Non lasciatevi ingannare dalla data. Anche se il post è datato 3 dicembre, la narrazione del viaggio è ferma al primo fine settimana di ottobre.
Lorenzo è partito, destinazione Sydney. Io mi fermo a Melbourne, a riorganizzare idee e cercare un lavoretto. Sabato scorso abbiamo festeggiato, con una lunga notte, la fine del nostro viaggio in auto da Perth a Melbourne: birre al pub nel tardo pomeriggio, una cena a base di specialità thailandesi, la notte in discoteca e l’alba al Revolver, un locale storico di Melbourne che da venerdi sera a lunedì mattina è sempre aperto. Per molti clubbers questa è “l’ultima spiaggia”.
A Melbourne è primavera, tira un sacco di vento, il cielo è coperto, gli scrosci d’acqua sono frequenti ed è periodo di corse ippiche. La città è animata, interessante, con una scena culturale e musicale vivacissima. Dal mio ostello, ricavato da un vecchio convento, posso raggiungere a piedi Brunswick Street, nel quartiere di Fitzroy, dove si concentrano numerosi pub e locali di musica live. Qui il ritmo, soprattutto nei fine settimana, si spinge fino ai marciapiedi, dove hanno luogo concerti improvvisati.
Ben presto ho anche trovato un lavoro: per due settimane monterò tendoni e gazebo all’ippodromo di Geelong, una città 80km a ovest di Melbourne.
Arrivo a Melbourne… lascio Melbourne. Chiudo un capitolo. Il viaggio da Mosca a Melbourne, la lunga traversata asiatica via terra dalla Russia all’Australia, è terminata. Il vento che aveva gonfiato le vele ha smesso di soffiare. La nave è in porto, ormeggiata. Salperà ancora?
3 dicembre 2008, Villa d’Adda, Italia.
Sono tornato a casa da alcuni giorni. Riabbraccio famiglia e amici; tante emozioni, vecchie e nuove. Ho deciso di ripartire: dal treno del viaggio, una volta messo in moto, è difficile scendere.
Torno in Australia; voglio passare ancora un po’ di tempo nel selvaggio outback e confrontarmi con i suoi spazi sterminati, le asprezze, il clima torrido, le mosche intollerabili e venire ripagato da tramonti che infiammano l’orizzonte e albe che sanno di rinascita. Sarà un periodo di lavoro, prima di ripartire per l’Asia dove la rotta verso l’Europa mi porterà a rivedere Paesi amati (Indonesia) e ad esplorare nuovi territori (Iran).
Tra poco sarò nuovamente in viaggio.
René
mercoledì 3 dicembre 2008
martedì 18 novembre 2008
In auto fino a Melbourne
La macchina di Lorenzo e' una Mitsubishi Magna. Una berlina bianca con il bagagliaio e i sedili posteriori strapieni di roba; l'assetto, di conseguenza, e' molto ribassato. Gli ammortizzatori, mi spiega Lorenzo, hanno da tempo smesso di fare il loro lavoro. Ogni buca, ogni avvallamento della strada, e' una botta secca. L'acquisto dell'auto a Darwin e' stato un affarone: 1200 dollari australiani; difficile trovare qualcosa a meno. Il mezzo deve arrivare fino a Sydney e ce la fara'. Lorenzo ne e' convinto. Lo sono anche io.
Il primo tratto del viaggio ci porta a sud di Perth, nella zona di Margaret River, nota per la produzione di vino e le onde da surf. Viaggiamo veloci e piu' di una degustazione non ci scappa. Nel corso della prima notte facciamo conoscenza con quella che sara' una costante del nostro viaggio: la pioggia.
L'indomani e' il giorno delle scalate: su per il faro di Augusta, sulla punta sud-ovest dell'Australia, dove l'Oceano Indiano incontra il Southern Ocean; e gli alberi giganteschi di Pemberton (i karri), spazzati dal vento. Quest'ultima, e' una ascesa da brivido; una scala a chiocciola, ottenuta piantando dei tondini di ferro nella corteccia degli alberi, permette di raggiungere una piattaforma di osservazione a 60 metri, sulla cima dell'albero che, il vento, fa oscillare paurosamente. Confesso che mi tremavano le gambe.
Continuiamo a seguire la linea della costa, rincorsi dalla pioggia. Ora siamo a Esperance, che si vanta di avere le spiaggie piu' belle dell'Australia. Le ho viste al mattino, con una tazza di the in mano mentre un timido sole cercava di farsi strada tra le nuvole ed il mare increspato spumeggiava sulla spiaggia di sabbia bianca. Non ho ancora visto abbastanza dell'Australia per decretare che questi siano i litorali piu' belli. Intanto ne faccio un'istantanea mentale.
La traversata da ovest a est ci porta poi sui lunghissimi rettilinei del Nullarbor Plain: la piana senza alberi; un deserto di cespugli rinsecchiti, sabbia e polvere. Qui si trova il tratto di strada senza curve piu' lungo dell'Australia: 146km. Un cartello ci ammonisce di fare attenzione a canguri, cammelli e wombats. Non ne vedremo. Ci accorgiamo invece dell'innalzamento del prezzo della benzina. Dagli 1,40 dollari di Perth siamo gia' passati agli 1,90 e passa. Per migliaia di km non incontriamo paesi ma solo roadhouses a un centinaio di km l'una dall'altra. Ci si ferma per il rabbocco di benzina, una pisciata e, se si e' in vena di spese, un gelato.
La costa sud dell'Australia e', per lunghi tratti, una spettacolare scogliera. Qui, nella stagione giusta, si avvistano le balene con i loro piccoli intenti a farsi i "muscoli" prima della grande traversata verso i mari dell'Antartide. Si vedono a occhio nudo, dalla costa, perche' sono proprio li vicino, ad una cinquantina di metri da te.
Poi, con uno stacco netto, le alte scogliere lasciano il poste a delle enormi dune di sabbia dorata dalle dimensioni sahariane. Io e Lorenzo prima le scaliamo e poi ci mettiamo a tirare calci volanti saltando da una parte all'altra della cresta. In cima ad una duna di sabbia tutti torniamo per un attimo bambini.
Al passaggio di Stato - dal West al South Australia - consegniamo alcune cipolle e una manciata di aglio: leggi di quarantena vietano infatti l'introduzione di frutta e verdura.
Sulla penisola di Eyre dirotto Lorenzo verso l'unica colonia di leoni marini del continente australe (le altre colonie sono su isole al largo della costa). Giungiamo al posto dopo kilometri e kilometri di strada sterrata. Povera Mitsubishi, messa a dura prova dall'impervio terreno; ma al parcheggio lei e' a testa alta, unica tra un esercito di jeep 4x4. Questa giornata si conclude con l'accampamento piu' scenico del viaggio: siamo in cima ad una collina, con vista su un braccio di mare, le luci di Port Augusta che si perdono in lontananza, a ridosso della cresta di cime delle montagnose Flinders Ranges .
Una mezza giornata di guida e siamo gia' ad Adelaide. Qui cambiamo una gomma (la traversata del Nullarbor Plain ha lasciato il segno) ed esploriamo la vicina regione vinicola della Barossa Valley, la piu' antica e famosa dell'Australia. In breve tempo visitiamo 4 cantine e degustiamo 24 vini. Dire che siamo euforici e' poco. D'un tratto le colline della Barossa ci sembrano quelle del Chianti e le australiane che incrociamo improvvisamente tutte fighe. E' l'effetto del vino su due che sono stati troppo a lungo lontani dall'Italia.
Dalle stelle alle stalle. L'accampamento notturno al parco nazionale di Coorong e' bestiale. Siamo su una fetta di terreno a ridosso di una laguna. Oltre le acque solo una fila di dune e poi il mare. Il posto e' infestato da insetti e zanzare. Siamo costretti a montare la parte interna della tenda (la zanzariera) e a nasconderci dentro per cucinare e mangiare. Roba da contorsionisti.
Prima di arrivare nello stato di Victoria e spostare le lancette dell'orologio avanti di mezz'ora, facciamo una foto ricordo sotto l'aragosta gigante (una statua) di Kingston. Una delle tante pacchianate turistiche nelle quali ti puoi imbattere in Australia (c'e' anche il Koala gigante, la banana gigante, l'ananas gigante, la carrucola gigante... continua...).
Abbiamo viaggiato soli per una decina di giorni, nelle enormi distese australiane, nel vuoto, lungo sterminati rettilinei, a salutare ogni macchina che incrociavamo. Noi, con solo vento, pioggia e polvere a farci compagnia. Ora, con Melbourne alle porte, abbiamo tanta gente intorno e ci sembra strano. Ai 12 Apostoli c'e' un andirivieni continuo. I possenti faraglioni si trovano lungo una delle maggiori attrazioni turistiche del Paese: la Great Ocean Road. Di Apostoli ne saranno rimasti ormai solo sette o otto, sempre spettacolari, costantemente flagellati dalle onde, precari, sul punto di crollare, da un momento all'altro. I display informativi del Visitor Center gia' lo dicono: un giorno non ci sara' piu' nessuno dei 12 Apostoli. Quel giorno l'ufficio marketing dell'ente turistico australiano annuncera' che gli Apostoli sono risorti altrove, magari lungo le coste inesplorate del Western Australia o a pochi passi da Sydney. Geni della promozione. E la gente abbocca; in massa.
4 ottobre 2008. Una Mitsubishi Magna bianca, insieme a tante altre auto percorre l'autostrada da Geelong a Melbourne. Meno 80, meno 50, meno 30 kilometri. Piove, c'e' nuvoloso e fa freddo. La skyline di Melbourne sbuca dalla foschia.
Una volta in citta' ci stabiliamo in un campeggio nel quartiere periferico di Coburg.
Sono arrivato a Melbourne, dopo quasi 15 mesi di viaggio, ma non e' ancora tempo di tirare conclusioni.
Rene'
Il primo tratto del viaggio ci porta a sud di Perth, nella zona di Margaret River, nota per la produzione di vino e le onde da surf. Viaggiamo veloci e piu' di una degustazione non ci scappa. Nel corso della prima notte facciamo conoscenza con quella che sara' una costante del nostro viaggio: la pioggia.
L'indomani e' il giorno delle scalate: su per il faro di Augusta, sulla punta sud-ovest dell'Australia, dove l'Oceano Indiano incontra il Southern Ocean; e gli alberi giganteschi di Pemberton (i karri), spazzati dal vento. Quest'ultima, e' una ascesa da brivido; una scala a chiocciola, ottenuta piantando dei tondini di ferro nella corteccia degli alberi, permette di raggiungere una piattaforma di osservazione a 60 metri, sulla cima dell'albero che, il vento, fa oscillare paurosamente. Confesso che mi tremavano le gambe.
Continuiamo a seguire la linea della costa, rincorsi dalla pioggia. Ora siamo a Esperance, che si vanta di avere le spiaggie piu' belle dell'Australia. Le ho viste al mattino, con una tazza di the in mano mentre un timido sole cercava di farsi strada tra le nuvole ed il mare increspato spumeggiava sulla spiaggia di sabbia bianca. Non ho ancora visto abbastanza dell'Australia per decretare che questi siano i litorali piu' belli. Intanto ne faccio un'istantanea mentale.
La traversata da ovest a est ci porta poi sui lunghissimi rettilinei del Nullarbor Plain: la piana senza alberi; un deserto di cespugli rinsecchiti, sabbia e polvere. Qui si trova il tratto di strada senza curve piu' lungo dell'Australia: 146km. Un cartello ci ammonisce di fare attenzione a canguri, cammelli e wombats. Non ne vedremo. Ci accorgiamo invece dell'innalzamento del prezzo della benzina. Dagli 1,40 dollari di Perth siamo gia' passati agli 1,90 e passa. Per migliaia di km non incontriamo paesi ma solo roadhouses a un centinaio di km l'una dall'altra. Ci si ferma per il rabbocco di benzina, una pisciata e, se si e' in vena di spese, un gelato.
La costa sud dell'Australia e', per lunghi tratti, una spettacolare scogliera. Qui, nella stagione giusta, si avvistano le balene con i loro piccoli intenti a farsi i "muscoli" prima della grande traversata verso i mari dell'Antartide. Si vedono a occhio nudo, dalla costa, perche' sono proprio li vicino, ad una cinquantina di metri da te.
Poi, con uno stacco netto, le alte scogliere lasciano il poste a delle enormi dune di sabbia dorata dalle dimensioni sahariane. Io e Lorenzo prima le scaliamo e poi ci mettiamo a tirare calci volanti saltando da una parte all'altra della cresta. In cima ad una duna di sabbia tutti torniamo per un attimo bambini.
Al passaggio di Stato - dal West al South Australia - consegniamo alcune cipolle e una manciata di aglio: leggi di quarantena vietano infatti l'introduzione di frutta e verdura.
Sulla penisola di Eyre dirotto Lorenzo verso l'unica colonia di leoni marini del continente australe (le altre colonie sono su isole al largo della costa). Giungiamo al posto dopo kilometri e kilometri di strada sterrata. Povera Mitsubishi, messa a dura prova dall'impervio terreno; ma al parcheggio lei e' a testa alta, unica tra un esercito di jeep 4x4. Questa giornata si conclude con l'accampamento piu' scenico del viaggio: siamo in cima ad una collina, con vista su un braccio di mare, le luci di Port Augusta che si perdono in lontananza, a ridosso della cresta di cime delle montagnose Flinders Ranges .
Una mezza giornata di guida e siamo gia' ad Adelaide. Qui cambiamo una gomma (la traversata del Nullarbor Plain ha lasciato il segno) ed esploriamo la vicina regione vinicola della Barossa Valley, la piu' antica e famosa dell'Australia. In breve tempo visitiamo 4 cantine e degustiamo 24 vini. Dire che siamo euforici e' poco. D'un tratto le colline della Barossa ci sembrano quelle del Chianti e le australiane che incrociamo improvvisamente tutte fighe. E' l'effetto del vino su due che sono stati troppo a lungo lontani dall'Italia.
Dalle stelle alle stalle. L'accampamento notturno al parco nazionale di Coorong e' bestiale. Siamo su una fetta di terreno a ridosso di una laguna. Oltre le acque solo una fila di dune e poi il mare. Il posto e' infestato da insetti e zanzare. Siamo costretti a montare la parte interna della tenda (la zanzariera) e a nasconderci dentro per cucinare e mangiare. Roba da contorsionisti.
Prima di arrivare nello stato di Victoria e spostare le lancette dell'orologio avanti di mezz'ora, facciamo una foto ricordo sotto l'aragosta gigante (una statua) di Kingston. Una delle tante pacchianate turistiche nelle quali ti puoi imbattere in Australia (c'e' anche il Koala gigante, la banana gigante, l'ananas gigante, la carrucola gigante... continua...).
Abbiamo viaggiato soli per una decina di giorni, nelle enormi distese australiane, nel vuoto, lungo sterminati rettilinei, a salutare ogni macchina che incrociavamo. Noi, con solo vento, pioggia e polvere a farci compagnia. Ora, con Melbourne alle porte, abbiamo tanta gente intorno e ci sembra strano. Ai 12 Apostoli c'e' un andirivieni continuo. I possenti faraglioni si trovano lungo una delle maggiori attrazioni turistiche del Paese: la Great Ocean Road. Di Apostoli ne saranno rimasti ormai solo sette o otto, sempre spettacolari, costantemente flagellati dalle onde, precari, sul punto di crollare, da un momento all'altro. I display informativi del Visitor Center gia' lo dicono: un giorno non ci sara' piu' nessuno dei 12 Apostoli. Quel giorno l'ufficio marketing dell'ente turistico australiano annuncera' che gli Apostoli sono risorti altrove, magari lungo le coste inesplorate del Western Australia o a pochi passi da Sydney. Geni della promozione. E la gente abbocca; in massa.
4 ottobre 2008. Una Mitsubishi Magna bianca, insieme a tante altre auto percorre l'autostrada da Geelong a Melbourne. Meno 80, meno 50, meno 30 kilometri. Piove, c'e' nuvoloso e fa freddo. La skyline di Melbourne sbuca dalla foschia.
Una volta in citta' ci stabiliamo in un campeggio nel quartiere periferico di Coburg.
Sono arrivato a Melbourne, dopo quasi 15 mesi di viaggio, ma non e' ancora tempo di tirare conclusioni.
Rene'
mercoledì 5 novembre 2008
A Perth e Freemantle
Perchè Perth non mi impressiona? E' una città molto nuova. C'è un centro relativamente compatto fatto di grattacieli ed edifici commerciali con due strade pedonali sulle quali si affacciano i negozi. A piedi si gira il tutto in un' ora e gli edifici “storici”, quelli con piu' di 100 anni si devono cercare con molta attenzione. Sono stato una volta in centro di notte, al cinema: la sala era mezza vuota e le strade, di giorno affollate di colletti bianchi, erano deserte. Le serate, ho poi capito, non si passano qui ma a Northbridge, una breve passeggiata dal centro, dove c'e' un'alta concentrazione di ristoranti e pub giganteschi. Le licenze per la vendita di alcolici sono infatti molto care nello Stato del Western Australia e ciò spiega le dimensioni dei locali: piu' gente ci sta dentro, piu' drink si vendono. Oltre i confini del centro e di Northbridge si estende il resto della citta': una successione di villette unifamigliari con giardino, centri commerciali, impianti sportivi e parchi. Nel complesso, parecchio impersonale. Tenendo conto che a Perth vivono alcuni milioni di abitanti la cosa fa si che la citta' si espanda su una superficie impressionante, mettendo in mostra quello che è il lifestyle dell' australiano medio: casa, giardino, barbeque, pick-up e, se le finanze lo permettono, barca.
A Perth mi congedo da Arthur, che riprende il viaggio in macchina verso Sydney, e mi vedo con Andrea, un amico di Como, che lavora da alcuni mesi alla University of Western Australia. Un incontro molto gradito! Posso pernottare nel soggiorno del suo appartamento e mi godo un po' di privacy dopo settimane di vita d'ostello. Passiamo serate a chiaccherare, cucinare, bere birra e vino rosso. Si tirano facilmente le ore piccole, noi, gli unici a tenere la luce accesa in una citta' che va a letto presto e si sveglia alle 5 di mattina per fare jogging. Perth, mi spiega Andrea, e' cosi: grande, efficiente ma ancora molto provinciale. Cosi alla sera, in cerca di un po' di movimento, andiamo a Freemantle, una cittadina ormai inglobata da Perth, sul mare, a 30 minuti buoni di treno dal centro. Qui si respira un'aria piu' libertina, aperta e creativa, data dal fatto di essere centro portuale e casa di artisti e spiriti liberi. A Freemantle inoltre c'e' il birrificio della Little Creatures, che produce birre di ottima qualita'. Accanto allo stabilimento hanno costruito una grande dining hall dall' accattivante aspetto industriale. Oltre enormi vetrate si ha l'impressione di poter quasi toccare le luccicanti cisterne e le tubature che processano il liquido ambrato.
Con Andrea passo una settimana intera prima di stabilirmi a Freemantle e tornare alla vita, spersonalizzata, dell'ostello. Una scelta dettata, oltre alla vicinanza del birrificio, dalla maggiore personalita' del posto rispetto alla sensazioni anonime, piatte, percepite a Perth. Snocciolo così le giornate di un'altra settimana, tra librerie, cappuccini e DVD all'ostello. L'esperienza piu' attiva che mi concedo e' una gita in barca di 2 ore ad avvistare balene. È bello vederle così da vicino, a breve distanza dallo scafo, anche se i basculamenti causati da un mare capriccioso danno filo da torcere al mio stomaco. La cosa mi indispone al punto da non riuscire a scattare foto. Un peccato.
Finalmente arriva Lorenzo, conosciuto a Darwin alcuni mesi fa, che, con la sua macchina, si e' appena sparato tutta la West Coast. Con lui mi appresto a coprire l'ultima tratta del mio viaggio; la meta, Melbourne, e' ormai in vista.
Rene'
A Perth mi congedo da Arthur, che riprende il viaggio in macchina verso Sydney, e mi vedo con Andrea, un amico di Como, che lavora da alcuni mesi alla University of Western Australia. Un incontro molto gradito! Posso pernottare nel soggiorno del suo appartamento e mi godo un po' di privacy dopo settimane di vita d'ostello. Passiamo serate a chiaccherare, cucinare, bere birra e vino rosso. Si tirano facilmente le ore piccole, noi, gli unici a tenere la luce accesa in una citta' che va a letto presto e si sveglia alle 5 di mattina per fare jogging. Perth, mi spiega Andrea, e' cosi: grande, efficiente ma ancora molto provinciale. Cosi alla sera, in cerca di un po' di movimento, andiamo a Freemantle, una cittadina ormai inglobata da Perth, sul mare, a 30 minuti buoni di treno dal centro. Qui si respira un'aria piu' libertina, aperta e creativa, data dal fatto di essere centro portuale e casa di artisti e spiriti liberi. A Freemantle inoltre c'e' il birrificio della Little Creatures, che produce birre di ottima qualita'. Accanto allo stabilimento hanno costruito una grande dining hall dall' accattivante aspetto industriale. Oltre enormi vetrate si ha l'impressione di poter quasi toccare le luccicanti cisterne e le tubature che processano il liquido ambrato.
Con Andrea passo una settimana intera prima di stabilirmi a Freemantle e tornare alla vita, spersonalizzata, dell'ostello. Una scelta dettata, oltre alla vicinanza del birrificio, dalla maggiore personalita' del posto rispetto alla sensazioni anonime, piatte, percepite a Perth. Snocciolo così le giornate di un'altra settimana, tra librerie, cappuccini e DVD all'ostello. L'esperienza piu' attiva che mi concedo e' una gita in barca di 2 ore ad avvistare balene. È bello vederle così da vicino, a breve distanza dallo scafo, anche se i basculamenti causati da un mare capriccioso danno filo da torcere al mio stomaco. La cosa mi indispone al punto da non riuscire a scattare foto. Un peccato.
Finalmente arriva Lorenzo, conosciuto a Darwin alcuni mesi fa, che, con la sua macchina, si e' appena sparato tutta la West Coast. Con lui mi appresto a coprire l'ultima tratta del mio viaggio; la meta, Melbourne, e' ormai in vista.
Rene'
martedì 28 ottobre 2008
Lungo la West Coast
A Broome, di fronte ad un paio di birre, saluto Rusty, l'amico australiano che mi ha aiutato a trovare il lavoro nelle Kimberley. Sono pronto ad aggregarmi ad un ragazzo israeliano, Arthur, che sta viaggiando verso Perth. Partiamo a fine agosto sulla sua Ford Fairmont bianca stracarica di roba; una station wagon degli anni 90 in ottime condizioni.
Con Broome alle spalle e una decina di kilometri percorsi siamo gia' in mezzo all'outback, l'Australia selvaggia, deserta: niente radio, il cellulare che non prende, poche auto e distese di cespugli e terra rossa a perdita d'occhio. La strada segue la linea della costa e si trova a pochi kilometri dal mare, ma e' una certezza che ci e' data unicamente dalla cartina; intorno a noi il paesaggio e' monotono, la strada e' dritta e di acqua non se ne vede. Per raggiungere la spettacolare e lunghissima Eighty Mile Beach bisogna lasciare la highway e percorrere alcuni kilometri di strada sterrata. La spiaggia di sabbia bianca e' popolata solo da uccelli e alcuni pescatori. Scatto qualche foto e raccolgo una conchiglia ricordo di una delle spiaggie piu' lunghe al mondo.
Port Hedland, il prossimo centro abitato (sui 15mila abitanti), si trova a 600km da Broome. Qui ci fermiamo solo per fare provviste e benzina. Lasciamo infatti la costa per raggiungere il Karijini National Park che, personalmente, considero il paesaggio australiano per antonomasia. Passiamo due giorni a camminare tra stretti canyon rocciosi, torrenti, cascatelle ed eucalipti. Alla sera, il sole in tramonto esaspera drammaticamente il colore rosso delle roccie e pennella di viola alte nuvole stratiformi; un crepuscolo da fine del mondo. Dopo il piattume della costa gli altopiani del Karijini con i suoi imprevedibili torrenti, le strette e profonde ferite scavate dall'acqua, i punti panoramici, i precipizi verticali e le spettacolari dimensioni e colori della roccia sono un piacere per gli occhi. La terra australiana ci avvolge e si incastra in uno dei nostri pneumatici, lacerandolo. Il successivo acquisto di una nuova ruota a Tom Price, nel profondo West, non si rivela un'operazione economica.
Dall'entroterra ritorniamo verso la costa e facciamo tappa ad Exmouth un luogo significativo per la sua posizione: e' dove la costa, dopo essersi snodata a ovest di Broome, "vira" decisa verso sud e Perth. A Exmouth inizia il Ningaloo Reef, la barriera corallina della West Coast, decisamente piu´piccola di quella “Grande” lungo la costa orientale ma sicuramente piu´accessibile; bastano un paio di pinne e un boccaglio. I coralli si trovano infatti ad un centinaio di metri dalla spiaggia. Unico inconveniente – e non da poco – le dispettose correnti sottomarine che generano un pericoloso effetto risucchio impedendo, talvolta, il ritorno alla battigia. Oltre al Reef il posto si distingue per una base navale e una selva di radio antenne statunitensi.
Poco lontano dalla cittadina e dalle radiazioni una piccola collina ospita un grazioso faro. Al tramonto, da questa altura, scorgiamo enormi megattere in migrazione. Stanno ritornando con la prole verso i mari dell´Antartide dopo essersi riprodotte al largo della costa nord occidentale dell´Australia. Con un po´ di fortuna, oltre alle pinne e agli sboffi delle balene, si puo´ scorgere qualche salto (che giustifica la loro denominazione inglese di humpback whales).
Exmouth mi da un po´ la sensazione di “fine del mondo”, ultimo bastione colonizzato, oltre al quale non c´e´ piu` nulla. Sensazione data dal fatto di trovarsi all´estremo settentrionale di una stretta penisola con niente intorno se non l´immenso vuoto australiano. Da qui ci spostiamo a sud di oltre 700 km fino a raggiungere Shark Bay e Monkey Mia. Un`altra zona sperduta, dal nome inquietante e ricca di fauna acquatica: squali - ovviamente - delfini e dugongs che, alimentandosi delle enormi distese sottomarine di alghe, vengono ribattezzati le “vacche del mare”. Monkey Mia e´ famosa perche´ lungo le coste di questa baia puntualmente, ogni mattina e da oltre 30 anni viene in visita un gruppo di delfini. La cosa ha giustificato la nascita di un resort sulla famosa spiaggia e i delfini vengono ora nutriti da un gruppo di ranger tre volte al giorno. Secondo alcuni una pratica scorretta ma va pur considerato che il turista che si spara migliaia di km per raggiungere questo posto unicamente per scorgere da vicino i delfini, una volta arrivato... li vuole poi vedere!
Continuando il viaggio verso sud la vegetazione brulla e semidesertica dell´ outback lascia progressivamente posto a pascoli, campi e boschi. In Australia e´ primavera e i dintorni di Kalbarri sono vivacizzati dalle molteplici colorazioni dei fiori selvatici. Distese colorate a perdita d´occhio. Un paradiso per gli appassionati.
Kalbarri e´ a un giorno di macchina da Perth e la cosa si percepisce passeggiando per le strade di questa cittadina. Una graziosa localita´ di villeggiatura animata dai vacanzieri del fine settimana che, dopo avere passato una giornata di pesca d`altura, riempiono ristoranti e bar. A nord e a sud del paese la costa e´caratterizzata da alte scogliere, modellate dalla furia di vento e acqua. Kalbarri e` l´ultimo posto dove si respira la tranquilla, indolente aria della cittadina di provincia, prima di arrivare a Perth, la metropoli dove risiede l´85% della popolazione dello stato del Western Australia.
Lungo la strada ci fermiamo una ultima volta per vedere il Pinnacle Desert, cosi chiamato per via delle roccie monolitiche che, a centinaia, spuntano dalla sabbia poco lontano dal mare. Un posto misterioso e interessante e, come molte delle attrazioni australiane, facilmente accessibile in macchina: si puo` persino fare lo slalom tra i pinnacoli.
A 12 giorni di distanza da Broome ecco comparire all`orizzonte la skyline di Perth: i grattacieli della CBD, il Central Business District. Per la prima volta dopo mesi vedo tante auto tutte insieme, traffico, persone che affollano marciapiedi. Perth è la prima citta' con milioni di abitanti che visito in Australia e la prima impressione non e´ entusiasmante.
Rene'
Con Broome alle spalle e una decina di kilometri percorsi siamo gia' in mezzo all'outback, l'Australia selvaggia, deserta: niente radio, il cellulare che non prende, poche auto e distese di cespugli e terra rossa a perdita d'occhio. La strada segue la linea della costa e si trova a pochi kilometri dal mare, ma e' una certezza che ci e' data unicamente dalla cartina; intorno a noi il paesaggio e' monotono, la strada e' dritta e di acqua non se ne vede. Per raggiungere la spettacolare e lunghissima Eighty Mile Beach bisogna lasciare la highway e percorrere alcuni kilometri di strada sterrata. La spiaggia di sabbia bianca e' popolata solo da uccelli e alcuni pescatori. Scatto qualche foto e raccolgo una conchiglia ricordo di una delle spiaggie piu' lunghe al mondo.
Port Hedland, il prossimo centro abitato (sui 15mila abitanti), si trova a 600km da Broome. Qui ci fermiamo solo per fare provviste e benzina. Lasciamo infatti la costa per raggiungere il Karijini National Park che, personalmente, considero il paesaggio australiano per antonomasia. Passiamo due giorni a camminare tra stretti canyon rocciosi, torrenti, cascatelle ed eucalipti. Alla sera, il sole in tramonto esaspera drammaticamente il colore rosso delle roccie e pennella di viola alte nuvole stratiformi; un crepuscolo da fine del mondo. Dopo il piattume della costa gli altopiani del Karijini con i suoi imprevedibili torrenti, le strette e profonde ferite scavate dall'acqua, i punti panoramici, i precipizi verticali e le spettacolari dimensioni e colori della roccia sono un piacere per gli occhi. La terra australiana ci avvolge e si incastra in uno dei nostri pneumatici, lacerandolo. Il successivo acquisto di una nuova ruota a Tom Price, nel profondo West, non si rivela un'operazione economica.
Dall'entroterra ritorniamo verso la costa e facciamo tappa ad Exmouth un luogo significativo per la sua posizione: e' dove la costa, dopo essersi snodata a ovest di Broome, "vira" decisa verso sud e Perth. A Exmouth inizia il Ningaloo Reef, la barriera corallina della West Coast, decisamente piu´piccola di quella “Grande” lungo la costa orientale ma sicuramente piu´accessibile; bastano un paio di pinne e un boccaglio. I coralli si trovano infatti ad un centinaio di metri dalla spiaggia. Unico inconveniente – e non da poco – le dispettose correnti sottomarine che generano un pericoloso effetto risucchio impedendo, talvolta, il ritorno alla battigia. Oltre al Reef il posto si distingue per una base navale e una selva di radio antenne statunitensi.
Poco lontano dalla cittadina e dalle radiazioni una piccola collina ospita un grazioso faro. Al tramonto, da questa altura, scorgiamo enormi megattere in migrazione. Stanno ritornando con la prole verso i mari dell´Antartide dopo essersi riprodotte al largo della costa nord occidentale dell´Australia. Con un po´ di fortuna, oltre alle pinne e agli sboffi delle balene, si puo´ scorgere qualche salto (che giustifica la loro denominazione inglese di humpback whales).
Exmouth mi da un po´ la sensazione di “fine del mondo”, ultimo bastione colonizzato, oltre al quale non c´e´ piu` nulla. Sensazione data dal fatto di trovarsi all´estremo settentrionale di una stretta penisola con niente intorno se non l´immenso vuoto australiano. Da qui ci spostiamo a sud di oltre 700 km fino a raggiungere Shark Bay e Monkey Mia. Un`altra zona sperduta, dal nome inquietante e ricca di fauna acquatica: squali - ovviamente - delfini e dugongs che, alimentandosi delle enormi distese sottomarine di alghe, vengono ribattezzati le “vacche del mare”. Monkey Mia e´ famosa perche´ lungo le coste di questa baia puntualmente, ogni mattina e da oltre 30 anni viene in visita un gruppo di delfini. La cosa ha giustificato la nascita di un resort sulla famosa spiaggia e i delfini vengono ora nutriti da un gruppo di ranger tre volte al giorno. Secondo alcuni una pratica scorretta ma va pur considerato che il turista che si spara migliaia di km per raggiungere questo posto unicamente per scorgere da vicino i delfini, una volta arrivato... li vuole poi vedere!
Continuando il viaggio verso sud la vegetazione brulla e semidesertica dell´ outback lascia progressivamente posto a pascoli, campi e boschi. In Australia e´ primavera e i dintorni di Kalbarri sono vivacizzati dalle molteplici colorazioni dei fiori selvatici. Distese colorate a perdita d´occhio. Un paradiso per gli appassionati.
Kalbarri e´ a un giorno di macchina da Perth e la cosa si percepisce passeggiando per le strade di questa cittadina. Una graziosa localita´ di villeggiatura animata dai vacanzieri del fine settimana che, dopo avere passato una giornata di pesca d`altura, riempiono ristoranti e bar. A nord e a sud del paese la costa e´caratterizzata da alte scogliere, modellate dalla furia di vento e acqua. Kalbarri e` l´ultimo posto dove si respira la tranquilla, indolente aria della cittadina di provincia, prima di arrivare a Perth, la metropoli dove risiede l´85% della popolazione dello stato del Western Australia.
Lungo la strada ci fermiamo una ultima volta per vedere il Pinnacle Desert, cosi chiamato per via delle roccie monolitiche che, a centinaia, spuntano dalla sabbia poco lontano dal mare. Un posto misterioso e interessante e, come molte delle attrazioni australiane, facilmente accessibile in macchina: si puo` persino fare lo slalom tra i pinnacoli.
A 12 giorni di distanza da Broome ecco comparire all`orizzonte la skyline di Perth: i grattacieli della CBD, il Central Business District. Per la prima volta dopo mesi vedo tante auto tutte insieme, traffico, persone che affollano marciapiedi. Perth è la prima citta' con milioni di abitanti che visito in Australia e la prima impressione non e´ entusiasmante.
Rene'
mercoledì 22 ottobre 2008
Di ritorno a Broome
I giorni passano. Volano. Sei settimane trascorrono in fretta. E' il 22 agosto e ho lavorato per 35 giorni, circondato dall' immenso bush. Spesso ho sentito il bisogno di muovermi, di esplorare quello che mi sta intorno; di impulso sarei partito a piedi, inseguendo l'orizzonte, con la voglia di scoprire cosa si trova oltre quella collina, al termine di quella radura o cosa nasconde quel gruppo di roccie. Un viaggio impossibile, folle, che sarebbe terminato presto per mancanza di cibo o acqua. Solo fantasie della mente, innescate dall'isolamento del luogo.
Ora mi appresto a tornare, come si suol dire, alla civilta', in un modo particolare. Dalla fattoria di Drysdale River (a 60km dal camp) mi imbarco su un piccolo aereo, atterrato da pochi minuti: sta consegnando la posta in angoli sperduti delle Kimberley. Il pilota-postino, Aron, ha 22 anni e ne dimostra 18. Mi dice che vola da 3 anni: sono nelle sue mani. L'aereo e' minuscolo: bi-elica, 8 posti e tanti pacchi da consegnare. Dopo avere lasciato Drysdale River planiamo su altre due fattorie, Doongan e Theda, sulle comunita' aborigene di Kalumburu e Oolbungurri, prima di arrivare alla cittadina di Wyndham e raggiungere la destinazione finale di Kununurra. Quattro ore di sali-scendi, vuoti d'aria, piste d'erba o di terra battuta, con una mano sul sacchetto per il mal d'aria e lo sguardo incollato al finestrino. Sotto di noi, infinite distese di terra brulla e roccia, serpentini corsi d'acqua e mandrie di bestiame: siamo i postini dell'aria. Ad ogni atterraggio scambiamo qualche parola con gli abitanti del posto, beviamo un bicchiere d'acqua, rabbochiamo carburante e poi ci congediamo, fino alla prossima consegna; Aron, in quest'area di remota Australia, lo fa gia' da due anni.
Quando arrivo a Kununurra, con il viso candido come quello di un lenzuolo, ho l'impressione di venir travolto da una ondata di rumore. E' strano, forse improbabile, dato che mi trovo in un sonnolento paese di 6mila anime. Tuttavia il cambiamento, da nulla a molto, e' drastico. Da una tenda singola circondata da natura incontaminata, alla camerata di un ostello. Mi lascio andare a sensazioni nostalgiche, ricordando fresche albe e brucianti tramonti; stavo meglio ieri, penso, ma ho comunque voglia di viaggiare, di tornare al movimento. L'indomani sono gia' su un pullman con destinazione Broome; 13 ore e mi ritrovo dove avevo cominciato, giusto un mese e mezzo fa. Davanti a me si distende tutta la west coast e la bellezza di almeno 3mila kilometri prima di arrivare a Perth.
Rene'
Ora mi appresto a tornare, come si suol dire, alla civilta', in un modo particolare. Dalla fattoria di Drysdale River (a 60km dal camp) mi imbarco su un piccolo aereo, atterrato da pochi minuti: sta consegnando la posta in angoli sperduti delle Kimberley. Il pilota-postino, Aron, ha 22 anni e ne dimostra 18. Mi dice che vola da 3 anni: sono nelle sue mani. L'aereo e' minuscolo: bi-elica, 8 posti e tanti pacchi da consegnare. Dopo avere lasciato Drysdale River planiamo su altre due fattorie, Doongan e Theda, sulle comunita' aborigene di Kalumburu e Oolbungurri, prima di arrivare alla cittadina di Wyndham e raggiungere la destinazione finale di Kununurra. Quattro ore di sali-scendi, vuoti d'aria, piste d'erba o di terra battuta, con una mano sul sacchetto per il mal d'aria e lo sguardo incollato al finestrino. Sotto di noi, infinite distese di terra brulla e roccia, serpentini corsi d'acqua e mandrie di bestiame: siamo i postini dell'aria. Ad ogni atterraggio scambiamo qualche parola con gli abitanti del posto, beviamo un bicchiere d'acqua, rabbochiamo carburante e poi ci congediamo, fino alla prossima consegna; Aron, in quest'area di remota Australia, lo fa gia' da due anni.
Quando arrivo a Kununurra, con il viso candido come quello di un lenzuolo, ho l'impressione di venir travolto da una ondata di rumore. E' strano, forse improbabile, dato che mi trovo in un sonnolento paese di 6mila anime. Tuttavia il cambiamento, da nulla a molto, e' drastico. Da una tenda singola circondata da natura incontaminata, alla camerata di un ostello. Mi lascio andare a sensazioni nostalgiche, ricordando fresche albe e brucianti tramonti; stavo meglio ieri, penso, ma ho comunque voglia di viaggiare, di tornare al movimento. L'indomani sono gia' su un pullman con destinazione Broome; 13 ore e mi ritrovo dove avevo cominciato, giusto un mese e mezzo fa. Davanti a me si distende tutta la west coast e la bellezza di almeno 3mila kilometri prima di arrivare a Perth.
Rene'
lunedì 13 ottobre 2008
Si lavora!
Broome, west coast australiana, 15mila abitanti e una spiaggia di sabbia bianca lunga 22km, bellissima. Un tempo remoto villaggio di cercatori di perle e' ora una localita' di vacanza tra le piu' gettonate della costa. Il business della perla e' ancora florido e coinvolge allo stesso modo turisti, che visitano le zone di produzione e comprano souvenir, e popolazione locale, impiegata negli stabilimenti. Tra i backpackers che affollano gli ostelli di Broome un posto nell'industria delle perle e' molto ambito in quanto, nonostante il lavoro sia duro (14 giorni consecutivi per 7 di ferie e cosi via), la paga e' ottima: fino a 1200 dollari a settimana, si dice.
Broome e' una cittadina impossibile da girare a piedi. Ma come - vi chiederete - con soli 15mila abitanti? Tanto per cominciare, il centro storico, che si gira in 20 minuti, e' distante 7km dalla spiaggia di Cable Beach (quella bella di sabbia bianca). Poi ce n'e' un'altra, detta Town Beach, dove si trova anche la biblioteca e un piccolo museo che sta ad un paio di km dal centro. Tutt'intorno ci sono i quartieri residenziali - estates - e zone industriali, con l'aeroporto piazzato a meta' strada tra Cable Beach e il centro. Per chi e' appiedato come me e' un macello; situazione aggravata dall'esistenza di un unico pullmann che transita ogni 30 minuti.
A Broome e' di casa Rusty, un ragazzo australiano conosciuto in Cambogia, che per 6 mesi all' anno fa la guida nelle Kimberley: porta a spasso turisti per 13 giorni su un truck 4x4 di marca Isuzu. Lo incontro un lunedi sera; e' sbronzissimo perche' ha appena terminato un tour e si sta godendo 2 giorni di pausa. Tra una birra e l'altra riesco a spuntare un colloquio di lavoro per il mercoledi successivo: in uno dei loro campeggio stanziali (wilderness o safari camps) cercano personale.
Il seguente incontro con Tony, uno dei responsabili della Kimberley Wilderness Adventures, piu' che un colloquio si configura come un "ti spiego quello che c'e' da fare e tu mi dici se la cosa ti interessa". Accetto e ringrazio e dopo alcuni giorni, il 14 luglio per l'esattezza, sono sul camion-frigo che trasporta, settimanalmente, i viveri nei 3 campeggi situati nelle Kimberley, a nord-est di Broome. Torno sulla Gibb River Road; torno su una strada percorsa solo poco piu' di una settimana fa, ma in senso opposto. Sono destinato all' Ungolan Wilderness Camp, presso le Mitchell Falls e poco distante dalla costa. Da Broome sono quasi 900km e 3 giorni di viaggio su strada sterrata: come un Milano-Bari, ma senza nulla in mezzo! Se mi cercate su un atlante, buona fortuna; farei prima a fornirvi le coordinare GPS e aggiungo: non ho mai viaggiato tanto per raggiungere un posto di lavoro.
All'inizio e' dura. Devo abituarmi ai nuovi ritmi; le giornate sono sfiancanti: a giorni alterni, sveglia alle 5.15 o alle 7. Cucinare, pulire, lavare, stendere, sparecchiare... Percepisco a malapena il luogo, il paesaggio: potrei essere ovunque invece mi trovo in un posto speciale che solo da pochi anni gli australiani hanno iniziato a scoprire. Pensate che una delle zone piu' sceniche - le Bungle Bungle, cupole di roccia stratificata di differente colorazione - sono state rese note al grande pubblico solo nel 1982; e che ci siano altri tesori nascosti, soprattutto sotto forma di arte rupestre, lo sospettano in molti.
Dopo una settimana alle Mitchell Falls vengo trasferito al Marunbabidi Camp, 200km a sud-est rispetto al precedente, nell'entroterra, in mezzo al bush. Qui passo le successive 5 settimane e le mie condizioni lavorative vanno migliorando. Il campeggio e' piccolo: conta 16 tende e puo' ospitare fino ad un massimo di 32 persone. A lavorare siamo in 4 e ce la caviamo egregiamente; le mattinate finiscono intorno alle 12, il che ci concede alcune ore di relax prima del turno serale, che solitamente va dalle 16 alle 21. Ho assimilato il ritmo di lavoro e mi godo il tempo libero: dopo avere preparato colazioni, rifatto letti, pulito gabinetti e steso la biancheria posso concedermi una nuotata nel torrente vicino al campeggio, leggere un libro o semplicemente dormire all'ombra di un albero. Scopro il bird-watching e mi diverto ad appostarmi con binocolo a scovare gli uccelli del posto: colorati pappagalli, falchi, aironi e altri volatili dagli strani nomi (Cockatoo, Kookaburra). Apprezzo la solitudine, la tranquillita' e l'isolamento di questo posto incontaminato. Niente TV, niente radio. Un telefono ci tiene collegati al mondo e ci permette una lentissima navigazione (28k) internet. Le Olimpiadi me le sono perse. Ho appreso che la Cina ha vinto il medagliere, ma era una cosa facilmente prevedibile.
I nostri vicini di casa - una comunita' aborigena in disuso e una fattoria, a 20km di distanza - non li vedo quasi mai. Una sera uno sparo poco distante dal campeggio mi avverte che gli aborigini hanno appena fatto provviste di carne (una mucca). Qui nel bush non si va molto per il sottile; hai fame? Uccidi. Il sole e' torrido, la vegetazione arida, la natura selvaggia e le parole sono preziose come l'acqua nel corso della Dry Season: se chiedi ad un local da quanto tempo abita qui, dopo un lungo sguardo e una pausa di 10 secondi, ti rispondera' "too long", spostando gli occhi sul paesaggio, come in un western di Sergio Leone.
Nell'ultimo racconto vi avevo gia' accennato alle dimensioni, ma vi do ulteriori dati sull'area: le Kimberley occupano il 16% dello Stato del Western Australia, una regione che puo' contenere tranquillamente Inghilterra, Giappone e Germania; la superficie si estende per 700km da est ad ovest e 600km da nord a sud, per un totale di 421mila km quadrati; al suo interno si trovano fattorie e proprieta' private grandi come mezza provincia di Bergamo.
A Marunbabidi, 20 giorni dopo il mio arrivo, il sole al tramonto colora di rosso l'orizzonte, gli uccelli lanciano gli ultimi, acuti, richiami e il fuoco al centro del campeggio illumina i volti dei nostri ennesimi ospiti serali; e' in questo momento che, alzando gli occhi alle prime stelle, mi rendo conto di essere in un posto speciale.
Rene'
Broome e' una cittadina impossibile da girare a piedi. Ma come - vi chiederete - con soli 15mila abitanti? Tanto per cominciare, il centro storico, che si gira in 20 minuti, e' distante 7km dalla spiaggia di Cable Beach (quella bella di sabbia bianca). Poi ce n'e' un'altra, detta Town Beach, dove si trova anche la biblioteca e un piccolo museo che sta ad un paio di km dal centro. Tutt'intorno ci sono i quartieri residenziali - estates - e zone industriali, con l'aeroporto piazzato a meta' strada tra Cable Beach e il centro. Per chi e' appiedato come me e' un macello; situazione aggravata dall'esistenza di un unico pullmann che transita ogni 30 minuti.
A Broome e' di casa Rusty, un ragazzo australiano conosciuto in Cambogia, che per 6 mesi all' anno fa la guida nelle Kimberley: porta a spasso turisti per 13 giorni su un truck 4x4 di marca Isuzu. Lo incontro un lunedi sera; e' sbronzissimo perche' ha appena terminato un tour e si sta godendo 2 giorni di pausa. Tra una birra e l'altra riesco a spuntare un colloquio di lavoro per il mercoledi successivo: in uno dei loro campeggio stanziali (wilderness o safari camps) cercano personale.
Il seguente incontro con Tony, uno dei responsabili della Kimberley Wilderness Adventures, piu' che un colloquio si configura come un "ti spiego quello che c'e' da fare e tu mi dici se la cosa ti interessa". Accetto e ringrazio e dopo alcuni giorni, il 14 luglio per l'esattezza, sono sul camion-frigo che trasporta, settimanalmente, i viveri nei 3 campeggi situati nelle Kimberley, a nord-est di Broome. Torno sulla Gibb River Road; torno su una strada percorsa solo poco piu' di una settimana fa, ma in senso opposto. Sono destinato all' Ungolan Wilderness Camp, presso le Mitchell Falls e poco distante dalla costa. Da Broome sono quasi 900km e 3 giorni di viaggio su strada sterrata: come un Milano-Bari, ma senza nulla in mezzo! Se mi cercate su un atlante, buona fortuna; farei prima a fornirvi le coordinare GPS e aggiungo: non ho mai viaggiato tanto per raggiungere un posto di lavoro.
All'inizio e' dura. Devo abituarmi ai nuovi ritmi; le giornate sono sfiancanti: a giorni alterni, sveglia alle 5.15 o alle 7. Cucinare, pulire, lavare, stendere, sparecchiare... Percepisco a malapena il luogo, il paesaggio: potrei essere ovunque invece mi trovo in un posto speciale che solo da pochi anni gli australiani hanno iniziato a scoprire. Pensate che una delle zone piu' sceniche - le Bungle Bungle, cupole di roccia stratificata di differente colorazione - sono state rese note al grande pubblico solo nel 1982; e che ci siano altri tesori nascosti, soprattutto sotto forma di arte rupestre, lo sospettano in molti.
Dopo una settimana alle Mitchell Falls vengo trasferito al Marunbabidi Camp, 200km a sud-est rispetto al precedente, nell'entroterra, in mezzo al bush. Qui passo le successive 5 settimane e le mie condizioni lavorative vanno migliorando. Il campeggio e' piccolo: conta 16 tende e puo' ospitare fino ad un massimo di 32 persone. A lavorare siamo in 4 e ce la caviamo egregiamente; le mattinate finiscono intorno alle 12, il che ci concede alcune ore di relax prima del turno serale, che solitamente va dalle 16 alle 21. Ho assimilato il ritmo di lavoro e mi godo il tempo libero: dopo avere preparato colazioni, rifatto letti, pulito gabinetti e steso la biancheria posso concedermi una nuotata nel torrente vicino al campeggio, leggere un libro o semplicemente dormire all'ombra di un albero. Scopro il bird-watching e mi diverto ad appostarmi con binocolo a scovare gli uccelli del posto: colorati pappagalli, falchi, aironi e altri volatili dagli strani nomi (Cockatoo, Kookaburra). Apprezzo la solitudine, la tranquillita' e l'isolamento di questo posto incontaminato. Niente TV, niente radio. Un telefono ci tiene collegati al mondo e ci permette una lentissima navigazione (28k) internet. Le Olimpiadi me le sono perse. Ho appreso che la Cina ha vinto il medagliere, ma era una cosa facilmente prevedibile.
I nostri vicini di casa - una comunita' aborigena in disuso e una fattoria, a 20km di distanza - non li vedo quasi mai. Una sera uno sparo poco distante dal campeggio mi avverte che gli aborigini hanno appena fatto provviste di carne (una mucca). Qui nel bush non si va molto per il sottile; hai fame? Uccidi. Il sole e' torrido, la vegetazione arida, la natura selvaggia e le parole sono preziose come l'acqua nel corso della Dry Season: se chiedi ad un local da quanto tempo abita qui, dopo un lungo sguardo e una pausa di 10 secondi, ti rispondera' "too long", spostando gli occhi sul paesaggio, come in un western di Sergio Leone.
Nell'ultimo racconto vi avevo gia' accennato alle dimensioni, ma vi do ulteriori dati sull'area: le Kimberley occupano il 16% dello Stato del Western Australia, una regione che puo' contenere tranquillamente Inghilterra, Giappone e Germania; la superficie si estende per 700km da est ad ovest e 600km da nord a sud, per un totale di 421mila km quadrati; al suo interno si trovano fattorie e proprieta' private grandi come mezza provincia di Bergamo.
A Marunbabidi, 20 giorni dopo il mio arrivo, il sole al tramonto colora di rosso l'orizzonte, gli uccelli lanciano gli ultimi, acuti, richiami e il fuoco al centro del campeggio illumina i volti dei nostri ennesimi ospiti serali; e' in questo momento che, alzando gli occhi alle prime stelle, mi rendo conto di essere in un posto speciale.
Rene'
lunedì 6 ottobre 2008
Il Kimberley tour
Fine giugno; e' arrivato il momento di partire. Dopo lunghe indagini e ricerche decido di aggregarmi ad un tour organizzato che in 9 giorni (e 8 notti) mi portera' da Darwin a Broome, sulla west coast. Gia' prima di arrivare in Australia avevo deciso che avrei visitato, ad ogni costo, la zona chiamata Kimberley che, a detta di molti, è l'ultima vera frontiera del continente: coste frastagliate infestate da coccodrilli, un bush selvaggio, lunghi canyon scolpiti da turbolenti fiumi, aspri massicci rocciosi, gole, cascate e immense fattorie. L'area e' grande come una volta e mezza l'Inghilterra, o 11 volte la Svizzera, e popolata da non piu' di 50mila persone.
L'autostrada asfaltata che collega Darwin a Broome aggira le Kimberley, che vengono attraversate solo dalla Gibb River Road: 700km di sterrato che non perdona; nel corso del tour abbiamo forato 2 volte, rotto un parabrezza e fuso un cuscinetto!
Le fattorie in quest'area sono talmente grandi (alcune superano 1 milione di ettari) che e' inutile, e troppo costoso, recintarle; le vacche pascolano allo stato brado e vengono controllate tramite elicotteri.
Insieme a me viaggiano altre 7 persone, tutte schiacciate nel retro di un Toyota Landcruiser (siamo seduti uno di fronte all'altro). La nostra guida, Kurt, e' un classico cowboy; un ragazzo del posto, muscoloso, abbronzato e belloccio che si farebbe tutte le tipe - ce ne fosse una carina... - del gruppo. Sempre alla ricerca dell'effeto speciale ma, devo ammettere, sa il fatto suo quando si tratta di fare "vita all'aria aperta". La prima notte, dopo cena, sparisce e torna dopo mezz'ora con in mano un coccodrillo d'acqua dolce (in teoria, innocuo) di un metro. Non bastasse, lo molla vicino al fuoco e in un nano secondo 8 persone saltano sulle sedie e urlano "cazzo, riprendilo in mano!".
Nei giorni seguenti, dopo averci illustrato le meraviglie del mondo animale, ci impressiona con una serie di tuffi in pozze d'acqua da altezze spropositate: siamo sui 25-30 metri. Un altro giorno cattura il pesce che ci mangiamo per cena; poi va a caccia di gamberi da fiume: un tipo in gamba insomma.
Lungo la Gibb River Road abbiamo visto quasi tutte le gole e le cascate raggiungibili in 4x4. Posti fantastici, incontaminati; fiumi d'acqua gelida e cristallina. Le sistemazioni notturne sono sempre state di tipo "campeggio selvaggio", in mezzo alla natura, sotto le stelle. Serate trascorse intorno a caldi fuochi e notti limpide, di un freddo pungente; il clima semidesertico della regione significa infatti giornate calde (35 gradi) e notti rinfrescanti (5 gradi).
Kurt si e' distinto anche in cucina: menzione speciale per un cosciotto d'agnello e verdure cotti alla brace; assolutamente deliziosi.
Per me e' il primo assaggio di outback australiano; il selvaggio entroterra. Ammetto: mi sarebbe piaciuto farlo autonomamente ma le risorse finanziarie attuali non lo permettono. Il tour e' ok e il fatto che il gruppo sia piccolo lo rende una buona alternativa al viaggio indipendente.
Strade sterrate, roccie rosse, polvere, vegetazione arida e maestosi fiumi mi sono entrati nel cuore e quando il sole si inabissa nelle acque dell' Oceano Indiano a Broome, 1200km a sud-ovest di Darwin, ho come la sensazione che quello delle Kimberley non sia un capitolo chiuso.
Rene'
L'autostrada asfaltata che collega Darwin a Broome aggira le Kimberley, che vengono attraversate solo dalla Gibb River Road: 700km di sterrato che non perdona; nel corso del tour abbiamo forato 2 volte, rotto un parabrezza e fuso un cuscinetto!
Le fattorie in quest'area sono talmente grandi (alcune superano 1 milione di ettari) che e' inutile, e troppo costoso, recintarle; le vacche pascolano allo stato brado e vengono controllate tramite elicotteri.
Insieme a me viaggiano altre 7 persone, tutte schiacciate nel retro di un Toyota Landcruiser (siamo seduti uno di fronte all'altro). La nostra guida, Kurt, e' un classico cowboy; un ragazzo del posto, muscoloso, abbronzato e belloccio che si farebbe tutte le tipe - ce ne fosse una carina... - del gruppo. Sempre alla ricerca dell'effeto speciale ma, devo ammettere, sa il fatto suo quando si tratta di fare "vita all'aria aperta". La prima notte, dopo cena, sparisce e torna dopo mezz'ora con in mano un coccodrillo d'acqua dolce (in teoria, innocuo) di un metro. Non bastasse, lo molla vicino al fuoco e in un nano secondo 8 persone saltano sulle sedie e urlano "cazzo, riprendilo in mano!".
Nei giorni seguenti, dopo averci illustrato le meraviglie del mondo animale, ci impressiona con una serie di tuffi in pozze d'acqua da altezze spropositate: siamo sui 25-30 metri. Un altro giorno cattura il pesce che ci mangiamo per cena; poi va a caccia di gamberi da fiume: un tipo in gamba insomma.
Lungo la Gibb River Road abbiamo visto quasi tutte le gole e le cascate raggiungibili in 4x4. Posti fantastici, incontaminati; fiumi d'acqua gelida e cristallina. Le sistemazioni notturne sono sempre state di tipo "campeggio selvaggio", in mezzo alla natura, sotto le stelle. Serate trascorse intorno a caldi fuochi e notti limpide, di un freddo pungente; il clima semidesertico della regione significa infatti giornate calde (35 gradi) e notti rinfrescanti (5 gradi).
Kurt si e' distinto anche in cucina: menzione speciale per un cosciotto d'agnello e verdure cotti alla brace; assolutamente deliziosi.
Per me e' il primo assaggio di outback australiano; il selvaggio entroterra. Ammetto: mi sarebbe piaciuto farlo autonomamente ma le risorse finanziarie attuali non lo permettono. Il tour e' ok e il fatto che il gruppo sia piccolo lo rende una buona alternativa al viaggio indipendente.
Strade sterrate, roccie rosse, polvere, vegetazione arida e maestosi fiumi mi sono entrati nel cuore e quando il sole si inabissa nelle acque dell' Oceano Indiano a Broome, 1200km a sud-ovest di Darwin, ho come la sensazione che quello delle Kimberley non sia un capitolo chiuso.
Rene'
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