infetta. Sto prendendo antibiotici 3 volte al giorno ma non sembra facciano un gran effetto (sara’ perche' sono di produzione indonesiana?). Cerco di andare al Pronto Soccorso ogni secondo giorno ma la situazione non migliora. Cammino a fatica, non riesco a piegare il ginocchio e l’infezione e’ sempre presente. Vorrei tanto vedere un dottore ma l’ospedale dell’ ONU e’ off-limits (aperto solo per i dipendenti), quello statale e’ un delirio, un medico privato australiano non ha un attimo libero per i prossimi sei giorni e al Pronto Soccorso della ONG (dove i trattamenti sono gratuiti) c’e’ una marea di gente; un pomeriggio decido comunque di aspettare e mi faccio visitare dal dottore americano responsabile del centro: pur essendo ancora infetta, mi rassicura, non e’ una brutta ferita; e mi consiglia di recarmi all’ospedale appena arrivato in Australia.
Sabato 7 giugno. Mi disfo di alcuni vestiti in eccesso e della camicia, parzialmente lacerata, dell’incidente e mi reco di buona mattina all’aeroporto. E’ un momento importante del viaggio. Sto attendendo il primo aereo dopo quelli che mi hanno portato a Mosca, l’11 luglio 2007. Sono quasi passati 11 mesi. Ho attraversato l’Asia via terra.
Decollo su un piccolo aereo a doppia elica, una quarantina di posti di capienza, e mi lascio alle spalle Timor, l’Indonesia, il continente asiatico, storie eccezionali e fantastiche avventure.
Dopo un’ora e venti minuti sono gia’ a Darwin, nel immenso nord australiano. Oltre i vetri del taxi scorre un paesaggio ordinato, una citta’ pulita, poco traffico. Un tranquillissimo sabato. A tratti deserto. Arrivato all’ostello poco dopo mezziogiorno mi tocca aspettare fino alle 2 steso sul divano perche’ la reception e’ chiusa durante il lunch-break. Alcuni viaggiatori mi chiedono cosa sia successo al mio ginocchio (oltre a zoppicare, ho una vistosa benda). Quando parlo di Timor Est mi guardano strano: e’ un paese, e’ una citta’, e’ in Australia? Non capiscono; non conoscono.
Per loro sono un marziano, appena atterrato sul pianeta australe.
Rene'

2 commenti:

mastorna ha detto...

ahhhh!

ma allora è tutto già successo, e le tue notizie ci arrivano in ritardo! ti facevo ancora a timor est, e invece sei in australia?

mi son perso!
la gamba?

un abbraccio

mik

René van Olst ha detto...

C'e' sempre un poco di ritardo... non riesco ad essere up to date. Ma l'importante e' che le mie storie non si perdano. Scrivere, scrivere, scrivere!
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