<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275</id><updated>2012-02-17T03:42:14.279Z</updated><category term='uzbekistan'/><category term='asia'/><category term='giungla'/><category term='karakol'/><category term='spiaggia'/><category term='seta'/><category term='sabbatico'/><category term='malesia'/><category term='kirghizstan'/><category term='bukhara'/><category term='viaggio'/><category term='sanguisughe'/><category term='viaggi'/><category term='india'/><category term='bishkek'/><category term='samarcanda'/><category term='osh'/><category term='viaggiare'/><category term='cina'/><category term='australia'/><title type='text'>In viaggio da Mosca a Melbourne</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>81</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-6721882007022010098</id><published>2011-05-07T14:29:00.000+01:00</published><updated>2011-05-07T14:30:37.952+01:00</updated><title type='text'>Album del viaggio</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Tutte le foto sono visibili su:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.flickr.com/photos/van-o/sets/72157602611533258/"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;http://www.flickr.com/photos/van-o/sets/72157602611533258/&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Date un'occhiata!&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-6721882007022010098?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/6721882007022010098/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=6721882007022010098' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/6721882007022010098'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/6721882007022010098'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2011/05/album-del-viaggio.html' title='Album del viaggio'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-1432784202170293673</id><published>2009-03-20T05:06:00.005Z</published><updated>2009-03-20T05:29:20.332Z</updated><title type='text'>Resoconto di 3 mesi australiani</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;ovvero, &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;come guadagnarsi il viaggio di ritorno verso l'Italia con 3 mesi di lavoro in Australia&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Quello che e' successo&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Australia, dicembre 2008 - fine marzo 2009: ho come unico obiettivo la raccolta di fondi per il proseguimento del viaggio. Quindi: lavoro, lavoro, lavoro.&lt;br /&gt;Non ho molto tempo a disposizione. L'opzione piu' rapida sembra essere l'impiego in una fattoria nella raccolta di frutta. Mi rimetto in contatto con Niko, un ragazzo tedesco conosciuto mesi prima a Melbourne e lo scopro al lavoro come raccoglitore di pomodori a Childers, in Queensland, 300km a nord di Brisbane.&lt;br /&gt;Da Sydney, dove ho passato una settimana a cazzeggiare, mi sposto quindi nella immensa provincia australiana, tra canne di zucchero, aranceti e piantagioni di ananas e avocado. Childers e' un piccolo paese di 3000 anime. Qui sono tutti piu' o meno impiegati nell'industria agricola. A vari livelli, sono tutti contadini.&lt;br /&gt;Niko mi aspetta alla fermata del pullman - presso il distributore della Shell - e mi porta col suo sgangherato campervan Mazda al Childers Central Caravan Park, piu' che un campeggio, un accampamento. Io e Niko, una coppia di giovani tedeschi e un ragazzo giapponese siamo gli unici "work &amp;amp; holidayers" stanziati qui; gli altri sono australiani all'ultimo livello della scala sociale: reietti, ex-tossici, alcolizzati, semi-vagabondi che campano grazie ad aiuti statali e saltuari lavori nei campi. C'e' anche un piccolo gruppo di stranieri che, a causa della barriera linguistica, non trova altro lavoro se non quello agricolo: nepalesi e coreani, che vivono praticamente segregati nelle loro roulotte.&lt;br /&gt;Io dormo con Niko all'interno del suo camper; anche gli altri tedeschi stanno in un van mentre Ryo, il giapponese, dorme in tenda. Ci siamo piazzati intorno all'area cucina del campeggio: 4 bruciatori a gas, un tavolo di legno e un vecchio frigo coperti da un tetto in lamiera. E' la nostra zona. Gli australiani vivono e cucinano all'interno delle loro roulotte.&lt;br /&gt;Il campeggio e' economico: pago l'equivalente di 30 euro alla settimana; in compenso i servizi hanno visto giorni migliori: i cestini traboccano di rifiuti, i bagni sono tristemente ammuffiti e nell'area della raccolta differenziata un mucchio di lattine di birra sta assumendo dimensioni piramidali.&lt;br /&gt;Non ci metto molto a capire che il campeggio e' uno dei disonori di Childers: un mini Bronx ai margini del paese, visitato a giorni alterni da una pattuglia della polizia locale. Se fossimo in Italia, sarebbe come l'accampamento degli zingari. L'altro disonore e' un rogo che nel 2000 ha distrutto l'unico ostello del paese e ucciso 10 giovani viaggiatori. Un incendio doloso che ha lasciato una profonda ferita in questo piccolo centro provinciale. Passeggiando per la strada principale, fiancheggiata da graziose case in legno datate inizio Novecento, si respira un'aria di diffidenza. Forse gli stranieri, qui, non sono proprio bemvenuti. Finora, in nessuna parte del mondo, se non a Childers mi e' capitato di sentire un "go home!" urlato dal finestrino di una macchina in corsa. Senonche' al campeggio mi sento benvoluto e dopo una settimana esatta anche per me scatta l'ora del lavoro nei campi. La sveglia e' puntata alle 4,15. Alle 5 comincia il lavoro in fattoria che si protrae fino alle 13,30 quando brutali temperature rendono il lavoro fisico insopportabile. Il pomeriggio e', letteralmente, sonnolento; alla cena, consumata non oltre le 19, seguono un paio di birre conviviali e la giornata si spegne, definitivamente, intorno alle 21.30&lt;br /&gt;A Childers passo Natale e Capodanno 2008-09, occasioni nelle quali si e' cercato di compensare la dura vita agricola con ricche cene e abbondanza di birra. Avendo lavorato anche il 31 dicembre la veglia e' stata per molti cosa assai breve. Provati da una bevuta pomeridiana di birre doppio malto, Ryo alza bandiera bianca poco dopo le 20, Niko si ritira alle 22 mentre io, per pura cocciutaggine, riesco a tirare fino a mezzanotte e mezza. L'ultimo giorno dell'anno e' stato caratterizzato da una rissa, nel corso del pomeriggio, che ha visto l'intervento delle forze dell'ordine locali con ben 2 volanti. Un nerboruto neozelandese si accaniva violentemente su qualsiasi cosa gli capitasse a tiro. Il nuovo anno non e' iniziato diversamente. La mia doccia mattutina e' stata ritardata da una enorme vomitata che ha occluso lo scarico e costretto la povera signora delle pulizie ad un intervento forzato con la Vaporella.&lt;br /&gt;Con il passare dei giorni cio' che sembra strano diventa normale e si familiarizza con questo posto. Carrie, un 54enne australiano provato dagli anni, ci intrattiene con le sue storie di vita: dice di essere in pensione, spaccia marjuana in campeggio e non beve meno di 30 lattine di birra al giorno. Come lui, il campeggio e' pieno di gente particolare. Larry - che deve essere intorno ai 35 anni - fuma bong per tutto il giorno, tossisce, impreca e quando lo vedo mangiare consuma solo bacon: e' ridotto ad uno stecco. Poi c'e' Steve, dai lunghi capelli biondi e con i denti anneriti che, guardandoti con una birra in mano, dice di avere 2 figli: non ha ancora 30 anni; poi c'e' un tipo che ascolta musica death-metal a palla mentre lancia violentemente oggetti contro i muri in lamiera della sua roulotte; e c'e' la ragazza tatuata e senza denti insieme ad un uomo che non si capisce se sia suo padre o il suo compagno; e infine c'e' la roulotte con la TV sempre accesa, giorno e notte, 24 ore su 24, dove una sera, sbiarciando dalla porta aperta ho visto un ragazzo che dormiva collassato sul tavolo, supino, con un braccio a penzoloni e il pavimento disseminato di lattine vuote.&lt;br /&gt;Childers e' un paese senza fronzoli, selvatico, dove le formiche ti mangiucchiano le gambe e la terra rossa ti si attacca alla pelle; dove alla mattina si lavora nei campi, al pomeriggio si beve e alla sera si fa a botte al pub; dove probabilmente non e' cambiato molto dalla data di fondazione a inizio Novecento. Mi stavo gia' preparando a passare un paio di mesi in questa cornice rurale quando, al termine di un turno di lavoro, ci hanno comunicato che avrebbero sostituito il nostro gruppo di lavoro. Si, il mio, e quello di Nico, di Ryo, di Andy e di Nina. In quello stesso istante tutto ha perso il suo significato; niente aveva piu' senso: l'infame impiego a strappare erbaccie sotto il sole per 8 ore, Childers, il campeggio, la provincia australiana, dormire rannicchiato in un camper accanto a Nico, i week-end a pescare. Anche la birra aveva perso il suo sapore. Era giunto il tempo di cambiare. Erano passate solo 2 settimane.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;La prossima mossa&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Puntare a nord o tornare verso sud? Nord significa Rockhampton e un possibile impiego in un mattatoio in quella che viene chiamata "the beef capital of Australia". A sud invece c'e' Hervey Bay, 50mila abitanti e punto di partenza verso l'isola sabbiosa piu' grande al mondo: Fraser Island. Dalla "Bay" come la chiamano i locals, transitano ogni anno oltre 1 milione e mezzo di turisti. Decido che la prospettiva di un lavoro nel settore turistico e' migliore di quella nell'industria della macellazione.&lt;br /&gt;A volte in Australia le cose succedono in fretta e la cosa e' particolarmente gradevole se si tratta di lavoro. Arrivato a Hervey Bay nel primo pomeriggio di un giovedi di inizio gennaio, passo il resto della giornata a cercare lavoro negli ostelli; da ultimo, non potendolo visitare direttamente, telefono all'unico ostello su Fraser Island. Venerdi mattina ricevo una risposta affermativa da Fraser e sabato sono gia' sull'isola pronto ad iniziare come aiuto-cuoco al Fraser Island Backpackers.&lt;br /&gt;Penso che per chi non ci sia mai stato, Fraser Island sia difficile da immaginare. E' lunga 120 kilometri, larga oltre 20, e composta unicamente di sabbia. E' ricoperta da una densa vegetazione, fatta di erba e cespugli lungo le coste, che si trasforma in foresta sub-tropicale man mano che ci si sposta verso l'interno dell'isola dove, insieme a maestosi pini di oltre 60metri, si cela una caratteristica unica al mondo: laghi di acqua dolce, alcuni incredibilmente cristallini, circondati da dune di sabbia bianchissima. Fraser Island e' chiamata dagli aborigeni K'Gari, che significa Paradise Island e non si fatica a capire il perche': l'abbondanza di acqua dolce e potabile, poiche' filtrata dagli strati di sabbia, e' incredibile; la natura e' splendida, selvaggia, incontaminata. I primi bianchi arrivati sull'isola hanno cercato di sfruttarne le risorse, soprattutto il prezioso legno, ma il terreno sabbioso rendeva difficile il trasporto degli enormi alberi abbattuti. Cosi l'isola e' rimasta in gran parte intatta e scarsamente popolata; poco meno di 500 persone hanno deciso di farne la propria casa.&lt;br /&gt;Io sto a Happy Valley, una trentina di case a pochi passi dal mare, nascoste da una fila di dune. C'e' un piccolo negozio, due pompe di benzina, un ristorante, un telefono pubblico e una cassetta per la posta; tutto all'interno del resort dove lavoro. Il perimetro di Happy Valley e' interamente recintato, per difenderla da una delle insidie dell'isola: i dingo che, grazie all'assenza di cani su Fraser Island, sono tra i piu' puri d'Australia. Non che sia un animale particolarmente minaccioso, ma va comunque tenuto d'occhio perche' puo' diventare aggressivo se e' alla ricerca di cibo; una decina di anni fa un dingo ha attaccato e ucciso un bambino.&lt;br /&gt;Fraser Island e' l'essenza della vita all'aria aperta: si campeggia sulla spiaggia, si pesca, si circola in 4x4 su strade di sabbia e si fa il bagno in torrenti d'acqua dolce. Qui tutto mi sembra grande: le lurcetole, i ragni, gli alberi, le onde del mare. Gia'; il mare. Le sue acque sono off-limits a causa di meduse, correnti maligne e squali. E' una strana sensazione, quella di averlo cosi vicino, di sentirlo sempre presente, anche di notte, quando solo in camera tua, a 200 metri dalla spiaggia, lo senti rombare in lontananza; quella di poter correre sulla sua spiaggia ma di non poterci entrare, di far parte di esso; come una forza troppo intensa per essere dominata.&lt;br /&gt;Pur non avendo mai lavorato in una cucina riesco, nel giro di un paio di giornate, a prendere in mano la situazione. Quotidianamente, a pranzo, ci sono fino a 80 bocche da sfamare e io mi occupo della preparazione di un buffet freddo composto da svariate insalate, affettati, pollo arrosto e frutta. Insomma, un sacco di roba da tagliare ma, nel compenso, è una attivita' fattibile e le serate sono più leggere: a parte il fine-settimana, non c'è mai troppa gente. Oltre a cucinare, faccio anche i piatti e pulisco la cucina alla fine del servizio; a volte lavoro fino a quasi 12 ore al giorno!&lt;br /&gt;Dopo la cucina, dopo il lavoro, c'e' Fraser Island e la sua natura selvaggia: una spiaggia, pressoche' deserta, sulla quale correre; un torrente d'acqua dolce nel quale fare il bagno; il relitto arrugginito di una nave, naufragata oltre settant'anni fa. Insieme ad una stanza singola e alla TV satellitare mi sento veramente su Paradise Island e ho la sensazione di diventare isolano, uno "del posto".&lt;br /&gt;Passo 2 mesi interi a Fraser, tra giornate di lavoro e serate tranquille davanti all TV, talvolta intervallate da notti un poco piu' animate quando, insieme ai colleghi, spulcio tra le 20mile canzoni del jukebox del bar a cercare il perfetto mix festaiolo; pian piano si finisce tutti dietro al bancone del bar dove la birra scorre "libera" dalle spine. Notti di trasgressione che lasciano il segno: la cuoca e il suo ragazzo - il gestore del bar - litigano e si lasciano al termine di una serata alcolica: lei abbandona l'isola mentre lui viene licenziato, forse a causa dello spropositato consumo di free-drinks. La gestione del resort interviene; è pugno di ferro: nuova manager per il bar, niente piu' crediti per il jukebox, stop ai free-drink. L'abbacchiato personale si ritira quindi nei propri "quartieri" dove vengono organizzati periodici festini a base di alcol, importato a prezzi modici dalla terraferma, e TV con volume a palla sintonizzata su MTV. Basta poco per divertirsi; ma non toglieteci la "brocca della felicita'": un boccale da un litro, riempito con fondi di bottiglia (vodka, whisky, ecc), gassosa e manciate di ghiaccio, cosi denominato in onore di Happy Valley, da alzare al cielo, sotto una notte carica di stelle, come fosse la coppa del mondo!&lt;br /&gt;Nei miei ultimi giorni su Fraser c'e' stata pure la minaccia di un ciclone tropicale, che si stava per abbattare sull'isola. Hamish (denominato in questo modo dai meteorologi australiani) ha risparmiato Fraser e si e' ridotto a spazzarla con forti venti che hanno costretto comunque a chiudere l'isola ai turisti per quasi una settimana. Il mare ingrossato si e' spinto fino alle dune, cancellando la spiaggia che, in condizioni normali, e' larga una cinquantina di metri. Me ne sono andato cosi, da un'isola semi-deserta, con il cielo grigio e il mare in burrasca; con le scarpe piene di sabbia, lasciatami in eredita' dall'isola sabbiosa piu' grande al mondo.&lt;br /&gt;Di nuovo sulla terraferma non mi restano che 7 giorni in Australia; per trasferire i fondi, chiudere il conto corrente, fare la dichiarazione dei redditi e sperare in un rimborso delle tasse.&lt;br /&gt;Poi sara' di nuovo Asia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Quello che sara'&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Penso che a questo punto sia veramente giunto il momento di porre la parola fine a questo blog, che ha raccontato la storia del mio viaggio da Mosca a Melbourne e oltre. Nei prossimi 5 mesi saro' di nuovo sulla strada: viaggiero' dall' Australia all' Italia passando per Malesia, Indonesia, Thailandia, India, Pakistan, Iran e Turchia. Se tutto procede bene, dovrei arrivare in Lombardia nell'ultima settimana di agosto. Oltre a viaggiare non ho ancora deciso cosa faro' nel corso di questo periodo. Sento di avere ancora voglia di scrivere un poco e a tal proposito ho creato il blog &lt;em&gt;&lt;a href="http://postochevai.blogspot.com/"&gt;posto che vai &lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;L'idea e' quella di raccontare il paese nel quale sto viaggiando con notizie, curiosita', aneddoti. Forse scrivero' di meno e cerchero' di inserire un maggior numero di foto e video (connessioni internet permettendo). Sara' quindi meno "diario di viaggio" e piu' "documentario".&lt;br /&gt;Vi invito a selezionarlo tra i vosti siti preferiti e... continuate a seguirmi!&lt;br /&gt;Grazie e ciao&lt;br /&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-1432784202170293673?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/1432784202170293673/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=1432784202170293673' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/1432784202170293673'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/1432784202170293673'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2009/03/resoconto-di-3-mesi-australiani.html' title='Resoconto di 3 mesi australiani'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-3582810402753350181</id><published>2008-12-03T15:59:00.004Z</published><updated>2008-12-03T16:06:39.165Z</updated><title type='text'>Si chiude un capitolo</title><content type='html'>&lt;span style=";font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;Non lasciatevi ingannare dalla data. Anche se il post è datato 3 dicembre, la narrazione del viaggio è ferma al primo fine settimana di ottobre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lorenzo è partito, destinazione Sydney. Io mi fermo a Melbourne, a riorganizzare idee e cercare un lavoretto. Sabato scorso abbiamo festeggiato, con una lunga notte, la fine del nostro viaggio in auto da Perth a Melbourne: birre al pub nel tardo pomeriggio, una cena a base di specialità thailandesi, la notte in discoteca e l’alba al Revolver, un locale storico di Melbourne che da venerdi sera a lunedì mattina è sempre aperto. Per molti clubbers questa è “l’ultima spiaggia”.&lt;br /&gt;A Melbourne è primavera, tira un sacco di vento, il cielo è coperto, gli scrosci d’acqua sono frequenti ed è periodo di corse ippiche. La città è animata, interessante, con una scena culturale e musicale vivacissima. Dal mio ostello, ricavato da un vecchio convento, posso raggiungere a piedi Brunswick Street, nel quartiere di Fitzroy, dove si concentrano numerosi pub e locali di musica live. Qui il ritmo, soprattutto nei fine settimana, si spinge fino ai marciapiedi, dove hanno luogo concerti improvvisati.&lt;br /&gt;Ben presto ho anche trovato un lavoro: per due settimane monterò tendoni e gazebo all’ippodromo di Geelong, una città 80km a ovest di Melbourne.&lt;br /&gt;Arrivo a Melbourne… lascio Melbourne. Chiudo un capitolo. Il viaggio da Mosca a Melbourne, la lunga traversata asiatica via terra dalla Russia all’Australia, è terminata. Il vento che aveva gonfiato le vele ha smesso di soffiare. La nave è in porto, ormeggiata. Salperà ancora?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3 dicembre 2008, Villa d’Adda, Italia.&lt;br /&gt;Sono tornato a casa da alcuni giorni. Riabbraccio famiglia e amici; tante emozioni, vecchie e nuove. Ho deciso di ripartire: dal treno del viaggio, una volta messo in moto, è difficile scendere.&lt;br /&gt;Torno in Australia; voglio passare ancora un po’ di tempo nel selvaggio outback e confrontarmi con i suoi spazi sterminati, le asprezze, il clima torrido, le mosche intollerabili e venire ripagato da tramonti che infiammano l’orizzonte e albe che sanno di rinascita. Sarà un periodo di lavoro, prima di ripartire per l’Asia dove la rotta verso l’Europa mi porterà a rivedere Paesi amati (Indonesia) e ad esplorare nuovi territori (Iran).&lt;br /&gt;Tra poco sarò nuovamente in viaggio.&lt;br /&gt;René&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-3582810402753350181?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/3582810402753350181/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=3582810402753350181' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/3582810402753350181'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/3582810402753350181'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2008/12/si-chiude-un-capitolo.html' title='Si chiude un capitolo'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-4278368763992402530</id><published>2008-11-18T07:05:00.001Z</published><updated>2008-11-18T07:21:42.325Z</updated><title type='text'>In auto fino a Melbourne</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;La macchina di Lorenzo e' una Mitsubishi Magna. Una berlina bianca con il bagagliaio e i sedili posteriori strapieni di roba; l'assetto, di conseguenza, e' molto ribassato. Gli ammortizzatori, mi spiega Lorenzo, hanno da tempo smesso di fare il loro lavoro. Ogni buca, ogni avvallamento della strada, e' una botta secca. L'acquisto dell'auto a Darwin e' stato un affarone: 1200 dollari australiani; difficile trovare qualcosa a meno. Il mezzo deve arrivare fino a Sydney e ce la fara'. Lorenzo ne e' convinto. Lo sono anche io.&lt;br /&gt;Il primo tratto del viaggio ci porta a sud di Perth, nella zona di Margaret River, nota per la produzione di vino e le onde da surf. Viaggiamo veloci e piu' di una degustazione non ci scappa. Nel corso della prima notte facciamo conoscenza con quella che sara' una costante del nostro viaggio: la pioggia.&lt;br /&gt;L'indomani e' il giorno delle scalate: su per il faro di Augusta, sulla punta sud-ovest dell'Australia, dove l'Oceano Indiano incontra il Southern Ocean; e gli alberi giganteschi di Pemberton (i karri), spazzati dal vento. Quest'ultima, e' una ascesa da brivido; una scala a chiocciola, ottenuta piantando dei tondini di ferro nella corteccia degli alberi, permette di raggiungere una piattaforma di osservazione a 60 metri, sulla cima dell'albero che, il vento, fa oscillare paurosamente. Confesso che mi tremavano le gambe.&lt;br /&gt;Continuiamo a seguire la linea della costa, rincorsi dalla pioggia. Ora siamo a Esperance, che si vanta di avere le spiaggie piu' belle dell'Australia. Le ho viste al mattino, con una tazza di the in mano mentre un timido sole cercava di farsi strada tra le nuvole ed il mare increspato spumeggiava sulla spiaggia di sabbia bianca. Non ho ancora visto abbastanza dell'Australia per decretare che questi siano i litorali piu' belli. Intanto ne faccio un'istantanea mentale.&lt;br /&gt;La traversata da ovest a est ci porta poi sui lunghissimi rettilinei del Nullarbor Plain: la piana senza alberi; un deserto di cespugli rinsecchiti, sabbia e polvere. Qui si trova il tratto di strada senza curve piu' lungo dell'Australia: 146km. Un cartello ci ammonisce di fare attenzione a canguri, cammelli e wombats. Non ne vedremo. Ci accorgiamo invece dell'innalzamento del prezzo della benzina. Dagli 1,40 dollari di Perth siamo gia' passati agli 1,90 e passa. Per migliaia di km non incontriamo paesi ma solo roadhouses a un centinaio di km l'una dall'altra. Ci si ferma per il rabbocco di benzina, una pisciata e, se si e' in vena di spese, un gelato.&lt;br /&gt;La costa sud dell'Australia e', per lunghi tratti, una spettacolare scogliera. Qui, nella stagione giusta, si avvistano le balene con i loro piccoli intenti a farsi i "muscoli" prima della grande traversata verso i mari dell'Antartide. Si vedono a occhio nudo, dalla costa, perche' sono proprio li vicino, ad una cinquantina di metri da te.&lt;br /&gt;Poi, con uno stacco netto, le alte scogliere lasciano il poste a delle enormi dune di sabbia dorata dalle dimensioni sahariane. Io e Lorenzo prima le scaliamo e poi ci mettiamo a tirare calci volanti saltando da una parte all'altra della cresta. In cima ad una duna di sabbia tutti torniamo per un attimo bambini.&lt;br /&gt;Al passaggio di Stato - dal West al South Australia - consegniamo alcune cipolle e una manciata di aglio: leggi di quarantena vietano infatti l'introduzione di frutta e verdura.&lt;br /&gt;Sulla penisola di Eyre dirotto Lorenzo verso l'unica colonia di leoni marini del continente australe (le altre colonie sono su isole al largo della costa). Giungiamo al posto dopo kilometri e kilometri di strada sterrata. Povera Mitsubishi, messa a dura prova dall'impervio terreno; ma al parcheggio lei e' a testa alta, unica tra un esercito di jeep 4x4. Questa giornata si conclude con l'accampamento piu' scenico del viaggio: siamo in cima ad una collina, con vista su un braccio di mare, le luci di Port Augusta che si perdono in lontananza, a ridosso della cresta di cime delle montagnose Flinders Ranges .&lt;br /&gt;Una mezza giornata di guida e siamo gia' ad Adelaide. Qui cambiamo una gomma (la traversata del Nullarbor Plain ha lasciato il segno) ed esploriamo la vicina regione vinicola della Barossa Valley, la piu' antica e famosa dell'Australia. In breve tempo visitiamo 4 cantine e degustiamo 24 vini. Dire che siamo euforici e' poco. D'un tratto le colline della Barossa ci sembrano quelle del Chianti e le australiane che incrociamo improvvisamente tutte fighe. E' l'effetto del vino su due che sono stati troppo a lungo lontani dall'Italia.&lt;br /&gt;Dalle stelle alle stalle. L'accampamento notturno al parco nazionale di Coorong e' bestiale. Siamo su una fetta di terreno a ridosso di una laguna. Oltre le acque solo una fila di dune e poi il mare. Il posto e' infestato da insetti e zanzare. Siamo costretti a montare la parte interna della tenda (la zanzariera) e a nasconderci dentro per cucinare e mangiare. Roba da contorsionisti.&lt;br /&gt;Prima di arrivare nello stato di Victoria e spostare le lancette dell'orologio avanti di mezz'ora, facciamo una foto ricordo sotto l'aragosta gigante (una statua) di Kingston. Una delle tante pacchianate turistiche nelle quali ti puoi imbattere in Australia (c'e' anche il Koala gigante, la banana gigante, l'ananas gigante, la carrucola gigante... continua...).&lt;br /&gt;Abbiamo viaggiato soli per una decina di giorni, nelle enormi distese australiane, nel vuoto, lungo sterminati rettilinei, a salutare ogni macchina che incrociavamo. Noi, con solo vento, pioggia e polvere a farci compagnia. Ora, con Melbourne alle porte, abbiamo tanta gente intorno e ci sembra strano. Ai 12 Apostoli c'e' un andirivieni continuo. I possenti faraglioni si trovano lungo una delle maggiori attrazioni turistiche del Paese: la Great Ocean Road. Di Apostoli ne saranno rimasti ormai solo sette o otto, sempre spettacolari, costantemente flagellati dalle onde, precari, sul punto di crollare, da un momento all'altro. I display informativi del Visitor Center gia' lo dicono: un giorno non ci sara' piu' nessuno dei 12 Apostoli. Quel giorno l'ufficio marketing dell'ente turistico australiano annuncera' che gli Apostoli sono risorti altrove, magari lungo le coste inesplorate del Western Australia o a pochi passi da Sydney. Geni della promozione. E la gente abbocca; in massa.&lt;br /&gt;4 ottobre 2008. Una Mitsubishi Magna bianca, insieme a tante altre auto percorre l'autostrada da Geelong a Melbourne. Meno 80, meno 50, meno 30 kilometri. Piove, c'e' nuvoloso e fa freddo. La skyline di Melbourne sbuca dalla foschia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Una volta in citta' ci stabiliamo in un campeggio nel quartiere periferico di Coburg.&lt;br /&gt;Sono arrivato a Melbourne, dopo quasi 15 mesi di viaggio, ma non e' ancora tempo di tirare conclusioni.&lt;br /&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-4278368763992402530?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/4278368763992402530/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=4278368763992402530' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/4278368763992402530'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/4278368763992402530'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2008/11/in-auto-fino-melbourne.html' title='In auto fino a Melbourne'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-8609581053010371901</id><published>2008-11-05T06:58:00.002Z</published><updated>2008-11-05T07:00:39.396Z</updated><title type='text'>A Perth e Freemantle</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Perchè Perth non mi impressiona? E' una città molto nuova. C'è un centro relativamente compatto fatto di grattacieli ed edifici commerciali con due strade pedonali sulle quali si affacciano i negozi. A piedi si gira il tutto in un' ora e gli edifici “storici”, quelli con piu' di 100 anni si devono cercare con molta attenzione. Sono stato una volta in centro di notte, al cinema: la sala era mezza vuota e le strade, di giorno affollate di colletti bianchi, erano deserte. Le serate, ho poi capito, non si passano qui ma a Northbridge, una breve passeggiata dal centro, dove c'e' un'alta concentrazione di ristoranti e pub giganteschi. Le licenze per la vendita di alcolici sono infatti molto care nello Stato del Western Australia e ciò spiega le dimensioni dei locali: piu' gente ci sta dentro, piu' drink si vendono. Oltre i confini del centro e di Northbridge si estende il resto della citta': una successione di villette unifamigliari con giardino, centri commerciali, impianti sportivi e parchi. Nel complesso, parecchio impersonale. Tenendo conto che a Perth vivono alcuni milioni di abitanti la cosa fa si che la citta' si espanda su una superficie impressionante, mettendo in mostra quello che è il lifestyle dell' australiano medio: casa, giardino, barbeque, pick-up e, se le finanze lo permettono, barca.&lt;br /&gt;A Perth mi congedo da Arthur, che riprende il viaggio in macchina verso Sydney, e mi vedo con Andrea, un amico di Como, che lavora da alcuni mesi alla University of Western Australia. Un incontro molto gradito! Posso pernottare nel soggiorno del suo appartamento e mi godo un po' di privacy dopo settimane di vita d'ostello. Passiamo serate a chiaccherare, cucinare, bere birra e vino rosso. Si tirano facilmente le ore piccole, noi, gli unici a tenere la luce accesa in una citta' che va a letto presto e si sveglia alle 5 di mattina per fare jogging. Perth, mi spiega Andrea, e' cosi: grande, efficiente ma ancora molto provinciale. Cosi alla sera, in cerca di un po' di movimento, andiamo a Freemantle, una cittadina ormai inglobata da Perth, sul mare, a 30 minuti buoni di treno dal centro. Qui si respira un'aria piu' libertina, aperta e creativa, data dal fatto di essere centro portuale e casa di artisti e spiriti liberi. A Freemantle inoltre c'e' il birrificio della Little Creatures, che produce birre di ottima qualita'. Accanto allo stabilimento hanno costruito una grande dining hall dall' accattivante aspetto industriale. Oltre enormi vetrate si ha l'impressione di poter quasi toccare le luccicanti cisterne e le tubature che processano il liquido ambrato.&lt;br /&gt;Con Andrea passo una settimana intera prima di stabilirmi a Freemantle e tornare alla vita, spersonalizzata, dell'ostello. Una scelta dettata, oltre alla vicinanza del birrificio, dalla maggiore personalita' del posto rispetto alla sensazioni anonime, piatte, percepite a Perth. Snocciolo così le giornate di un'altra settimana, tra librerie, cappuccini e DVD all'ostello. L'esperienza piu' attiva che mi concedo e' una gita in barca di 2 ore ad avvistare balene. È bello vederle così da vicino, a breve distanza dallo scafo, anche se i basculamenti causati da un mare capriccioso danno filo da torcere al mio stomaco. La cosa mi indispone al punto da non riuscire a scattare foto. Un peccato.&lt;br /&gt;Finalmente arriva Lorenzo, conosciuto a Darwin alcuni mesi fa, che, con la sua macchina, si e' appena sparato tutta la West Coast. Con lui mi appresto a coprire l'ultima tratta del mio viaggio; la meta, Melbourne, e' ormai in vista.&lt;br /&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-8609581053010371901?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/8609581053010371901/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=8609581053010371901' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/8609581053010371901'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/8609581053010371901'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2008/11/perth-e-freemantle.html' title='A Perth e Freemantle'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-1327808886028100103</id><published>2008-10-28T01:40:00.002Z</published><updated>2008-10-28T01:43:07.517Z</updated><title type='text'>Lungo la West Coast</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;A Broome, di fronte ad un paio di birre, saluto Rusty, l'amico australiano che mi ha aiutato a trovare il lavoro nelle Kimberley. Sono pronto ad aggregarmi ad un ragazzo israeliano, Arthur, che sta viaggiando verso Perth. Partiamo a fine agosto sulla sua Ford Fairmont bianca stracarica di roba; una station wagon degli anni 90 in ottime condizioni.&lt;br /&gt;Con Broome alle spalle e una decina di kilometri percorsi siamo gia' in mezzo all'outback, l'Australia selvaggia, deserta: niente radio, il cellulare che non prende, poche auto e distese di cespugli e terra rossa a perdita d'occhio. La strada segue la linea della costa e si trova a pochi kilometri dal mare, ma e' una certezza che ci e' data unicamente dalla cartina; intorno a noi il paesaggio e' monotono, la strada e' dritta e di acqua non se ne vede. Per raggiungere la spettacolare e lunghissima &lt;em&gt;Eighty Mile Beach&lt;/em&gt; bisogna lasciare la highway e percorrere alcuni kilometri di strada sterrata. La spiaggia di sabbia bianca e' popolata solo da uccelli e alcuni pescatori. Scatto qualche foto e raccolgo una conchiglia ricordo di una delle spiaggie piu' lunghe al mondo.&lt;br /&gt;Port Hedland, il prossimo centro abitato (sui 15mila abitanti), si trova a 600km da Broome. Qui ci fermiamo solo per fare provviste e benzina. Lasciamo infatti la costa per raggiungere il Karijini National Park che, personalmente, considero il paesaggio australiano per antonomasia. Passiamo due giorni a camminare tra stretti canyon rocciosi, torrenti, cascatelle ed eucalipti. Alla sera, il sole in tramonto esaspera drammaticamente il colore rosso delle roccie e pennella di viola alte nuvole stratiformi; un crepuscolo da fine del mondo. Dopo il piattume della costa gli altopiani del Karijini con i suoi imprevedibili torrenti, le strette e profonde ferite scavate dall'acqua, i punti panoramici, i precipizi verticali e le spettacolari dimensioni e colori della roccia sono un piacere per gli occhi. La terra australiana ci avvolge e si incastra in uno dei nostri pneumatici, lacerandolo. Il successivo acquisto di una nuova ruota a Tom Price, nel profondo West, non si rivela un'operazione economica.&lt;br /&gt;Dall'entroterra ritorniamo verso la costa e facciamo tappa ad Exmouth un luogo significativo per la sua posizione: e' dove la costa, dopo essersi snodata a ovest di Broome, "vira" decisa verso sud e Perth. A Exmouth inizia il Ningaloo Reef, la barriera corallina della West Coast, decisamente piu´piccola di quella “Grande” lungo la costa orientale ma sicuramente piu´accessibile; bastano un paio di pinne e un boccaglio. I coralli si trovano infatti ad un centinaio di metri dalla spiaggia. Unico inconveniente – e non da poco – le dispettose correnti sottomarine che generano un pericoloso effetto risucchio impedendo, talvolta, il ritorno alla battigia. Oltre al Reef il posto si distingue per una base navale e una selva di radio antenne statunitensi.&lt;br /&gt;Poco lontano dalla cittadina e dalle radiazioni una piccola collina ospita un grazioso faro. Al tramonto, da questa altura, scorgiamo enormi megattere in migrazione. Stanno ritornando con la prole verso i mari dell´Antartide dopo essersi riprodotte al largo della costa nord occidentale dell´Australia. Con un po´ di fortuna, oltre alle pinne e agli sboffi delle balene, si puo´ scorgere qualche salto (che giustifica la loro denominazione inglese di humpback whales).&lt;br /&gt;Exmouth mi da un po´ la sensazione di “fine del mondo”, ultimo bastione colonizzato, oltre al quale non c´e´ piu` nulla. Sensazione data dal fatto di trovarsi all´estremo settentrionale di una stretta penisola con niente intorno se non l´immenso vuoto australiano. Da qui ci spostiamo a sud di oltre 700 km fino a raggiungere Shark Bay e Monkey Mia. Un`altra zona sperduta, dal nome inquietante e ricca di fauna acquatica: squali - ovviamente - delfini e dugongs che, alimentandosi delle enormi distese sottomarine di alghe, vengono ribattezzati le “vacche del mare”. Monkey Mia e´ famosa perche´ lungo le coste di questa baia puntualmente, ogni mattina e da oltre 30 anni viene in visita un gruppo di delfini. La cosa ha giustificato la nascita di un resort sulla famosa spiaggia e i delfini vengono ora nutriti da un gruppo di ranger tre volte al giorno. Secondo alcuni una pratica scorretta ma va pur considerato che il turista che si spara migliaia di km per raggiungere questo posto unicamente per scorgere da vicino i delfini, una volta arrivato... li vuole poi vedere!&lt;br /&gt;Continuando il viaggio verso sud la vegetazione brulla e semidesertica dell´ outback lascia progressivamente posto a pascoli, campi e boschi. In Australia e´ primavera e i dintorni di Kalbarri sono vivacizzati dalle molteplici colorazioni dei fiori selvatici. Distese colorate a perdita d´occhio. Un paradiso per gli appassionati.&lt;br /&gt;Kalbarri e´ a un giorno di macchina da Perth e la cosa si percepisce passeggiando per le strade di questa cittadina. Una graziosa localita´ di villeggiatura animata dai vacanzieri del fine settimana che, dopo avere passato una giornata di pesca d`altura, riempiono ristoranti e bar. A nord e a sud del paese la costa e´caratterizzata da alte scogliere, modellate dalla furia di vento e acqua. Kalbarri e` l´ultimo posto dove si respira la tranquilla, indolente aria della cittadina di provincia, prima di arrivare a Perth, la metropoli dove risiede l´85% della popolazione dello stato del Western Australia.&lt;br /&gt;Lungo la strada ci fermiamo una ultima volta per vedere il Pinnacle Desert, cosi chiamato per via delle roccie monolitiche che, a centinaia, spuntano dalla sabbia poco lontano dal mare. Un posto misterioso e interessante e, come molte delle attrazioni australiane, facilmente accessibile in macchina: si puo` persino fare lo slalom tra i pinnacoli.&lt;br /&gt;A 12 giorni di distanza da Broome ecco comparire all`orizzonte la skyline di Perth: i grattacieli della CBD, il &lt;em&gt;Central Business District&lt;/em&gt;. Per la prima volta dopo mesi vedo tante auto tutte insieme, traffico, persone che affollano marciapiedi. Perth è la prima citta' con milioni di abitanti che visito in Australia e la prima impressione non e´ entusiasmante.&lt;br /&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-1327808886028100103?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/1327808886028100103/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=1327808886028100103' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/1327808886028100103'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/1327808886028100103'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2008/10/lungo-la-west-coast.html' title='Lungo la West Coast'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-7661502531473279527</id><published>2008-10-22T04:47:00.001+01:00</published><updated>2008-10-22T04:50:25.511+01:00</updated><title type='text'>Di ritorno a Broome</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;I giorni passano. Volano. Sei settimane trascorrono in fretta. E' il 22 agosto e ho lavorato per 35 giorni, circondato dall' immenso bush. Spesso ho sentito il bisogno di muovermi, di esplorare quello che mi sta intorno; di impulso sarei partito a piedi, inseguendo l'orizzonte, con la voglia di scoprire cosa si trova oltre quella collina, al termine di quella radura o cosa nasconde quel gruppo di roccie. Un viaggio impossibile, folle, che sarebbe terminato presto per mancanza di cibo o acqua. Solo fantasie della mente, innescate dall'isolamento del luogo.&lt;br /&gt;Ora mi appresto a tornare, come si suol dire, alla civilta', in un modo particolare. Dalla fattoria di Drysdale River (a 60km dal camp) mi imbarco su un piccolo aereo, atterrato da pochi minuti: sta consegnando la posta in angoli sperduti delle Kimberley. Il pilota-postino, Aron, ha 22 anni e ne dimostra 18. Mi dice che vola da 3 anni: sono nelle sue mani. L'aereo e' minuscolo: bi-elica, 8 posti e tanti pacchi da consegnare. Dopo avere lasciato Drysdale River planiamo su altre due fattorie, Doongan e Theda, sulle comunita' aborigene di Kalumburu e Oolbungurri, prima di arrivare alla cittadina di Wyndham e raggiungere la destinazione finale di Kununurra. Quattro ore di sali-scendi, vuoti d'aria, piste d'erba o di terra battuta, con una mano sul sacchetto per il mal d'aria e lo sguardo incollato al finestrino. Sotto di noi, infinite distese di terra brulla e roccia, serpentini corsi d'acqua e mandrie di bestiame: siamo i postini dell'aria. Ad ogni atterraggio scambiamo qualche parola con gli abitanti del posto, beviamo un bicchiere d'acqua, rabbochiamo carburante e poi ci congediamo, fino alla prossima consegna; Aron, in quest'area di remota Australia, lo fa gia' da due anni.&lt;br /&gt;Quando arrivo a Kununurra, con il viso candido come quello di un lenzuolo, ho l'impressione di venir travolto da una ondata di rumore. E' strano, forse improbabile, dato che mi trovo in un sonnolento paese di 6mila anime. Tuttavia il cambiamento, da nulla a molto, e' drastico. Da una tenda singola circondata da natura incontaminata, alla camerata di un ostello. Mi lascio andare a sensazioni nostalgiche, ricordando fresche albe e brucianti tramonti; stavo meglio ieri, penso, ma ho comunque voglia di viaggiare, di tornare al movimento. L'indomani sono gia' su un pullman con destinazione Broome; 13 ore e mi ritrovo dove avevo cominciato, giusto un mese e mezzo fa. Davanti a me si distende tutta la west coast e la bellezza di almeno 3mila kilometri prima di arrivare a Perth.&lt;br /&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-7661502531473279527?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/7661502531473279527/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=7661502531473279527' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/7661502531473279527'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/7661502531473279527'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2008/10/di-ritorno-broome.html' title='Di ritorno a Broome'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-2067743562484549980</id><published>2008-10-13T12:23:00.000+01:00</published><updated>2008-10-13T12:25:22.751+01:00</updated><title type='text'>Si lavora!</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Broome, west coast australiana, 15mila abitanti e una spiaggia di sabbia bianca lunga 22km, bellissima. Un tempo remoto villaggio di cercatori di perle e' ora una localita' di vacanza tra le piu' gettonate della costa. Il business della perla e' ancora florido e coinvolge allo stesso modo turisti, che visitano le zone di produzione e comprano souvenir, e popolazione locale, impiegata negli stabilimenti. Tra i backpackers che affollano gli ostelli di Broome un posto nell'industria delle perle e' molto ambito in quanto, nonostante il lavoro sia duro (14 giorni consecutivi per 7 di ferie e cosi via), la paga e' ottima: fino a 1200 dollari a settimana, si dice.&lt;br /&gt;Broome e' una cittadina impossibile da girare a piedi. Ma come - vi chiederete - con soli 15mila abitanti? Tanto per cominciare, il centro storico, che si gira in 20 minuti, e' distante 7km dalla spiaggia di Cable Beach (quella bella di sabbia bianca). Poi ce n'e' un'altra, detta Town Beach, dove si trova anche la biblioteca e un piccolo museo che sta ad un paio di km dal centro. Tutt'intorno ci sono i quartieri residenziali - estates - e zone industriali, con l'aeroporto piazzato a meta' strada tra Cable Beach e il centro. Per chi e' appiedato come me e' un macello; situazione aggravata dall'esistenza di un unico pullmann che transita ogni 30 minuti.&lt;br /&gt;A Broome e' di casa Rusty, un ragazzo australiano conosciuto in Cambogia, che per 6 mesi all' anno fa la guida nelle Kimberley: porta a spasso turisti per 13 giorni su un truck 4x4 di marca Isuzu. Lo incontro un lunedi sera; e' sbronzissimo perche' ha appena terminato un tour e si sta godendo 2 giorni di pausa. Tra una birra e l'altra riesco a spuntare un colloquio di lavoro per il mercoledi successivo: in uno dei loro campeggio stanziali (wilderness o safari camps) cercano personale.&lt;br /&gt;Il seguente incontro con Tony, uno dei responsabili della Kimberley Wilderness Adventures, piu' che un colloquio si configura come un "ti spiego quello che c'e' da fare e tu mi dici se la cosa ti interessa". Accetto e ringrazio e dopo alcuni giorni, il 14 luglio per l'esattezza, sono sul camion-frigo che trasporta, settimanalmente, i viveri nei 3 campeggi situati nelle Kimberley, a nord-est di Broome. Torno sulla Gibb River Road; torno su una strada percorsa solo poco piu' di una settimana fa, ma in senso opposto. Sono destinato all' Ungolan Wilderness Camp, presso le Mitchell Falls e poco distante dalla costa. Da Broome sono quasi 900km e 3 giorni di viaggio su strada sterrata: come un Milano-Bari, ma senza nulla in mezzo! Se mi cercate su un atlante, buona fortuna; farei prima a fornirvi le coordinare GPS e aggiungo: non ho mai viaggiato tanto per raggiungere un posto di lavoro.&lt;br /&gt;All'inizio e' dura. Devo abituarmi ai nuovi ritmi; le giornate sono sfiancanti: a giorni alterni, sveglia alle 5.15 o alle 7. Cucinare, pulire, lavare, stendere, sparecchiare... Percepisco a malapena il luogo, il paesaggio: potrei essere ovunque invece mi trovo in un posto speciale che solo da pochi anni gli australiani hanno iniziato a scoprire. Pensate che una delle zone piu' sceniche - le Bungle Bungle, cupole di roccia stratificata di differente colorazione - sono state rese note al grande pubblico solo nel 1982; e che ci siano altri tesori nascosti, soprattutto sotto forma di arte rupestre, lo sospettano in molti.&lt;br /&gt;Dopo una settimana alle Mitchell Falls vengo trasferito al Marunbabidi Camp, 200km a sud-est rispetto al precedente, nell'entroterra, in mezzo al bush. Qui passo le successive 5 settimane e le mie condizioni lavorative vanno migliorando. Il campeggio e' piccolo: conta 16 tende e puo' ospitare fino ad un massimo di 32 persone. A lavorare siamo in 4 e ce la caviamo egregiamente; le mattinate finiscono intorno alle 12, il che ci concede alcune ore di relax prima del turno serale, che solitamente va dalle 16 alle 21. Ho assimilato il ritmo di lavoro e mi godo il tempo libero: dopo avere preparato colazioni, rifatto letti, pulito gabinetti e steso la biancheria posso concedermi una nuotata nel torrente vicino al campeggio, leggere un libro o semplicemente dormire all'ombra di un albero. Scopro il bird-watching e mi diverto ad appostarmi con binocolo a scovare gli uccelli del posto: colorati pappagalli, falchi, aironi e altri volatili dagli strani nomi (Cockatoo, Kookaburra). Apprezzo la solitudine, la tranquillita' e l'isolamento di questo posto incontaminato. Niente TV, niente radio. Un telefono ci tiene collegati al mondo e ci permette una lentissima navigazione (28k) internet. Le Olimpiadi me le sono perse. Ho appreso che la Cina ha vinto il medagliere, ma era una cosa facilmente prevedibile.&lt;br /&gt;I nostri vicini di casa - una comunita' aborigena in disuso e una fattoria, a 20km di distanza - non li vedo quasi mai. Una sera uno sparo poco distante dal campeggio mi avverte che gli aborigini hanno appena fatto provviste di carne (una mucca). Qui nel bush non si va molto per il sottile; hai fame? Uccidi. Il sole e' torrido, la vegetazione arida, la natura selvaggia e le parole sono preziose come l'acqua nel corso della Dry Season: se chiedi ad un local da quanto tempo abita qui, dopo un lungo sguardo e una pausa di 10 secondi, ti rispondera' "too long", spostando gli occhi sul paesaggio, come in un western di Sergio Leone.&lt;br /&gt;Nell'ultimo racconto vi avevo gia' accennato alle dimensioni, ma vi do ulteriori dati sull'area: le Kimberley occupano il 16% dello Stato del Western Australia, una regione che puo' contenere tranquillamente Inghilterra, Giappone e Germania; la superficie si estende per 700km da est ad ovest e 600km da nord a sud, per un totale di 421mila km quadrati; al suo interno si trovano fattorie e proprieta' private grandi come mezza provincia di Bergamo.&lt;br /&gt;A Marunbabidi, 20 giorni dopo il mio arrivo, il sole al tramonto colora di rosso l'orizzonte, gli uccelli lanciano gli ultimi, acuti, richiami e il fuoco al centro del campeggio illumina i volti dei nostri ennesimi ospiti serali; e' in questo momento che, alzando gli occhi alle prime stelle, mi rendo conto di essere in un posto speciale.&lt;br /&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-2067743562484549980?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/2067743562484549980/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=2067743562484549980' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/2067743562484549980'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/2067743562484549980'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2008/10/si-lavora.html' title='Si lavora!'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-1422099788887663576</id><published>2008-10-06T11:01:00.002+01:00</published><updated>2008-10-06T11:05:39.678+01:00</updated><title type='text'>Il Kimberley tour</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Fine giugno; e' arrivato il momento di partire. Dopo lunghe indagini e ricerche decido di aggregarmi ad un tour organizzato che in 9 giorni (e 8 notti) mi portera' da Darwin a Broome, sulla west coast. Gia' prima di arrivare in Australia avevo deciso che avrei visitato, ad ogni costo, la zona chiamata Kimberley che, a detta di molti, è l'ultima vera frontiera del continente: coste frastagliate infestate da coccodrilli, un bush selvaggio, lunghi canyon scolpiti da turbolenti fiumi, aspri massicci rocciosi, gole, cascate e immense fattorie. L'area e' grande come una volta e mezza l'Inghilterra, o 11 volte la Svizzera, e popolata da non piu' di 50mila persone.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;L'autostrada asfaltata che collega Darwin a Broome aggira le Kimberley, che vengono attraversate solo dalla Gibb River Road: 700km di sterrato che non perdona; nel corso del tour abbiamo forato 2 volte, rotto un parabrezza e fuso un cuscinetto!&lt;br /&gt;Le fattorie in quest'area sono talmente grandi (alcune superano 1 milione di ettari) che e' inutile, e troppo costoso, recintarle; le vacche pascolano allo stato brado e vengono controllate tramite elicotteri.&lt;br /&gt;Insieme a me viaggiano altre 7 persone, tutte schiacciate nel retro di un Toyota Landcruiser (siamo seduti uno di fronte all'altro). La nostra guida, Kurt, e' un classico cowboy; un ragazzo del posto, muscoloso, abbronzato e belloccio che si farebbe tutte le tipe - ce ne fosse una carina... - del gruppo. Sempre alla ricerca dell'effeto speciale ma, devo ammettere, sa il fatto suo quando si tratta di fare "vita all'aria aperta". La prima notte, dopo cena, sparisce e torna dopo mezz'ora con in mano un coccodrillo d'acqua dolce (in teoria, innocuo) di un metro. Non bastasse, lo molla vicino al fuoco e in un nano secondo 8 persone saltano sulle sedie e urlano "cazzo, riprendilo in mano!".&lt;br /&gt;Nei giorni seguenti, dopo averci illustrato le meraviglie del mondo animale, ci impressiona con una serie di tuffi in pozze d'acqua da altezze spropositate: siamo sui 25-30 metri. Un altro giorno cattura il pesce che ci mangiamo per cena; poi va a caccia di gamberi da fiume: un tipo in gamba insomma.&lt;br /&gt;Lungo la Gibb River Road abbiamo visto quasi tutte le gole e le cascate raggiungibili in 4x4. Posti fantastici, incontaminati; fiumi d'acqua gelida e cristallina. Le sistemazioni notturne sono sempre state di tipo "campeggio selvaggio", in mezzo alla natura, sotto le stelle. Serate trascorse intorno a caldi fuochi e notti limpide, di un freddo pungente; il clima semidesertico della regione significa infatti giornate calde (35 gradi) e notti rinfrescanti (5 gradi).&lt;br /&gt;Kurt si e' distinto anche in cucina: menzione speciale per un cosciotto d'agnello e verdure cotti alla brace; assolutamente deliziosi.&lt;br /&gt;Per me e' il primo assaggio di outback australiano; il selvaggio entroterra. Ammetto: mi sarebbe piaciuto farlo autonomamente ma le risorse finanziarie attuali non lo permettono. Il tour e' ok e il fatto che il gruppo sia piccolo lo rende una buona alternativa al viaggio indipendente.&lt;br /&gt;Strade sterrate, roccie rosse, polvere, vegetazione arida e maestosi fiumi mi sono entrati nel cuore e quando il sole si inabissa nelle acque dell' Oceano Indiano a Broome, 1200km a sud-ovest di Darwin, ho come la sensazione che quello delle Kimberley non sia un capitolo chiuso.&lt;br /&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-1422099788887663576?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/1422099788887663576/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=1422099788887663576' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/1422099788887663576'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/1422099788887663576'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2008/10/il-kimberley-tour.html' title='Il Kimberley tour'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-5607211826657006688</id><published>2008-09-22T15:57:00.003+01:00</published><updated>2008-09-22T16:06:45.561+01:00</updated><title type='text'>Convalescenza a Darwin</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Prima cosa: ho caricato le foto relative all'Indonesia. Cliccate &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/8400809@N06/sets/72157602611533258/"&gt;qui&lt;/a&gt; per visualizzarle!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;(oppure il link sulla colonna di destra)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Il giorno successivo al mio arrivo in Australia mi reco in ospedale. Al Pronto Soccorso del Royal Hospital di Darwin ricevo trattamenti ambulatoriali gratuiti (grazie a degli accordi bilaterali con l'UE) e nuove dosi di antibiotici. Il ginocchio e' ancora bendato e la ferita genera pus ma spero negli effetti del nuovo cocktail farmacologico.&lt;br /&gt;La prima settimana di soggiorno australiano la passo al Gecko Lodge dove cerco di abituarmi a nuovi ritmi e consuetudini di viaggio. Accetto di malumore il fatto che d'ora in poi la maggior parte delle mie sistemazioni saranno costituite da camerate in ostello, con tutto cio' che ne deriva: rumore, compagni di stanza molesti, sporcizia, disordine, furti, puzza.&lt;br /&gt;L'impatto con la valuta locale (dollaro australiano) e' uno shock. Tutto mi appare carissimo: dormire, mangiare, bere, spostarsi. I soldi entrano ed escono dal portafoglio ad una velocita' impressionante. I pasti economici nei ristorantini asiatici sono un lontano ricordo. D'ora in avanti colazioni, pranzi e cene vengono consumati nella cucina dell'ostello.&lt;br /&gt;L'eta' media dei viaggiatori che incontro si e' decisamente abbassata: gran parte dei "work and holidayers" (i possessori, come me, di un visto annuale di tipo vacanza-lavoro) ha meno di 25 anni. L'attitudine di viaggio e' molto "party" e fracassona. O si lavora o si fa casino. Dove sono finiti i vecchi esploratori?&lt;br /&gt;Chi viaggia per un certo periodo di tempo in Australia cerca di farlo on the road. Cio' permette di individuare due tribu' e due modi diversi di intendere il viaggio australiano. Da una parte ci sono i "backpackers", i rumorosi abitanti degli ostelli, dall'altra "quelli con il van", che affollano campeggi e caravanpark. Talvolta i due mondi vengono in contatto, soprattutto quando qualcuno "cerca" un passaggio e altri lo "offrono". Personalmente, non riconoscendomi in nessuno dei due gruppi, continuo a sognare di svegliarmi un giorno in possesso di un Toyota Landcruiser per poter esplorare le piste sterrate dell'immenso outback.&lt;br /&gt;A Darwin passo due settimane di convalescenza. La mattina zoppico per le strade del centro mentre nel pomeriggio mi rilasso all'ostello, leggendo, scrivendo o navigando in internet. C'e' un clima tropicale, abbastanza umido. E' in corso la stagione detta "dry", perche', al contrario della "wet", non piove mai e il cielo e' sempre blu. Darwin e' una citta' che conta solo 200mila abitanti ma che e' distribuita su una superficie che in Italia ospiterebbe almeno 1 milione di abitanti. C'e' un piccolo centro dove ci sono uffici e negozi ed il resto e' fatto di case uni-famigliari con giardino. Di condomini ce ne sono pochissimi. Piu' che una citta' mi sembra un paese "allargatissimo". A piedi si puo' girare solo il centro; per il resto ci vuole un'auto. E' la prima citta' che vedo in Australia ed e' un sacco diversa da qualsiasi altro centro abitato visitato in Europa. Devo ammettere: non mi fa impazzire. Per fortuna qui la burocrazia e' snella e in 2 giorni mi ritrovo con codice fiscale e conto corrente. Pronto per un eventuale primo lavoro.&lt;br /&gt;Finalmente, dopo molti mesi, incontro ragazzi italiani con cui scambiare due chiacchere! Conosco Silvia e Matteo, di Mestre, che sono gia' da 8 mesi in Australia e Lorenzo, un ragazzone di Pescara; sono loro a svelarmi strategie e tattiche per sopravvivere un anno in Australia; mi sembra di capire che serva, soprattutto, molto lavoro!&lt;br /&gt;Qui vicino a Darwin c'e' il Kakadu National Park, dove hanno girato Mr. Crocodile Dundee, una delle tappe fisse di un viaggio in Australia. E' una regione molto vasta, ricca di acquitrini a nord, vicino al mare, e di cascate a sud, dove le pianure lasciano il posto ad altipiani rocciosi. Pur essendo in corso la stagione secca, i fiumi sono ancora carichi di acqua limacciosa e nei pressi della costa sono popolati da aggressivi coccodrilli. Alcuni gruppi rocciosi, che spuntano come monoliti da un terreno pressoche' pianeggiante, portano la testimonianza della milleniaria cultura aborigena. Dipinti misteriosi che parlano di leggende e tradizioni che si perdono nella notte dei tempi.&lt;br /&gt;Esploro il parco con Silvia, Matteo e Jonas, un ragazzo tedesco; affittiamo un campervan 4x4 e ogni occasione e' buona per buttarsi sullo sterrato. Passiamo 3 notti al Kakadu, una delle quali sulle sponde dell' Alligator Billabong (un'ansa "morta" di un fiume): un campeggio selvaggio tra uccelli, canguri e zanzare, raggiunto dopo quasi 40km di strada sterrata. Anche noi come Mr. Crocodile Dundee.&lt;br /&gt;Poi si ritorna a Darwin, in tempo per vivere un'altra delle notti insonni a vedere le partite dell' Europeo. Durissimo star sveglio fino alle 7 di mattina per assitere al termine di un pallosissimo quarto di finale. E' decisamente ora di cambiare. Il ginocchio da segnali positivi e di fronte a me si distende la vastita' del continente rosso.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-5607211826657006688?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/5607211826657006688/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=5607211826657006688' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/5607211826657006688'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/5607211826657006688'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2008/09/convalescenza-darwin.html' title='Convalescenza a Darwin'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-374132199535679289</id><published>2008-09-15T07:02:00.000+01:00</published><updated>2008-09-15T07:05:05.910+01:00</updated><title type='text'>E infine... Australia</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;E’ una notte ad intermittenza, quella passata all’ospedale di Baucau. Il dolore mi sveglia in continuazione. Sudo. Un medico che mi visita nel corso della nottata predice che tra alcuni giorni tutto sara’ passato. Difficile crederci.&lt;br /&gt;Alle 6 di mattina mi caricano su un pullman locale diretto a Dili. Il mio scooter e’ appeso sul retro. A parte il pedale del freno posteriore, che e’ piegato, non ha subito danni. Prima di mezzogiorno sono gia’ a Dili, dove il proprietario dell’ East Timor Backpackers mi carica sulla sua jeep e mi riporta all’ostello. Qui trascorrero’ una settimana di degenza, in attesa di prendere l’aereo per Darwin, Australia, il 7 giugno.&lt;br /&gt;Sette giorni passati a leggere (poco, a dire il vero; ho terminato uno Spiegel abbandonato da un viaggiatore tedesco), mangiar pesante (non potendo muovermi, sono costretto a cibarmi al ristorante indiano a fianco dell’ostello; curry a tutte le ore), bere birra, guardare la tv (film e serie tv piratate: I Soprano, Heroes, Entourage) e a giocare alla Nintendo Wii (figata!) o a carte con gli altri personaggi dell’ostello: un giovane australiano che da quasi un mese cucina pranzi a buffet per tutto l’ostello; una ragazza inglese impegnata nel volontariato; un francese che lavora per l’Onu e un americano, esperto di informatica, che sta cercando di farsi assumere dal Ministero delle Finanze di Timor.&lt;br /&gt;Dopo 2 giorni mi reco ad un pronto soccorso gestito da una ONG (una specie di Emergency) dove una infermiera mi toglie i punti perche’ la ferita e’ infetta. Sto prendendo antibiotici 3 volte al giorno ma non sembra facciano un gran effetto (sara’ perche' sono di produzione indonesiana?). Cerco di andare al Pronto Soccorso ogni secondo giorno ma la situazione non migliora. Cammino a fatica, non riesco a piegare il ginocchio e l’infezione e’ sempre presente. Vorrei tanto vedere un dottore ma l’ospedale dell’ ONU e’ off-limits (aperto solo per i dipendenti), quello statale e’ un delirio, un medico privato australiano non ha un attimo libero per i prossimi sei giorni e al Pronto Soccorso della ONG (dove i trattamenti sono gratuiti) c’e’ una marea di gente; un pomeriggio decido comunque di aspettare e mi faccio visitare dal dottore americano responsabile del centro: pur essendo ancora infetta, mi rassicura, non e’ una brutta ferita; e mi consiglia di recarmi all’ospedale appena arrivato in Australia.&lt;br /&gt;Sabato 7 giugno. Mi disfo di alcuni vestiti in eccesso e della camicia, parzialmente lacerata, dell’incidente e mi reco di buona mattina all’aeroporto. E’ un momento importante del viaggio. Sto attendendo il primo aereo dopo quelli che mi hanno portato a Mosca, l’11 luglio 2007. Sono quasi passati 11 mesi. Ho attraversato l’Asia via terra.&lt;br /&gt;Decollo su un piccolo aereo a doppia elica, una quarantina di posti di capienza, e mi lascio alle spalle Timor, l’Indonesia, il continente asiatico, storie eccezionali e fantastiche avventure.&lt;br /&gt;Dopo un’ora e venti minuti sono gia’ a Darwin, nel immenso nord australiano. Oltre i vetri del taxi scorre un paesaggio ordinato, una citta’ pulita, poco traffico. Un tranquillissimo sabato. A tratti deserto. Arrivato all’ostello poco dopo mezziogiorno mi tocca aspettare fino alle 2 steso sul divano perche’ la reception e’ chiusa durante il lunch-break. Alcuni viaggiatori mi chiedono cosa sia successo al mio ginocchio (oltre a zoppicare, ho una vistosa benda). Quando parlo di Timor Est mi guardano strano: e’ un paese, e’ una citta’, e’ in Australia? Non capiscono; non conoscono.&lt;br /&gt;Per loro sono un marziano, appena atterrato sul pianeta australe.&lt;br /&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-374132199535679289?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/374132199535679289/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=374132199535679289' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/374132199535679289'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/374132199535679289'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2008/09/e-infine-australia.html' title='E infine... Australia'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-706342243018945328</id><published>2008-09-07T15:23:00.000+01:00</published><updated>2008-09-07T15:24:45.602+01:00</updated><title type='text'>Nel regno dell' ONU</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Se siete curiosi di sapere cosa fa l’ONU, questo misterioso istituto sovranazionale, una vacanza a Timor Est puo’ rivelarsi interessante. Il paese e’ infatti amministrato dalle Nazioni Unite, pur essendo indipendente dal 2002; per dovere di cronaca vi ricordo che e’ la nazione piu’ giovane della Terra.&lt;br /&gt;Passeggiando per le strade di Dili (la capitale) non si puo’ fare a meno di notare le numerose ferite di un sanguinoso passato caratterizzato da colonialismo, saccheggi, rivolte, guerriglia e barbarie: edifici che cascano a pezzi, strade con enormi buche, segni di proiettili sui muri delle case, scritte violente, aiuole e parchi trasformati in campi profughi. Gli abitanti di Timor sono sempre stati dominati: prima dai portoghesi, poi dagli indonesiani e ora dai caschi blu dell’ONU. La presenza di questi ultimi, sia in termini militari che amministrativi, e’ massiccia. Le candide Toyota Landcruiser con i letteroni neri UN stampati sulle fiancate sfrecciano in mezzo agli sgangherati taxi timoresi; serve un occhio attento agli attraversamenti pedonali, per non finire stesi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Il fatto che ci sia l’ONU induce la popolazione locale a pensare che qualsiasi straniero presente sul territorio sia in qualche modo coinvolto in lucrose attivita’ (i soldi che arrivano per la ricostruzione di Timor sono tanti, ma ben pochi finiscono nelle tasche della popolazione; penso vengano in gran parte utilizzati per alimentare la “macchina” ONU). La prima domanda che viene posta non e’ infatti “where are you from?” bensi “who do you work for?”; per chi lavori? Io spiego di essere un turista, un viaggiatore interessato a scoprire il paese. Stupore.&lt;br /&gt;Di curiosi o intrepidi visitatori come me ce ne sono veramente pochi. Per lo piu’ si incontrano all’ East Timor Backpackers, forse l’unica sistemazione “budget” della capitale: 10 dollari USA (la valuta “locale”) per una notte in camerata su materassi minimi e rigide reti metalliche. Purtroppo, grazie all’ONU, i prezzi per gli stranieri sono molto inflazionati e cio’ che si paga non e’ per nulla relazionato a quello che si riceve. Un doloroso passo indietro, dopo tutte le camere singole delle quali ho goduto negli altri Paesi asiatici.&lt;br /&gt;Timor sta abbastanza con il culo per terra (il reddito annuo pro capite, di poco sopra i 100 dollari, e’ tra i piu’ bassi del mondo): l’agricoltura e’ per lo piu’ di sussistenza, non c’e’ industria o terziario e gran parte degli alimenti devono essere importati. L’infrastruttura turistica e’ assente; significa quindi che per girare bisogna organizzarsi. Vi chiederete a questo punto a cosa serva tutto questo circo dell’ ONU. Presto spiegato: al largo della costa sud orientale c’e’ un grosso giacimento petrolifero. Insomma c’e’ sempre di mezzo l’oro nero! E la torta chi se la mangia? Banalmente: USA, Australia e politici locali controllano il petrolio; i portoghesi si occupano di telecomunicazioni (monopolio), i cinesi hanno in mano il commercio e i timoresi, ancora una volta, non riescono a fare i padroni a casa loro. E’ il colonialismo nell’ anno 2008.&lt;br /&gt;Ma torniamo alle mie vicissitudini...&lt;br /&gt;Visto che non sono qui a fare giornalismo d’inchiesta (anche se varrebbe la pena) decido di lasciare per alcuni giorni Dili e di avventurarmi nell’entroterra. Decisione saggia che mi pemette di incontrare dei volti un poco piu’ allegri rispetto a quelli incrociati nella capitale. Con uno scooter a noleggio – un temibile mezzo di produzione cinese, piu’ simile ad una bicicletta motorizzata che ad una moto – mi sposto a Maubisse, un gradevole e sgangherato paese su per i monti al centro dell’isola; si trova in posizione panoramica, a 1600m di altezza, circondato da colline avvolte in fresche nubi. Ogni volta che salgo di quota continuo a stupirmi di come, pur trovandomi in una fascia equatoriale, possa fare freddo a certe altezze; forse e’ dovuto al fatto che il fisico subisce uno shock termico al variare repentino delle temperature. Meno male che sono partito attrezzato da Dili; pantaloni, camicia, giacca a vento e sacco a pelo mi permettono di passare una ottima nottata: una super dormita, in camera singola, su un comodo materasso. Al Bed&amp;amp;Breakfast dove alloggio si trovano anche 2 ingegneri, uno di Timor, l’altro indonesiano, che mi illustrano il progetto al quale stanno lavorando: una serra per la coltivazione di ortaggi poco lontano da Maubisse. Chiaccherando con loro ho la conferma della disastrata situazione dell’economia locale; ogni piccolo passo, ogni miglioria – mi spiegano – e’ una grande conquista.&lt;br /&gt;In una lunga giornata alla guida del mio mezzo lascio il B&amp;amp;B e arrivo a toccare le acque della costa orientale dove una incantevole ragazza mi riempie il serbatoio con la benzina necessaria per tornare a Maubisse. Scelgo di percorrere una strada alternativa per raggiungere l’altopiano: sulla carta e’ piu’ breve ma ben presto si rivela... parecchio accidentata. Il percorso taglia dritto dalla costa fino a Maubisse e sale ripido, serpentino, sui fianchi delle montagne. L’asfalto lascia subito strada ad uno sterrato che da ciottoloso, complice il clima umido, si trasforma in fango. Procedo molto lentamente, con cautela, e, quasi miracolosamente, raggiungo la cima del passo senza scivolare. Arrivo alla base che e’ gia’ buio, mi riempio lo stomaco e mi infilo a letto sfinito.&lt;br /&gt;L’indomani rientro a Dili per un breve pit stop; decido infatti di ripartire quasi subito, nel primo pomeriggio, alla volta di Baucau, la seconda citta’, per numero di abitanti, di Timor.&lt;br /&gt;La strada segue la linea costiera ed e’ molto scenica; spiaggie di sabbia bianca si alternano ad alte scogliere rocciose. E’ una costa frastagliata, dove l’azzuro del mare contrasta con le tonalita’ gialle e marroni della vegetazione, fatta di piccoli alberi, arbusti e lunghi, taglienti, fili d’erba. La carreggiata e’ sinuosa; l’asfalto e’ ok. Faccio sosta per alcune foto; poi riparto. Tutto procede bene. Mi rilasso. Troppo.&lt;br /&gt;Entro spedito in una curva. A questo punto l’istinto mi dice di evitare la frenata brusca; rischio infatti di cadere sull’asfalto e di sbucciarmi tutto. Opto quindi per una decelerazione dolce. Allargo la traiettoria della curva finendo prima sulla ghiaietta al lato della strada e poi sull’ erba dove un sasso, nascosto sotto la vegetazione, interrompe bruscamente la corsa dello scooter e mi proietta in aria oltre il mezzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Crash, boom, bang&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Accade tutto molto in fretta. Atterro faccia in giu’, nell’erba. Mi rialzo prontamente e inizio a controllarmi freneticamente. Tasto il viso con le mani. Perdo sangue. Ho il naso sbucciato, abrasioni sul labbro e all’interno della bocca. I denti ci sono ancora tutti. Sospiro di sollievo. Poi qualche graffio sul braccio, poca roba. Avverto un dolore, che si va intensificando, al piede destro; ho la caviglia slogata. Piu’ in alto, all’altezza del ginocchio, proprio sulla rotula, individuo un taglio lungo un centimetro, abbastanza profondo. Dalla ferita sgorga una striscia di sangue che mi riga la tibia. Sono in uno stato di semi-shock e mi muovo in continuazione. Raccolgo lo zaino, cerco l’acqua, rialzo il motorino. Intanto si e’ fermato un pick-up con a bordo 3 persone del posto. Mi offrono dell’acqua e dei fazzoletti. Mi sciacquo e cerco di pulire le ferite. Sono pieno di polvere. Cerco di far mente locale. Mi dicono di essere diretti a Baucau e si offrono di caricare lo scooter, me compreso, sul retro. Accetto.&lt;br /&gt;Non ricordo quanto tempo e’ passato su quel pick-up, seduto su una cassa, con una mano attaccata allo scooter e l’altra al fianco della macchina. Forse 1 ora, forse di piu’, in preda ai sobbalzi, alle frenate, ai dolori. Ogni tanto qualcuno dall’interno dell’abitacolo si girava e mi faceva dei cenni; forse controllava se ero ancora li; che non fossi volato via...&lt;br /&gt;La corsa termina al Pronto Soccorso di Baucau. Difficile da descrivere. Una accozzaglia di piccoli edifici; a tratti sembra di trovarsi in una scuola abbandonata. Sale vuote. Altre con rifiuti e vecchi mobili accatastati. Non riesco a camminare. La caviglia si e’ gonfiata e mi fa molto male, cosi come il ginocchio. Due infermieri mi sorreggono e mi aiutano a raggiungere una stanza. Qui un altro infermiere mi fa stendere su un lettino ed inizia a disinfettarmi le ferite. Mi trovo in una piccola stanza, sporca, con attrezzature mediche sparpagliate a destra e a manca. Mentre ricevo le cure arriva un altro paziente, trasportato da 4 persone, che finisce su un lettino vicino al mio. Non so cosa sia successo a lui. Mugugna, soffre, si tocca un fianco e per ben 2 volte rischia di cascar per terra. Non oso guardare. Intanto l’infermiere e’ arrivato al ginocchio, prende un ago, mi guarda e dice “now pain”. Cazzo, capisco cosa ha in mente. Una sutura senza alcun tipo di anestetico. Metto una mano in bocca e la morsico mentre il tipo procede con le operazioni di piercing. Per fortuna il taglio non e’ troppo lungo, altrimenti sarei sicuramente svenuto!&lt;br /&gt;Terminate le cure mi chiedono se ho un posto dove stare. Rispondo di no. Non so dove andare e non ho la forza di muovermi. Chiedo se c’e’ un letto libero qui all’ospedale. Mi fanno quindi accomodare in un’altra stanza con due letti. Mi sdraio e cerco di capire se hanno qualcosa da mangiare. Dopo una ventina di minuti l’infermiere che mi ha assistito mi porta una ciotola di pollo speziato con del riso bollito. Mangio tutto. Inghiotto una pillola di anti-dolorifico e cerco di dormire. Fuori e’ buio. Sogno di potermi addomentare e di svegliarmi guarito. Sogno.&lt;br /&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-706342243018945328?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/706342243018945328/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=706342243018945328' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/706342243018945328'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/706342243018945328'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2008/09/nel-regno-dell-onu.html' title='Nel regno dell&apos; ONU'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-3333160648724860175</id><published>2008-09-01T13:54:00.003+01:00</published><updated>2008-09-01T14:08:12.448+01:00</updated><title type='text'>Sintesi indonesiana</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Mettetevi comodi o stampate: ho scritto molto.&lt;br /&gt;Da Sumba a Timor mi sorbisco la traversata in nave piu’ lunga del viaggio in Indonesia: 32 ore, in quanto faccio scalo a Flores prima di raggiungere Kupang, il principale porto sull’isola di Timor. Il battello, come al solito, e’ una specie di carretta del mare un poco arrugginita (cigolii che provocano ansia) dotata tuttavia di alcuni pregievoli confort come una zona con aria condizionata dove per alcuni spiccioli si puo’ affittare un materassino, da stendere per terra, sul quale passare la notte e la tv via satellite, buona per vedere un film in inglese (il patriottico "Beyond enemy lines" – storia di un pilota americano abbattuto in Serbia durante i bombardamenti Nato, solo contro tutti, ma ce la fara’) oppure una gara di MotoGP (anche in Indonesia, Rossi-mania).&lt;br /&gt;Kupang e’ l’ultima citta’ di una certa dimensione (300mila abitanti) che visito in Indonesia ed e’ anche un po’ la summa di questi rocamboleschi 60 giorni nell’ arcipelago. Trafficata, rumorosa, talvolta sporca e caotica ma, in fondo, molto friendly.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Il bemo di Kupang&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Cos’e’? Il bemo e’ un taxi collettivo che si trova in tutte le citta’ dell’ Indonesia. Nella forma di un furgoncino, ospita solitamente 8 persone ma non c’e’ un vero limite alla capienza. Gira su rotte fisse che sono identificate dai colori del bemo oppure da numeri. Si ferma a richiesta dei passeggeri. Oltre al conducente (poco piu’ che maggiorenne nella maggior parte dei casi) impiega uno “strillone” che, aggrappato alla porta scorrevole, all’esterno dell’abitacolo, richiama l’attenzione dei passanti urlando le destinazioni e ferma il mezzo battendo con la mano sul tetto. Il bemo e’ privato e c’e’ quindi una agguerrita competizione per ogni passeggero, anche sulla medesima rotta.&lt;br /&gt;A Kupang ho visto i bemo piu’ belli e fracassoni di tutta l’Indonesia. Esiste un vero e proprio fenomeno di tuning, per avere il mezzo piu’ figo della citta’. La musica e’ un elemento essenziale e viene sparata senza pieta’. Sotto i sedili paralleli nel retro del furgone (dove ci si siede di lato e si viaggia uno di fronte all’altro) sono alloggiati enormi casse e woofer; quando la musica e’ alta, il culo vibra e l’orecchio duole. L’interno e’ “cuscinato” e predominano colori come il rosa e il verde acqua (forse per fare un piacere alle ragazze). Circolano comunque anche dei bemo piu’ cazzuti, roba da maschi, interni neri e musica rigorosamente rock (Guns &amp;amp; Roses e Metallica). L’interno, oltre all’imbottitura, e’ tapezzato con poster di popstar (Britney e Avril tirano) e calciatori (Cristiano Ronaldo).&lt;br /&gt;Sulla carrozzeria, all’esterno, spesso si trova il nome del bemo: un enorme adesivo catarinfragente che titola “Love Britney”, “Man U”, “Riccardo Kaka’”, “Azzurri”. Ragazzi, roba incredibile. Fatti per me inspiegabili. A Timor la presenza cattolica e’ forte e talvolta si vede in giro un adesivo di Gesu’ con la corona di spine o della Madonna.&lt;br /&gt;Poi ci sono i lunghi antennoni, che non servono a nulla, perche’ non c’e’ il CB. La carena e’ lucidissima, perfetta, con vernice metallizzata. Particolari cromati. Cerchi in lega. Assetti ribassati.&lt;br /&gt;Di notte e’ uno spettacolo di luci; gli interni si tingono di rosa o blu grazie a lampade al neon; lo stesso accade sotto il veicolo: un colpo all’acceleratore e l’asfalto si colora.&lt;br /&gt;Ogni bemo e’ personalizzato, bellissimo, e ho l’impressione che ci sia una certa fedelta’ nella clientela, del tipo, “io viaggio solo con il taxi collettivo del mio amico” oppure “su quello che mette la musica che mi piace”.&lt;br /&gt;Si paga la corsa poco prima del proprio arrivo e si scende... al volo!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Altri mezzi di locomozione indonesiani&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Da citta’ a citta’...&lt;br /&gt;Pullman con aria condizionata: assegnazione dei posti, confortevoli, viaggiano di giorno e di notte e si fermano solo nelle autostazioni&lt;br /&gt;Pullman senza aria condizionata: per spostamenti di corto raggio, non c’e’ un limite di capienza, si fermano su richiesta e in continuazione, velocita’ media intorno ai 25km orari, anche gli animali sono ammessi. Presenza costante a bordo di venditori ambulanti e cantautori locali dotati di chitarra. Frequenti guasti meccanici. Consigliabile dotarsi di infinita pazienza.&lt;br /&gt;Treno: presente unicamente sulle isole di Java e Sumatra, rappresenta una gradevole alternativa al pullman.&lt;br /&gt;Aerei: statisticamente non i piu’ sicuri al mondo; tuttavia veloci.&lt;br /&gt;Nave: generalmente un vecchio scafo arrugginito, piu’ o meno affollato a seconda delle tratte. Anche le piu’ elementari norme di sicurezza vengono trascurate (si fuma ovunque). Dotati comunque di TV via satellite e VIP-spaces ad aria condizionata.&lt;br /&gt;Charter: per i viaggiatori piu’ esigenti e danarosi; trattasi del noleggio di una macchina con autista.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;All’interno della citta’...&lt;br /&gt;Taxi: rapido e confortevole, va tenuto d’occhio il tassametro e la furbizia del tassista&lt;br /&gt;Minibus (bemo): sapete gia’ tutto&lt;br /&gt;Becak: riscio’ a pedali. Lento ma economico. Ottimo per il sightseeing. Molto diffuso.&lt;br /&gt;Ojek: sicuramente il mezzo di trasporto piu’ utilizzato. Mototaxi. Non essendo richiesta alcuna licenza virtualmente ogni motorino e’ un potenziale taxi. Economico, puo’ tuttavia rivelarsi pericoloso. Non sembra esserci limite alla distanza percorribile.&lt;br /&gt;Cidomo: carretto trainato da cavalli, ospita fino a 6 persone. Ecologico e nostalgico.&lt;br /&gt;Benur: il nome forse deriva dalle bighe utilizzate nel film Ben Hur. Simile al cidomo ma utilizzato unicamente per il trasporto merci. Il conducente sta in piedi su una piattaforma, briglie in mano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Popolazione amica&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli indonesiani sono incredibilmente socievoli e simpatici. Sono stato subissato dagli “Hello Mister” e dalle richieste di conversazione. Praticamente in ogni citta’ o paese visitato ho fatto nuovi amici e scambiato numeri di telefono; al 99% sono stati momenti gradevolissimi. Un solo episodio sfortunato: il ricchione che mi ha rinchiuso nel suo appartamento a Jakarta. Rispetto ad altre popolazioni socievoli (es. Indiani) ho notato che l’indonesiano ha un genuino interesse alla conversazione; una curiosita’ sincera che non nasconde truffe o proposte d’affari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Calcio-mania&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come in molti paesi del sud-est asiatico anche l’Indonesia e’ colpita dalla calcio-mania. Qui si segue soprattutto la Serie A (come in Cina) senza trascurare comunque Premier League, Liga Spagnola o Bundesliga. Le icone calcistiche sono Kaka’, C. Ronaldo, Lampard, Del Piero, Totti, Maldini. Adesivi e poster spopolano soprattutto su camion, motorini e taxi. Top teams: Milan, Inter, Man U, Chelsea, Liverpool.&lt;br /&gt;A Kupang ho visto la finale di Champions League: una notte lunghissima. Il pomeriggio prima della partita ho affittato uno scooter e al momento della consegna – non ricordo come – ho conosciuto un ragazzino che mi ha subito invitato a casa sua per seguire la partita. E’ venuto a prendermi a mezzanotte in albergo e mi ha portato a casa di un suo amico. Qui, insieme ad altri 20 ragazzi, abbiamo seguito la partita. Menzione speciale per la casa: una piccola abitazione di 5 metri per 5, muri di legno e tetto in lamiera dove, in un’unica stanza, ci stanno a malapena letto e angolo cottura; sotto una piccola veranda, di fronte alla casa, alloggiano una TV dallo schermo enorme e 4 casse giganti, degne di una discoteca. In giardino staziona una antenna parabolica motorizzata. TV, casse e parabola costano probabilmente piu’ della casa. Quando chiedo lumi sulla loro presenza (e’ un dj? Organizza feste?) qualcuno mi spiega che, semplicemente, al tipo piace ascoltare musica ad alto volume.&lt;br /&gt;La combriccola tifava quasi tutta Man U (partita pallosa) e io, da bastiano, parteggiavo per il Chelsea. Isteria totale ai gol. Sedie che partivano in aria, abbracci, pacche sulle spalle, vicinato svegliato: una gioia che rasentava le lacrime. Al termine dei rigori partiva un carosello di scooter (alle 6 di mattina, tra le prime luci dell’alba); io insieme ad altri 2 ragazzi: in 3!&lt;br /&gt;Affascinante follia indonesiana.&lt;br /&gt;Memorabili momenti, come quello di un ragazzino che, in mezzo ad una banda di mini calciatori in un campetto di paese, mi rincorre urlando “hello mister, my name is Frankie!” (indossava una t-shirt con l’immagine stampata di F. Lampard). Eccezionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Fino al confine e oltre&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;A Kupang conosco Edwin e Joel. Il primo e’ il gestore del Lavalon Cafe’, da tempi immemori un covo di viaggiatori; fino all’ultimo cerchera’ di realizzare il mio sogno di traversata marina fino in Australia. Invano. Ma almeno ci ho provato. Joel invece e’ un attore australiano reduce da 3 anni di recitazione in una soap opera (Home and Away, equivalente australiana di Un posto al sole). Amareggiato e deluso dallo show biz australiano, che reputa palloso e antiquato, si prepara ad un viaggio via terra verso Londra e nuove speranze di carriera. Un tipo simpatico.&lt;br /&gt;Prima di raggiungere Dili e Timor Est faccio una tappa intermedia a Kefa, nell’entroterra, e mi godo gli ultimi sprazzi di indonesianita’: gente calorosa, cibo piccante e sfide serali a calcio con i ragazzini (Playstation 3!).&lt;br /&gt;Il giorno successivo, nel corso del viaggio verso il confine il bus si scassa (ci risiamo...) e mi tocca aspettare un minibus di passaggio. Giunto ad Atambua, ultimo paese prima della frontiera con Timor Est, mi organizzo per coprire i restanti 30km che mi separano dalla “piu’ giovane nazione al mondo” (indipendente dal 2002). Viaggio in mototaxi e tutto fila liscio. Meno male. Chiudo senza graffi 2 splendidi mesi nel vastissimo e popoloso arcipelago indonesiano.&lt;br /&gt;Supero quindi agilmente la dogana, sincronizzo l’orologio (+1) e chiedo un passaggio ad un camionista; sono quasi le 4 del pomeriggio e i mezzi pubblici hanno smesso di transitare a mezzogiorno. Per 5 dollari americani posso viaggiare insieme a lui e ad una partita di materassi fino a Dili (130km), la capitale di Timor Est, dove arrivo in una calda e buia notte di fine maggio.&lt;br /&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-3333160648724860175?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/3333160648724860175/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=3333160648724860175' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/3333160648724860175'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/3333160648724860175'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2008/09/sintesi-indonesiana.html' title='Sintesi indonesiana'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-7273755687371694149</id><published>2008-08-20T14:56:00.000+01:00</published><updated>2008-08-20T14:58:42.519+01:00</updated><title type='text'>Sanguinaria Sumba</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Altra isola, altro traghetto. Dopo Flores e’ la volta di Sumba, una delle zone culturalmente piu’ interessanti dell’arcipelago indonesiano. Mi lascio alle spalle vulcani e foresta pluviale per scoprire un paesaggio caratterizzato da dolci e ondulate colline ricoperte da bassi arbusti ed erba giallastra e tagliente. Una terra arida, dura, battuta da forti venti oceanici; potrei essere in Spagna o in nel sud Italia, non fosse per quegli alti tetti di paglia che spuntano sulla cima di molte colline. Sono le case tradizionali di Sumba, un’isola dove antiche pratiche e rituali sono ancora fortemente radicate tra la popolazione. La guida che mi accompagna per una giornata di esplorazione dei villaggi (Boni) mi spiega che la posizione arroccata facilitava in passato la difesa della comunita’ dagli attacchi di tribu’ rivali mentre gli alti tetti di paglia, quasi conici, vengono tuttora costruiti per ospitare le anime dei defunti che, pur essendo deceduti, continuano ad abitare nelle stesse case.&lt;br /&gt;Il rito funerario e’ probabilmente l’aspetto piu’ folgorante di una visita ad un villaggio tradizionale sumbanese; nel corso del funerale infatti, di fronte ad una numerosa folla, composta da tutti gli abitanti della comunita’, vengono sacrificati i beni piu’ importanti appartenuti al morto; beni che sono destinati a seguirlo nella vita dell’ oltretomba: galline, maiali, bufali e talvolta anche cavalli (una pratica, quest’ ultima, che il governo indonesiano sta cercando di scoraggiare), sgozzati a colpi di machete nel centro del villaggio, su un altare sacrificale. Nel corso della visita ad una comunita’, Boni mi avverte che tra pochi giorni ci sara’ un funerale dove verranno probabilmente uccisi 6 bufali. Sanguinario! Purtroppo il tempo per me stringe e non posso prolungare oltremodo la mia permanenza a Sumba per assistere a questo rito. In ogni caso non so se avrei retto alla visione delle mucche immolate a colpi di mannaia. Probabilmente la cosa mi avrebbe aperto le porte al mondo vegetariano.&lt;br /&gt;Come a Flores, anche a Sumba gli abitanti piu’ importanti vengono sepolti in enormi tombe megalitiche, ornate da bassorilievi, al centro dei villaggi. Alcune tombe sono veramente grandi e per la sollevazione delle pietre sono necessari centinaia di uomini e lunghe giornate di sforzi.&lt;br /&gt;Sumba e’ decisamente un’isola poco turistica. Dimenticate la massa di Bali. Qui le onde capricciose dell’ oceano Indiano si infrangono su spiaggioni deserte di sabbia bianca e molti abitanti vestono ancora con abiti tradizionali, finemente ricamati; gli uomini con la daga infilata nella cintura e una sciarpa annodata in testa. In quattro giorni gli stranieri li ho contati sulla dita di una mano. La visita ai villaggi e’ stata affascinante, un’esperienza autentica, quasi antropologica fatta da gesti semplici, ma carichi di significato. Vi spiego: Boni mi presenta all’anziano capo della comunita’ - una figura quasi regale - alle quale io offro pacchetti di sigarette e manciate di noce moscata (qui la masticano in continuazione; una roba amarissima e leggermente narcotica). Questi, seduto sotto il tetto spiovente della sua abitazione, ornata con teschi di mucche e maiali sacrificati, accetta di buon grado le offerte e acconsente quindi alla visita del villaggio. Insieme alla mia guida e accompagnato spesso da una allegra processione di bambini, ho cosi il permesso di fare foto e di entrare in alcune case. In una delle visite mi e’ capitato pure di partecipare ad un rito sciamanico, con lo stregone che, dopo aver preparato una mistura di noce moscata e liquido (saliva?), mi spalmava il tutto sulla fronte pronunciando misteriose frasi. Roba da brividi lungo la schiena.&lt;br /&gt;Rene’&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-7273755687371694149?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/7273755687371694149/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=7273755687371694149' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/7273755687371694149'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/7273755687371694149'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2008/08/sanguinaria-sumba.html' title='Sanguinaria Sumba'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-4283364863124979982</id><published>2008-08-14T14:12:00.001+01:00</published><updated>2008-08-14T14:22:14.877+01:00</updated><title type='text'>A spasso per Flores</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;L'isola di Flores e’ raggiunta dopo 9 ore di traghetto da Sumbawa. Una traversata tranquilla, quasi sonnolenta, salutata per alcuni secondi da una coppia di delfini. Labuanbajo (o Bajo), il porto di arrivo, e' un puzzolente villaggio di palafitte che gode di un certo fascino. La baia sulla quale si affacciano le case e gli scoscesi pendii ricoperti di vegetazione che si tuffano nel mare sembrano usciti dalla matita di Hugo Pratt; uno scenario degno delle avventure di Corto Maltese.&lt;br /&gt;A poche miglia marine da qui si trovano le isole di Comodo e Rinca, abitate dai temibili draghi, lucertoloni lunghi un paio di metri noti per il fatto di essere carnivori e sempre affamati. Le isole fanno parte di un parco nazionale e le visito insieme ad un gruppo di altri viaggiatori. Il ranger che ci accoglie al campo base di Rinca ci porta a passeggio per un paio di ore e ci aiuta a individuare un dragone, addormentato all'ombra di una roccia; l'animale, ci spiega, e' in fase digestiva perche' negli scorsi giorni si e' pappato un cerbiatto. Apprendiamo inoltre che i dragoni non ammazzano e si cibano subito delle loro vittime ma le morsicano infettandole con la loro saliva; questa causa una malattia mortale nella sfortunata bestia che viene sorvegliata dai dragoni fino al decesso: un appostamento che puo' durare settimane. Quando c'e' una particolare carenza di cibo, i dragoni si ammazzano anche tra di loro: cannibalismo!&lt;br /&gt;Dopo alcuni giorni a Bajo, all'estremita' occidentale di Flores, mi sposto verso est, raggiungendo il centro dell'isola. Visito i paesi di Ruteng e Bajawa, nell'entroterra, dove di notte fa sorprendentemente freddo; intorno ai 10 gradi. Il paesaggio intorno a Bajawa e' particolarmente attraente: foreste umide e lussureggianti, vulcani dai coni perfetti, villaggi tradizionali dove si vive ancora in case dai tetti di paglia. Ingaggio un moto-taxi per una giornata intera con lo scopo di esplorare alcuni villaggi della zona. Il primo che visito gode di una posizione spettacolare su un balcone naturale all'inizio di una stretta vallata: vulcano alla destra, colline sulla sinistra e l'azzurro del mare sulla linea dell'orizzonte. Poco lontano, nel fitto della foresta, due torrenti, uno d'acqua gelida, l'altro bollente, si uniscono per formare un naturale bagno termale; godurioso. Approfitto per farmi la prima "doccia" calda dopo settimane.&lt;br /&gt;Nel pomeriggio faccio tappa al villaggio di Wogo. E' in corso il funerale (rito cattolico) di una anziana abitante. Qui incontro Ervin, una ragazza del posto, che parla un ottimo inglese e mi spiega alcune tradizioni della popolazione locale (gli Ngada), tra le quali quella di seppellire le persone piu' importanti nel centro del villaggio sotto strutture a forma di ombrellone o di casa in miniatura; queste vengono "consultate" prima di prendere decisioni importanti come la semina, il raccolto o i matrimoni. Una interessante e misteriosa commistione di cattolicesimo e animismo. Mi porta a vedere anche delle pietre megalitiche, alte fino a 3 metri, dalle origini e significato oscuri. Al termine del funerale Ervin mi invita in alcune case (dalle strutture rettangolari di legno, a un piano, rialzato, e dal tetto di paglia) dove i parenti della defunta (praticamente tutto il villaggio) si sono riuniti e stanno consumando un pasto. Anche a me viene offerto un piatto; trattasi di riso stopposo con fagioli e pezzi di carne (forse maiale) gommosi e di difficile masticazione; cerco di fare del mio meglio e mangio almeno il riso: non voglio offendere nessuno! Dopo che Ervin mi ha presentato ad una decina di persone vengo portato in un'altra casa dove mi ritrovo nuovamente con un piatto (identico) sotto il naso; ugh! Stesso rituale di prima. Sulla soglia della terza casa pero' prendo la ragazza per un braccio e la imploro di terminare il giro di presentazioni; ho lo stomaco che mi sta per scoppiare! La saluto e chiudo questa esperienza culturale veramente particolare.&lt;br /&gt;Ritorno a Bajawa che e' ormai sera e buio pesto. L'unico locale aperto sembra essere la stanza al piano terra di una casa dove un gruppo di ragazzini, seduti sul pavimento, sta giocando alla Playstation 2 su tre differenti televisori (deve essere la sala giochi del paese). Ficco il naso e subito mi invitano a una sfida a calcio; gioco alcune partite con l'Italia, vincendole quasi tutte; mi diverto un sacco a urlare in faccia ai ragazzini "Pippooooo!" o "Gila!" ad ogni gol. Piovono pacche sulle spalle e risate generali. Football mania.&lt;br /&gt;Dopo Bajawa faccio tappa alle pendici del vulcano Kelimutu. L’attrazione del luogo e’ la presenza di 3 laghi colorati all’interno della caldera: uno marrone, uno quasi nero e un altro turchese. Spettacolare. Sembrano tempere sulla tavolozza di un pittore. La colorazione delle acque e’ dovuta alla presenza di minerali nella roccia. Secondo una tradizione locale i laghi sono abitati dagli spiriti dei morti. Dalla cima del vulcano riesco a scorgere l’azzurro del mare lungo le coste meridionali e settentrionali (l’isola e’ abbastanza stretta) e, sforzandomi, arrivo quasi a vedere la punta orientale dell’isola. Il paesaggio e’ una successione di vulcani, molti dei quali attivi e con i coni fumanti.&lt;br /&gt;Flores e’ tutta un saliscendi: strade tortuose, serpentine, strette vallate, burroni e ripidi pendii. Il suolo e’ nero e spesso ricoperto da una fitta vegetazione tropicale. Una splendida e capricciosa isola vulcanica.&lt;br /&gt;Una guida del posto mi racconta che hanno appena evacuato una zona a est dell’isola in quanto stanno aspettando il “botto” di un vulcano. Wow. Tranquilli, io sto andando nella direzione opposta. Termino il soggiorno a Flores nella citta’ di Ende, una delle piu’ grandi dell’isola, dove, sul lungomare, c’e’ un vivace mercato del pesce; freschissimo. I tonnarelli appena pescati sono ancora sanguinolenti e finiscono abbastanza in fretta, una volta tranciati, dalle barche sul retro di un pick-up. L’odore penetrante del pesce si mischia in continuazione a quello piu’ fresco degli ortaggi, in vendita poco piu’ in la. Tutti gli scarti finiscono poi tra le sabbie nere della spiaggia, preda delle fauci di chiassosi gabbiani o dribblati da schiere di ragazzini alla rincorsa di un pallone. Travolgente realta’ indonesiana. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-4283364863124979982?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/4283364863124979982/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=4283364863124979982' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/4283364863124979982'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/4283364863124979982'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2008/08/spasso-per-flores.html' title='A spasso per Flores'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-4621420371582049532</id><published>2008-08-09T14:29:00.000+01:00</published><updated>2008-08-09T14:32:33.607+01:00</updated><title type='text'>Global tropical village</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Vi do le coordinate spazio temporali, per fare chiarezza e evitare confusioni. E' la fine di aprile e sto lasciando Bali. Un battello di legno lungo una quindicina metri, mi porta insieme ad altri 10 viaggiatori verso le isole Gili, al largo di Lombok. Sei ore, cullati da un ritmico basculamento che mette a dormire i piu'.&lt;br /&gt;Trawanggan, Air e Meno sono i nomi delle 3 isole che formano l'arcipelago delle Gili. Minuscole gemme coralline incastonate in un mare di un colore blu profondo. Un ottimo posto per fare snorkelling, immersioni, rilassarsi e viziarsi con ottima cucina e vivaci serate danzerine. La piu' grande delle 3 isole - Trawanggan - si gira in meno di 1 ora in bicicletta... Piccoli paradisi di tranquillita': sulle isole non ci sono strade asfaltate; quindi zero auto e zero motorini; solo biciclette, con le quali ci si insabbia, e cidomo, dei piccoli carretti trainati da cavalli.&lt;br /&gt;Le isole sono una destinazione molto popolare tra i viaggiatori, probabilmente grazie alla vicinanza di Bali, e sono quindi diventate una tappa fissa dellla "ruta backpackers" nel sud-est asiatico. Ovviamente, come ho gia' notato in posti simili (soprattutto in Laos e in Thailandia), cio' significa una rinuncia dei connotati locali, in questo caso indonesiani, per adattarsi alle necessita' del viaggiatore global. Fenomeno questo che ha colpito soprattutto Trawanggan, dove si trova di tutto, dal cappuccino alla pizza, dagli hamburger agli untissimi fish &amp;amp; chips. C'e' chi gode e si arena su queste spiaggie per 1 mese e c'e' chi storce il naso e scappa dopo alcuni giorni; come avrete ormai capito, io ricado nella seconda categoria. Cio' non toglie comunque che anche io approfitti della insonnia festaiola delle isole e dei suoi agi; per 2 notti consecutive finisco a letto alle 6, causa semifinali di Champions League, tra inglesi ubriachi e indonesiani football-maniaci. Inoltre la consapevolezza di trovarmi nell' ultimo party-place prima dell'Australia mi spinge a darci dentro. Conosco alcuni tipi interessanti: un istruttore di sub italiano; un gruppo di ragazze olandesi, una delle quali invaghita del subacqueo; un ragazzone tedesco reduce da 5 mesi di lavoro a Jakarta, con il quale mi confronto sulle follie notturne della capitale indonesiana.&lt;br /&gt;Lascio questo villaggio globale dopo 6 giorni, 3 dei quali passati a Gili Trawanggan e 3 a Gili Air. Attraverso quindi in pullman e frettolosamente l'isola di Lombok; decisione che, a posteriori, rimpiangero', in quanto l'isola ha molto da offrire: oltre alla ultra-socievole popolazione indonesiana, c’e’ un vulcano di oltre 3000m, foreste pluviali e una selvaggia e incontaminata costa meridionale, battuta dalle spumeggianti onde dell'oceano indiano.&lt;br /&gt;In meno di 24 ore mi ritrovo quindi a Sumbawa Besar, la maggiore delle citta' sull'isola di Sumbawa: destinazione numero 5 del mio "island-hopping", dopo Sumatra, Java, Bali e Lombok.&lt;br /&gt;Nota farmacologica: a partire dalle isole Gili ho iniziato a drogarmi quotidianamente con una pillola di Malarone, per prevenire la febbre malarica; le aree che sto visitando sono infatti considerate a rischio.&lt;br /&gt;A Sumbawa mi ritrovo di nuovo totalmente immerso nella "esperienza indonesiana": assenza di viaggiatori stranieri e gente che mi saluta in continuazione, vogliosa di iniziare una conversazione. Il mio Bahasa Indonesia sta progredendo e mi avvicino ora ai 5 minuti di chiaccherata basic.&lt;br /&gt;La permanenza a Sumbawa, come a Lombok, e' breve. Sto iniziando a contare i giorni che mi restano sul visto turistico; la strada fino a Timor Est (e l'Australia), ancora lunga e, soprattutto, imprevedibile, mi spinge ad accelerare il ritmo del viaggio. Mi sparo tre quarti dell'isola in una sfiancante giornata di spostamento. Copro i 250km che mi separano da Sape - il porto dove mi imbarchero' per l'isola di Flores - in 13 ore, ad una media di 20km all'ora, a causa di guasti meccanici e di un bus che si ferma in continuazione a far salire e scendere passeggeri. Sono stretto tra due file di sedili con un sacco di riso sotto i piedi che mi costringe in una posizione rannicchiata, a ginocchia raccolte, che ammazza lentamente gambe e fondoschiena. Sono pieno di dolori e non riesco a spostare i piedi oltre il sacco di riso in quanto il pavimento del pullman e' surriscaldato e mi crema letteralmente le suole delle infradito. Fa talmente caldo che gli zipper metallici dello zaino della mia vicina di posto sono diventati incandescenti e uno mi ha ustionato il polpaccio! Il bus e' zeppo di persone e animali (galline in maggioranza) e non c'e' posto piu' neanche per uno spillo; anche se sono l'unico straniero in viaggio, questa volta c'e' poca voglia di scherzi e sorrisi: stiamo tutti soffrendo e speriamo che questo tortura finisca presto. Quando allo scoccare delle 20 arrivo alla pensione-palafitta sul molo di Sape sono talmente sfinito che non trovo neanche la forza di spaventarmi quando un rattazzo delle dimensioni di un gatto mi attraversa la strada nel corridoio. Casco in un sonno pesantissimo che si interrompe bruscamente alle 5 di mattina, quando l'implacabile muezzin della moschea di fianco all'albergo decide che e' tempo di chiamare a raccolta i fedeli. Allaaaaaaaaaaaaaahhhhh!&lt;br /&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-4621420371582049532?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/4621420371582049532/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=4621420371582049532' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/4621420371582049532'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/4621420371582049532'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2008/08/global-tropical-village.html' title='Global tropical village'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-5296925059762774675</id><published>2008-07-29T13:52:00.001+01:00</published><updated>2008-07-29T13:58:11.041+01:00</updated><title type='text'>Fantastica Bali</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Sceso dagli extraterrestri paesaggi del vulcano Bromo mi ritrovo nella convulsa e caotica realta' indonesiana. Con un bus notturno mi sposto da Probolinggo a Bali, dove arrivo, rincoglionito, alle 5 di mattina. Un taxi, dal tassametro molto probabilmente taroccato, mi porta da Denpasar, la citta' piu' grande dell'isola, a Kuta, scaricandomi direttamente nel cuore del frenetico e affollato centro turistico mondiale.&lt;br /&gt;Bali e' diversa, unica, affascinante. L'Indonesia e' un paese musulmano ma l'isola di Bali e' di religione induista; se gli indonesiani sono gentili e cordiali, i balinesi lo sono ancora di piu'. Giorno dopo giorno l'isola rivela i suoi molteplici aspetti, quelli di un posto... fantastico.&lt;br /&gt;Ho noleggiato uno scooter per potermi muovere in liberta'. Nonostante l'isola sia minuscola se paragonata a Sumatra o al Borneo, le principali attrazioni turistiche sono comunque separate una cinquantina di km l'una dall'altra.&lt;br /&gt;I primi giorni li passo a Legian, nel sud dell'isola, a pochi passi da Kuta, nella bolgia balneare. La spiaggia e' lunga, bellissima, con onde di media altezza che si infrangono capricciose sulla battigia; un ottimo posto per fare i primi passi su una tavola da surf. Sono giornate oziose, tra bagni, letture, tramonti infuocati e serate a sudare in caldi e affollati locali notturni insieme a tanti australiani allo sbaraglio e muscolosi surfisti.&lt;br /&gt;A sud di Kuta la spiaggia lascia il posto alla costa frastagliata della penisola di Bukit che termina nello splendido promontorio di Ulu Watu. Qui la forza dell'oceno indiano si scontra contro nere roccie vulcaniche; alte e poderose onde rumoreggiano continuamente contro le scogliere. Nel punto dove il mare incontra la terra i balinesi hanno costruito un tempio, in alto, sopra le onde, sulla cima di questo magico promontorio. Un posto emozionante, carico di energia, dove l'occhio non trova riposo. A poca distanza dalla ruvida roccia, intrepidi e cazzuti surfisti sfidano onde molto piu' alte di loro. Mi ritrovo totalmente immerso nella affascinante bellezza del luogo, tanto da ritornarci più volte nel corso della permanenza sull’isola.&lt;br /&gt;In direzione opposta rispetto alla penisola di Bukit si trova invece Ubud, una cittadina quasi al centro dell'isola. Lussureggiante vegetazione tropicale, umidita', risaie e templi sono le caratteristiche di questa zona. E' la capitale culturale dell'isola, il buen retiro di artisti, soprattutto pittori, di fama internazionale. Ogni giorno le serate si riempiono con i suoni e i colori di danze e spettacoli teatrali tradizionali. Rispetto alla frenesia di Kuta qui ci si ritrova catapultati in una nuova dimensione, dominata dalla tranquillita'. Moltissime catene alberghiere di lusso hanno costruito resort a Ubud; splendide costruzioni celate dalla vegetazione dove zelante personale in livrea si occupa della cura del corpo e della mente dei propri clienti: trattamenti di bellezza, terapie di vario genere, meditazione, yoga, corsi di pittura e di cucina. Qui puo' capitare di perdersi tra le risaie, come e' successo a me, e di vedersi indirizzati sulla strada corretta da una anziana contadina che in cambio della cortesia non chiede nulla se non un sorriso. Ubud e' magnetica: le atmosfere e la gentilezza degli abitanti potrebbero attirare per settimane.&lt;br /&gt;Percorrendo in scooter le strade di questa zona ci si imbatte spesso in processioni religiose: lunghe file di balinesi vestiti in abiti tradizionali - uomini, donne, bambini - portano offerte al tempio, tra musiche e profumati incensi. Spettacoli ai quali non si resta indifferenti. Le donne dai lunghi e lisci capelli neri, con i fiori tra le ciocche, sembrano uscite direttamente da un quadro di Gaugin. La religione e' un aspetto costantemente presente nel quotidiano di Bali; le offerte di fiori, frutta e le bacchette di incenso punteggiano gli ingressi di case e negozi.&lt;br /&gt;Le mie esplorazioni dell'isola mi portano poi sulla costa est, ad Amed, un grazioso villaggio di pescatori. Qui il paesaggio è caratterizzato da una successione di piccole calette di sabbia nera, palme da cocco e dalle tipiche imbarcazione da pesca di legno laccato bianco: i trimarani. I villaggi sono minuscoli e si alloggia in bungalow direttamente sulla spiaggia oppure in alto sulle scogliere. La temibile cima del Gunung Agung, un vulcano attivo, veglia su questa costa; le ripide pendici del suo cono si gettano a capofitto fino a toccare le acque cristalline del mare. Poco lontano da una delle spiaggie di Amed mi immergo e scorgo il relitto di una vecchia nave da guerra giapponese. E' ormai quasi interamente sommersa dalla sabbia, ma quel poco che spunta e' meravigliosamente tempestato di coralli. Centinaia di pesci colorati giocano a nascondino tra le pieghe di metallo arruginito e una stella marina si muove lenta sul fondo sabbioso.&lt;br /&gt;Alla sera, seduto sotto la veranda del mio bungalow ascolto i rumori del mare e mi lascio accarezzare da una fresca brezza. Il mio soggiorno a Bali non e' ancora terminato ma nella mente si affollano gia' i ricordi dei molteplici volti di questa terra: il traffico asfissiante di Denpasar e Kuta, i templi battuti da mare e vento a Ulu Watu e Tanah Lot, le danze e le processioni religiose di Ubud, le torride notti in discoteca, le spiaggie, le onde, la lussureggiante vegetazione tropicale, i sorrisi dei balinesi, il dolce profumo dell'incenso. Bali e' tutto questo. Turismo, misticismo, rifugio tropicale, surf, arte. Fantastica.&lt;br /&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-5296925059762774675?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/5296925059762774675/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=5296925059762774675' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/5296925059762774675'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/5296925059762774675'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2008/07/fantastica-bali.html' title='Fantastica Bali'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-2674445232922115168</id><published>2008-07-13T15:15:00.000+01:00</published><updated>2008-07-13T15:16:31.052+01:00</updated><title type='text'>Cime tempestose</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Il viaggio da Jepara (la citta' dove vivono gli svedesi) a Probolinggo e' un perfetto esempio di "spostamenti lenti in pullman" in Indonesia. Un altro... Penserete voi. E' la regola... Rispondo io. Impiego quasi 13 ore per fare 250km di strada. Sfiancante. Il fatto di trovarsi su Java, l'isola piu' popolata del paese, non ha fatto altro che peggiorare le cose.&lt;br /&gt;Il bus, senza aria condizionata, e' stipato all'inverosimile e, come tradizione, non ha punti di sosta fissi ma si ferma quando qualcuno vuole scendere o salire. E non ci sono solo passeggeri. Per lunghi tratti si e' in compagnia di gruppi di ragazzi che cercano di raccattare qualche soldo suonando la chitarra o vendendo bibite, arachidi e snack vari. Come unico straniero sul bus vengo subissato dagli "hello mister!" degli indonesiani.&lt;br /&gt;Arrivato a Probolinggo mi faccio scaricare di fronte ad un hotel, sulla strada principale, e mi sistemo in una camera economica.&lt;br /&gt;Il giorno successivo prendo un taxi collettivo (pulmino) e salgo a 2000m fino ai bordi del cratere del vulcano Bromo. E' una delle principali attrattive turistiche di Java e ci sono parecchie guesthouse nel piccolo villaggio ai margini della caldera.&lt;br /&gt;L'aria fredda e una sveglia puntata alle 3.30 mi costringono a letto presto. Quando lo squillo del cellulare mi rianima mi trovo alle prese con una spasmodica ricerca di vestiti caldi: camicia, maglione, cappellino di lana, persino la giacca invernale. Sembro in procinto di partire per una spedizione alpina.&lt;br /&gt;Mi butto in strada alla ricerca di un passaggio per il punto panoramico dal quale ammirare l'alba, posto a 2600m di altezza. Di fronte alla guesthouse, c'e' un gran movimento di jeep e 4x4 ma i veicoli sono gia' tutti pieni. In lontananza addocchio un ragazzo indonesiano in sella ad una moto. Appena mi avvicino mi offre un passaggio. In moto? Ma è sicuro? chiedo. No problem mister, mi rassicura. Negozio la tariffa e salto su. La strada scende all'interno del cratere: e' buoio pesto, fa freddo e c'e' una nebbia che impedisce di vedere a piu' di 10m di distanza. La carreggiata e' una striscia di sabbia nera, vulcanica. Ci si muove in difficolta'. Il ragazzo deve mettere giu' i piedi un paio di volte e fermare la moto perche' le route si bloccano nella sabbia finissima. Inizio a dubitare che ce la faremo. Ieri pomeriggio, ad occhio, il cratere mi sembrava largo almeno 2 o 3 kilometri. Ad un certo punto la strada inizia a salire. Stiamo lasciando la caldera e abbiamo iniziato ad arrampicarci su uno dei bordi. La bianca nuvola di vapore acqueo e zolfo lascia il posto ad una volta celeste serena illuminata dalle ultime stelle della notte. La pelle del viso ha perso sensibilita' e ho la fronte e le sopracciglia imperlate di freddissime gocce d'acqua. Cerco di nascodermi quanto piu' possibile dietro il corpo del guidatore, per minimizzare l'impatto dell'aria gelida.&lt;br /&gt;Dopo una interminabile serie di tornanti raggiungiamo, infine, il parcheggio del viewpoint. Mi sparo un caffe' bollente e mangio un pacchetto di wafer che avevo nascosto nella giacca. Sono le 5 e siamo prossimi all'alba.&lt;br /&gt;Il punto panoramico e' gremito di persone. Qualcuno si e' lasciato ingannare dalla latitudine equatoriale e si aggira in pantaloncini e sandali; cerca di non darlo a vedere, ma sta soffrendo terribilmente. A 2600m di quota fa freddo in tutto il mondo, soprattutto se non e' ancora sorto il sole.&lt;br /&gt;Il primo spicchio strizza l'occhio alle 5.30, illuminando progressivamente la caldera e le pendici del vulcano. E' una vista spettacolare. All'interno del cratere ci sono altri due coni vulcanici, di dimensioni minori, di cui uno attivo. Il denso fumo bianco che esce dalla sommita' e' un flusso inarrestabile. In lontananza, ben oltre il largo cratere del Bromo, il cono perfetto di un altro vulcano si innalza oltre i 3000m. Ogni dieci minuti, con la precisione di un orologio svizzero, spara delle boffate di fumo nero che, salendo verso il cielo, prendono la forma di un fungo.&lt;br /&gt;Il paesaggio e' surreale. Il cratere del Bromo e' ancora ricoperto da una fitta nuvola bianca, che nasconde la distesa di sabbia nera; di tanto in tanto la nuvola, come l'acqua di un bicchiere riempito fino all'orlo, trabocca e si riversa sul villaggio ai bordi del cratere. Le punte dei due piccoli vulcani, al centro, spuntano dalla bianca distesa; la spessa fumarola di zolfo sale in verticale verso il cielo e in lontananza un alto vulcano, dai ripidi pendii, veglia sul panorama. Se si esclude il verde dei campi e della foresta che circondano il cratere del Bromo si potrebbe avere la sensazione di essere atterrati su un pianeta nello spazio. Il nero e il grigio sono i colori predominanti di questo paesaggio.&lt;br /&gt;Non sono disperso nell'universo; sto semplicemente ammirando un altro aspetto della tumultuosa, selvaggia, viva e imprevedibile terra indonesiana.&lt;br /&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-2674445232922115168?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/2674445232922115168/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=2674445232922115168' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/2674445232922115168'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/2674445232922115168'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2008/07/cime-tempestose.html' title='Cime tempestose'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-3985637655855318040</id><published>2008-07-09T04:24:00.003+01:00</published><updated>2008-07-09T04:34:32.963+01:00</updated><title type='text'>Viaggio al centro di Java</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;Imperativo: lasciare Jakarta; allontanarsi; dimenticare. Recarsi a Jodja e immegersi nella citta' universitaria piu' grande dell'Indonesia. Cultura, dopo la follia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;Ritorno ad un ritmo piu' consono al viaggio: sveglia di buon ora e sightseeing prima che le temperature tropicali rendano insostenibile ogni spostamento. Passo giorni tranquilli a scoprire bellezze architettoniche come la stupa di Borodbur (la stupa buddista piu' grande al mondo) e le rovine dei templi induisti di Prambanan, seriamente danneggiate da un recente terremoto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;Mi trovo al centro dell'isola di Java e, al contrario di Jakarta, la regione e la citta' di Jodja sono ricche di attrazioni turistiche: palazzi reali, musei, spettacoli culturali, esibizioni di artigianato. Di sera le strade di Jodja si riempiono di studenti universitari e scolaresche in gita, che si mischiano ai turisti nella frenetica ricerca di economici souvenir. Ristorantini ambulanti, bancarelle e riscio' a pedali affollano ogni spazio libero e l'aria, gia' umida di suo, si carica ulteriormente di odori e sapori.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;La citta' di Solo, a 1 ora di treno da Jodja, non ha lo stesso appeal della sua illustre vicina, ma vale comunque una visita per ammirare le piantagioni di the e i templi induisti che caratterizzano le verdi colline a est dell'abitato. Sull'isola di Java immergersi nella natura per scoprire angoli incontaminati non e' altrettanto facile come nella selvaggia e immensa Sumatra: la densita' della popolazione e' molto alta e sull'isola si contano oltre 120 milioni di abitanti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;Raggiungo poi la costa settentrionale dell'isola e mi fermo a Jepara dove incontro gli imprenditori svedesi, padre e figlio, conosciuti a Singapore. La zona pullula di mobilifici e saloni d'arredamento; dev'essere la Brianza dell' Indonesia. Ho giusto il tempo per passare una notte perche' il mattino successivo sono gia' su un battello in direzione dell'arcipelago di Karimunjaya, una delle poche zone ancora inesplorate di Java. Gli svedesi mi ospiteranno al loro resort!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;Il vecchio traghetto, arrugginito dagli anni e dalla salsedine, arranca in un mare abbastanza mosso. Resto ancorato per 6 ore alla mia poltroncina, incapace di alzarmi, camminare e mangiare. Prima di arrivare nel resort di proprieta' degli svedesi devo ancora sorbirmi oltre 1 ora di trasferimento su una barca di legno, lunga una decina di metri. Disteso sul tetto, insieme ad un gruppo di operai diretti al resort, scruto le prime stelle di questo caldo crepuscolo nei mari del sud.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;Arrivato sull'isola, privata, vengo sorpreso dal lusso di una struttura alberghiera a 5 stelle. Nel mio bungalow a pianta ottogonale, all'ombra di palme da cocco, c'e' l'aria condizionata, la TV via satellite, un grande letto matrimoniale e il bagno con l'acqua calda. Al ristorante c'e' gia' un piatto caldo e una birra ghiacciata che mi aspettano; accoglienza regale!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;Il giorno dopo mi metto a curiosare nei paraggi. In meno di 1 ora ho percorso l'intera circonferenza dell'isola e ho potuto appurare che, oltre a Lax - il proprietario - suo fratello e un gruppo di operai, sull'isola ci sono solo io! Il resort e' ancora chiuso e l'attivita' di manutenzione e' frenetica in vista della prossima riapertura.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;Trovarsi da soli su una minuscola isola tropicale: paradiso o trappola? Probabilmente la risposta e' legata al periodo di permanenza. Nel mio caso, restandoci solo 2 per giorni, le sensazioni sono estremamente positive. Un tramonto infuocato, come le zanzare che mi massacrano le caviglie, ha chiuso una giornata oziosa, talmente oziosa che il primo bagno l'ho fatto alle 4 del pomeriggio. Mi sono immerso nei pressi del molo, circondato da un branco di sardine; ho nuotato tra migliaia di esseri luccicanti che si muovevano in perfetta sincronia: stupefacente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;Alla sera un'altra ottima cena, insieme a Lax e suo fratello. Un unico rammarico: l'indomani e' gia' previsto il rientro a Java. Arrivederci al Kura Kura Resort (www.kurakuraresort.com).&lt;br /&gt;Rene'&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-3985637655855318040?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/3985637655855318040/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=3985637655855318040' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/3985637655855318040'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/3985637655855318040'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2008/07/viaggio-al-centro-di-java.html' title='Viaggio al centro di Java'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-2069048530202083372</id><published>2008-06-23T07:42:00.002+01:00</published><updated>2008-06-23T08:06:33.119+01:00</updated><title type='text'>Paura e delirio a Jakarta</title><content type='html'>&lt;div style="font-family: arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Mi prendo un giorno intero per recuperare lo stress del lungo viaggio in pullman. A Bandar Lampung non c'e' nulla da vedere se non una piazza con un monumento di elefanti che giocano a calcio e un punto panoramico su una collinetta; da qui si vede quello che resta del vulcano Krakatoa e, oltre, la costa dell' isola di Giava, la prossima destinanzione.&lt;br /&gt;Jakarta e' a un tiro di schioppo; la raggiungo facilmente con un minibus. Lo stretto che separa Sumatra da Giava e'... stretto... e in traghetto ci si mette solo 1 ora e mezza a coprire la distanza.&lt;br /&gt;Jakarta e', come dicono gli anglosassoni, overwhelming. La citta' piu' grande del sud est asiatico. Una giungla metropolitana di oltre 9 milioni di abitanti, che cresce all' impazzata. Uno sviluppo demografico e urbanistico incontrollato. Arrivo in un caldo giovedi pomeriggio e, dopo essermi sistemato, mi siedo in uno dei tanti ristorantini che si affacciano sulla animata Jalan Jaksa, la strada dei backpacker.&lt;br /&gt;Qui conosco un ragazzo indonesiano. Mi aiuta a decifrare il menu e si ferma poi a chiaccherare. Fa l'event coordinator al Ritz Carlton di Jakarta e conosce un italiano pilota di formula GP2 Asia (tra l'altro ho visto le gare in Malesia prima del GP di F1) che si chiama Marco Bonalumi e che si fa sentire al cellulare di Anton, l'indonesiano, mentre siamo al ristorante. Anton ad un certo punto me lo passa e salta fuori che sto Marco e' di Lecco (23 anni); sta chiamando dal Bahrein!&lt;br /&gt;Sono abbastanza stanco ma mi lascio convincere ad una serata fuori. Si va al Red Square vodka bar. Ragazze cubo ballano scatenate e Anton mi paga da bere (4 vodka redbull con pochissima redbull e 2 shots di tequila); io faccio lo spacchiuso e bevo lo shot in un nano secondo (mentre lui sorseggia) esclamando "I am a tequila professional" (memore delle nottati in italia con la mitica Cuervo Reposado, ora sostituita con il chupito rum e pera). Nel corso della serata la svolta. Mi accorgo che Anton e' gay... Mi parla a un dito dalla faccia e ho l'impressione che abbia cercato di baciarmi!&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;  &lt;div style="font-family: arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Usciamo dal bar alle 2.30 che non ci reggiamo piu' in piedi. Sul taxi gira tutto; si finisce nel suo appartamento. Lo stronzo mi chiude dentro. Io mi rintano al bagno e foppo due volte al cesso (mentre lucidamente penso "cazzo sto vomitando nel cesso a casa di un culattone indonesiano") e mi addormento, sfatto, sul letto. Non e' successo nulla, per fortuna. Anche lui dormiva. Poi alle 5.30, svegliato dal richiamo del muezzin tento la fuga dal balcone sul tetto della casa sottostante (avevo allertato i vicini, che dormivano sul loro balcone, tirando monetine sul tetto in lamiera e dicendo "I need a taxi"... chissa' che cazzo avranno pensato...).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;  &lt;div style="font-family: arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Ho gia' una gamba sul tetto ma lui mi blocca. Io gli dico che cazzo ora vado a casa. Lui finalmente mi libera pero' insiste nel riaccompagnarmi a casa e nel taxi tenta un ultimo patetico approccio con io che gli dico che non mi piacciono i ragazzi non lo hai capito cazzo!&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;  &lt;div style="font-family: arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Il giorno dopo mi sono svegliato alle 13 con ancora il cervello in pappa. Sul cell ho 2 nuovi numeri di ragazze indonesiane delle quali non ricordo il nome (lo scopriro' scorrendo la rubrica). Una sembra la sorella della donna cannone l'altra dovrebbe essere OK. Che faccio le chiamo?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;    &lt;div style="font-family: arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Ragazzi, serata mattissima. Ho speso l'equivalente di 5 euro per un devasto totale.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;  &lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;Sono sopravvissuto...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-2069048530202083372?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/2069048530202083372/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=2069048530202083372' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/2069048530202083372'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/2069048530202083372'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2008/06/paura-e-delirio-jakarta.html' title='Paura e delirio a Jakarta'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-5287307982372209240</id><published>2008-06-17T05:38:00.002+01:00</published><updated>2008-06-17T05:47:40.842+01:00</updated><title type='text'>Il mega trasferimento</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Contatto Riki per un giro di Bukittinggi. Ci incontriamo alle 11 di una domenica mattina nel parco in mezzo alla cittadina, a quell'ora affollato di famiglie a passeggio e bambini schiamazzanti. Il mio nuovo amico insiste per una visita a casa sua, che si trova in un piccolo paese a qualche km da Bukittinggi. Accetto.&lt;br /&gt;Giunti sul posto faccio la conoscenza della famiglia e ben presto mi trovo un piatto di riso e pesce fritto sotto i denti: accoglienza all'indonesiana. La casa e' composta da 3 stanze, una cucina ed il soggiorno. Ci sono pochi mobili (nel soggiorno c'e' solo la TV...) e il pranzo lo consumiamo seduti, a gambe incrociate, su una stuoia. Dopo una tazza di caffe' facciamo un giro del villaggio e visitiamo uno zio di Riki che abita in una bellissima casa tradizionale di legno con un tetto che mi ricorda lo scafo di un veliero. Tutta la famiglia e' al lavoro nelle operazioni di restauro del vecchio edificio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Tornati a Bukittinggi visitiamo un'area della citta' dove i giapponesi, nel corso della seconda guerra mondiale, hanno costruito una estesa serie di bunker e gallerie sotterranee. E' ormai pomeriggio inoltrato e avrei bisogno di un break, di un attimo di riposo in albergo, ma non riesco proprio a svincolarmi dalla compagnia di Riki (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;mollami!&lt;/span&gt;). Chiudo la giornata invitando il mio nuovo amico a cenare in un ristorante all'aperto del mercato notturno. Il clima e' ora piacevolmente fresco (Bukittinggi si trova a 1500m di altezza) e le strade si sono riempite di gruppi di ragazzi che suonano la chitarra.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Il mattino successivo, alle 10, mi imbarco su un bus alla volta di Bandar Lampung, citta' posta all'estremita' meridionale dell'isola di Sumatra. Sulla la carta la distanza da Bukittinggi sembra essere intorno a 1000km. Sto per sciropparmi, in lunghezza, quasi due/terzi di Sumatra. I tempi del viaggio sono imprevedibili.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Un'ora dopo la partenza siamo gia' fermi per un guasto meccanico. Il pullman e' entrato troppo violentemente in una buca e si deve essere scassato qualcosa. Ripartiamo dopo un'ora e mezza di smartellamenti nell'area del semiasse anteriore. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Sul bus la mia posizione non e' delle migliori; mi trovo nella fila immediatamente prima del bagno; significa avere un sedile che non si reclina e aria maleodorante. Sono l'unico straniero in viaggio e, quindi, al centro dell'attenzione. Verso sera il corridoio centrale si è trasformato in un immondezzaio: una giornata di pasti e di snack hanno lasciato il segno. Ci fermiamo in un ristorante per la cena e scopro con sorpresa che quasi tutti i passeggeri approfittano della sosta per lavarsi e rinfrescarsi; sapone, salvietta, un cambio di vestiti e risalgono in pullman come nuovi; quello che si sta progressivamente sporcando sono solo io... Nel corso della sosta qualcuno si e' anche preso la briga di pulire il corridoio; meno male.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;La notte procede a sobbalzi, come quelli della strada, che interrompono un sonno gia' leggero sollevandoti dal sedile. Sumatra e' un'isola gigantesca, dove le citta' sono separate da centinaia di km l'una dall'altra; in mezzo ci sono colline, laghi, vulcani, foreste e campi. E' una zona selvaggia anche se l'integrita' della natura e' messa costantemente in pericolo da disboscamenti e trivellazioni in cerca di petrolio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Il mattino del secondo giorno arriviamo a Palembang, una grossa citta' nell'area sud-orientale dell'isola. La sosta e' breve; giusto il tempo di far scendere alcune persone e di caricare nuovi passeggeri; il bus e' sempre pieno. Il viaggio scorre lento. A Sumatra non ci sono autostrade e le poche strade che attraversano il territorio sono molto trafficate e alquanto scassate. Verso mezzogiorno facciamo una pausa; il pullman si e' fermato lungo la strada accanto ad alcune bancarelle che vendono frutta. I miei compagni di viaggio insistono nel farmi provare il durian, un frutto dalla pelle spessa e appuntita, grosso quanto un melone e dalla polpa puzzolente: qualcosa che ricorda un uovo marcio o la puzza di piedi. E' dolcissimo, non male dopotutto, ma e' da mangiarsi con il naso tappato. Prima di ripartire mi regalano un sacchetto di duku, un frutto grande poco piu' di una noce, anche questo da sbucciare, dalla polpa trasparente, dolce e succosa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Il pullman attraversa ora una vasta landa pianeggiante. Campi a perdita d'occhio; il colore giallo delle lunghe spighe di riso che contrasta con le nuvole nere di un temporale che rumoreggia, lontano, sulla linea dell'orizzonte. Una colonna di TIR davanti a noi solleva ondate di polvere. E' un pomeriggio bollente. Nessuna citta' in vista. Arrivero' mai?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;All'imbrunire il pullman si ferma ancora, questa volta per la cena. L'autista mi spiega che Bandar Lampung e' poco distante; ancora un paio di ore e ci siamo. Mentre i passeggeri si lavano io mangio un piatto di riso fritto; probabilmente sono l'unico che sta iniziando a puzzare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Ore 21: case e negozi si fanno piu' frequenti lungo la strada. Stiamo per arrivare in citta'. L'autista in seconda mi si avvicina e mi spiega che non si fermeranno alla stazione: il pullman prosegue fino a Jakarta. Mi chiede dove voglio scendere. Non lo so, rispondo; poi aggiungo, vicino ad un albergo va bene.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Ed e' cosi che il bus si ferma, alle 21.30, dopo 35 ore di viaggio, nei pressi di un grosso albergo. Non ho la più pallida idea di quale sia la mia posizione; se sono in citta' o in periferia. Entro e addocchio i prezzi; troppo alti. Faccio chiamare un taxi che mi porta verso il centro, in un albergo più economico. Appena entrato in stanza crollo sul letto. Ho proprio bisogno di starmene sdraiato almeno per una decina di ore.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-5287307982372209240?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/5287307982372209240/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=5287307982372209240' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/5287307982372209240'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/5287307982372209240'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2008/06/il-mega-trasferimento.html' title='Il mega trasferimento'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-8407436803666267877</id><published>2008-06-12T07:41:00.006+01:00</published><updated>2008-06-12T16:44:34.452+01:00</updated><title type='text'>Entrata a Sumatra</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Il trasferimento Malesia-Indonesia, sulla cartina, sembra cosa da poco: un aliscafo da Melacca a Dumai e poi con il pullman fino a Pekanbaru (distanza intorno ai 150km). Il battello parte intorno alle 10 e prima delle 12 sono gia' a Dumai, sull'isola di Sumatra. Liscio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Mi faccio portare da un moto-taxi alla stazione dei pullman; un enorme parcheggio con un unico bus in attesa sotto il sole cocente. Fortunamente e' diretto a Pekanbaru, la maggiore citta' di questa zona, e partira' da li a poco.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Faccio due conti: 150km da percorrere, una media di 50km orari; tra 3, al massimo 4 ore, dovrei essere a destinazione. Mi sbaglio. La strada e' asfaltata ma abbastanza disastrata: buche e tratti in sterrato ogni decina di kilometri; lavori in corso. Traffico intenso (e' l'unica strada che dalla costa est dell'isola porta a Pekanbaru) e alcuni fiumi esondati a causa di un alluvione non fanno che peggiorare le cose. Si viaggia a singhiozzo. La velocita' dei trasferimenti in Malesia e' presto dimenticata.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Sul pullman mi si affianca un tecnico petrolifero indonesiano di ritorno a casa per il fine settimana (e' un venerdi pomeriggio); abita a Pekanbaru e parla bene inglese perche' ha lavorato per anni per una compagnia statunitense. Dopo un po' che chiaccheriamo mi offre alloggio a casa sua per la serata; sono sorpreso: una proposta del genere non mi era ancora capitata!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;A una trentina di km dalla citta' il traffico si blocca: un fiume ha rotto gli argini e sta sommergendo la strada. Si passa piano e uno alla volta. Alcune case sono per meta' coperte dall'acqua e gli inquilini stanno salvando il salvabile e si dirigono verso tratti di terreno asciutto. Brutta storia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;La giornata, che prevedevo tranquilla, si rivela molto lunga e quando il pullman arriva a Pekanbaru sono ormai le 20 passate. Il mio compagno di viaggio si scusa per non potermi piu' ospitare perche' ha un bambino molto piccolo che ha bisogno di dormire. Mi indirizza verso il taxi collettivo corretto (un piccolo minibus), destinazione centro citta', e mi saluta.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Mangio un piattone di riso fritto (nasi goreng, una delle specialita' nazionali) e poi mi infilo a letto. Ripenso un attimo ad oggi: non ho visto un viaggiatore, o straniero, e ho passato la giornata sul pullman.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;L'indomani mi sveglio presto e prendo un bus per Bukittinggi, un paese sulla catena montuosa che percorre, da nord a sud, l'intera isola di Sumatra. E' la zona di incontro di due placche terrestri che, nel corso dei millenni, ha generato una cordigliera di vulcani alti fino a quasi 4000m e continua a scuotere periodicamente queste terre con violenti e improvvisi terremoti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Il pullman e' un mezzo decrepito che si ferma in continuazione per caricare passeggeri: una specie di taxi gigante che casca a pezzi. Per coprire 200km scarsi impiego oltre 7 ore. 30km orari di media; non male...&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="text-decoration: none;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;Arrivato a Bukittinggi non so dove sistemarmi. Non ho ancora trovato una guida turistica per l'Indonesia e sto quindi "proce&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 10);"&gt;de&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;ndo a vista" utilizzando unicamente una cartina &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 10);"&gt;geografica &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;del paese. Mi trovo quindi a chiedere informazioni in continuazione e, non conoscendo la lingua, faccio fatica a farmi capire. Fermatomi presso un chiosco che vende cellulari (ce ne sono migliaia in Indonesia) chiedo indicazioni per un albergo economico e mi ritrovo in sella allo scooter del commesso che, prima di portarmi a destinazione, decide di fare un giro turistico di Bukittinggi. Mi lascia il suo numero di cellulare e chiede se ci possiamo incontrare domani. Beh, si, non vedo alcun problema... Si chiama Riki. Lo soprannominero'... &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;&lt;i&gt;Mollami!!!&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-8407436803666267877?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/8407436803666267877/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=8407436803666267877' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/8407436803666267877'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/8407436803666267877'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2008/06/entrata-sumatra.html' title='Entrata a Sumatra'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-6876006255978719730</id><published>2008-06-04T03:12:00.001+01:00</published><updated>2008-06-04T03:18:07.515+01:00</updated><title type='text'>Solo un gran baccano</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Ancora un fine settimana a Kuala Lumpur. Sta per diventare la capitale nella quale ho passato il maggior numero di giorni.&lt;br /&gt;E' il weekend del Gran Premio di Formula 1 e la citta' e' fully booked. Di ritorno dalla giungla (senza un paio di scarpe, abbandonate per eccessivo infangamento) mi sistemo una notte al Pondok Lodge, lasciato il giorno seguente perche' al piano inferiore si trova una discoteca che pompa musica house, di ottimo livello, fino alle 4. Le mura della mia stanza stavano letteralmente ballando e il letto vibrava, percosso da una violenta successione di bassi. Ma al Green Hut - la sistemazione successiva - le cose non e' che vadano meglio; il posto e' infestato da fastidiosissime pulci (o acari) che, nottetempo, si accaniscono senza pieta' su braccia e gambe inermi. Non sembrano risparmiare nessuno: tutti gli ospiti si grattano freneticamente e implorano "new bed sheets"; il problema, purtroppo, risiede altrove...&lt;br /&gt;E' senza dubbio un fine settimana ad alto volume, complice la Formula 1, che porta in citta' turisti, feste (un party con dj Mauro Picotto dall'Italia, gia' attivo a Rimini nel corso della mia vacanza da maturando 18enne!), manifestazioni e un periodo di grandi saldi. Il Gran Premio sono andato a vederlo; perche' no? Sono in zona, dopotutto. Anche visto dal vivo lo spettacolo non cambia: una noia mortale con l'unica differenza, rispetto al salotto di casa, che il frastuono e' tale che senza tappi nelle orecchie si rischiano seri disturbi d'udito. Sara' per questo che forse ci si sente un poco &lt;em&gt;part of the game&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Prima di lasciare definitivamente KL passo una serata con John, un simpatico ingegnere informatico malese di origine singaporegna conosciuto nel corso del mio soggiorno a Phuket; andiamo a cenare in un fantastico ristorante giapponese, dove ci si serve ad un buffet, e devo ammettere che, contrariamente alla maggior parte delle mie precedenti esperienze, il cibo e' davvero buono. John mi convince ad assaggiare il "pesce incinto" (un pesciolino di 15cm di lunghezza, ripieno di uova, infilzato e grigliato su uno spiedino) e mi racconta alcune credenze popolari cinesi come: mai girare un pesce mentre lo si mangia; significa che "una nave affondera'".&lt;br /&gt;Dalla capitale mi porto quindi a Melacca, citta' sulle sponde dell' omonimo Stretto; un porto che ha visto il passaggio di portoghesi, olandesi, inglesi e che conserva ancora molte interessanti vestigia del passato. Non a caso e' riconosciuta come la capitale culturale della Malesia. Gli edifici coloniali olandesi, tinteggiati in vivaci colori pastello, sono stati trasformati in interessanti musei sulla lunga storia di Melacca.&lt;br /&gt;Al giorno d'oggi l'impronta cinese sulla citta' e' forte e rappresentata dal vivace quartiere di Chinatown, dove si commercia antiquariato e l'aria e' carica del fumo azzurrognolo sprigionato dalle bacchette di incenso.&lt;br /&gt;Sono gli ultimi giorni in Malesia e l'occasione quindi per terminare i miei ringgit (la valuta locale): una nottata in discoteca per la Ladies Night del mercoledi sera (divertente come sempre) e una serata al cinema per la prima di 10.000 BC che conferma la mia infelice statistica nella scelta dei film sul grande schermo: nell'80% dei casi si rivelano delle grosse cagate.&lt;br /&gt;Conservo giusto il denaro necessario all'acquisto del biglietto per il traghetto da Melacca a Dumai: e' il 28 marzo e sto per salpare per l'Indonesia.&lt;br /&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-6876006255978719730?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/6876006255978719730/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=6876006255978719730' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/6876006255978719730'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/6876006255978719730'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2008/06/solo-un-gran-baccano.html' title='Solo un gran baccano'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-3146346250304457140</id><published>2008-05-30T06:10:00.002+01:00</published><updated>2008-05-30T06:22:36.128+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sanguisughe'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='spiaggia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='malesia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='asia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giungla'/><title type='text'>Ritorno in Malesia</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Malesia, villaggio di Cherating. Torno da Singapore con i ricordi delle serate con Teo, una nuova macchina fotografica e un visto di 60 giorni per l'Indonesia.&lt;br /&gt;Cherating si trova lungo la costa est malese, nei pressi di una lunga spiaggia di sabbia bianca dove, occasionalmente, vengono a deporre le uova delle grosse tartarughe. E' un posto molto tranquillo dove mi fermo per alcuni giorni in totale relax. Ci sono pochissimi viaggiatori stranieri e la spiaggia e' per lo piu' frequentata da malesi. Ho quindi l'occasione di osservare come ci si comporto al mare in un paese musulmano. Per i bambini non ci sembrano essere regole particolari: gli ho visti da interamente vestiti a completamenti nudi. Gli uomini, solitamente, sono in t-shirt e bermuda mentre le donne sono interamente vestite con abiti tradizionali, velo incluso, e in questo modo fanno pure il bagno! Zero esposizione di parti corporee al sole. Non mi aspettavo un atteggiamento tanto conservatore in spiaggia...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;You are in the jungle baby...&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da Cherating mi sposto verso ovest e raggiungo l'interno del paese, il cuore della penisola malese. Qui si trova il rinomato Taman Negara National Park: un fazzolettone di foresta pluviale primaria popolato da tigri, elefanti e rinoceronti asiatici, serpenti e un sacco di insetti. Il quartier generale del parco lo si raggiunge al termine di 2 ore di longboat (stretta e lunga imbarcazione di legno) lungo un tortuoso e largo fiume dalle acque marroni; nell'insieme, fa molto "avventura amazzonica".&lt;br /&gt;Che siamo nei pressi di una giungla ci vuol poco a capirlo; basta dare una occhiata alla vegetazione, impenetrabile, che lambisce il fiume; messaggio rinforzato una sera mentre cerco di prender sonno nel mio bungalow: un urlo terrorizzato al femminile; chissa' cosa avra' visto... spero non un serpente. Chiudo gli occhi e cerco di non pensarci.&lt;br /&gt;Non ho ancora avuto occasione di esplorare una foresta pluviale e sono molto curioso. Decido quindi per un 2 giorni con 1 notte in un rifugio nella giungla. Parto con un piccolo zaino contenente 2 set di abiti (uno da utilizzare di giorno e uno per la sera), 3 pacchetti di riso in bianco per i pasti, da abbinare alle scatolette di tonno, piu' una confezione di biscotti e del succo d'arancia per la colazione. La prima giornata e' leggera. Risalgo il fiume in barca per 1 ora fino a raggiungere un gruppo di bungalows, ora in disuso, appartenenti alle autorita' del parco. Saluto il barcaiolo, ispeziono con lo sguardo le capanne di legno quasi completamente risucchiate dalla vegetazione, poi mi concentro sul sentiero che, di fronte a me, sparisce nella giungla. Sono solo.  &lt;br /&gt;Il percorso fino al bun-bun kanbun, il mio rifugio per la notte, e' fangoso ma non troppo difficoltoso. Dopo 5 minuti di cammino sono gia' bagnato fradicio con sudore che gocciola da tutte le parti. Gli alberi intorni a me sono altissimi e le fitte chiome formano un tetto naturale che blocca i raggi del sole e costringe il sottobosco in una scura penombra diurna. Circondati dalla vegetazione si perde facilmente il senso della direzione; non si capisce se si stia andando a est, a ovest, a nord o a sud; non ci sono punti di riferimento da seguire e se ci sono, non si vedono; servirebbe una bussola o quell' innato istinto per l'orientamento possieduto da chi e' nato e vive da queste parti. Io mi limito a seguire il sentiero, sicuro che, prima o poi, trovero' il rifugio. Ci arrivo dopo 1 ora e mezza e un paio di chilometri. E' una piccola casa, costruita su 4 piloni di cemento alti oltre 2 metri. All'interno ci sono 2 file di 4 letti a castello, senza materassi, e uno dei lati della camerata ha una grossa apertura che da su una piccola radura all'interno della foresta. Scelgo uno dei 16 letti, ci poggio la mia roba, mangio una razione e poi decido di esplorare i paraggi. Seguo il sentiero dal quale sono venuto e mi addentro ancor piu' nella giungla. Il rumore degli insetti fa da sottofondo ai miei passi. Uno zzzzzzzz costante e continuo. Ascolto ma non riesco a vedere da dove proviene il suono. La stradina inizia a salire e scendere, attraversa piccoli torrenti e si fa via via fangosa. Quando le scarpe iniziano a sprofondare fino alla caviglia decido di tornare indietro. Sul tronco di un albero caduto mi fermo ad osservare una colonna di formiche; e' una autostrada a 8 corsie. Oltre alle formiche che si muovono ci sono 2 file, ai lati della colonna, di formiche che pattugliano, immobili, il flusso delle altre. Non ne avevo mai viste cosi tante in movimento. Lo stupore viene interrotto da un prurito alla schiena. Infilo la mano sotto la schiena, gratto, e la ritiro. Insanguinata! Sanguisughe, cazzo!&lt;br /&gt;Ritorno al capanno e sfrutto la presenza di una cisterna di acqua sul tetto per farmi una doccia. Denudatomi scopro con orrore delle macchie di sangue sulle mutande. Ai miei piedi si muove una sanguisuga: c'e' l'avevo sulle chiappe! Ahhhh! Mi avvento sull'essere, ingrossato di sangue, e lo brucio con l'accendino.&lt;br /&gt;Piu' tardi, nel pomeriggio, arriva una coppia di trekker olandesi insieme ad una guida del posto. Non passero' la notte da solo. Meglio cosi. I rumori della giungla stavano iniziando a rendermi paranoico.&lt;br /&gt;Ceniamo e restiamo a lungo a fissare la giungla dall' apertura del capanno ma, oltre ad un uccello dalle piume colorate, non vediamo nulla.&lt;br /&gt;Il mattino successivo mi sveglio indolenzito da una nottata sul legno. E' previsto il ritorno al quartier generale - 12 km di giungla - e mi aggreghero' agli olandesi; da solo non lo avrei fatto. Oggi la giornata e' tosta. Per prima cosa, vanno rimessi i vestiti, ancora umidi, di ieri. Poi c'e' il sentiero: fangoso, a tratti ripido e scosceso.&lt;br /&gt;Le scarpe sono ormai mimetizzate con il terreno e la quantita' di sanguisughe e' impressionante. Stanno li in attesa, sulle foglie morte in mezzo al sentiero, e, quando sentono dei passi, si rizzano attacandosi alle suole delle scarpe. Da qui iniziano a salire, velocemente, sulle gambe in cerco di uno spiraglio nel quale infilarsi per raggiunger la pelle e iniziare a succhiare. Ne ho addosso in continuazione e ho da tempo smesso di osservare la giungla per concentrami sulle gambe e sulla mia personale guerra contro le bestiaccie. Praticamente passo il tempo a staccar sanguisughe dal corpo e la cosa non fa che innervosirmi. Umidita' opprimente, sudore totale, vegetazione soffocante e tonnelate di fango non sono abbastanza? No! Non sembra esserci fine alle insidie della giungla; e' proprio un ambiente ostile! Gia', dimenticavo... abbiamo visto anche una vipera. Quindi, in due giorni, l'unico animale che vedo, oltre all'uccello colorato, e' un rettile che potrebbe uccidermi! Forse sono gli animali a osservare me e non io a scorgere loro; io vedo solo verde e marrone e sento zzzzzz in continuazione, come la frequenza vuota di una radio.&lt;br /&gt;L'unico momento godibile della giornata e' il pranzo sul greto di un torrente, a petto nudo, i piedi nell'acqua e senza sanguisughe.&lt;br /&gt;Giungo al quartier generale del parco alle cinque del pomeriggio, al termine di un massacrante, fangoso sali-scendi, con una certezza: la giungla non e' il mio posto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-3146346250304457140?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/3146346250304457140/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=3146346250304457140' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/3146346250304457140'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/3146346250304457140'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2008/05/ritorno-in-malesia.html' title='Ritorno in Malesia'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-8886218184170688205</id><published>2008-05-20T09:25:00.007+01:00</published><updated>2008-05-20T11:01:23.049+01:00</updated><title type='text'>La fredda ed efficiente Singapore</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="line-height: 150%; font-family: arial;"&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%;"&gt;Un gigantesco edificio grigio, incrocio tra un casello autostradale e un autogrill sopraelevato: e' cosi che si presenta la dogana di &lt;/span&gt;&lt;st1:country-region&gt;&lt;st1:place&gt;&lt;span style="line-height: 150%;"&gt;Singapore&lt;/span&gt;&lt;/st1:place&gt;&lt;/st1:country-region&gt;&lt;span style="line-height: 150%;"&gt;, la citta' modello, tecnologica, efficiente, all'avanguardia, perfetta. Un cambio brusco, dopo l'allegra confusione delle altre metropoli &lt;/span&gt;&lt;st1:state&gt;&lt;st1:place&gt;&lt;span style="line-height: 150%;"&gt;del&lt;/span&gt;&lt;/st1:place&gt;&lt;/st1:state&gt;&lt;span style="line-height: 150%;"&gt; sud-est asiatico. Non c'e' nulla fuori posto. Tutto e' frutto di meticolosa programmazione. Vietato sputare per terra, attraversare la strada al di fuori delle striscie pedonali, masticare cicche, mangiare e bere sui mezzi pubblici, compiere atti osceni in luogo pubblico (un passionale bacio alla francese...): fioccano multe salate, da oltre 200 euro. A volte ho la sensazione di trovarmi in un terminal aeroportuale o in un ospedale: la citta' e' fredda, senz' anima. E' questo il prezzo da pagare per vivere in un luogo perfetto? Di centri commerciali e shopping malls ne basterebbe la meta' e il quartiere di Chinatown, bello pulito e ordinato, e' piu' roba da Disneyland. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Al Museo d'Urbanistica non nascondono l'obiettivo per il futuro prossimo: vogliamo essere la prima citta' al mondo per qualita' della vita; il luogo migliore per vivere, lavorare e divertirsi. Mentre all' Asian Civilizations Museum una didascalia accanto ad una vecchia foto di Singapore non esita a criticare l'eccessiva ricerca di modernita' che, a colpi di ruspa, cancella la storia della citta'.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Di Singapore apprezzo i food court, le arene gastronomiche: grandi sale al coperto con decine di chioschi che propongono specialita' locali di ottima qualita' (soprattutto cinesi) a prezzi accessibili. Meno godibile e' stato il tempo: 5 giorni di acquazzoni ad intermittenza; niente di anormale: dopotutto la citta' accarezza la linea equatoriale ed il clima e' classificato come "hot &amp;amp; wet". Tutto l'anno. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;        &lt;p class="MsoNormal" style="line-height: 150%; font-family: arial;"&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;The Ball Room&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;      &lt;p class="MsoNormal" style="line-height: 150%;"&gt;  &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="line-height: 150%;"&gt;&lt;span style="font-family: arial; font-size: 100%;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;A Singapore e' tempo di fiere e di incontri! Teo e' in citta' per il Salone del Mobile ed e' un grande piacere ritrovarsi con un amico dall'Italia.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Come d'incanto mi tolgo i sandali, infilo le scarpette rosse e da cenerentolo-viaggiatore mi trasformo in businessman per la gran serata del Ballo: e' la festa della Fiera, la cena degli espositori.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;Il luogo: un grande sal&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 10); font-family: arial;"&gt;one&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt; presso un centro convegni. Un centinaio di tavoli da 8 persone. Al nostro, oltre a me e a Teo, c'e' una famiglia di Singapore (padre, madre e 2 figlie al seguito), due vietnamiti e una coppia di svedesi, padre e figlio, residenti in Indonesia. Il menu e' quasi nuziale; molte portate alternate a momenti di intrattenimento su un ampio palcoscenico. Tentiamo&lt;/span&gt; un approccio con le &lt;span style="color: rgb(0, 0, 10); font-family: arial;"&gt; subitodue &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;figlie ma dai lampi che saettano dagli occhi della madre capiamo che non e' cosa. Attacchiamo quindi bottone con gli svedesi ed entriamo subito in sintonia, complice la proverbiale efficienza singaporegna, &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 10); font-family: arial;"&gt;nella fattispecie &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;impersonata da camerieri super-attenti che non perme&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 10); font-family: arial;"&gt;ttono mai&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt; al livello delle nostre birre di scendere oltre la meta' del bicchiere. Rotto il ghiaccio &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 10); font-family: arial;"&gt;trovo&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt; pure&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 10); font-family: arial;"&gt; il tempo per&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt; cimenta&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 10); font-family: arial;"&gt;rmi&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt; in un gioco sul palco: gara di ballo sulle note degli Earth, Wind &amp;amp; Fire; in palio una bottiglia di Dom Perignon. Purtroppo non supero la fase eliminatoria, ma in compenso&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 10); font-family: arial;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;conquisto le simpatie del tavolo.&lt;/span&gt;&lt;o:p style="font-family: arial;"&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;Dopo quasi 3 ore,&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 10); font-family: arial;"&gt; alle undici passate,&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt; la cena &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 10); font-family: arial;"&gt;sta &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;volge&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 10); font-family: arial;"&gt;ndo&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt; al termine.&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 10); font-family: arial;"&gt; Cala il sipario sul palcoscenico e alcuni commensali iniziano ad abbandonare la festa; e' lunedi sera, dopotutto. I primi ad alzarsi dal nostro tavolo sono i componenti della famiglia di Singapore, seguiti a ruota dai vietnamiti. Restiamo io, Teo e gli svedesi. I rabbocchi di birra sembrano infiniti e cosi le conversazioni proseguono. Magnus e Lax - gli scandinavi - gestiscono una fabbrica di mobili in Indonesia e, da quanto capisco, possiedono anche un resort su un'isola al largo della costa settentrionale di Java. Mi dicono che devo andare assolutamente a trovarli quando saro' in Indonesia. Ci scambiamo indirizzi e numeri di telefono, appuntati sul biglietto di ingresso alla festa. Intanto intorno a noi si e' fatto il vuoto: tutti i tavoli sono deserti e nella enorme sala ci siamo solo noi 4 e un indaffarato gruppo di camerieri che sta sparecchiando e pulendo cio' che resta del party. Ma il flusso di birra non si arresta. Lax, il padre, finisce alla goccia un bicchiere di birra tiepido, appartenuto a Teo, nel quale naviga un gamberetto. Quasi ci inginocchiamo per l'ammirazione, sia per la performance che per l'ennesimo refill di birra fresca. Ci avviciniamo alle 2: il salone e' ormai pulito, i camerieri stanno finendo di lavorare e al nostro tavolo si parla di pesca d'altura. Spunta un pacchetto di sigarette... Campanello d'allarme. Fumare al chiuso a Singapore? Si rischia grosso! Meglio alzare faticosamente le chiappe e abbandonare barcollanti la festa. All'uscita ci infiliamo sul primo taxi capitato a tiro, verso la prossima tappa. Ci stiamo a malapena: Magnus e Lax sono due belve da oltre un quintale. Il tassista cerca di assumere un tono amichevole per tenere a bada sti 4 sbronzi che gli son finiti nella macchina. Non stiamo piu' parlando, stiamo urlando, mentre Magnus smanetta all'autoradio sotto lo sguardo preoccupato del tassista. Poco dopo... Orchard Towers, per i conosseurs "four floors of whores" e dalla bellissima storpiatura in italiano: orgia towers. Quattro piani di bar zeppi di ragazze. Noi facciamo poca strada ed entriamo nel primo locale a sinistra al pianoterra. Ci saranno non piu' di 10 clienti, tra i quali due signori inglesi che hanno ormai perso qualsiasi inibizione e si stanno agitando intorno ad un palo per la lap dance, e una ventina di ragazze. Anche se si e' in gruppo, una volta entrati in questi locali ci si ritrova irrimediabilmente soli. Gli svedesi sono stati dirottati verso un tavolo da due girls mentre io e Teo siamo da un'altra parte del locale, alle prese con le nostre due nuove amiche. Ci beviamo l'ultima birra della serata e poi salutiamo Magnus e Lax, che quasi non si accorgono della nostra dipartita immersi in chissa' quale conversazione con le ragazze.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="line-height: 150%; color: rgb(0, 0, 10); font-family: arial;"&gt;Poco distante, seduti sui gradini all'entrata di un altro palazzo, cerchiamo una boccata d'aria fresca in questa calda notte; ridiamo quando concludiamo che "si, davvero, padre e figlio nel locale a luci rosse non si era mai visto"!&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%; color: rgb(0, 0, 10); font-family: arial;"&gt;&lt;br /&gt;Prima di ritornare ai rispettivi alberghi, camminando lungo &lt;/span&gt;&lt;st1:street style="font-family: arial;"&gt;&lt;st1:address&gt;&lt;span style="line-height: 150%; color: rgb(0, 0, 10);"&gt;Orchard Road&lt;/span&gt;&lt;/st1:address&gt;&lt;/st1:street&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: arial; font-size: 100%;"&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;, tra centri commerciali e alberghi di lusso, una prostituta vietnamita incrocia i nostri passi e, puntando un dito verso il McDonald's, esclama: "buy me a sandwich, I am hungry!"&lt;br /&gt;Rene'&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-8886218184170688205?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/8886218184170688205/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=8886218184170688205' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/8886218184170688205'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/8886218184170688205'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2008/05/la-fredda-ed-efficiente-singapore.html' title='La fredda ed efficiente Singapore'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-5087043492139604125</id><published>2008-05-14T13:19:00.000+01:00</published><updated>2008-05-14T13:25:16.688+01:00</updated><title type='text'>Tigre malese</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Georgetown, costa ovest malese o meglio, isola di Penang. Sono arrivato in Malesia, alla fine; c'e' l'ho fatta; sopravvisuto alla Thailandia e alle sirene. Distratto come Ulisse nel viaggio verso Itaca. Sono riuscito a varcare il confine nel corso dell' ultimo giorno di validita' del mio visto thailandese: 30 giorni di spasso.&lt;br /&gt;La prima cosa che mi colpisce della Malesia e' il suo mix culturale ed il fatto che tutti parlino benissimo inglese. Approfondisco. La Malesia e' una ex colonia inglese e una delle eredita' del passato coloniale e' un ottimo sistema scolastico.&lt;br /&gt;L'integrazione pare perfetta: malesi, cinesi e indiani (i 3 maggiori gruppi etnici) sembrano convivere senza grosse frizioni. A Georgetown, oltre agli edifici che ricordano il periodo inglese, c'e' una Chinatown, una Little India e un kampung (villaggio) malese. Un mix di facce; un mix di sapori. La cucina malese mi piace fin da subito; soprattutto il modo nella quale si assapora nei ristoranti: si riceve un piatto fondo ricolmo di riso da completare a piacere servendosi ad un buffet con almeno 20 pietanze diverse. Il paradiso dei curiosi. Curry che ricordano l'India, sapori piccanti dalla vicina Thailandia, zuppe e tagliolini tanto popolari in Cina.&lt;br /&gt;La Malesia e' un passo avanti rispetto alla Thailandia: maggiore ricchezza, macchine di grossa cilindrata, autostrade, pulizia e ordine. Da l'idea di un paese progredito. E si viaggia veloci. Gli epici traferimenti in pullman, cosi comuni negli altri Paesi, vengono per un attimo accantonati.&lt;br /&gt;Con Markus, 21enne tedesco conosciuto sul minibus in viaggio tra Thailandia e Malesia, mi avventuro in alcune scorribande notturne a Gergetown. C'e' una via con una serie di discoteche vivaci e interessanti ma, rispetto alla Thailandia, non e' che qui veniamo cagati piu' di tanto. Che succede? Forse e' perche' siamo tornati in un paese normale? Beh, mi sa di si. Ci siamo divertiti comunque alla Ladies Night del mercoledi sera culminata in una specie di concorso "miss maglietta bagnata" tra gli sguardi estasiati di teenager malesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Carrambà...&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quante volte avete esclamato "certo che il mondo e' proprio piccolo"? Verissimo. Accade un giorno su un bus di linea verso l'unica spiaggia decente dell' isola di Penang; a meta' percorso sale un ragazzo; caspita, mi sembra di conoscere quel volto. No! No, non ci posso credere! E' Mihai, il ragazzo rumeno con il quale ho passato 9 giorni a Istanbul nel corso del Capodanno 2005/2006. Un incontro veramente incredible. Mi racconta che ha deciso di lasciare Bucarest alcuni mesi fa per trasferirsi in Malesia. Io gli parlo del mio viaggio e ancora non riesco a capacitarmi di questo incontro casuale. Forse ci rivedremo tra 1 settimana a Kuala Lumpur, o chissa' dove...&lt;br /&gt;Dopo Gergetown faccio una sosta rinfrescante alle Cameron Highlands. Mi trovo a oltre 1500 metri sul livello del mare e il clima e' piacevomente fresco. Di notte ho quasi freddo ed e' la prima volta che mi capita, dopo i rigori dell' inverno cinese (allora era inizio dicembre, ora siamo ai primi di marzo). Finora il mio viaggio è stato - e continua ad essere - una lunga estate. Qui si ammirano le estese coltivazioni di the e si fanno gradevoli passeggiate nelle foreste circostanti. Le giornate passano abbastanza oziose, tra una leggera camminata mattutina, un DVD all' ostello nel tardo pomeriggio, e una paio di birre al pub alla sera. Detto cio', il fresco clima e' veramente l'unico motivo che mi trattiene tra queste colline; sara' perche' il mio fisico europeo proprio non vuole saperne di abituarsi ai 35 gradi con umidita' al 100%?&lt;br /&gt;Un breve trasferimento in pullman-frigorifero (AC a palla!) e sono già a Kuala Lumpur, per gli amici KL, la capitale e citta' simbolo delle ambizioni malesi: le Petronas Twin Towers, per fare un esempio, sono state a lungo l'edificio piu' alto al mondo. Fa caldissimo e c'e' molto umidita'. Le strade sono congestionate, i marciapiedi sono una rarita' cosi come le striscie pedonali. Pero' c'e' la metropolitana e una monorotaia. Le passeggiate in centro si trasformano presto in imbarazzanti bagni di sudore. Durante il giorno sto quindi quasi sempre al chiuso, rinfrescato dall'aria condizionata di centri commerciali e musei. Meglio esplorare la citta' al calare del sole ed e' in una di queste serate che mi imbatto in Ronnie un simpatico quarantenne svedese dalle idee chiare sulle prossime tappe del suo viaggio. Ronnie alla prima birra: voglio andare in Borneo, fare trekking nella giungla e vedere gli orang utan, come ho detto a mio figlio prima di partire. Ronnie alla terza birra: forse e' meglio se vado nelle Filippine; ho sentito che c'e' un'ottima scena di musica rock dal vivo da quelle parti. Alla quinta birra esclama...  Voglio tornare in Thailandia!Ronnie mi ha portato all' Hard Rock Cafe'; per hobby, in Svezia, canta in un gruppo rock che fa cover di Led Zeppelin e Black Sabbath; è un patito del genere. Pe darmene prova ogni tanto mi urla nelle orecchie dei prolungati acuti alla Joey Tempest; che tipo! E' deluso perche' all' Hard Rock di KL mettono quasi solo musica hip hop, alternata a un gruppo rock indonesiano che si cimenta in cover di tutto. Nel corso della serata conosciamo al bancone bar due simpatiche indonesiane (al lavoro); dopo un'ora Ronnie mi saluta frettolosamente e si dilegua con una ragazza. Dopo un'altra ora rientra nel locale solo la tipa; al che le dico "oh, ma me l'hai ammazzato?". Risate. Pero’ Ronnie non l'ho piu' rivisto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-5087043492139604125?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/5087043492139604125/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=5087043492139604125' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/5087043492139604125'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/5087043492139604125'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2008/05/tigre-malese.html' title='Tigre malese'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-6680794367109421664</id><published>2008-05-08T14:45:00.001+01:00</published><updated>2008-05-08T14:52:33.828+01:00</updated><title type='text'>Full mooning</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Pronto? Si. Do you speak english? Yes. Cerco un bungalow per una persona, ne avete? Mi dispiace, siamo al completo... Telefonate, telefonate, telefonate. Ne faro' almeno una quindicina prima di trovare alloggio su Ko Phangan, la terza isola che visto dopo Ko Samui e Ko Tao. La famigerata party island, dove si svolge mensilmente l'acclamato e iper-affolato Full Moon Party. Oddio, volendo, c'e' un party ogni settimana. Non contenti del solo Full Moon sono stati creati anche l'Half Moon, il Black Moon e il Jungle Party!&lt;br /&gt;L'isola, per dimensioni, e' una via di mezzo tra Samui (grande) e Ko Tao (piccola) ed e' definita, giustamente, "la ribelle". Qui la festa e' senza fronzoli: alcol (a secchiellate) e musica a palla; niente ricerca di stile; ignoranza pura.&lt;br /&gt;Il soggiorno l'ho calibrato meticolasamente secondo il calendario lunare, per beccarmi appunto il Full Moon Party. Inoltre spero di acchiappare due piccioni con una fava perche' dovrebbe essere sull'isola anche una ragazza thailandese conosciuta a Samui. Il condizionale e' d'obbligo perche' la tipa c'e' ma non si fa vedere ne' sentire e la cosa, insieme al tempo ballerino, quotidianamente indeciso tra sole e pioggia, inzia a darmi sui nervi.&lt;br /&gt;Anche a Phangan mi equipaggio di scooter e parto alla perlustrazione dell'isola. Strade meno sconnesse rispetto a Ko Tao e meno traffico rispetto a Samui. Nel complesso molto godibile e con paesaggi appaganti.&lt;br /&gt;Ogni isola ha la sua spiaggia svenduta al turismo (ristoranti, clubs, alberghi, agenzie, internet cafe'... insomma il solito circo) e qui trattasi di Had Rin. Contento di non averla scelta come base per l'alloggio. Semplicemente troppo affollata. Meglio raggiungerla di notte in scooter per fare il giro dei party in spiaggia. Un posto dove e' facile perdere ogni inibizione e tra un cocktail e l'altro puo' capitare che ti spunti un nuovo tatuaggio sul braccio o un piercieng al capezzolo (visto fare "live" praticamente a bordo strada, per la serie safety first).&lt;br /&gt;E venne il tanto atteso giorno del Full Moon Party... Slittato di due giorni rispetto al previsto a causa di festivita' buddiste ed elezioni politiche. Sono carico, come tutti. Mi armo di secchiello di plastica riempito all' orlo di Thai whisky e Red Bull e discendo in spiaggia per il giro dei sound system. L'atmosfera e' elettrica, coinvolgente. La musica e' quello che e' - trance martellante o i soliti megamix rock-hip hop - ma chissenefrega, sono in Thailandia, su una spiaggia, la massa e' su di giri ed il bello e' questo: la folla, multicolore, multirazziale, con un solo obiettivo: party, party, party. Gente vestita, gente mezza nuda, ragazzi interamente colorati con tempere fluorescenti, giocolieri, mangiafuoco, fighetti, sfattoni, stranieri, thailandesi. Poco distante da me esplodono fuochi artificiali sulla spiaggia, tra la gente. Delirio, delirio! Dopo il secondo secchiello-cocktail i ricordi sono lampi nella notte: dirty dancing alla thailandese, l'incontro casuale con la ragazza conosciuta a Samui (tra 20 mila persone!), le scenate, il ritorno in taxi con due ragazzi californiani passato a parlare in spagnolo... L'indomani e' gia' tutto finito e sono sul traghetto che mi riporta sulla terraferma, lontano dalla movida thailandese. Terminano 30 giorni di feste, vizi, eccessi, sole, musica, donne. Bye bye Thailand, mi mancherai.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-6680794367109421664?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/6680794367109421664/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=6680794367109421664' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/6680794367109421664'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/6680794367109421664'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2008/05/pronto-si.html' title='Full mooning'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-7738826296875187422</id><published>2008-05-01T15:39:00.000+01:00</published><updated>2008-05-01T15:41:34.219+01:00</updated><title type='text'>Paradiso agrodolce</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Pensieri strani mi attraversano la testa mentre navigo sull'aliscafo tra Ko Samui e Ko Tao. Alla televisione danno Ghostrider e miei occhi sono fissi sul viso allucinato di Nicholas Cage; il mare e' molto mosso e preferisco mantenere lo sguardo su un punto fisso; un giorno o l'altro mi comprero' una moto, penso.&lt;br /&gt;Ripercorro per alcuni istanti i momenti più folli delle notti di baldoria a Chaweng: uno svedese che in discoteca mi urla nelle orecchie per 20 minuti come ammiri gli italiani per come hanno trattato Niels Liedholm. "In Svezia, quando è deceduto, pochi si sono ricordati di lui. Mi voglio trasferire in Italia e vivere a Milano" aggiunge, prima di lanciare in aria tra la folla il secchiello di plastica che conteneva il suo long drink e buttarsi in pista a ballare. Attimi dopo gli vedo mulinare la camicia mentre salta come un grillo.&lt;br /&gt;E poi, gli sciami di transessuali all'uscita dai locali, bellezze di plastica, con seni enormi e labbra pneumatiche, appollaiate sugli scooter in attesa di sfrecciare nella notte con i clienti.&lt;br /&gt;Ko Tao sara' diversa, penso, e difatti lo e'. Piu' piccola di Samui, e' diventato un centro internazionale per le immersioni subacquee. Qui si viene a fare, ad un prezzo stracciato, il brevetto PADI. Non che sia un sonnolento paradiso tropicale ma la vita notturna non raggiunge di certo gli eccessi di Chaweng. Ci sono una serie di locali allineati lungo la spiaggia di sabbia bianca di Sa Ree; a serate alterne, propongono feste a tema.&lt;br /&gt;Sull'isola ci sono quasi solo backpackers e divers; pochissimi turisti thailandesi.&lt;br /&gt;Al mio arrivo scopro che l'isola e' pressoche' fully booked. Ci sono decine e decine di bungalow resorts sparsi qua e la ma trovare una sistemazione soddisfacente e' arduo. Una notte la passo sulla costa est, lontano da tutti e da tutto, in compagnia solo di un rospo che ha deciso di passare la notte nel mio water, costringendomi a pisciare fuori dal bungalow. Mi trovo su una spiaggia isolata al termine di una ripidissima strada sterrata. Ci sono arrivato in jeep; impossibile fare avanti in dietro con lo scooter: troppo pericoloso. Splendido isolamente, certo, ma e' questo quello che voglio? Con non celato rancore dei gestori cambio subito sistemazione e torno sulla costa ovest. La seconda notte mi trovo in un rudimentale bungalow aggrappato sulle scogliere: con l'alta marea mi posso buttare in acqua dalla veranda. E' veramente basic: c'e' solo un materasso, reso urticante da anni di esposizione alla brezza marina, e una zanzariera. Oltre al fatto che un'onda anomala potrebbe spazzar via il mio giaciglio, c'e' un secondo problema: il mio vicino di casa.&lt;br /&gt;F. mi confessa che in patria e' ricercato dalla polizia e che ha scelto di rifugiarsi a Ko Tao perche' non c'e' l'Interpol; dice di avere soldi a sufficienza per vivere all'estero per 7 anni. E' sera e ha acceso un piccolo focherello alla base del suo bungalow. Sta cercando di grigliare dei pezzi di pollo infilati su uno stecco di metallo arrugginito che ha trovato nel mare. Lo abbandono nell'impresa cosi come lascio, l'indomani, la traballante casetta sugli scogli. Stavolta punto in alto; basta con le sistemazioni in spiaggia: vado in montagna. E' cosi che trovo il Moonlight e finalmente posso stare fermo e tranquillo per 3 notti. Mi trovo ad un centinaio di metri di altezza e dalla terrazza-ristorante vedo una grossa fetta della costa ovest dell'isola, la baia che racchiude la bianca e spettacolare Sa Ree beach, tramonti da cartolina e due navi militari thailandesi; "che ci fanno?" chiedo. "Sono in cerca di immigrati clandestini, birmani", mi risponde il simpatico ragazzo thailandese che gestisce il posto; "non ne vedrai tanti in giro perche' adesso sono tutti rintanati nei boschi su per la montagna". Che siano qui per F. invece?&lt;br /&gt;Anche a Ko Tao affitto uno scooter (dal barbiere del paese) e di giorno salto di spiaggia in spiaggia ad esplorare un sacco di piccole baie. A Shark Bay (di nome e di fatto) avvisto squali lunghi quanto una gamba e piu'. Pascolano tranquilli nell'acqua bassa a pochi metri dalla riva e non sembra siano molto interessati alla mia presenza. Li osservo, di sasso, senza fare movimenti bruschi. Non sono impaurito; forse e' perche' mi sono immerso avendo come unico scopo quello di avvistarli. Rido se penso che a volte basta un rumore improvviso o un'ombra a farmi scattare dalla paura mentre ora sono qui rilassato ad ammirare questi grossi pescioni.&lt;br /&gt;Ma ecco il passo falso... Un giorno decido di portare in spiaggia anche la macchina fotografica; ho ancora troppe poche foto di vita marina. Esco a nuotare e... Spazz! Quando ritorno la macchina fotografica e' scomparsa; non il cellulare pero'. Quello e' troppo vecchio e non interessa a nessuno. Morale a terra. Cavoli, e' gia' la seconda che mi rubano! Denuncio il fatto alle autorita' locali. Alla stazione di polizia mi imbatto in una ragazza alla quale, nel corso del viaggio notturno da Bangkok a Ko Tao, hanno rubato lo zaino e i soldi. Poteva andarmi peggio, tutto sommato... Quel che mi resta di Ko Tao e' una bella incazzatura e una denuncia di furto (inutilizzabile, perche' non sono assicurato) scritta in caratteri thailandesi; buona da appendere al frigorifero una volta a casa!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-7738826296875187422?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/7738826296875187422/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=7738826296875187422' title='12 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/7738826296875187422'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/7738826296875187422'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2008/05/paradiso-agrodolce.html' title='Paradiso agrodolce'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>12</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-8565545445993903172</id><published>2008-04-26T15:37:00.002+01:00</published><updated>2008-04-26T15:45:01.192+01:00</updated><title type='text'>Di isola in isola</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Le otto ore di viaggio verso Ko Samui (isola nel golfo della Thailandia) le ho passate dormendo; un sonno interrotto solamente nel corso dei cambi dei mezzi di trasporto: prima minibus, poi pullman e quindi traghetto. La notte appena passata con Wan e' un fresco e dolce ricordo, cullato dalle gentili onde del mare thailandese.&lt;br /&gt;Ko Samui e' un'isola abbastanza grande; circonferenza di almeno 60km. Dove stabilirsi? La scelta si restringe su 2 spiaggie: Chaweng o Lamai? Secondo la guida, Lamai conserva ancora una certa tranquillita', autenticita' e naturalezza. Tutte balle. Difficile trovare nello stesso istante tutti e 3 questi elementi in una spiaggia thailandese... Si punta su Lamai quindi.&lt;br /&gt;Sul pick up che, per una ventina di kilometri, ci porta fino alla spiaggia conosco una ragazza thailandese. E' venuta a trovare una amica che lavora a Lamai e tra 2 giorni si sposteranno insieme a Ko Phan Gan (isola a nord di Samui). Arrivati a destinazione vedo che mi segue nella ricerca di una sistemazione. Quando le chiedo perche' lo stia facendo risponde "so I can stay with you"... Gulp! I primi due posti che controlliamo sono gia' pieni al che le dico di aspettarmi al bar della sua amica finche' io non trovo un alloggio. Un modo carino per levarmela di dosso. La vacanza in Thailandia, rifletto, sta prendendo una piega un tantino estroversa!&lt;br /&gt;Dopo una buona ora di sbattimento trovo un bungalow soddisfacente, almeno per questa notte. Il resort e' direttamente sulla spiaggia e sembra abitato esclusivamente da cinquantenni tedeschi con compagne thailandesi al seguito: che sia lo spirito di Lamai?&lt;br /&gt;Il giorno successivo alzo i tacchi e mi trasferisco all'Amadeus - nessun collegamento con il compositore austriaco - dove trovo un buon bungalow e una clientela piu' mista.&lt;br /&gt;Passo successivo: il noleggio di uno scooter, essenziale per fare la spola tra le spiaggie di Chaweng e Lamai.&lt;br /&gt;Non immaginatevi scenari alla Robinson Crusoe: entrambe le spiaggie sono super sviluppate. Chaweng tende a essere modaiola, trafficata e rumorosa: decine di ristoranti, bar e discoteche; una spiaggia di sabbia bianca disseminata di bungalow e alberghi, intervallati da sound system che sparano musica a palla. I backpackers sono quasi tutti sistemati qui, mischiati insieme a week-enders thailandesi e turisti pacchettizzati.&lt;br /&gt;Lamai sembra invece una specie di buen retiro per long term residents (occidentali) in cerca di compagnia. La spiaggia e' meno affollata e piu' godibile, affacciatta su un mare spesso cattivo e increspato. All' interno, la strada che scorre parallela alla spiaggia e' un susseguirsi di sartorie per abiti su misura (perche'?), agenzie viaggi e negozi di paccottiglia. C'e' solo 1 discoteca in mezzo a tantissimi girl bars. Lamai mi da lo spunto per una...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Analisi del mondo rosa&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lamai, ore 23. Non c'e' nient' altro da fare se non recarsi in un girl bar. Impossibile contarli; sono troppi e uno attaccato all'altro. La prima curiosita' sorge guardando l'insegna; accanto al nome del locale ci sono sempre delle bandierine, a segnalare la nazionalita' dei gestori. Come mi spieghera' un ragazzo belga, i bar sono quasi tutti a gestione mista straniero-thailandese; l'uomo (lo straniero) caccia il dinero mentre la compagna si occupa di trovare e gestire le ragazze. Molti bar hanno vita breve, al massimo una stagione, perche' ce ne sono troppi e la torta non e' grande abbastanza per sfamare tutti. Il vero business lo fa quindi chi affitta il locale (il thailandese di Ko Samui) ai polli (gli stranieri).&lt;br /&gt;Percorrendo le strade scorgo bandierine a me familiari stampate sull' insegna del Grappa Bar e del Ciao Bar.&lt;br /&gt;L' allestimento: i bar, in questo, si somigliano tutti. Un lungo bancone dove a volte ballano le ragazze ma piu' spesso si formano le neo-coppie e un biliardo, per i momenti ludici. Gia' i giochi... Forse qualche intraprendente mente thailandese ha pensato che potessero essere utili a sciolgere il ghiaccio, l'imbarazzo o a riempire i momenti vuoti di una conversazione (non tutte le ragazze parlano infatti inglese!). Ecco quindi spiegata la presenza del leggendario Forza Quattro (omnipresente) e dei mattoncini di legno per fare la torre. Ottimi anche per le scommesse "se vinco mi offri da bere". Si chiacchera, si beve, si gioca.&lt;br /&gt;Camminando per una strada di locali si viene inseguiti dalle grida delle ragazze... Hello, where you go? Come here! Meglio scegliere un locale affollato per evitare una schiacciante minoranza 20 donne contro 1 uomo..&lt;br /&gt;Appena si entra una ragazza si avvicina e ti fa sedere al bancone, ti chiede cosa vuoi da bere e poi ti fa compagnia. Sta a te decidere per quanto: una birra? Una partita a biliardo? Una notte? Una delle frasi preferite delle ragazze sembra essere: it's up to you!&lt;br /&gt;Se si vuole uscire con una delle ragazze bisogna pagare il bar per "liberarla" (al costo di circa 10 euro). Ma e' piu' semplice aspettare fino alle 3 e ritrovarsi le ragazze in discoteca, quando hanno finito di lavorare. Questo e' anche il momento nel quale Lamai pulsa di nuova vita: il mercato notturno si popola di ragazze affamate in cerca di un veloce spuntino e da alcuni ristoranti provengono gli stonati cori di un karaoke in corso.&lt;br /&gt;Ma torniamo al bar... Il pubblico maschile e' variegato; di tutte le eta': giovani a bere e fare casino e meno giovani con intenzioni un poco piu' serie (?!). Ogni tanto compare anche qualche famiglia desiderosa di provare un culture shock, che spesso si conclude con la moglie che implora il marito "oh please darling, lets go home!".&lt;br /&gt;Una notte, passando accanto ad un internet cafe' vedo decine di ragazze indaffarate con le tastiere; davanti ai loro occhi penzola un foglio di carta: e' il master di una lettera d'amore da spedire oltreoceano ai loro amanti (nel gergo, gli sponsor) in attesa che ritornino. Sulla porta di ingresso un volantino di una societa' di servizi legali pubblicizza: visa services, bring your loved one back home (lo stesso foglio l'ho rivisto anche all' interno di un bar!).&lt;br /&gt;Lamai e' talmente rosa che dopo un giorno non ci faccio piu' caso. Dev'essere normale qui, penso. Discorso chiuso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Le notti dopo gli esami&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Thailandia ho smesso di viaggiare. Ho fatto il turista. Niente escursioni, niente monumenti, niente musei, niente cultura. La mia giornata tipo a Ko Samui e' stata: sveglia alle 12, pranzo e pennichella in spiaggia a Lamai, nuoto e letture, rientro in camera alle 18, doccia, relax, cena, internet, una birra e una partita di biliardo al bar, spostamento a Chaweng per giro delle discoteche, rientro al bungalow all'alba. Una settimana cosi, come la vacanza a Rimini dopo gli esami di maturita'. Spegnere il cervello e pensare solo a divertirsi. Questa volta in Thailandia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-8565545445993903172?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/8565545445993903172/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=8565545445993903172' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/8565545445993903172'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/8565545445993903172'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2008/04/di-isola-in-isola.html' title='Di isola in isola'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-2821511458231516458</id><published>2008-04-19T15:38:00.001+01:00</published><updated>2008-04-19T15:41:28.502+01:00</updated><title type='text'>Spiaggie!</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Ed e' finalmente arrivata l'ora del mare, che coincide con quella del ricongiungimento famigliare: ci si trova tutti a Phuket - papa', mamma e sorelle - dopo quasi 7 mesi di viaggio (siamo al 2 febbraio). Che bello! Una settimana di vizi, mare, spiaggia e abbuffate di cibi che, come tutte le cose piacevoli, e' passata molto in fretta (vero?). Giornate tra libri e tintarelle e serate a bordo piscina con cocktail in mano. Sweet!&lt;br /&gt;Kata e' la spiaggia di Phuket dove ci siamo rivisti e dove io mi sono trattenuto altri 2 giorni dopo la partenza della famiglia in modo da poter esplorare la nightlife della vivacissima Patong, la Riccione thailandese, 12km piu' a nord. Qui, di giorno, ho incontrato gli zii (carramba, altro ricongiungimento!) mentre di notte ho fatto un giro tra bar e disco. Un gran putiferio! Dopo la mezzanotte nella strada principale non ci si muove: locali pieni all'inverosimile, sia dentro che fuori. Grande attrazione viene suscitata dal corteo di Drag Queen che pubblicizzano il loro spettacolo; turisti tutti in fila per la foto ricordo. Ore 2: all'interno della discoteca Tiger gli animi sono surriscaldati; un gruppo di ragazzi italiani infighettati esclama "dai che queste c'han voglia tutte!". Probabilmente, vero. Dato impressionante: il rapporto uomo/donna e' sui 30/70. Le ragazze sono quasi tutte thai e molte stanno lavorando (nel gergo, "freelancing"). Non si fa fatica a fare conoscenze! Io sto tranquillo e non sbraco anche perche' sono in giro in scooter e devo ancora farmi 10km di sali e scendi per tornare a Kata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;La serata che non ti aspetti&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ultima notte prima di partire per Koh Samui, isola sulla costa est della Thailandia. La sveglia e' gia' puntata per le 6.45 (alle 7.15 passa il minibus a prendermi). Riconsegno lo scooter noleggiato e opto per una serata easy a Kata. Vado in un pub a guardare la tv (rugby Italia-Inghilterra). Al termine della partita scocca la mezzanotte. Che fare? Vado a letto o no? Mi devo alzare presto... Ok dai, una birra veloce altrove ci sta. Faccio 200m e mi infilo in un chiassoso bar. Ordino da bere e vengo subito avvicinato da Wan, una hostess del posto; molto carina. Parla bene inglese e iniziamo quindi a chiaccherare. Una partita di Forza 4 (come da prassi), un'altra birra, una sbirciata all'orologio: son gia' quasi le 2! Faccio per salutare Wan che mi sorprende con un "perche' non andiamo a ballare?". Pronti! Dopo un prelievo di cash all'albergo mi trovo su uno scooter, Wan alla guida, in direzione Patong e nightlife. Lungo la strada becchiamo 2 sue amiche e poi ci infiliamo in una delle tante disco. Il tempo e l'ora hanno ormai perso di significato, dissolti nel colorato ed estroverso mondo di Phuket...&lt;br /&gt;Sulla via del ritorno, per motivi a me oscuri, sullo scooter siamo in 3: una amica di Wan alla guida, lei in mezzo, io in ultima posizione, abbracciato a lei e con mezzo culo fuori dal sellino; alla mia destra vedo scorrere la linea della costa ed il mare illuminato dai riflessi della luna. Nel buio della notte, su quel motorino in corsa, insieme a 2 ragazze, stretto a Wan, con i suoi lunghi capelli neri a sbattermi in faccia e il profumo a riempirmi le narici, è come essere su una navicella spaziale lanciata a folle velocita'. Il Galaxy Express del piacere. L'immagine perfetta di una bellissima e corta notte thailandese... ho dormito 45 minuti!&lt;br /&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-2821511458231516458?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/2821511458231516458/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=2821511458231516458' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/2821511458231516458'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/2821511458231516458'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2008/04/spiaggie.html' title='Spiaggie!'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-8876801624683974454</id><published>2008-04-09T13:32:00.005+01:00</published><updated>2008-04-09T13:41:34.018+01:00</updated><title type='text'>Calda e umida Bangkok</title><content type='html'>&lt;span style="font-family: arial;"&gt;Due aggettivi per descrivere le condizioni climatiche della citta'! Bangkok e' un forno, una sauna...&lt;/span&gt;&lt;o:p style="font-family: arial;"&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;Saluto Rusty: le sue vacanze sono finite e si appresta a tornare in Australia; cercheremo di rivederci nel continente rosso.&lt;/span&gt;&lt;o:p style="font-family: arial;"&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;Bangkok di giorno si rivela soffocante. L'umidita' alle stelle non da tregua e sono continuamente in battaglia con il sudore. Alterno attimi in strada a rinfrescanti visite a centri commerciali e shopping malls. Meglio non muoversi troppo in modo da evitare pezzature imbarazzanti. Un giro in battello, ad esempio, risalendo uno dei tanti corsi d'acqua che attraversano Bangkok, e' un modo poco impegnativo e gradevole di osservare la citta'. &lt;/span&gt;&lt;o:p style="font-family: arial;"&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;Bangkok, dopo Hong Kong, e' sicuramente la citta' piu' sviluppata e moderna che ho visitato. C'e' la metropolitana, una monorotaia, taxi con l'aria condizionata che usano il tassametro (wow), alti edifici e spigolosi grattacieli. Il traffico, se non bloccato in un ingorgo, scorre veloce veloce. Che sorpresa; fa quasi spavento dopo la lentezza dei trasporti in Laos e Cambogia. La zona di Siam Square e' quella che preferisco: enormi centri commerciali frigorifero dove si trova di tutto: elettronica, cinema, internet cafe', food areas e tantissimi negozi di abbigliamento per teenager stilosi: i giovani thailandesi infatti ci tengono ad impressionare: di giorno, docili e bravi nelle loro bianche uniformi scolastiche; di notte invece, entrano in scena pettinature antigravitazionali, minigonne e jeans a sigaretta, t-shirt irriverenti. I wanna be a rockstar!&lt;/span&gt;&lt;o:p style="font-family: arial;"&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;In strada c'e' molta vita e soprattutto, molto cibo: frutta fresca, dolci, zuppe, riso e tagliolini fritti. Le cucine mobili di centinaia di ambulanti del sapore.&lt;/span&gt;&lt;o:p style="font-family: arial;"&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;Il quartiere di Khao San Road e' la base dei turisti in citta' (e anche la mia). C'e' tutto per prepararsi ad un soggiorno in Thailandia: alberghi, dozzine di agenzie viaggi, negozi di vestiti, musica, dvd pirata, supermercati e fast food aperti 24 ore su 24. The city never sleeps. Per dormire va bene, ma l'ambiente e' decisamente poco thailandese. Quartiere comodo, in ogni caso, per la visita del vicino Palazzo Reale, veramente bello e splendente (oro, oro, oro!). Molto interessante e' anche la visita al quartiere di Chinatown, dal torbido passato (case da gioco e fumerie d'oppio), ora ripulito e mecca del commercio; niente di nuovo, insomma, quando si tratta di cinesi!&lt;/span&gt;&lt;o:p style="font-family: arial;"&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;E' risaputo comunque che Bangkok da il meglio di sera: l'afa sembra dare un attimo di tregua, la temperatura si abbassa e si puo' tornare a respirare. I turisti, in massa, si spostano a Patpong, uno dei centri "rosa" della citta': c'e' il mercato notturno con tutte le migliori griffe contraffatte, i temibili spettacoli di ping-pong (non visti) e alcuni live music bar dove si esibiscono trans e cloni di Elvis e James Brown (questi, si, visti). Qui mi incontro con Rob, ragazzo svedese conosciuto oltre 2 anni fa nel corso di un viaggio in est europa (Bulgaria), che ora fa la spola tra Bangkok e la Svezia con la sua ragazza thailandese (conosciuta su un pullman, ci tiene a precisare). Con alterne fortune gestisce un negozio di abbigliamento in un mercato notturno e si sta preparando per un ritorno di 6 mesi in Svezia.&lt;/span&gt;&lt;o:p style="font-family: arial;"&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;Dopo una serata a Patpong ci diamo appuntamento per la notte successiva a Nana; e il rosa si tinge di rosso... Ragazzi, turismo sessuale a go-go! Paura. L'area non e' grandissima ma fa impressione per l'organizzazione; roba industriale. Immaginate una strada, 500m, non di piu'; alla vostra sinistra, un breve vicolo che sfocia in un cortile, chiuso su 3 lati. Ora di fronte a si erge un palazzo a 4 piani: il centro commerciale a luci rosse! Centinaia (migliaia?) di sguardi di ragazze che vi fissano... "hello darling"... dove e' il primo tombino che mi ci butto dentro? Dopo il primo impatto si prende coraggio e si fa una passeggiata tra i locali, su e giu' per i piani (con le scale mobili!). Tutti ti vogliono tirare dentro, have a look, for free... al confronto, il quartiere a luci rosse di Amsterdam e' un timido ragazzino. Ma torniamo in strada. Quindi, se sul lato sinistro c'e' il mercato, alla destra si trova una serie di alberghi, molto dignitosi, dove si porta la propria nuova compagna. Ci saranno le camere a tema? La vista dell' Hotel Heidelberg mi da una conferma. Il turista sessuale per antonomasia e' tedesco, cinquantenne (o piu'), con i baffazzi e la panza.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: arial;font-size:100%;" &gt;&lt;br /&gt;Calda, calda, calda Bangkok!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%;font-size:10;" lang="EN-US" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-8876801624683974454?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/8876801624683974454/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=8876801624683974454' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/8876801624683974454'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/8876801624683974454'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2008/04/calda-e-umida-bangkok.html' title='Calda e umida Bangkok'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-1620134809212090647</id><published>2008-04-04T17:36:00.002+01:00</published><updated>2008-04-04T17:46:42.554+01:00</updated><title type='text'>Angkor What?</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Angkor Wat, la perla turistica cambogiana, e' un complesso di templi e giungla che si estende per kilometri e kilometri quadrati. Talmente grande che per visitarlo come si deve ci vuole un pass di 3 giorni e un fido mototassista che ti porta da una rovina all'altra. Vale la pena; e' senza dubbio una delle 10 meraviglie architettoniche del mondo.&lt;br /&gt;L'ingente afflusso di turisti ha fatto si che intorno ai templi sia sorta la citta' satellite di Siem Riep, dove trovano posto un sacco di alberghi, ristoranti e bar.&lt;br /&gt;Dopo una giornata passata ad esplorare i templi, tra foto e continui bagni di sudore, ci si trova tutti lungo Bar Street, dove iniziano e terminano le avventure notturne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Viaggio al termine di una notte&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rusty, il mio compagno di giochi australiano, mi attende puntuale alle 19 per il consueto aperitivo di birre in regime di happy hour. Sorpresa: ci sono anche 3 ragazze cambogiane che incontriamo ormai da due sere sempre allo stesso pub (il rockeggiante Angkor What?). Stasera e' l'Australia National Day e Rusty e' su di giri. Per la cena optiamo per il Dead Fish Tower un locale che, dall'esterno, sembra un granaio e che all'interno presenta una serie di piattaforme sopraelevate, dove si trovano i tavoli, collegate da strette e ripide scalinate; ne' le piattaforme, ne' le scale sono dotate di corrimano o ringhiere, quindi occhio al tasso alcolico e a dove si mettono i piedi: si rischia un volo verso il basso di alcuni metri.&lt;br /&gt;Ordiniamo da mangiare e da bere, 2 bottiglie di vino rosso, australiano, per celebrare la festivita'. L'atmosfera si scalda subito; le ragazze non sembra reggano molto l'alcol. Durante la cena scatta una serie di foto ricordo che si fanno man mano piu' estroverse.&lt;br /&gt;Arriva il conto e per gli standard cambogiani e' astronomico: 86 dollari (salario medio mensile in Cambogia, 250 dollari). Le ragazze insistono per pagare il conto e sventolano piu' d'una banconota da 100 dollari. Wow! Io ne ho in tasca solo 30... Alla fine paghiamo alla romana e ci spostiamo alla discoteca Zone 1. L'ambiente e' locals al 100% con Rusty ed io a fare da eccezioni. Musica techno tamarrissima e volume assordante. Ci ancoriamo al bar e continuiamo a bere. Ad un certo punto una delle ragazze, che ha un muscolosissimo fisico da pugile, mi intima di controllare attentamente il cameriere mentre lei va in bagno: ha appena pagato un coca-whisky da 2 dollari con una banconota da 100! Per fortuna il cameriere e' onesto e mi ritorna i 98 dollari. Poi, di ritorno, si prende il cocktail e sparisce nuovamente. La avvistiamo dopo una decina di minuti circondata da un buttafuori mentre discute animatamente; ci spiega che ha dato 20 dollari al dj per mettere la musica che piace a lei ma, evidentemente, lo stronzo non le ha dato retta; alla sua amica, che stava cercando di calmarla, ha rifilato un pugno in pancia; ora e' seduta su un divanetto che singhiozza. OK, le ragazze stanno decisamente perdendo il controllo. Alziamo i tacchi e usciamo; nel parcheggio del locale le acque tornano a calmarsi.&lt;br /&gt;Decidiamo di far rotta su Angor What? La ragazza piu' animata ha infatti deciso che anche lei vuole avere un compagno per la serata (io e Rusty siamo accoppiati con le amiche). Il pub e' una bolgia; e' sabato sera ed e' super affollato. Rusty incontra una ragazza che aveva conosciuto alcune settimane prima in Laos e si becca un calcio nelle palle dalla sua compagna cambogiana. Io rido; lui, mica tanto. Mi guardo in giro e vedo che la ragazza-pugile sta gia' ballando con qualcuno. Bene. Siamo tutti felici ora. Rumba cambogiana.&lt;br /&gt;A meta' mattina del giorno successivo ci troviamo tutti a fare colazione al Blue Pumpkin, un locale che potrebbe essere stato sradicato da Londra o da NY e trasportato direttamente qui a Siem Riep: si mangia sdraiati su dei divani letto in un ambiente interamente bianco. Un risveglio di lusso per le stanche membra e le testa intontite. Ridiamo ricordando le nostre avventure notturne e ci ripromettiamo di incontrarci un giorno, nuovamente, in questo matto Paese! (dove - ve l'avevo detto? - tutto si paga in dollari americani!)&lt;br /&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-1620134809212090647?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/1620134809212090647/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=1620134809212090647' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/1620134809212090647'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/1620134809212090647'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2008/04/angkor-what.html' title='Angkor What?'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-6463506604188629692</id><published>2008-03-27T09:17:00.001Z</published><updated>2008-03-27T09:18:49.146Z</updated><title type='text'>The wild wild east (2)</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Mi sveglio alle 10 con un forte mal di testa e con accanto la mia conoscenza notturna. Una ragazza allegra e sorridente - al contrario di me che sembro il cugino di Frankenstein. Peccato che in inglese sappia dire solo Yes e No e che io non abbia ancora imparato il cambogiano. Risultato: comunicazione azzerata. "Vuoi fare colazione?" Risposta: yes. "Vuoi andare a casa?" Yes. Siamo in una strada senza uscita. La saluto mentre si allontana su un moto-taxi.&lt;br /&gt;Per il resto della giornata prevedo un tour purificatore alla scoperta dei monasteri buddisti della citta'.&lt;br /&gt;Phnom Penh e' molto simile ad Hanoi: confusione, aree trascurate o degradate, un po' di sporcizia in giro, case basse, alte al massimo 3 piani e tanti motorini spernacchianti. Si respira un clima di anarchia e di assenza di regole; come altro descrivere se no una citta' dove ci sono ristoranti che sfornano pizze alla maria e dove in albergo ti offrono da fumare? Delirio, come quello, agghiacciante che mi sveglia in piena notte nello squallor-ostello. Qualcuno sta urlando, in italiano, "perche' questa merda, perche' questa merda?" con un perche' allungattissimo e una merda che finisce in pianto. Ho la pelle d'oca. Il ragazzo e' nella stanza di fianco alla mia. Grida, piange e vomita. Ad un certo punto esclama "voglio allucinazioni vere!". E' decisamente fatto. Mentre sto ancora pensando a cosa fare (esco a vedere? busso alla stanza? gli grido di smettere?) il delirio si placa e posso tornare a dormire. Un segnale che e' ora di alzare le chiappe e di lasciare la zona.&lt;br /&gt;Concludo l'esperienza nella capitale visitando gli edifici dove il dittatore Pol Pot, durante il sanguinoso regime dei Khmer Rouge, deteneva i prigionieri prima di trasferirli ai campi di sterminio (killing fields). Il carcere e' una ex-scuola dove le aule sono state trasformate in celle e luoghi di tortura. Appese alle pareti ci sono lunghe sequenze si fototessere con i volti delle persone passate di qui; impressionante. Di seguito visito un grande mercato dove si trova di tutto, dai vestiti griffati contraffatti ai CD e DVD pirata, dagli elettrodomestici ai pezzi di ricambio per auto e moto; durante i pazzi anni 90 (periodo di incertezza politica e colpi di stato) qui si commerciavano anche armi e droga. Mi limito ad acquistare una felpa della Puma, probabilmente fallata o, come si dice da noi, "cascata da un camion".&lt;br /&gt;Anche senza un approfondito studio o ricerca sul Paese si puo' facilmente intuire che in Cambogia c'e' una corruzione dilagante. La classe media non esiste e si capisce da come la gente si sposta: in motorino oppure con Toyota Landcruisers; queste ultime guidate da ufficiali di polizia o dell'esercito che, nominalmente, percepiscono alcune centinaia di dollari di salario mensile. C'e' molta diseguaglianza sociale e poverta'. Il sistema economico viene in larga parte alimentato da denaro proveniente dall'estero, da enti sovranazionali come la Banca Mondiale e l'ONU e dal circuito NGO, ma probabilmente solo una fetta di questo viene usato per scopi umanitari mentre il resto si incanala, su altre strade, verso le tasche di politici e amministratori locali. Vi faccio un esempio: Siem Riep, nei pressi delle rovine di Angkor Wat, e' il principale centro turistico del Paese. Ogni anno, due milioni di turisti passano da queste parti a visitare le magnifiche rovine immerse nella giungla. La strada che porta verso la Thailandia e Bangkok (distante non piu' di 400km) e' da anni un enorme cantiere, pressoche' fermo. Sul lato cambogiano la carreggiata e' quasi interamente sterrata. Domanda: perche' non esiste una autostrada tra Siem Riep e Bangkok (che e' il principale punto di ingresso dei turisti nel sud-est asiatico)? Perche' c'e' una compagnia aerea cambogiana, detentrice di un quasi-monopolio dei voli su Siem Riep, che non ha il ben che minimo interesse verso la costruzione di una strada e paga quindi mazzette per rallentarne i lavori.&lt;br /&gt;Un altro esempio di "selvaggia" Cambogia? Alla reception della guesthouse di Siem Riep (dove mi sto per recare) c'e' una serie di fotografie di persone intente a sparare; chiedo informazioni. Il gestore organizza escursioni a poligoni di tiro dove e' possibile utilizzare pistole, AK-47 e bazooka (secondo alcuni anche un carrarmato, ma mi puzza di leggenda). La cosa triste e' che si puo' sparare anche bersagli mobili precedentemente acquistati al mercato (oche e galline). Malato.&lt;br /&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-6463506604188629692?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/6463506604188629692/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=6463506604188629692' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/6463506604188629692'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/6463506604188629692'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2008/03/wild-wild-east-2.html' title='The wild wild east (2)'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-7806691084589370022</id><published>2008-03-22T16:26:00.003Z</published><updated>2008-03-27T09:17:03.628Z</updated><title type='text'>The wild wild east (1)</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Mi trattengo un giorno a Kratie per poter vedere la maggiore attrazione turistica del luogo: i delfini d'acqua dolce del Mekong. A meta' di una calda mattinata esco su una piccola barca a motore. Il barcaiolo si muove verso il centro del fiume - veramente largo in questo punto - e, giocando con la corrente, mi permette a piu' riprese di avvistare gruppi di 2 o 3 delfini che lambiscono la superficie dell'acqua e sbuffano prendendo fiato. Rispetto ai loro fratelli di mare non hanno il muso allungato: la testa e' tozza, quasi bianca, a forma di palla e le dimensioni del corpo, probabilmente, sono minori. E' emozionante poterli vedere nuotare e respirare a qualche metro dalla barca!&lt;br /&gt;L'indomani mi sposto a Phnom Penh, la capitale della Cambogia. Al ristorante di fronte al mio albergo (a Kratie) mi consigliano di prendere un taxi e mi assicurano che ci penseranno loro a trovarlo: "e' piu' veloce del bus. Tu vieni qui alle 6.30 domani mattina, fai colazione e poi alle 7 ti passa prendere il taxi". Ubbidisco. Mi presento puntuale; mangio. Ore 7: niente taxi. Ore 7.30: ancora nulla. Ore 8: chiedo informazioni e mi dicono che stanno aspettando ancora una persona per riempire il taxi. Ore 9: arriva una macchina, mezza vuota; l'autista dice che e' disposto a partire ma che devo pagare il doppio perche' ci sono dei posti non occupati; rifuto. Ore 9.30: niente. Ore 10: sollecito il cameriere per far chiamare il tassista e sbloccare la situazione. Ore 11: mi faccio ritornare i soldi anticipati ieri, ringrazio ironicamente per il disservizio e mi dirigo da solo verso l'area di parcheggio dei taxi. Rene', benvenuto in Cambogia!&lt;br /&gt;Dopo solo 15 minuti sono su una macchina insieme ad altre persone diretto verso un paese dove dovro' cambiare taxi per Phnom Penh. Sulla seconda tratta batto il record mondiale di passeggeri accomodati su una berlina (Toyota Camry, un incrocio tra un Audi 80 e una Fiat Croma): siamo in 8, autista compreso (record precedente: 7 persone su una Lada in Kirghyzstan). Dietro siamo in 4 adulti (2 uomini e 2 donne); davanti c'e' una coppia sul sedile anteriore mentre il tassista divide il suo spazio con una ragazza: lui e' seduto con una chiappa sul sedile e con l'altra sul freno a mano e assume una posizione di guida diagonale; ammirevole lo sforzo per l'utilizzo della frizione, data la distanza del sedere dai comandi. Vi ricordate il film Ace Ventura? Jim Carrey guida con la testa fuori dal finestrino; nel mio caso la posizione dell'autista e' simmetrica: testa al centro dell'auto e braccia, allungate verso sinistra, lontane dal corpo.&lt;br /&gt;La persona accanto a me parla bene inglese: dice di lavorare ad un progetto internazionale (di una agenzia dell'ONU) volto a scovare prodotti alimentari contraffatti, dove il "made in" stampato sull'etichetta non corrisponde all'effettivo luogo di produzione del cibo. Si scusa per il modo disumano nel quale stiamo viaggiando e aggiunge che, purtroppo, ci troviamo in un paese sottosviluppato.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Lake Ghetto&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Arrivato a Phnom Penh mi sistemo lungo le sponde orientali del lago al centro della citta'. E' uno specchio d'acqua abbastanza grande, ricoperto da file, parallele, di vegetazione verde (water spinach, mi dicono). Visto dall'alto il tutto appare come un grosso labirinto. All'interno, piccole barche si muovono lentamente e raccolgono la verdura.&lt;br /&gt;Al momento della registrazione alla guesthouse (chiamata Same Same but Different) mi chiedono se ho bisogno di erba... Le camere sono terribili, sicuramente tra le peggiori viste nel corso del viaggio; sono celle dove ci sta a malapena un letto ad una piazza e mezza, appoggiato a 2 dei 4 lati della camera; intorno, c'e' uno spazio di 30cm grande quanto basta per incastrarci lo zaino. In un angolo c'e' un ventilatore e sulla parete che da verso l'esterno c'e' un piccolo buco che ha forse lo scopo di apportare maggiore ventilazione alla cella; le pareti sono di legno compensato spesso 5mm. Di case come queste ce ne saranno almeno 10 lungo le sponde del lago; si appoggiano per un terzo sulla terra ferma e per due terzi si spingono nell'acqua, sorrette da palafitte. Sono edifici stretti, a 2 piani, quasi interamente di legno, con un corridoio centrale e camere disposte su ambo i lati. Il loro insieme forma il temibile Backpacker Ghetto di Phnom Penh. Lowlights: sporcizia, puzza, squallore, spacciatori e moto-tassisti assillanti. Highlights: prezzi competitivi; socializzazione; tramonti sul lago.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Tonite is the nite&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Si e' fatta sera. Raggiungo le sponde del Mekong per la cena. Passeggiando per le strade di Phnom Penh inizio ad accorgermi che qualcosa sta cambiando nel panorama del mio viaggio: turisti occidentali, di una certa eta', camminano mano nella mano con giovani cambogiane... Arrivo all' Herb Pizza, il locale scelto per la serata, dove fanno la pizza alla maria; ci vado in ottica di ricerca: voglio vedere se qualcuno la mangia veramente. Dai tavoli del locale avvisto Rusty, un ragazzone australiano conosciuto 2 giorni fa sul minibus tra Laos e Cambogia. Fissiamo una punta per le 23 allo Sharky's. Io continuo le mie esplorazioni e finisco al Walkabout: locale ad angolo, aperto su due lati, luminoso, biliardo al centro e file di avventori accalcati al bancone. Mentre sorseggio la mia birra conosco D, cinquantenne veneto; da una vita fa 6 mesi in Italia e 6 mesi in Asia "perche' in Italia mi annoio, siamo bigotti, i politici mi fanno schifo, c'e' il Papa mentre qui e' piu' bello, non c'e' criminalita', ci si diverte, c'e' allegria..." e, aggiungo, ci sono le donne. Dopo una trentina di minuti a parlare del piu' e del meno, D, con le mani su una tipa che si e' inserita tra di noi, esclama "seeeee, ma io stasera c'ho voglia di trombare!". Guardo le lancette: e' ora di raggiungere Rusty. Lo trovo attaccato al bancone dello Sharky's insieme ad un obrobrio che sembra un transessuale mal riuscito. Il locale e' molto simile a quei discobar luci e neon che potresti trovare anche da noi, in una umida e fredda notte invernale padana; gli avventori, ovviamente, no. Dovremmo essere, a seconda della mia guida turistica, in uno dei migliori locali di Phnom Penh... Il posto e' affollato: occidentali versus cambogiane; game on. Finiamo le birre e lasciamo lo Sharky's tra gli sguardi maliziosi di un gruppo di ragazze. Puntiamo verso l'Heart of Darkness - nome letterario che evoca tenebrosi paesaggi tropicali - la discoteca per eccellenza di Phnom Penh. Visto che e' abbastanza presto e non siamo ancora adeguatamente preparati, decidiamo di ispezionare un altro locale lungo la strada. Ne scegliamo uno basandoci semplicemente sulla maggiore luminosita' dei neon. Dopo esserci seduti su degli alti sgabelli intorno ad un tavolino circolare veniamo subito accerchiati da un gruppo di ragazze dai modi molto espliciti: una mano sul pacco, l'altra chiusa a pugno vicino alla bocca a simulare... ehmm... sesso orale. "Slowly, slowly" ci dicono e con un movimento della testa indicano il piano superiore del locale. Scoppiamo in una rumorosa risata e ordiniamo due birre. Le ragazze, appena capiscono che non c'e' trippa, si spostano verso i nuovi avventori che nel frattempo sono entrati nel bar. Dopo un breve scambio di opinioni io e Rusty concludiamo che non esiste un locale a Phnom Penh senza ragazze "al lavoro".&lt;br /&gt;E' l'ora dell' Heart of Darkness. Un scritta all'esterno del locale avverte: no drugs and guns allowed. Un meticoloso poliziotto privato mi fa depositare la borsa e custodisce, separatamente, il coltellino svizzero. All'interno si ripete una scena gia' vista: tanti occidentali, qualche ragazzo cambogiano, molte donne. Hip hop a palla. Si balla. Rusty inizia a scattare foto a destra e sinistra e viene subito ripreso da un buttafuori. Io mi infilo in un gruppo di ragazze e ballo con la piu' scatenata, che mi arriva si e no tra l'ombelico e l'ascella. Sembra una Missy Elliot in miniatura.&lt;br /&gt;Dopo un po' ribecco Rusty al bar e, birre in mano, tentiamo una analisi del locale. Di che tipo sono le ragazze in questa discoteca? Oneste o lavoratrici? Non ci resta che provare e scoprirlo sulla nostra pelle. Rusty alza bandiera bianca dopo un'altra ora e si allontana; fissiamo una mezza punta per domani all'ora dell'aperitivo. Io insisto su Missy e in breve tempo mi trovo su un moto-taxi, a tre, in direzione dello squallor-ostello. Sono le 2 passate e questa notte non saro' l'unico a dormire poco. Mura di compensato...&lt;br /&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-7806691084589370022?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/7806691084589370022/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=7806691084589370022' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/7806691084589370022'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/7806691084589370022'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2008/03/wild-wild-west-1.html' title='The wild wild east (1)'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-5273106514350646686</id><published>2008-03-13T13:29:00.003Z</published><updated>2008-03-13T13:45:07.853Z</updated><title type='text'>Seguendo la corrente</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R9kvJ0SuzDI/AAAAAAAAAJQ/6C6ueNdUZb4/s1600-h/IMG_0793.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5177221092341632050" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R9kvJ0SuzDI/AAAAAAAAAJQ/6C6ueNdUZb4/s200/IMG_0793.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Ultima stazione in Laos: Si Pha Don, che si traduce in 4 thousand islands. Migliaia di isolette, alcune grandi poco piu' di un cespuglio, che ricoprono il tratto di Mekong al confine tra Laos e Cambogia. Sonnolento e' l'aggettivo giusto per questo posto, dove la maggior parte degli abitanti ha abbandonato la pesca per dedicarsi allo sfruttamento del turista. Come gia' vi raccontavo, qui si viene per non fare nulla: la parola d'ordine e' relax. Nel proprio bungalow in bambu', stretti nell'avvolgente abbraccio di una amaca, le giornate trascorrono lente come la corrente del Mekong, tra libri, pisolini, spinelli, birre e "happy" fruit shakes. Il momento clou, il climax, lo si raggiunge all'ora del tramonto, quando il sole si incastra tra due basse colline all'orizzonte, colorando prima di arancione e poi di un viola intenso un'ampia ansa del Mekong. E' allora che la mano passa da una ghiacciata bottiglia di Beerlao alla boccetta di spray anti-zanzare, in quello che e' uno dei pochi momenti di attivita' della giornata.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;Chi vuole rompere il magico silenzio e la rilassata atmosfera di Si Pha Don si reca, dopo cena, al Sunset Bar, un locale che dovrebbe chiudere alle 22.30 ma che, in barba alla legge, abbassa le saracinesche all'uscita dell'ultimo cliente. E' qui che tra un Lao Mojito (distillato locale + menta) e una Beerlao incontro Stefan "the captain" simpatico quarantenne olandese che per 6 mesi all'anno pilota un traghetto lungo il Reno. Si sta godendo anche lui l'incantata atmosfera del posto ma si vede chiaramente che gli manca qualcosa. "Stefan, guarda che in termini di movida questo e' il massimo che puoi ottenere in Laos". Quando il livello alcolico si alza, i discorsi si incanalano verso un unico argomento: il sesso. "Rene', e' da 14 giorni che non sto con una donna, sto impazzendo!". Uellà, vecchio erotomane! Quando gli dico che e' da oltre 6 mesi che non vado con una tipa sbotta, "Nooooo! Non ci credo! Mi stai prendendo in giro! Ma come fai?". Semplicemente, gli spiego, non si è presentata l'occasione. Ai suoi occhi sono un alieno. Inizia quindi a raccontarmi le sue performance, quella volta che in Brasile la prostituta ha chiamato la polizia; in Colombia... wow, che donne; a Hanoi... hey, una diversa ogni sera. Ora pero' ha deciso che e' tempo di fermarsi e di prender moglie. "Sto andando verso le Filippine; li voglio trovare una ragazza che mi ami veramente, sposarla, vivere tra l'Olanda e le Filippine e poi trasferirmi li definitivamente. E' un posto bellissimo". Geniale, penso. Intanto un ragazzo si accosta al nostro tavolo spostando l'attenzione verso altri argomenti; c'e' una festa all'imbarcadero, un dj set, musica trance, cool.&lt;br /&gt;Ci spostiamo li. Sulla piccola spiaggia c'e' anche un falo'. Bello. Una trentina di persone sta ballando, tra Mekong, sabbia e stelle. Il testosterone ha catturato anche l'ultimo neurone di Stefan che esclama "non ce la faccio piu', devo trovare una donna!". Lo sto perdendo... saluto e torno al mio bungalow.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R9kvn0SuzEI/AAAAAAAAAJY/TT5JB122WFQ/s1600-h/IMG_0837.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5177221607737707586" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R9kvn0SuzEI/AAAAAAAAAJY/TT5JB122WFQ/s200/IMG_0837.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;L'indomani sono su un minibus diretto verso la Cambogia. Una signora italoamericana non la smette di parlare e sta tritando le palle a mezzo bus. Nel pomeriggio arrivo a Kratie, sempre lungo le sponde del Mekong, e le prime immagini che ho della Cambogia sono quelle di un piccolo paese abbastanza trascurato, sporco e, a tratti, degradato. Il confronto con il vicino settentrionale e' stridente: il Laos e' un giardino curato, una casa di legno dipinta in colori vivaci, il sorriso cordiale e la gentilezza della gente, la tranquillita' e il silenzio, l'assenza di traffico e inquinamento. Non ho ancora idea di come mi si presentera' il resto della Cambogia ma intanto quello che vedo sono cumuli di monnezza, vetri spaccati, cani randagi, edifici screpolati e motorini strombazzanti. L'unico punto in comune e' rappresentato dal placido e maestoso Mekong che, anche qui, si colora di magici riflessi dorati quando il giorno, lentamente, si trasforma in sera.&lt;br /&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-5273106514350646686?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/5273106514350646686/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=5273106514350646686' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/5273106514350646686'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/5273106514350646686'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2008/03/seguendo-la-corrente.html' title='Seguendo la corrente'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R9kvJ0SuzDI/AAAAAAAAAJQ/6C6ueNdUZb4/s72-c/IMG_0793.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-7957879859286350086</id><published>2008-03-03T04:25:00.003Z</published><updated>2008-03-03T04:36:34.235Z</updated><title type='text'>I diari della motocicletta</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Primo giorno. Pakse, Laos del sud. Affitto uno scooter per 4 giorni, un Suzuki 110cc, 4 marce, semiautomatico. Mi sento confidente. Ho voglia di esplorare questo pezzo di Laos.&lt;br /&gt;Punto deciso verso il Bolaven Plateau, un altopiano dove si trovano coltivazioni di caffe' e piccoli villaggi. Appena abbandono Pakse, cittadina con un centinaio di migliaia di abitanti, la strada si fa via via meno trafficata. Il primo giorno, probabilmente perche' sono in pieno trip da neo-motociclista e carico di adrelina, attraverso tutto l'altopiano e finisco a Sekong; risultato: oltre 100km percorsi. Sono solo. Non e' una zona battuta da altri viaggiatori, probabilmente perche' bisogna dotarsi di un mezzo (auto o moto) per arrivarci. La mia serata finisce prestissimo; una volta calato il sole, la cittadina si e' fatta silenziosa; le strade buie e deserte. Al ristorante dove ho cenato il figlio della proprietaria e alcuni amici schiamazzano intorno alla tv: hanno intorno ai 10 anni e stanno facendo karaoke. Cerco di seguirli in alcune canzoni; si divertono e ridono prendendomi in giro.&lt;br /&gt;Secondo giorno. La mattina successiva arrivo ad Attapeu e decido di fare una diversione verso il confine vietnamita. La strada e' totalmente deserta. Non deve essere un confine molto trafficato. La strada sale fino a raggiungere la cima di una collina. La vista e' spettacolare: giungla a perdita d'occhio. Emozionante. Non riesco pero' a raggiungere il confine - il mio obiettivo del giorno; sono gia' sotto la meta' del serbatoio e devo ancora tornare indietro ad Attapeu per la notte. Meglio non fare cazzate; non ho visto benzinai lungo il percorso e l'idea di pernottare in una giungla non mi entusiasma!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="425" height="355"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/In9OewbSj2k"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/In9OewbSj2k" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="355"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Attapeu e' come Sekong: tranquilla, tranquilla, tranquilla. A fatica trovo un ristorante aperto per la cena dove la cuoca e proprietaria si sta giostrando tra fornelli e allattamento del suo bimbo. Attacco bottone con una ragazza olandese e un signore belga che dice di vivere in Cambogia ma che non svela la sua professione. Enigmatico. Mangiamo bene e parliamo di massimi sistemi: global warming, il petrolio che prima o poi finira', il prossimo conflitto globale, le superpotenze del futuro... Lui e' chiaramente un complottista, convinto che nulla va dato per scontato, che c'e' sempre una seconda verita', celata tra fatti che sono sotto gli occhi di tutti. "Cosa pensi che facciano tutti questi americani in Laos? Servizi sociali? NGO? No! Sono agenti della CIA!". Piu' che darci certezze, solleva dubbi; le birre e il doppio whisky post-cena lo rendono vulcanico e io mi diverto a stuzzicarlo e provocarlo al momento giusto; lui abbocca: non vede l'ora di stupire e sconvolgerci.&lt;br /&gt;Terzo giorno: mi muovo presto e raggiungo Pa'am. La strada e' sterrata e tosta; tanti piccoli sassi appuntiti che trasformano lo scooter in una trivellatrice. Massacrante. La cigliegina sulla torta e' il guado di un fiumiciattolo: tolgo le scarpe e guido la moto verso l'altra sponda, con i piedi nell'acqua, sui ciottoli, per mantenere l'equilibrio. Tutto ok.&lt;br /&gt;Pa'am si trova lungo il sentiero di Ho Chi Minh, la strada che i vietnamiti utilizzavano per i rifornimenti e lo spostamento di truppe nel corso della guerra contro gli americani; un lungo corridoio che dal nord del Vietnam portava fino a sud, passando anche per Laos e Cambogia. Ci dovrebbero essere ancora molti UXO (ordigni inesplosi) sparsi tra i campi qua intorno. La mia attenzione viene pero' catturata da un lungo missile terra-aria di produzione russa, lungo una decina di metri e posto in mezzo al villaggio, poco distante dalla scuola! Non penso Pa'am veda molti stranieri, forse qualche impiegato di NGO. Gli sguardi esterrefatti e i saluti genuini dei locali, come sempre, mi fanno piacere.&lt;br /&gt;Dopo un delizioso Lao Kafe' mi rimetto in marcia, supero il fiume, domo lo sterrato e punto su Paksong, al centro del Bolaven Plateau: la coffee-capital del Laos. E' una giornata ventosa e una volta giunto ai margini dell'altopiano la strada termina di salire; fermo la moto e assaporo il panorama: vasto, limpido, grandioso. Vengo scosso da una sensazione di appagamento; sorrido. Prima di giungere a Paksong attraverso piantagioni di caffe' e piccoli villaggi dove neri chicchi sono sparsi ad essiccare a bordo strada. Saluto i bambini che tornano da scuola e slalomeggio tra le profonde buche che tempestano questo tratto di strada asfaltata. Parcheggio la moto alla guesthouse e mi fiondo in bagno a scrostarmi la faccia impolverata.&lt;br /&gt;Quarto giorno: il primo motivo di un viaggio nel Bolaven Plateau e' il caffe': delizioso. Finalmente un ottimo concentrato di caffeina: nero, denso, aromatico. Allieva la mancanza dei miei 5 espressi giornalieri italiani. Il secondo motivo sono le cascate: alte, burrascose e celate dalla giungla. Quasi senza volerlo mi trovo a piedi lungo uno stretto sentiero, in discesa, nella foresta, a una decina di km da Paksong. Sento il rumore pieno dell' acqua, ma non la vedo. Scorgo invece un serpentello che si allontana nel sottobosco. Sobbalzo. Continuo a scendere. Il frastuono aumenta. Infine scorgo la cascata, nascosta tra la fitta vegetazione. E' costituita da una serie di salti e io sono finito ai piedi di una piccola pozza, dove termina una cascata alta circa 3 metri. Fa molto caldo e la camminata mi ha fatto sudare. Non c'e' e non puo' esserci nessuno; troppo isolato. Mi svesto, resto in mutande, entro nella pozza e alzo le braccia: l'acqua mi sbatte forte sulle spalle; sembro Robert de Niro in Mission! La doccia e' goduriosa e il sole che successivamente mi scalda la pelle mi rida' nuova energia. E' il tonico per coprire gli ultimi 30km e riconsegnare, nel pomeriggio, la moto a Pakse.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Chiudo questa esperienza tra le abili mani di una massaggiatrice laotiana: 1 ora di herbal &amp;amp; oil massage. Mi chiede se sto bene. "Tutto ok?". Lei sorride e io ricambio, pensando ai miei 4 giorni, 380km e la liberta' data dalla moto: eccezionale.&lt;br /&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-7957879859286350086?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/7957879859286350086/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=7957879859286350086' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/7957879859286350086'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/7957879859286350086'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2008/03/i-diari-della-motocicletta.html' title='I diari della motocicletta'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-881651515753278647</id><published>2008-02-28T11:52:00.004Z</published><updated>2008-02-28T11:56:46.039Z</updated><title type='text'>Nuove foto!</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Ciao a tutti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Ho caricato foto relative al viaggio in Cina, Hong Kong, Macao e Vietnam. Nella sezione "Link" cliccate foto Flickr per visualizzarle. Enjoy!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-881651515753278647?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/881651515753278647/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=881651515753278647' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/881651515753278647'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/881651515753278647'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2008/02/nuove-foto.html' title='Nuove foto!'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-8517258199004364008</id><published>2008-02-23T14:43:00.004Z</published><updated>2008-02-23T14:57:33.654Z</updated><title type='text'>Cartoline dal Laos</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="line-height: 150%;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;span style="line-height: 150%; color: rgb(0, 0, 10);font-family:Arial;" &gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Il paese dei fiumi&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;          &lt;p class="MsoNormal" style="line-height: 150%;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%; color: rgb(0, 0, 10);font-family:Arial;"  lang="FR"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="line-height: 150%;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%; color: rgb(0, 0, 10);font-family:Arial;" &gt;Il Laos non ha sbocchi sul mare, strizzato dalla Cina e dalla Thailandia a nord, dal &lt;st1:country-region st="on"&gt;&lt;st1:place st="on"&gt;Vietnam&lt;/st1:place&gt;&lt;/st1:country-region&gt; a est e dalla Cambogia a sud. &lt;/span&gt;&lt;span style="line-height: 150%; color: rgb(0, 0, 10);font-family:Arial;"  lang="FR"&gt;Il territorio si modella lungo il corso del Mekong, fiume che non nasce ne' termina in Laos, ma che rappresenta l'arteria vitale nonche' una cruciale risorsa per il paese. Esaminado una cartina si nota subita che tutti i maggiori centri abitati si trovano lungo le sponde di un fiume.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Nel montagnoso nord, dove lo spostamento via terra e' ancora difficoltoso, a causa delle asperita' del terreno e dalla presenza di una fitta giungla, la popolazione vive e si sposta grazie ai fiumi. Alla mattina si sale in barca e ci si sposta verso un paese piu' grande, dove c'e' un mercato, una farmacia, un medico... insomma tutto quello che puo'mancare nelle aree piu' remote. Le strade, va detto, ci sono, ma il trasporto su ruota e' talvolta poco frequente e risulta quindi piu' facile organizzare un passaggio con un barcaiolo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Scendendo verso sud il terreno si addolcisce e quasi tutto il trasporto avviene ora su strada. Le chiatte e i battelli cargo che una volta transitavano lungo il Mekong dal nord al sud del Laos sono stati soppiantati dai Tir e i tempi e i costi dei trasporti sono diminuiti. Cio' nonostante il fiume resta una importantissima risorsa; si pesca molto e alle bancarelle dei mercati il pesce fresco abbonda.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="425" height="355"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/ascDN0NN1_A&amp;rel=1"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/ascDN0NN1_A&amp;rel=1" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="355"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Appena giunto in Laos ho potuto provare l'ebbrezza del viaggio fluviale: 5 ore su una piccola e stretta barca, insieme ad altri 10 viaggiatori e alcune persone del posto, che trasportavano galline e uova da un paese all'altro. Ero diretto a Muang Noi Neua, un piccolo villaggio circondato da pinnacoli di roccia carsica, dove ho passato un capodanno al naturale: senza luce elettrica, telefono, stretto intorno ad un falo' insieme agli altri farang (stranieri) di passaggio in paese. E' stato duro tirare fino a mezzanotte e mezza... Poche case sparse lungo il fiume, una unica strada - sterrata - e una quantita' incredibile di galline, pulcini e cani. Non ho fatto nulla per 2 giorni, immerso nell'amaca a leggere libri, osservando di tanto in tanto il fiume e ascoltando i rumori, molto naturali, di questo tranquillissimo posto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Ora che ci penso - e chiudo il capitolo fluviale - non c'e' stata una volta, nel corso di quasi 20 giorni di Laos, che non abbia dormito vicino ad un fiume!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="line-height: 150%;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%; color: rgb(0, 0, 10);font-family:Arial;"  lang="FR"&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Luang Prabang, la citta' dei monasteri&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="line-height: 150%;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%; color: rgb(0, 0, 10);font-family:Arial;"  lang="FR"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;          &lt;p class="MsoNormal" style="line-height: 150%;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%; color: rgb(0, 0, 10);font-family:Arial;"  lang="FR"&gt;Slowly slowly, come si confa ad un viaggio in Laos, mi reco a Luang Prabang con 3 nuovi compagni di avventure: Armin, un'artista tedesco sulla cinquantina; Eddy, simpatico ragazzo inglese, ribattezzato Candido (da Voltaire) per la spontaneita' e ingenuita'; e Mathieu, giovane francese. &lt;/span&gt;&lt;span style="line-height: 150%; color: rgb(0, 0, 10);font-family:Arial;"  lang="FR"&gt;Sono ben affiatiati e insieme hanno coniato un nuovo linguaggio, che chiamano esperanto, che mischia inglese, francese, tedesco e parole inventate di laotiano.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Luang Prabang con i suoi oltre 20mila abitanti e la citta' piu' importante del Laos settentrionale! E' molto bella, tranquilla e pulita, attraversata da vie dove edifici coloniali color pastello francesi si confondono con numerosi monasteri buddisti (Wat); e' una citta' sacra e i templi si contano a decine. Di giorno e' possibile passeggiare nei cortili dei monasteri e fermarsi a chiaccherare con i giovani novizi, intenti a studiare o a giocare a pallavolo con i piedi, utilizzando un pallone intrecciato di vimini.&lt;br /&gt;Alla sera c'e' un'animato notturno e le vie intorno al Mekong si popolano di ambulanti che grigliano pesce e pollo. Come anche in Vietnam, abbondano le bancarelle che offrono croccanti e sifiziose baguette.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;L'atmosfera e' pacifica e la citta' meriterebbe una sosta piu' lunga dei 3 giorni che mi concedo. L'Unesco l'ha dichiarata Patrimonio Culturale dell'Umanita'; nel centro storico vige il divieto di fumo e di utilizzo del clacson e l'unico frastuono proviene dai bambini che tornano a casa da scuola. Non ci sono condomini e palazzi moderni; qui si vive ancora nelle graziose e caratteristiche case di legno scuro, a 2 piani. Le strade principali sono asfaltate, mentre il resto e' sterrato.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Una sera, insieme a Mathieu ed Eddy, sono andato nell'unico locale aperto fino a tarda ora: il bowling! Chiude alle 3, mentre bar, disco e karaoke hanno obbligo di chiusura alle 23.30&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="line-height: 150%;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%; color: rgb(0, 0, 10);font-family:Arial;"  lang="FR"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="line-height: 150%;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%; color: rgb(0, 0, 10);font-family:Arial;"  lang="FR"&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Un poco di rumba&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="line-height: 150%;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%; color: rgb(0, 0, 10);font-family:Arial;"  lang="FR"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;        &lt;p class="MsoNormal" style="line-height: 150%;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%; color: rgb(0, 0, 10);font-family:Arial;" &gt;In Laos ci sono due posti che si sono guadagnati l'onore (o onere) di essere tappa fissa lungo la "rotta backpacker" sud-est asiatica: Vang Vieng e Si Pha Don, rispettivamente a nord e a sud del paese. Localita' incantevoli, piccoli villaggi caratterizzati da una natura spettacolare e dolcemente accarezzati dal corso di un fiume; scenici.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Vang Vieng, lungo le sponde del Nam Ou, e' il villaggio dove si fa tubing, cioe' si scende lungo la rapide di un fiume su una camera d'aria per camion. Lungo il percorso ci sono dei bar dove ci si puo' fermare, mangiare e bere a poco prezzo, e poi ripartire, con stomaci appesantiti e teste alleggerite. Ci sono anche dei trampolini e delle liane dove, volendo, si puo' imitare Tarzan e lanciarsi nel fiume.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;A Si Pha Don invece si va per non fare nulla: cullati dall'amaca del proprio bungalow di bamboo si legge un libro, si fuma e si ammirano gli spettacolari tramonti sul Mekong.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Al contrario degli altri posti che ho visitato in &lt;st1:country-region st="on"&gt;&lt;st1:place st="on"&gt;Laos&lt;/st1:place&gt;&lt;/st1:country-region&gt;, che conservano ancora una propria identita', questi due villaggi hanno venduto l'anima e si sono sintonizzati sulla frequenza dei babckpackers. &lt;/span&gt;&lt;span style="line-height: 150%; color: rgb(0, 0, 10);font-family:Arial;"  lang="FR"&gt;Vang Vieng si e' inventata il tubing e Si Pha Don il chill out lungo il fiume. Qui tutto e' "happy" e per felice si intende la correzione con stupefacenti: pizza alla mariuana, the ai funghi allucinogeni, fruit shake alla maria-fungo-oppio. &lt;/span&gt;&lt;span style="line-height: 150%; color: rgb(0, 0, 10);font-family:Arial;" &gt;Ogni tanto si incrocia qualcuno che e' in fase tripping o ti racconta terribili postumi (cazzo, ho vomitato per 2 giorni!). &lt;/span&gt;&lt;span style="line-height: 150%; color: rgb(0, 0, 10);font-family:Arial;"  lang="FR"&gt;La facilita' con cui ci si puo' procurare della droga piu' che impressionante e' strana. Mi chiedo, perche' tutto questo sballo? Visto che in nessuno dei due villaggi ci sono delle discoteche o dei party per consumare gli effetti e, come ovunque nel Laos rurale, la musica si spegne a mezzanotte. Ovviamente non tutto e' freaked out; tuttavia e' chiarissimo come questi villaggi vivano ormai esclusivamente di questo lucroso turismo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="line-height: 150%;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%; color: rgb(0, 0, 10);font-family:Arial;"  lang="FR"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="line-height: 150%;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%; color: rgb(0, 0, 10);font-family:Arial;"  lang="FR"&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Vientiane, la capitale piu' tranquilla del mondo...&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="line-height: 150%;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%; color: rgb(0, 0, 10);font-family:Arial;"  lang="FR"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;                &lt;p class="MsoNormal" style="line-height: 150%;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%; color: rgb(0, 0, 10);font-family:Arial;font-size:10;"  &gt;&lt;span style="line-height: 150%; color: rgb(0, 0, 10);font-family:Arial;"  lang="FR"&gt;...e forse anche la piu' piccola, con solo 200mila abitanti. E' il perfetto biglietto da visita di questo paese che conta poco piu' di 8 milioni di abitanti, contro gli 80 milioni del Vietnam, il miliardo e passa della Cina, i 15 milioni della Cambogia e i 65 della Thailandia.&lt;br /&gt;Come anche nel resto del Laos, si ha subito la sensazione di essere in un posto pacifico e tranquillo. Pochi rumori, poco traffico, niente baldoria alla sera. Il pezzo forte della capitale e' il passeggio lungo il Mekong, meglio se fatto all'ora del tramonto, quando il colore del fiume passa dall'oro ad un viola intenso e le sponde si punteggiano di ristorantini a cielo aperto; un lunghissimo barbecue di pesce d'acqua dolce.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;La tranquillita' della citta' si riflette sui volti delle persone: sorridenti, cordiali, gentili.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Di giorno faceva molto caldo e un pomeriggio sono quindi andato alla piscina comunale, lunga ben 15 metri per 10 di larghezza!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;In citta' ci sono molti americani e si mormora facciano parte tutti della CIA, basata qui a spiare il gigante Cina. C'e' tuttora una zona del paese, a nord di Vientiane, che e' offlimits per gli stranieri, in quanto si trova la base (abbandonata?) della CIA da dove partivano le operazioni segrete nel corso della guerra del Vietnam.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Ma che posto e' il Laos? E' uno stato cuscinetto, schiacciato da vicini forti e ingombranti? Non lo so, non ho fatto in tempo ad approndire gli aspetti politici locali, ma e' sicuramente un posto particolare. Guardandoti in giro lo capisci. Dove sono le industrie che anneriscono i cieli di Cina e Vietnam? Non ci sono. Sara' per questo che mi sembra ancora tutto naturale, quasi intatto, e che con immenso piacere mi sento libero dalla soffocante stretta di traffico e aria inquinata.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;La gente non parla, bisbiglia. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Silenzio, e' il &lt;st1:country-region st="on"&gt;&lt;st1:place st="on"&gt;Laos&lt;/st1:place&gt;&lt;/st1:country-region&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="line-height: 150%;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%; color: rgb(0, 0, 10);font-family:Arial;font-size:10;"  &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Rene'&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="line-height: 150%;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%; color: rgb(0, 0, 10);font-family:Arial;font-size:10;"  &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-8517258199004364008?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/8517258199004364008/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=8517258199004364008' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/8517258199004364008'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/8517258199004364008'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2008/02/cartoline-dal-laos.html' title='Cartoline dal Laos'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-7601942034843386250</id><published>2008-02-19T15:05:00.002Z</published><updated>2008-02-19T15:12:16.215Z</updated><title type='text'>Laos, a prima vista</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="line-height: 150%;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%; color: rgb(0, 0, 10);font-family:Arial;font-size:10;"  &gt;L'atmosfera in questo remoto confine tra il &lt;st1:country-region st="on"&gt;Vietnam&lt;/st1:country-region&gt; e il &lt;st1:country-region st="on"&gt;Laos&lt;/st1:country-region&gt; e' molto scazzata; sono quasi le 13 e i doganieri hanno iniziato a grigliare &lt;st1:state st="on"&gt;&lt;st1:place st="on"&gt;del&lt;/st1:place&gt;&lt;/st1:state&gt; pesce e delle banane!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Non sono l'unico a dovere aspettare un passaggio verso il primo centro abitato laotiano. C'e' un minibus fermo nel piazzale della dogana e scopro essere quello partito alle 4.30 di mattina da Dien Bien, in &lt;st1:country-region st="on"&gt;&lt;st1:place st="on"&gt;Vietnam&lt;/st1:place&gt;&lt;/st1:country-region&gt;. Ci sono alcuni farang (stranieri, nella lingua locale) tra i passeggeri. Mi fermo a chiaccherare con Oackley, un americano, che mi spiega che sono fermi ormai da oltre 6 ore: pare che il guidatore &lt;st1:state st="on"&gt;&lt;st1:place st="on"&gt;del&lt;/st1:place&gt;&lt;/st1:state&gt; minibus non abbia soldi a sufficienza per pagare le tasse (o mazzette?) doganali sulla merce che sta trasportando. Il nervosismo dei viaggiatori bloccati si e' ormai trasformato in sconsolata rassegnazione.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Intanto sopraggiunge il camion che avevo superato lungo la strada verso il confine. E' la mia occasione! Contratto un passaggio fino a Muang Khua (60km da qui) per 10 dollari.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Dalla mia posizione privilegiata in cabina di guida osservo verdi creste di colline che si perdono in lontananza. La strada e' un dolce saliscendi che segue le asperita' &lt;st1:state st="on"&gt;&lt;st1:place st="on"&gt;del&lt;/st1:place&gt;&lt;/st1:state&gt; terreno. Siamo su uno sterrato e, come sul lato vietnamita, il traffico e' praticamente assente. L'attraversamento di un piccolo fiume da ai camionisti l'occasione per una breve sosta con successivo lavaggio dell' automezzo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Superiamo una serie di minuscoli villaggi, sperduti nella foresta, e la prima cosa che noto e che non ci sono praticamente costruzioni di cemento. Le case sono tutte in legno, piccoline; alcune si reggono su sottili palafitte. La strada una volta in mezzo al paese si trasforma in un'ara dove razzolano galline, oche, anatre e pulcini, mentre cani e gruppi di piccoli scuri maialini si rincorrono giocosamente. Cio' non sembra sia una ragione sufficiente a rallentare la corsa &lt;st1:state st="on"&gt;&lt;st1:place st="on"&gt;del&lt;/st1:place&gt;&lt;/st1:state&gt; nostro camion. Gli animali, spaventati, fuggono all'impazzata e alcuni volatili si immolano coraggiosamente sotto le ruote &lt;st1:state st="on"&gt;del&lt;/st1:state&gt; camion e io non riesco a capire i motivi &lt;st1:state st="on"&gt;del&lt;/st1:state&gt; folle gesto; perche' non allontanarsi dalla fonte &lt;st1:state st="on"&gt;&lt;st1:place st="on"&gt;del&lt;/st1:place&gt;&lt;/st1:state&gt; pericolo? E' come scegliere di attraversare di corsa un fuoco pur avendo la possibilita' di passarci intorno.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Dopo 2 ore e mezza arriviamo a &lt;st1:city st="on"&gt;Muang Khua&lt;/st1:city&gt;, &lt;st1:state st="on"&gt;il&lt;/st1:state&gt; primo centro abitato di una certa importanza in questa montagnosa fetta di &lt;st1:country-region st="on"&gt;&lt;st1:place st="on"&gt;Laos&lt;/st1:place&gt;&lt;/st1:country-region&gt; nord orientale. Avra' si e no un migliaio di abitanti, tutti concentrati lungo le sponde di un fiume che accarezza dolcemente le pareti di verdi colline. Il centro nevralgico &lt;st1:state st="on"&gt;&lt;st1:place st="on"&gt;del&lt;/st1:place&gt;&lt;/st1:state&gt; paese sembra essere il traghetto - poco piu' di una zattera di legno - che collega le due sponde e si muove grazie alla spinta, esercitata su un lato, da un arrugginito scafo a motore.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Si e' fatta presto sera e dalla terrazza della mia guesthouse inizio a famigliarizzare con gli elementi che saranno una costante &lt;st1:state st="on"&gt;del&lt;/st1:state&gt; mio viaggio in &lt;st1:country-region st="on"&gt;&lt;st1:place st="on"&gt;Laos&lt;/st1:place&gt;&lt;/st1:country-region&gt;: tranquillita' e silenzio. Una assoluta mancanza di rumore che per me e' una sensazione totalmente nuova, dopo mesi passati in paesi ad alto tasso sonoro come &lt;st1:country-region st="on"&gt;India&lt;/st1:country-region&gt;, Cina e &lt;st1:country-region st="on"&gt;&lt;st1:place st="on"&gt;Vietnam&lt;/st1:place&gt;&lt;/st1:country-region&gt;.&lt;br /&gt;A Muang Khua la corrente elettrica c'e' solo dalle 17.30 alle 21.30, grazie al generatore comunale; i cellulari non funzionano; non ci sono bar o ristoranti aperti fino a tarda ora; non ci sono motorini strombazzanti; non ci sono capannelli di persone che indugiano a bordo strada.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Quando la luce artificiale viene meno si vive intorno al lume di una candela che ben presto si spegne, risucchiata dalla nera e profonda notte laotiana.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="line-height: 150%;font-family:Arial;font-size:10;"  &gt;Rene’&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-7601942034843386250?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/7601942034843386250/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=7601942034843386250' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/7601942034843386250'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/7601942034843386250'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2008/02/laos-prima-vista.html' title='Laos, a prima vista'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-3047851718315608190</id><published>2008-02-13T13:45:00.008Z</published><updated>2008-02-13T14:04:13.580Z</updated><title type='text'>Divagazioni a nord</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Il Vietnam e' un paese assolutamente ossesionato dal calcio. Penso ci siano almeno due canali televisivi dedicati interamente al football, 24 ore su 24. Un giorno mi e' capitato di vedere uno speciale di un'ora sul campionato di Serie A; bellissimo. Un'altra sera invece, sapendo che il Milan stava affrontando l'Inter nel derby della Madonnina, sono uscito dall'albergo e ho iniziato a camminare a caso per le strade di Hanoi. C'e' voluto poco per trovare un piccolo ristorante dove un gruppetto di vietnamiti, seduti sui classici minuscoli sgabellini di plastica, stava seguendo il derby da una televisione schiacciata in un angolo del locale. Aggiuntomi a loro cerco di spiegargli che tifo rossonero e che vengo dall'Italia; uno penso che abbia capito. La mia presenza desta curiosita', anche perche' seguo la partita animosamente. Peccato che il Milan abbia perso (non ricordo il punteggio); eccezionale comunque; soprattutto vederli urlare e festeggiare per un gol di una squadra dall'altra parte del pianeta, cosi lontana da loro.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R7L3DQD4mrI/AAAAAAAAAJA/e4ZOkB_ErJA/s1600-h/IMG_0510.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5166463357770308274" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R7L3DQD4mrI/AAAAAAAAAJA/e4ZOkB_ErJA/s200/IMG_0510.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Dopo Hanoi mi sposto verso il nord del Vietnam: voglio infatti entrare in Laos nel punto piu' settentrionale possibile. Ad Hanoi apprendo che hanno aperto una nuova frontiera qualche mese fa, nei pressi di Dien Bien Phu. Prima di arrivarci faccio una tappa a Son La, a meta' strada tra Hanoi e il confine con il Laos. La citta' e' una gradevole sorpresa; non che ci sia molto da vedere, ma mi accorgo di essere uscito dal principale sentiero turistico in Vietnam (che si snoda seguendo il tratto di costa orientale da Hanoi, nel nord, fino a Saigon, nel sud) e molte persone, soprattutto i bambini, mi salutano genuinamente e con larghi sorrisi. Stasera devo essere l'unico straniero in citta' e la cosa non puo' che essere piacevole. Il passo successivo mi porta a Dien Bien Phu e anche qui la storia non cambia: non incontro altri viaggiatori in citta'. Dien Ben e' famosa in quanto sede della vittoria decisiva dell'esercito vietnamita contro i francesi che porta, di fatto, al temine del periodo coloniale francese in Vietnam. Visito un campo di battaglia dove e' possibile ispezionare le trincee ed entrare in alcuni stretti bunker e gallerie.&lt;br /&gt;L'indomani, a meta' mattinata, sono pronto ad entrare in Laos. L'unico mezzo pubblico verso il confine, un minibus, e' partito alle 4.30 di mattina. Organizzo quindi un moto taxi per coprire i 35km che mi separano dal Laos. Viaggio aggrappato ad un piccolo scooter a 4 marce; il guidatore si e' messo il mio zainetto sul petto mentre io porto lo zainone sulle spalle. Il traffico in strada e' assolutamente assente; non incrociamo nessuno e superiamo unicamente un camion, vuoto, con targa laotiana. Sembra di andare alla scoperta dell'America; la solitudine mi eccita.&lt;br /&gt;La strada si inerpica fino a raggiungere la cresta di una catena di colline ricoperte da una fitta vegetazione. Raggiunto il confine saluto il motociclista; le formalita' doganali sul lato vietnamita vengono sbrigate in un attimo e dopo 10 minuti mi trovo a percorrere a piedi 1km di strada sterrata verso il posto di frontiera del Laos. Un doganiere mi accoglie con un largo sorriso, &lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R7L3kgD4msI/AAAAAAAAAJI/LP3CdZjNeXo/s1600-h/IMG_0521.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5166463929000958658" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R7L3kgD4msI/AAAAAAAAAJI/LP3CdZjNeXo/s200/IMG_0521.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;mi mette uno stampo rosso sul passaporto e mi indica un gruppo di poltrone: "attendi qui" dice "prima di trovare un passaggio verso Muang Khua".&lt;br /&gt;Sono in Laos e probabilmente mi trovo ad una frontiera tra le meno trafficate del mondo!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-3047851718315608190?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/3047851718315608190/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=3047851718315608190' title='29 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/3047851718315608190'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/3047851718315608190'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2008/02/divagazioni-nord.html' title='Divagazioni a nord'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R7L3DQD4mrI/AAAAAAAAAJA/e4ZOkB_ErJA/s72-c/IMG_0510.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>29</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-7709671579229330230</id><published>2008-02-08T04:18:00.000Z</published><updated>2008-02-08T04:51:13.048Z</updated><title type='text'>L'arrivo in Indocina</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Volto le spalle allo scintillante mondo di Macau e mi metto in moto alla volta del Vietnam. Prima di arrivarci devo attraversare ancora una volta il suolo cinese (per la terza volta in poco piu' di 3 mesi). &lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R6vaoFWvLhI/AAAAAAAAAIg/l1qrUqESKWk/s1600-h/IMG_0367.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5164461779877572114" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R6vaoFWvLhI/AAAAAAAAAIg/l1qrUqESKWk/s200/IMG_0367.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Mi imbarco sul mio primo sleeper bus, una invezione cinese per agevolare gli spostamenti notturni in pullman; consiste in bus equipaggiato con circa 40 lettini disposti su due piani e lungo tre file; si riesce a stare quasi sdraiati! Il viaggio di 12 ore da Macau verso Nanning e' abbastanza comodo nonostante il frequente piagnucolare dei bambini e il leggero e costante odore di piedi (sul bus infatti si tolgono le scarpe che vanno messe in un apposito sacchetto di plastica). Il giorno successivo, con una combinazione di treno e minibus, passo la frontiera e arrivo in Vietnam; prima tappa Hanoi, la capitale. Lungo la strada una foratura costringe il minibus ad una sosta imprevista di 1 ora ma e' l'unico inconveniente di questo agevole trasferimento. Gradualmente intorno a me il paesaggio si caratterizza con quegli elementi che gli stranieri associano immediatamente al Vietnam: risaie e agricoltori con cappelli conici di paglia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Gioventu' alcolica&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Arrivato ad Hanoi percepisco immediatamente due degli aspetti inconfondibili della citta': la massiccia presenza di motorini e l'influenza francese sull'architettura urbana. Per facilitare l'inizio del soggiorno ho deciso di prenotare in anticipo un ostello. Di solito non lo faccio mai e tuttora ignoro le ragioni che mi hanno spinto a questo gesto. In ogni caso, mi sistemo all'Hanoi Backpackers Hostel. Il personale, pensando fossi di sesso femminile (ho prenotato per email), mi ha bloccato un letto nella camerata delle ragazze. Bene bene, penso, salvo poi dovermi ricredere in quanto la confusione che un gruppo di 6 ragazze puo' generare nel corso di una notte e' un elemento da non sottovalutare.&lt;br /&gt;Vigilia di Natale. Si festeggia con alcuni giri di birra in un pub irlandese della citta'. Vado a letto abbastanza presto (all' 1...) in quanto la mattina successiva, alle 7.30, e' prevista la partenza per una escursione. Verso le 3 vengo bruscamente svegliato dalle mie 6 compagne di stanza (5 australiane diciannovenni e 1 neozelandese poco piu' matura), udibilmente ubriache. La neozelandese sta cercando di chiudere la serata con un ragazzo (alla faccia della privacy) il quale declina a causa dell'eccessiva ubriacatura di lei; al che, la tipa, caduta nello sconforto, si rinchiude in bagno a vomitare. Oddio! "Ragazze ma che caz... succede!?" mi lamento. "We are so sorry italian boy" rispondono e giu' a ridere per mezz'ora. Fossi stato sulla stessa lunghezza d'onda mi sarei potuto divertire anche io ma il giramento di balle prende il sopravvento. Prima di riaddormentarmi decido per il futuro: cambio di albergo e stanza singola. Meglio, molto meglio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Stile parigino&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Passeggiando per le strade di Hanoi si ha la sensazione di camminare in una Parigi sporca, scassata e decadente. Quasi tutti gli edifici del centro non superano i 3 piani di altezza e portano elementi del passato coloniale francese. Nel complesso, il mix architettura europea e popolazione asiatica e' molto interessante.&lt;br /&gt;Dopo le settimane passate in Cina le mie colazioni sono nettamente migliorate. Infatti, oltre agli edifici, i francesi hanno lasciato in eredita' anche le baguette. Finalmente del cibo normale alla mattina: tazza di caffe' e pane alla marmellata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Ma com'e' bello andare in giro...&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Non potete immaginare la quantita' di scooter e motorini che circolano nelle strade di Hanoi (un mercato dominato dalla Piaggio!). Sulle brevi distanze il motorino viene utilizzato anche come taxi. Ad ogni incrocio ci sono capannelli di guidatori che appena ti vedono alzano le braccia e urlano "motorbike, motorbike!".&lt;br /&gt;Migliaia. Gli scooter sono migliaia. Attraversare la strada e' una impresa. Non c'e' un momento di via libera in quanto il traffico e' come il corso di un fiume: lento e costante. Come si fa allora? Ci si arma di coraggio e di fiducia e si inizia ad attraversare la strada, molto lentamente. Passo dopo passo ci si avvicina all'altro lato, con motociclisti che ti fanno il pelo davanti e dietro. Il trucco e' camminare lentamente in modo che il guidatore possa giudicare la tua posizione e scegliere il lato lungo il quale schivarti. Mai correre: aumenta il rischio di collisione perche' alza il grado di incertezza del motociclista. E non attendete che la strada sia libera; potreste aspettare per ore. Ho cercato di fare un video nel corso di un attraversamento ma ho poi preferito concentrarmi unicamente sulla strada.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R6vbZVWvLiI/AAAAAAAAAIo/7F5P2qfiJ_I/s1600-h/IMG_0387.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5164462625986129442" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" height="200" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R6vbZVWvLiI/AAAAAAAAAIo/7F5P2qfiJ_I/s200/IMG_0387.JPG" width="149" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R6vbZVWvLiI/AAAAAAAAAIo/7F5P2qfiJ_I/s1600-h/IMG_0387.JPG"&gt;&lt;/a&gt;Ci sono pochi punti della citta' regolati da semafori. I guidatori procedono sempre lentamente e si immettono nel traffico o cambiano direzione senza fermarsi. Chi sta davanti ha la precedenza e gira a destra o a sinistra senza preoccuparsi dei veicoli alle spalle. In tutta questa confusione non ho mai visto un incidente! Solo una sera questo flusso apparentemente incessante, ma lento, di veicoli ha subito un blocco quando al centro di un incrocio si e' creato un ingorgo; le moto si fronteggiavano senza alcuna possibilita' di movimento a destra o a sinistra mentre alle spalle e lungo le quattro vie che portavano all'incrocio i veicoli si accumulavano senza sosta. Al centro, invece di cercare di sbrogliare la situazione in qualche modo, i guidatori mantenvano il sedere ben saldo sul sellino e il dito incollato al clacson, in attesa che il suono provocato aprisse una breccia nel traffico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Creatività vietnamita&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Un segno della talvolta irrazionale intraprendenza vietnamita e' la clonazione dei casi di successo. Mi spiego. Se una guida raccomanda di dormire all' "Albergo City" di Hanoi nel giro di pochi mesi nasceranno altri alberghi City e lo stesso avviene per le agenzie di viaggio, i ristoranti e i caffe'. La famosa agenzia turistica "Sinh Cafe'" esiste in almeno 15 copie e del popolare "Kangaroo Cafe'" ce ne sono 5. Quale e' quello giusto allora? Solo avendo l'indirizzo esatto lo si puo' scoprire. Io sono caduto vittima di questo tranello quando, dopo avere prenotato una escursione all' "A to Z Queen Travel", scopro che l'agenzia vera non e' all'indirizzo dove mi sono recato io. Ups...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Spettacoli naturali&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R6vcqFWvLjI/AAAAAAAAAIw/9ENCM3GNor8/s1600-h/IMG_0430.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5164464013260566066" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R6vcqFWvLjI/AAAAAAAAAIw/9ENCM3GNor8/s200/IMG_0430.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Nello specifico si trattava dell' escursione a Halong Bay, probabilmente la maggiore attrazione turistica del Vietnam. Il tour acquistato prevede un giro di mezza giornata tra i pinnacoli di roccia immersi nel mare su un barcone di legno; notte in barca e mattina del secondo giorno ancora in navigazione. Le centinaia di agenzie viaggio di Hanoi offrono tutte lo stesso tour; la differenza la fa il prezzo che ovviamente alza o abbassa il livello di servizio. Comprando un tour per 25 dollari non faccio proprio una mossa "giusta". Il barcone e la stanza sono OK ma il cibo scarseggia: un minuscolo pesce fritto da dividere in 5 persone, verdure e riso bollito, 1 fettina di anguria a testa. Alla richiesta di alcuni affamati per maggiori dosi di cibo, la risposta consiste unicamente in un ulteriore piatto di riso bollito. Nel compenso i panorami della Baia di Halong sono spettacolari. Centinaia di montagne calcaree spuntano dal mare, a perdita d'occhio. Una foresta di roccia e acqua. Peccato che il tempo non sia dei migliori. Cielo grigio e pioggerellina ad intermittenza. Un clima che, oltre a questa escursione, caratterizza quasi tutta la mia permanenza ad Hanoi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Banchetti in strada&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;La vivacita' delle strade di Hanoi e' eccezionale ed e' particolarmente impressionante negli orari corrispondenti a pranzo a cena. Le vie si riempiono di improvvisati ristorantini e si formano tavolate di commensali lungo i marciapiedi. Un fenomeno attribuibile alle famiglie che abitano ai pian terreni delle case che, soprattutto di sera, trasformano le loro abitazioni in mense popolari; si cucina in garage e si consuma in strada.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R6vdeVWvLkI/AAAAAAAAAI4/wTXjsk-54yk/s1600-h/IMG_0493.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5164464910908730946" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R6vdeVWvLkI/AAAAAAAAAI4/wTXjsk-54yk/s200/IMG_0493.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;La circolazione a piedi diventa difficile: non si puo' camminare lungo le strade, a causa del flusso di motorini, e sui marciapiedi bisogna fare lo slalom tra le persone intente a mangiare.&lt;br /&gt;Sia i tavoli che le sedie sono ricavati da minuscoli sgabelli, grandi quanto quelli che si potrebbero trovare in una scuola materna europea. Chi mangia e' totalmente rannicchiato e chinato sulla propria zuppa di tagliolini. A me sembra parecchio scomodo!&lt;br /&gt;Anche i ristornati veri e propri e le birrerie tendono a invadere le strade, con il loro esercito di sgabellini di plastica, ed e' intorno a queste ultime dove si crea la maggiore concentrazione di persone. Sara' forse perche' un boccale di birra costa solo 10 centesimi di euro? E' il fenomeno Bia (birra) Hoi (per favore)! La birra e' molto leggera ma lascia comunque il segno dopo 5 o 6 boccali. L'animo vietnamita inizia a scaldarsi e la birreria diventa il tempio della socializzazione. I tavoli dei turisti si mischiano a quelli dei locali, i bicchieri di vetro si incontrano in fragorosi brindisi e per le strade echeggia il grido, Bia Hoi!&lt;br /&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-7709671579229330230?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/7709671579229330230/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=7709671579229330230' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/7709671579229330230'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/7709671579229330230'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2008/02/larrivo-in-indocina.html' title='L&apos;arrivo in Indocina'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R6vaoFWvLhI/AAAAAAAAAIg/l1qrUqESKWk/s72-c/IMG_0367.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-2667616414022038339</id><published>2008-01-30T12:41:00.000Z</published><updated>2008-01-30T13:04:56.499Z</updated><title type='text'>Macau, la Las Vegas d'Asia</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="line-height: 150%;"&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;Faccio tappa a Macau, la capitale dell'azzardo in Asia. Una citta' che ha gia' superato la sua controparte americana - Las Vegas - quanto a profittabilita' del tavolo verde.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;Macau e' diversa da Hong Kong. E' una ex colonia portoghese con un centro storico, che a Hong Kong e' scomparso, che presenta ancora molti edifici del passato e una serie di chiese cattoliche molto belle, dipinte in toni vivaci e caldi. &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;Gran parte della citta' e' costituita da case a non piu' di 3 o 4 piani il che e' una gradevola v&lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R6B0L1WvLfI/AAAAAAAAAIQ/3yCxq0DNC5g/s1600-h/IMG_0282.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R6B0L1WvLfI/AAAAAAAAAIQ/3yCxq0DNC5g/s200/IMG_0282.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5161252919616417266" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;ariazione dopo settimane passate tra i palazzoni cinesi; purtroppo, a parte la zona dove si trovano le chiese, la citta' e parecchio grigia, sporca, inquinata e manca, rispetto alla vicina Hong Kong, di un adeguato sistema di trasporto pubblico. Io alloggio nel centro storico in una ex "casa chiusa" che di chiuso conserva ancora le tapparelle rosse e le camere modello celle, separate da sottili mura di compensato laccato verde. Potrebbe essere un posto con un languido fascino decadente, non fosse per i gestori cinesi che non parlano inglese e si comportano in modo abbastanza scortese.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;Macau e' letteralmente invasa, soprattutto nel corso del fine settimana, da orde di cinesi in cerca del colpo grosso. I casinò, con la caduta del monopolio e dopo l'ingresso delle multinazionali americane, spuntano come funghi. Intere zone della citta' sono devote al gioco d'azzardo e anche qui, come a Vegas, e' in atto la costruzione di una "Strip" che un giorno potrebbe addirittura superare l'omologa via statunitense.&lt;br /&gt;Dopo avere esplorato le vestigia coloniali portoghesi mi tuffo quindi nella &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;visita dei templi del gioco, attivita' per lo piu' tardo pomeridiana e serale. Ho girato tutti quegli piu' importanti e devo dire che ognuno di essi e', in un certo modo, unico. Sand's e' un enorme parallelepipedo di cristallo, 5 piani di tavoli e un enorme atrio centrale che buca, in altezza, almeno 3 piani. L'MGM, che apriva proprio in quei giorni (18 dicembre, per la precisione), ha un'aria barocca, datadall'abbondanza di enormi lampadari di cristallo. Wynn si fa notare soprattutto per la presenza delle boutique di tutte le maggiori griffe della moda, oltre che di una concessionaria Ferrari. Ma veniamo alla ciliegia sulla torta; vermanente ce ne sono due e rappresentano gli antipodi o meglio, i poli, del gioco d'azzardo nell' ex colonia: &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;il Gran Lisboa, di proprietà del cinese Stanley Ho, l'imperatore di Macau, e il Venetian, dell'americana Sands.&lt;br /&gt;Il Gran Lisboa e' un incredibile grattacielo di cristallo a forma di fiore, con giganteschi petali che sfidano le leggi della fisica e un pistillo ancora in fase di costruzione. Di notte, le migliaia di piccole luci e neon che punteggiano la costruzione cambiano colore senza sosta mentre enormi fascie di potente luce bianca danzano intorno alla struttura, chiaramente visibile da ogni angolo dell'isola di Macau. Il Venetian invece sorge su un pezzo di terra strappato al mare tra le isole di Taipa e Coloane. Come suggerisce il nome e' una ricostruzione di Venezia con tanto di Palazzo Ducale, Campanile e Ponte di Rialto. Intorno agli edifici veneziani c'e' un bacino d'acqua dove i gondolieri abbozzano strofe di O'Sole Mio sotto gli sguardi di cinesi estasiati. Inciso: &lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R6B1BVWvLgI/AAAAAAAAAIY/xxVjBExOFM4/s1600-h/IMG_0318.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R6B1BVWvLgI/AAAAAAAAAIY/xxVjBExOFM4/s200/IMG_0318.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5161253838739418626" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;chiunque abbia sembianze occidentali o europee si puo' candidare per la posizione di gondoliera; non occorre particolare destrezza in quanto le gondole sono ancorate al fondale e si muovono lungo un tragitto, sottomarino, prefissato; e' gradita ad ogni modo la conoscenza di almeno una canzone in lingua italiana. Il Venetian e' chiaramente una attrazione turistica e vuole replicare quello che e' il modello americano del gioco d'azzardo: un viaggio in famiglia dove la mamma fa shopping, i bambini si divertono a esplorare la Venezia ricostruita, assistono agli spettacoli di magia e si godono il Luna Park mentre i loro papa' bruciano i risparmi. La componente "intrattenimento", parte importante e caratteristica del Venetian e' assente o scarsamente percepibile negli altri casino'. Anche se il Gran Lisboa promette uno show di danze sul ghiaccio con la prima nevicata, vera, della storia di Macau, il resto degli show sono dozzinali e scadono nel banale. Faccio un esempio: un palcoscenico fiancheggia una grande sala di gioco al Lisboa; una ballerina in perizoma e reggiseno, dalla pelle chiara e inconfondibilmente est europea, si attorciglia ad un palo seguendo il ritmo di una canzone di Shakira. Questo, che dalle nostre parti creerebbe uno spontaneo moto verso il palco e sguardi fissi sulle curve della tipa, lascia assolutamente impassibili i cinesi che restano piegati sui tavoli, occhi fissi sulle carte e sigaretta che pende dalle labbre. La performance si conclude nell' indifferenza generale e solo da un angolo del bancone bar, proprio sotto il palco, provengono alcuni gridolini e applausi di approvazione, in gran parte dovuti all'animosita' di un gruppo di indiani.&lt;br /&gt;Nel corso di una serata, mentre sono in caccia di qualcosa da mettere sotto i denti, mi imbatto nel Gran Buffet del Lisboa. Il ristorante, che occupa gran parte del sesto piano del casino', mi colpisce subito: passeggiando lungo la sala costeggio un lungo, lunghissimo buffet, di almeno 30m. Dietro le quinte, abili chef sfornano pietanze da ogni parte del mondo: c'e' la zona giapponese, con freschissimi sushi e sashimi; quella indiana, ricca di curry e speziati stufati; quella thai, un trionfo di frutti di mare e tagliolini fritti; un mongolian barbecue; e ovviamente non manca l'area cinese con specialita' da ogni angolo del paese e un grande acquario dove vispi gamberoni attendono di passare in un bollente pentolon. Ma e' la zona antipasti quella che mi colpisce, con prodotti dei quali avevo dimenticato l'esistenza come, baguettes, crostini, grissini, insalata di mare, insalata di pollo, salame, bresaola e prosciutto crudo. Alla vista delle graziose, tenere, splendide, rosette di crudo, disposte in modo cosi invitante su un lungo vassoio di cristallo, ho avuto un mancamento e, quando poco oltre mi casca l'occhio su una fontana di 3 piani eruttante cioccolato fuso... ragazzi... non c'ho visto piu'! Branco il primo cameriere che mi capita a tiro e gli dico che voglio, devo, mangiare qui, subito. Appena mi consegna il piatto mi fiondo sul buffet; e' questo l'inizio di innumerevoli giri che terminano solo verso le 22.30 quando mi informano che il ristorante sta per chiudere. "Aspetti, mi faccia tuffare un ultimo spiedino di frutta sotto la fontana di cioccolato" imploro il cameriere che mi sta consegnando il conto. 23 euro! Quanto il mio budget giornaliero di viaggio. Ma, si sa, al Crudo non si comanda.&lt;br /&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="color: rgb(0, 0, 10);font-family:Arial;font-size:100%;"  &gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-2667616414022038339?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/2667616414022038339/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=2667616414022038339' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/2667616414022038339'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/2667616414022038339'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2008/01/macau-la-las-vegas-dasia.html' title='Macau, la Las Vegas d&apos;Asia'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R6B0L1WvLfI/AAAAAAAAAIQ/3yCxq0DNC5g/s72-c/IMG_0282.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-8829939707571135004</id><published>2008-01-23T13:33:00.000Z</published><updated>2008-01-23T13:43:30.407Z</updated><title type='text'>Le mille luci di Hong Kong</title><content type='html'>&lt;span style=";font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;Ancora treni. Da Zhengzhou fino a Hong Kong, destinazione finale, passano si e no 20 ore e tre cambi: treno notturno, espresso locale e infine metropolitana. Quando riemergo in superficie vengo travolto dalla vorticosa Hong Kong. Sono sbucato a Times Square e intorno a me e' un tripudio di negozi, vetrine, addobbi natalizi, auto di lusso, musica e luci. Inizio a togliermi qualche indumento; sono ancora troppo vestito. Solo ieri ero nel freddo inverno della Cina centro-orientale mentre qui ci saranno si e no 25 gradi. Con la mia tenuta da "backpacker" - zaino e zainetto, pantaloni cargo e camicia stropicciata - faccio da mosca bianca in mezzo a colletti bianchi vestiti in giacca e cravatta e raffinate signore appensantite da borse per lo shopping. Ai piedi di un grattacielo attendo di ricevere da Wai Man, la ragazza di Giovanni, le chiavi del mio appartamento.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Si, ho una casa tutta mia! Merito di Giovanni, amico e ex collega di lavoro, che si e' trasferito a Hong Kong da poco piu' di 1 anno. L'appartamento in questione dovrebbe essere quello della sua ragazza ma, visto che convivono, risulta sfitto. In 35 metri quadri c'e' tutto quello che serve: una luminosa e stretta cucina, provvista di lavatrice; un soggiorno con tv, impianto stereo e un angolo per un tavolo e 4 sedie; un bagno e la camera da letto. Come fanno a starci tutte queste cose in 35 metri quadrati? Chiedere ai designer delle case scafandro targate IKEA. &lt;span style="color: rgb(0, 0, 10);"&gt;Intanto b&lt;/span&gt;utto i panni zozzi in lavatrice e faccio partire la macchina.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;br /&gt;Dire che Hong Kong e' una citta' vertiginosa e' troppo facile; chiamiamola allora "da torcicollo", che e' quello che sta per venire a me perche' continuo sempre a camminare con lo sguardo per aria. Non riesco a resistere alle pazze geometrie delle decine di grattacieli che, da Downtown, si spingono&lt;span style="color: rgb(0, 0, 10);"&gt; in su, lungo i fianchi di una collina,&lt;/span&gt; fino alle altezze di Mid Level. Sara' perche' ognuno vuole avere una vista su qualcosa che non esiste un edificio con meno di 30 piani?&lt;span style="color: rgb(0, 0, 10);"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 10);font-size:10;" &gt;&lt;br /&gt;Nel quartiere finanziario, dove i palazzi toccano il cielo, i pedoni possono camminare al primo piano. Molti edifici sono collegati tra loro da passarelle e ponti che scavalcano le vie piu' trafficate delle citta'. Orientarsi e' facile: le indicazioni sono in inglese ed e' un gioco da ragazzi scendere al momento e nel punto giusto. E, quando le strade iniziano a salire, seguendo i pendii di Victoria Peak, ecco partire una serie di scale mobili (le piu' lunghe al mondo!) che&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;portano fino ai piani alti della citta'. Fantastico.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Incontro Giovanni &lt;span style="color: rgb(0, 0, 10);"&gt;la sera del primo giorno&lt;/span&gt;, all' ippodromo, che, tanto per cambiare, si trova in mezzo alla citta' ed e' circondato da grattacieli. Incredibile. Sembra di stare in mezzo a un videogioco. Trascinato dall'euforia della folla inizio a scommettere. Non vinco nulla, ma assistere ai cavalli che ti sfrecciano sotto il naso e' molto divertente.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Hong Kong e' una citta' che induce a spendere, consumare. Non c'e' un angolo senza un negozio, una boutique, un ristorante, un pub, un fast food. A SoHo, il quartiere dei ristoranti, potresti fare il giro del mondo, culinario, in un km quadrato. Poi ci sono i centri commerciali di Causeway Bay e di Central, dove tutto luccica, i gingles natalizi abbondano, una bionda di 30 metri in lingerie ti scruta dal fianco di un palazzo e i cartelloni pubblicitari si illuminano e parlano al tuo passaggio.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;br /&gt;A Hong Kong non riesco a dormire piu' di 6 ore a notte. Non so cosa mi succede. C'e' troppa energia, troppa vita. Quando il giorno si spegne e migliaia di luci e neon trasformano i grattacieli della citta' nelle colorate candele di una gigantesta torta nuziale, le gente&lt;span style="color: rgb(0, 0, 10);"&gt;, dagli uffici,&lt;/span&gt; si riversa a fiumi a Lan Kwai Fon dove inizia e si consuma una lunga "happy night". Giovanni mi traghetta sicuro tra le acque agitate di &lt;span style="color: rgb(0, 0, 10);"&gt;un&lt;/span&gt; venerdi sera. Dopo un warm up a base di birra e musica latinoamericana&lt;span style="color: rgb(0, 0, 10);"&gt;,&lt;/span&gt; in un locale caraibico&lt;span style="color: rgb(0, 0, 10);"&gt;,&lt;/span&gt; ci spostiamo a Wan Chai, un quartiere degno, &lt;span style="color: rgb(0, 0, 10);"&gt;anni fa&lt;/span&gt;, di apparire nei piu' violenti action movies asiatici a base di malavita, donne, droga e bische clandestine. Tampinati dallo spettro di Bruce Lee facciamo due salti al Mes Amis prima di calarci nel torbido buio di un locale del quale non ricordo assolutamente il nome.&lt;span style="color: rgb(0, 0, 10);"&gt; Una band sta suonando dal vivo i brani hip hop piu' famosi del momento. Il bar rettangolare, al centro della sala, magnetizza una schiera di prosperose e succinte bellezze asiatiche in attesa di essere abbordate da una folta squadra di maschi bianchi di ogni eta'. Diciamo che siamo in una discoteca un po' diversa dal solito, dove non si va molto per il sottile. Veniamo ben presto fermati da due tipe che si spacciano per colombiane, salvo capitolare subito al nostro primo accenno di conversazione in spagnolo: fasulle! Passiamo oltre e ci buttiamo in pista dove un gruppo di filippine sta ballando in modo esagitato. Assecondiamo il loro ritmo fino a quando, provati dalla eccessiva calura del locale, ripiegiamo nuovamente verso la zona bar, punto di osservazione privilegiato dell' andirivieni di questo locale, dove si entra soli e molto spesso si esce accompagnati. Beviamo ancora qualche birra prima di chiudere questa lunga serata. All'uscita della disco respingiamo un paio di prostitute che vogliono assolutamente condividere il nostro taxi. No way, ragazze.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Hong Kong e' una citta' caleidoscopica: ha i grattacieli di New York, cerca di essere cool come Londra e allo stesso tempo mostra il suo volto inconfondibilmente asiatico. Un mix sconvolgente. L'aria e' fresca e frizzante come in ogni citta' di mare. Gia', il mare. E' la prima volta che lo vedo, dopo oltre 5 mesi di viaggio a zigo-zago per l'Asia. E' un momento importante: ho raggiunto la costa orientale del mondo!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 10);font-size:10;" &gt;&lt;br /&gt;5 giorni a Hong Kong. 5 giorni che finiscono cosi come sono cominciati: con il naso per aria; questa volta ad ammirare, sul molo di Kowloon, di fronte a Hong Kong Island, il laser show che alle otto di ogni sera trasforma i grattacieli di questa citta' in un immenso flipperone. Great.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 10);font-family:Tahoma;font-size:10;"  &gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;&lt;br /&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-8829939707571135004?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/8829939707571135004/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=8829939707571135004' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/8829939707571135004'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/8829939707571135004'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2008/01/le-mille-luci-di-hong-kong.html' title='Le mille luci di Hong Kong'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-3419789593243829353</id><published>2008-01-03T09:05:00.000Z</published><updated>2008-01-15T13:56:17.777Z</updated><title type='text'>Una giornata cinese</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Arrivo a Zhengzhou nel cuore della notte, ore 3. Decido di sistemarmi in un albergo di fronte alla stazione dei treni: scelta facile e ovvia. Il primo albergo che ispeziono ha esaurito le camere singole a prezzi economici. Cerco altrove. Un piccolo cinese con un pastrano piu' grande di lui mi ferma in piazza e mi dirige su per le scale di un edificio. Al primo piano, piu' che ad una reception mi trovo di fronte al bancone di un bar dove alcune persone bevono birra. Nessuno parla inglese; cerco di farmi capire e mimo che devo dormire. Mi portano in una stanza con 4 letti e una grande televisione. Per 60 yuan (6 euro) e' tutta mia. Non male, penserete, invece no! Il letto e' un asse di legno sul quale e' poggiato un micro materasso. Monastico.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Un soggiorno particolare&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;L'albergo si sviluppa tutto al primo piano di un alto condominio. Il lungo corridoio, bianco e lucente, ricorda la corsia di un ospedale. Su entrambi i lati le camere sono divise da sottili muri che non arrivano fino al soffitto; si fermano una ventina di centimetri prima, facendo somigliare la serie di camere alle celle di un alveare. Alle pareti sono appese foto di donne nude in pose sensuali. Non mi faccio troppe domande e mi infilo sotto le coperte. Sono stanchissimo.&lt;br /&gt;La mattina successiva la prima immagine che mi riserva la giornata e' quella di un cinese intento a cagare, con una sigaretta in bocca, accovacciato su una turca. Sobbalzo dalla sorpresa. Quando ho aperto la porta del bagno (comune) non mi aspettavo certo un tale spettacolo. Invece del solito anti-bagno con lavandini e specchi mi trovo di fronte a due turche senza alcuna porta o muro di separazione tra di loro! Esco di scatto e mi avvio verso le doccie.&lt;br /&gt;Scosto uno spesso telone di plastica e mi ritrovo in un grosso stanzone: al centro ci sono due enormi vasche da bagno, piene di acqua bollente, che potranno ospitare si e no una decina di persone alla volta. In un angolo della stanza c'e' una sauna di legno e lungo una parete una fila di doccie. Al centro, accanto alle vasche, ci sono due lettini per i massaggi. Tra i vapori e la condensa scorgo corpi nudi di cinesi che entrano e escono dalle vasche.&lt;br /&gt;Mi spoglio e mi butto in una delle vascone, tra gli sguardi stupefatti dei cinesi e alcuni "good morning" pronunciati in tono ironico. L'acqua bollente e' una meraviglia, dopo 10 giorni di gelido Tibet. Benvenuto in Cina!&lt;br /&gt;Uscito dal bagno collettivo e di ritorno verso la mia camera, scorgo un'altra grande stanza che fa da dormitorio. Ci saranno almeno due file da 10 letti e ci sono ancora parecchi cinesi in pigiama che dormono o giocano a carte in gruppi di 4.&lt;br /&gt;La domanda che mi pongo e': ma dove diavolo sono finito? La risposta? Non lo sapro' mai! Non potendo leggere i caratteri in cinese dell' insegna, la cosa restera' per me sempre un mistero: albergo a ore? Diurno? Bordello? Mah... La clientela era unicamente maschile e l'ambiente molto comune e informale!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Kung Fu fighting&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R4OBNozVEwI/AAAAAAAAAHg/5EmUga9y6tw/s1600-h/IMG_0087.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5153104469932970754" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R4OBNozVEwI/AAAAAAAAAHg/5EmUga9y6tw/s200/IMG_0087.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Vicino a Zhengzhou sorge lo Shaolin Temple, ragione per la quale ho deciso di fermarmi in questa citta' lungo il mio percorso dal Tibet a Hong Kong. Il tempio e' famoso perche' qui e' nata l'arte marziale del Kung Fu. E' una visita interessante, culminata da una dimostrazione di atletici monaci guerrieri.&lt;br /&gt;Sul pullman verso il tempio conosco un signore cinese che parla abbastanza bene l'inglese. Dice di chiamarsi Morris e mi fara' da Cicerone nel corso dell'escursione.&lt;br /&gt;Tornati a Zhengzhou nel tardo pomeriggio Morris mi chiede se sono interessato a visitare, l'indomani, Kaifeng. Dico di si (era, di fatto, nei miei piani). Insieme ad un altro reduce dell'escursione al Tempio Shaolin decidiamo per la visita a Kaifeng e chiudiamo la giornata con una cena.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Prelibatezze cinesi&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Accetto di buon grado: mi evito la decifrazione del menu in cinese e lascio agli altri l'onere di scegliere le pietanze. Iniziamo brindando con un potente liquore di riso da 53 gradi! Riesco, con difficolta', a farmene dare solo meta' bicchiere. In testa risuona subito il campanello di allarme: evitare di ripetere la serata alcolica con i tassisti kirghisi.&lt;br /&gt;Arriva il cibo: tra un piatto di pollo sminuzzato con peperoni e una insalata di cavoli e soya troneggiano due grossi pentoloni ripieni di zuppa colore marrone scuro. In uno navigano i pezzi di un enorme pesce: la pinna spunta come la punta di un iceberg in mezzo a un mare di peperoncini e i miei due nuovi amici cinesi si fiondano subito sui pezzi della testa, divisa a meta', del pesce: una prelibatezza! Pesco alcuni frammenti anche io e mangio piano, cercando di non soffocarmi con le lische. E' piccantissimo! Il cuoco e' andato giu' pesante: peperoncini a manciate; c'ha buttato una piantagione intera! Anche Morris e' in chiara difficolta': come me, tossisce e si soffia il naso in continuazione. Si giustifica dicendo che nella provincia da dove proviene non mangiano cosi piccante.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R4OCUYzVExI/AAAAAAAAAHo/ojJMVcV5l5o/s1600-h/IMG_0104.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5153105685408715538" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R4OCUYzVExI/AAAAAAAAAHo/ojJMVcV5l5o/s200/IMG_0104.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Passo al secondo pentolon dove galleggiano pezzi di carne molto scura e di consistenza spugnosa. Chiedo a Morris di spiegarmi cosa sto per mangiare. Risponde che e' "something inside the pig". Mmmmhhh. Descrizione insufficiente! Mi faccio coraggio e addento. Il sapore non e' cattivo ma e' troppo piccante. Anche qui, un delirio di peperoncini. Tra alcol e cibo mi ritrovo le pareti della gola in fiamme.&lt;br /&gt;Ripiego sullo sminuzzato di pollo che, essendo meno piccante, finisco quasi tutto io. Morris mi chiede se voglio qualcos'altro. No no no. "Bene cosi", rispondo, mentre mi asciugo le gocce di sudore sulla fronte. Poi i miei due nuovi amici pagano la cena e mi riportano in taxi all' "albergo comune".&lt;br /&gt;Che giornata, tra albergo e ristorante un vero e proprio shock culturale. Divertente pero'!&lt;br /&gt;L'indomani con Morris, che continua imperterrito a chiamarmi Prene' (perche' quella P in eccesso?) visitiamo Kaifeng, a una cinquantina di km da Zhengzhou e cementiamo il nostro sodalizio con un'altro pranzo insieme.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;Kaifeng e' sicuramente piu' interessante di Zhengzhou: ci sono piu' vestigia del passato da visitare: monumenti che hanno resistito ad un restauro "make-up" e alla furia devastatrice dei bulldozer cinesi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;Saluto Morris, che ritorna a Zhengzhou, mentre io resto ancora una giornata a passeggiare per i quartieri storici e i vivaci mercati notturni di Kaifeng.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-3419789593243829353?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/3419789593243829353/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=3419789593243829353' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/3419789593243829353'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/3419789593243829353'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2008/01/una-giornata-cinese.html' title='Una giornata cinese'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R4OBNozVEwI/AAAAAAAAAHg/5EmUga9y6tw/s72-c/IMG_0087.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-7060740912269998642</id><published>2007-12-27T11:33:00.000Z</published><updated>2008-01-08T13:23:14.707Z</updated><title type='text'>Il super treno</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;E' arrivato il momento di prendere il treno e di portarsi verso la Cina Orientale. Alle mie spalle lascio gli splendidi e selvaggi paesaggi tibetani, cieli limpidi e puliti come probabilmente non ne ho mai visti, cime maestose e un popolo sorridente, pittoresco nei costumi e ospitale. Nelle mie narici avverto ancora il forte odore delle candele di burro di yak, quel particolare aroma che si insinua e permea ogni angolo e stanza di un monastero tibetano. Sto per abbandonare la tranquillita' delle montagne per fare spazio al rumore e alla frenesia della citta' cinese.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;Da novembre 2006 la ferrovia ha raggiunto il Tibet. E' un miracolo ingegneristico, interamente cinese. Pensate che il treno, prima di arrivare a Lhasa, a 3600m di quota, raggiunge altezze oltre i 5000m e viaggia su uno strato di terra perennemente ghiacciato (permafrost).&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;La stazione di Lhasa e' nuovissima, bianca e lucida, e ricorda vagamente il Potala Palace. La prossima tappa del mio viaggio e' Zhengzhou, Cina centro-orientale. Dal Tibet sono 40 ore di treno. Ieri pomeriggio ho fatto provviste e parto equipaggiato con: bottiglione da 1,5 litri di acqua, 1 bevanda al latte multivitaminica, 2 bricks di the freddo, 1 brick di latte al cioccolato, the e caffe' istantaneo, 2 confezioni di biscotti al cioccolato, 2 plum cake, 2 snickers e 4 zuppe di instant noodles. Dovrebbe bastare...&lt;?xml:namespace prefix = o /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;Il treno parte puntuale alle 10 di mattina, con capolinea Shanghai; e' decisamente affollato: io sono in una cuccetta da 6 con altri 5 compagni di viaggio cinesi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;Le prime 6 ore sono spettacolari. Si percorre un'ampia vallata a oltre 4000m; alla nostra sinistra costeggiamo ad un certo punto una montagna innevata alta oltre 7000m. I villaggi lungo le rotaie sono piccoli e molto distanti l'uno dall'altro. Ogni tanto si scorge una mandria di yak al pascolo su campi gialli e spelacchiati. Tutti i viaggiatori, me compreso, hanno la faccia attaccata al finestrino. Impossibile perdersi anche un solo minuto di questo spettacolo. Man mano che il treno sale di quota, l'erba lascia spazio alla neve. Stiamo percorrendo un vasto, immenso, altopiano bianco; in lontanza si scorge la sagoma frastagliata di una catena montuosa. E' incredibile come a quasi 5000m di quota ci possa essere uno spazio pianeggiante di tale ampiezza; uno si aspetterebbe di essere sulla punta di una montagna...&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="425" height="350"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/KvZ0z3LE0OU"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/KvZ0z3LE0OU" type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I vagoni del treno sono equipaggiati con bombole di ossigeno, in caso qualche passeggero mostri i segni del mal di montagna e abbia difficolta' respiratorie.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;Mentre all'interno, lungo i corridoi, si avverte chiaramente lo slurp slurp delle zuppe istantanee, all'esterno il Tibet da il meglio di se. Immagini che si imprimono indelebilmente sulle retine dei viaggiatori.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;Una voce registrata racconta le fasi della costruzione della ferrovia e, in inglese, ricorda i primati di questo prodigio: 5100m, il punto piu' alto al mondo raggiunto da un treno; 5000m, la galleria ferroviaria piu' alta. Eccezionale, la Cina stupisce sempre. Quando la narrazione si interrompe parte sempre la stessa cassetta musicale: cover, in cinese, di canzoni inglesi; riconosco brani di Pink, Rod Stewart e anche il ritornello di Fra Martino Campanaro!&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;Al termine della prima nottata il treno ha ormai lasciato il Tibet e si appresta a percorrere le pianure della Cina Centrale. Nottetempo siamo scesi bruscamente di quota e ora saremo intorno a 2000m. I paesaggi si fanno meno interessanti e passo tutto il tempo a leggere o a sonnecchiare, disteso sul letto. Esaurisco le provviste e per cena mi affido a quanto propone il vagone ristorante: riso in bianco con manzo e verdure in salsa di soya: non male. Mi faccio poi un caffe' e ritorno a letto a leggere, in attesa di prender sonno. Prima di addormentarmi definitivamente preparo lo zaino in modo da essere pronto per lo sbarco nel cuore della notte. Il treno giunge puntuale a Zhengzhou, alle 2.50&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Rene'&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-7060740912269998642?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/7060740912269998642/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=7060740912269998642' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/7060740912269998642'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/7060740912269998642'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2007/12/il-super-treno.html' title='Il super treno'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-7708936362500188123</id><published>2007-12-23T16:16:00.000Z</published><updated>2008-01-02T11:31:41.675Z</updated><title type='text'>Sette giorni in Tibet (2)</title><content type='html'>&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Quarto giorno&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R3TnjIzVEvI/AAAAAAAAAHY/JEyt860xvMU/s1600-h/IMG_0755.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5148994864835531506" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R3TnjIzVEvI/AAAAAAAAAHY/JEyt860xvMU/s200/IMG_0755.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Dopo Shigatse, copriamo un altro breve tratto in macchina e arriviamo a Gyatse, piccola cittadina sulla via verso Lhasa. Qui visitiamo un monastero con una stupa molto interessante e soprattutto molto grande. La stupa e' un edificio sacro buddista che solitamente contiene le spoglie di monaci famosi e venerati (es. i Lama).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;La stupa di Gyatse e' un impressionante conoide di 9 piani, interamente dipinto di candido bianco con in cima un pinnacolo dorato. All'interno della stupa, su ogni piano, si trovano delle stanze dove sono state posizionate statue di divinita'. Saliamo fino all' ultimo piano, con il fiatone, per godere di una ottima vista del paese e dell'ampia vallata. Dall'alto osserviamo i fedeli percorrere in senso orario il perimetro della stupa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;In serata, altra mano di poker che stavolta va ad una novizia danese che dice di giocare per la prima volta (ci crediamo?). Io perdo l'intera posta giocata.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;Quinto giorno&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;E' la prima volta che ci svegliamo veramente presto. Alle 7.15 siamo gia' in strada per percorrere il tratto finale, destinazione Lhasa. C'e' da scollinare un passo a 4700m. Giunti alla sommita' fa ancora troppo freddo (siamo sicuramente sotto zero) e nessuno si azzarda a restare fuori dall' auto per piu' di 2 minuti. Giusto il tempo di scattare la foto di rito!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R3TefYzVEsI/AAAAAAAAAHA/ZIZ-YJQUy1Y/s1600-h/IMG_0774.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5148984904806372034" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R3TefYzVEsI/AAAAAAAAAHA/ZIZ-YJQUy1Y/s200/IMG_0774.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;Lo stop successivo e' piu' piacevole e avviene verso le 11 di mattina. Siamo in cima ad un colle e sotto di noi la vista spazia su un lago di un colore blu incredibile. Intorno a noi si crea un gruppetto di venditori di souvenir tibetani che tentano invano di appiopparci una serie di ninnoli. Io e Matt, per scaldarci, saltiamo a perdifiato attorno ai tibetani esterefatti e immobili.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;Ed eccoci a Lhasa, la mitica e tanto desiderata capitale del Tibet. Per molti del nostro gruppo e' un piccolo shock e forse c'e' anche un pizzico di delusione: la citta' piu' sacra dei tibetani e' infatti solamente un poco differente da quella che puo' essere una normale cittadina cinese nell'anno 2007. Intorno al Barkhor, il tempio piu' importante di Lhasa, resiste ancora un bel nucleo di case storiche, visibilmente minacciato dalla morsa dei lucenti e piastrellati palazzi multipiano cinesi, dai ristoranti per turisti, negozi di souvenir, boutique e fast foods. E' il vorticoso progresso in atto in Cina che si riflette anche quassu', nel remoto Tibet.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;Oggi abbiamo il pomeriggio libero e molti ne approfittano per visitare il centro storico. Io sono in preda di un pesante attacco di cagarella, diagnosticato, insieme a David, come Giardia. Sintomi? Frequenti rutti al sapore di uovo marcio, eccesso di gas, stomaco e intestino gorgogliante. Prendo una dose di pillole e passo il pomeriggio in camera a leggere, sonnecchiare e guardare la tv. In serata sto gia' meglio, ma non mi avventuro in pericolose sperimentazioni gastronomiche.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;Sesto giorno&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;Sto ottimamente: il pillolone deve avere fatto il suo dovere e ucciso il battere intruso. Non bene, invece, sta la ragazza danese che, dal primo giorno del viaggio, si porta dietro i sintomi del mal di montagna. La situazione e' peggiorata e si rende necessario il ricovero all' ospedale militare di Lhasa. L'unico rimedio, per lei, e' quello di scendere di quota. Cosa che verra' fatta, dopo due giorni, con un volo aereo verso la Cina. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;Dopo una mattinata in liberta' ci ritroviamo con la nostra guida di fronte al Barkhor, il tempio buddista piu' importante di Lhasa. Rispetto agli altri templi visitati in Tibet questo, seppur architettonicamente molto bello, e' "freddo", senza vita. Non incontriamo o vediamo monaci che pregano o cantano. Quei pochi che avvistiamo pare abbiano piu' una funzione di controllo del flusso turistico e sono impegnati a smanettare sul cellulare. La nostra guida ci dice che questi monaci sono finti, spie del governo cinese! "All' interno del tempio" - continua - "e' assolutamente vietato parlare di politica" e con una mano ci indica una telecamera a circuito chiuso. Per chi si oppone alle politiche del governo di Pechino il passo verso la detenzione e' molto breve. Per noi e' comunque difficile capire, nel corso di questa breve visita in Tibet, quanto sia effettivamente stringente la morsa di Pechino e come questa si esplichi sui tibetani, la loro cultura e la loro terra. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Settimo giorno&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;In mattinata e' prevista la visita al Potala Palace, ex-residenza dell'ultimo Dalai Lama. E' certamente l'highlight del nostro Tibet trip. Il palazzo troneggia in cima ad una collina ed e' veramente maestoso; al suo interno si possono contare, tra sale e stanze, fino a 1000 camere. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;Terminata la salita a zigo-zago verso l'ingresso e, ripreso fiato, ci apprestiamo a esplorare la parte aperta al pubblico (meno del 10% dell' intera struttura). Visitiamo, una dopo l'altra, stanze grandiose, con bellissime statue dorate, mobili finemente intarsiati e enormi stupe che contengono i resti di alcuni dei piu' famosi Lama tibetani. Il flusso di fedeli e' incessante. In ogni stanza i pellegrini lasciano una donazione di qualche centesimo e alimentano le lampade a olio con il burro di yak che si sono portati appresso per la visita. Questo colorato e folkloristico fiume di tibetani ci accompagna fino all' uscita e poi ai piedi della collina, dove inizia il percorso delle ruote di preghiera, che cinge tutto il perimetro del Potala. L'unica nota stonata di questa mattinata molto intensa e affascinante e il monumento che i cinesi hanno eretto nella piazza antistante al Potala, un gigantesco pisellone grigio di cemento.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;object height="350" width="425"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/WJGHKhZfRsI"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/WJGHKhZfRsI" type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;A cena e' tempo di saluti e di scambio di email. Meta' del gruppo tornera' domani in aereo a Kathmandu. Gli altri (tra i quali ci sono io) sono ora di liberi di muoversi in terra tibetana, chi verso la Cina, chi verso il Nepal. Per chiudere al meglio il tour decidamo di andare in una discoteca tibetana che si rivela essere un teatro sul quale palcoscenico si alternano cantanti e gruppi di ballerini. Le performace migliori vengono premiate dal pubblico con lancio di pezzi di stoffa (lunghe sciarpe bianche) sul palco. Il pubblico in sala e' disposto intorno a rotondi tavoli ricoperti di lattine di birra. Anche noi ci adeguiamo, prendendo comodamente posto, per assistere a questo particolare spettacolo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;Chiusura&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;Terminato il tour resto ancora per due giorni interi in Tibet. Continua a fare freddo. Niente di cui meravigliarsi: dopotutto e' inverno e mi trovo a 3600m di quota. L'unico momento in cui ho veramente caldo e' quando sono sotto le coperte e aziono il riscaldamento naturale (avete capito...). Altrimenti sono sempre costretto ad essere coperto fin sopra i capelli, anche all'interno dei ristoranti. Non mi ricordo un locale, in questi sette giorni, che abbia avuto un riscaldamento! Di notte la temperatura scende sotto zero e penso di avere raggiunto il record in quanto a strati di vestiti: canottiera, t-shirt, maglietta a maniche lunghe in pile, camicia, maglione di lana, giubbotto di pile e giacca a vento: ben 7 strati!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R3TiUYzVEuI/AAAAAAAAAHQ/WXFks12kQ3U/s1600-h/IMG_0830.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5148989113874322146" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R3TiUYzVEuI/AAAAAAAAAHQ/WXFks12kQ3U/s200/IMG_0830.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;Una mattina ci rechiamo con i resti del gruppo ad un monastero buddista tra i monti nei pressi di Lhasa, a 4600m. Partenza in pullman fissata alle 6.30. Il viaggio e' tremendo. Giunti in piazza alle 6.15 scopriamo che il bus e' gia' pieno di pellegrini tibetani. Siamo quindi costretti a sederci su mini-sgabelli di plastica nel corridoio del pullman. Non c'e' il riscaldamento e le gambe e i piedi mi si stanno letteralmente ghiacciando. Dopo un'ora e mezza di sofferenza arriviamo al monastero; sta albeggiando e intorno a noi le montagne sono ricoperte di un leggero strato di neve. Dobbiamo assolutamente scaldarci e ci rintaniamo quindi in un piccolo ristorante dove, grazie alla presenza di altri corpi, si e' creato un poco di calore. I tibetani ci offrono il loro the' che consiste in the', appunto, sale e burro di yak. Imbevibile. Per correttezza cerco di buttar giu' mezza tazza, rischiando di vomitare. Poi, visto che non si trova altro, passo a una piccantissima zuppa istantanea che mi scalda piacevolmente le pareti di stomaco e gola. Meglio passare all' attivita' fisica. Decidiamo di scalare il monte nei pressi del monastero. Una lunga e sfiancante passeggiata per coprire un dislivello di alcune centinaia di metri. Il fiato manca a tutti e ben presto l'ordinata fila si disunisce, come in un tappone di montagna al Giro d'Italia. Giunti in vetta, in un tripudio di bandierine colorate, siamo ripagati dalla purezza dei paesaggi tibetani: netti contrasti e un cielo di un blu incredibile.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;Saluto definitivamente cio' che rimane del gruppo; loro hanno infatti deciso di fermarsi per una notte alla guesthouse del monastero mentre io, biglietto del treno gia' in mano (partenza fissata domani mattina alle 10), sono costretto a scendere e tornare a Lhasa. Non che mi dispiaccia; di passare una notte in una gelida stanza a 4600m di quota non ne avevo proprio voglia!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-7708936362500188123?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/7708936362500188123/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=7708936362500188123' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/7708936362500188123'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/7708936362500188123'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2007/12/sette-giorni-in-tibet-2.html' title='Sette giorni in Tibet (2)'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R3TnjIzVEvI/AAAAAAAAAHY/JEyt860xvMU/s72-c/IMG_0755.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-7570830224888882224</id><published>2007-12-21T10:23:00.000Z</published><updated>2007-12-24T16:26:42.931Z</updated><title type='text'>Sette giorni in Tibet (1)</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Il 27 novembre e' il giorno della partenza per il Tibet. Per entrare in Cina dal Nepal e' necessario fare parte di un viaggio organizzato da un tour operator e quindi essere dotati di "group visa". Avevo nel passaporto gia' un visto turistico individuale per la Cina che pero' l'ambasciata cinese a Kathmandu ha provveduto ad annullare con un bello stampo rosso (cancelled!). Ora il visto - un foglio A4 - dice che il mio gruppo e' composto da una persona: Rene' van Olst. Dannata burocrazia!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Ogni martedi e sabato parte un gruppo di viaggiatori dal Nepal, Kathmandu, alla volta del Tibet. A seconda della stagione i numeri variano. In alta (settembre-ottobre), ad esempio, si sono toccate punte di 100 persone! Il nostro gruppo, per fortuna, e' composto solo da 21 persone; viaggeremo tutti insieme in un convoglio di jeep per 7 giorni, destinazione Lhasa, la capitale tibetana. Il gruppo e' composto da:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;- me stesso&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;- David, avvocato americano di origine ebree&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;- Matthew, giovane australiano in dubbio sul suo futuro universitario&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;- Surendra, indiano di mezza eta' residente a Londra&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;- Luis, giovane ingegnere tedesco trapiantato in Malesia&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;- Edoardo, studente universitario peruviano&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;- due ragazze inglesi di provincia, dall' accento incomprensibile (infatti non ricordo i loro nomi)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;- caratteristica comune anche a Heather, irlandese del Nord&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;- Murray, infermiere scozzese&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;- Philippe, esperto di telecomunicazioni francese, giramondo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;- Sophie, sofisticata francese di colore&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;- Marie, impiegata nella fredda Trondheim, Norvegia&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;- un gruppo di sei giovani danesi appena usciti dalla scuola superiore&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;- due universitarie danesi reduci da uno stage in una NGO in Bangladesh&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Primo giorno&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Partenza da Kathmandu alle 7 di mattina e viaggio in minibus fino al confine dove arriviamo verso mezzogiorno, ora nepalese. Sbrighiamo senza problemi le formalita' in dogana e aggiorniamo le lancette sull'ora di Pechino, +2.15 ore. Questa volta la mia Lonely Planet China, edizione di seconda mano acquistata a Kathmandu, scassatissima, unta e reduce da un probabile tuffo in una sostanza liquida, passa la frontiera indenne. Gli zaini non sono stati aperti per l'ispezione alla ricerca di letteratura proibita!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Sul lato cinese pranziamo e riceviamo le informazioni relative al tour dalla nostra guida tibetana. La strada fino a Naylam, dove prevediamo di fermarci per la notte, e' interrotta causa lavori in corso e dobbiamo aspettare al posto di frontiera fino alle 22, ora di riapertura. Azz! Sono quasi 7 ore a partire da adesso. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Interminabile attesa in auto. Le presentazioni di rito e i discorsi vanno scemando e occore ammazzare il tempo ascoltando l'ipod o, meglio, dormendo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Alle 21.30 riusciamo a ripartire e in 2 ore scarse raggiungiamo l'albergo per la notte. La strada e' tutta buche e scossoni, sterrata. Si sobbalza. Una ragazza danese, nell'auto-centrifuga, inizia a vomitare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Si temeva una sistemazione spartana ma l'albergo non e' male; meglio, per intenderci, della mia guesthouse a Kathmandu. E' una ghiacciaia ma il materasso e' egregio e ci sono molte coperte. Naylam e' a 3900m. In un solo giorno abbiamo fatto un salto di 2500m.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Secondo giorno&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;Dalla jeep ammiriamo estasiati la natura tibetana. Il paesaggio e' radicalmente mutato, dalle verdi, umide, ricoperte di vegetazione, colline nepalesi, siamo passati a montagne scarne, brulle e a colori dalle tonalita' ocra. Sembra di percorrere un deserto d'alta quota. Ancora prima di mezzogiorno solchiamo un passo a 5200m. Ci fermiamo alcuni minuti sotto una struttura metallica a forma di arco ricoperta interamente di bandiere di preghiera (prayer flags) tibetane. Non molto lontano si erge maestosa la sagoma innevata dello Shishapanga (un ottomila al confine tra Nepal e Cina).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;Pranziamo a Tingri, dove una strada biforca alla nostra destra e porta diretto al campo base dell' Everest. &lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R26H7YzVEqI/AAAAAAAAAGw/mDrwD2ZyWjc/s1600-h/IMG_0691.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5147200878470828706" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R26H7YzVEqI/AAAAAAAAAGw/mDrwD2ZyWjc/s200/IMG_0691.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Il Chomolungma (cosi si chiama in tibetano la vetta piu' alta del mondo) spicca lontano, lungo la linea dell'orizzonte, rendendo pero' chiaramente visibile la sua altitudine.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;Seduti intorno a una stufa in una tipica abitazione tibetana consumiamo il pranzo. Ognuno di noi, in un modo o nell' altro, accusa i sintomi dell' AMS (altitude mountain sickness). Io ho un sottile e persistente mal di testa, una linea dolorosa proprio sopra le tempie.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;A meta' pomeriggio arriviamo a Lhatse (4100m), secondo stop per la notte. Questa volta le camere, disposte intorno ad un cortile, sono "essenziali": i letti sono brande che scricchiolano pericolosamente sotto il peso dei corpi. Il bagno? Una odorosa latrina: occhio a non cascarci dentro di notte! La toilette si trova in un altro cortile, aperto su un lato e disordinato magazzino a cielo aperto della guesthouse, dove i muri sono ricoperti di cacche di yak, appicicate li ad essiccare, prima di diventare combustibile per la stufa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;Mentre ci scaldiamo intorno ad una tazza di the, in attesa di cenare, Heather irrompe nella stanza dicendo di avere trovato uno snack bar dove servono hamburger. In men che non si dica mette insieme un piccolo esercito di affamati. Io declino, riservandomi il diritto di fare una ispezione piu' tardi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;Giunto sul posto, trovo i ragazzi seduti intorno ad un tavolo intenti a sgranocchiare patatine. Stanno ancora attendendo i burgers. Il primo tocca ad una ragazza danese: e' un egg burger; semplicemente una frittata all'interno di un soffice panino. Addenta. Il suo sorriso si smorza subito. "Il pane e' dolce!" esclama. Intanto arriva il secondo panino, il chicken burger di Philippe. Lo stupore e la risata e' grande. Ragazzi, il panino e' un bombolone ricoperto di glassa al cioccolato, che viene subito immortalato dai flash delle nostre macchine fotografiche, tra gli sguardi preoccupati delle due cuoche. La vera star della serata!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;Io decido che ho visto abbastanza e trascino Matt fuori dal locale. Quello che sta accadendo e' chiaro: le ragazze hanno finito il pane e, pur di accontentarci (e per non perdere 8 preziosi clienti!), sono passate all'utilizzo di panini dolci.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;Insieme a Matt trovo ben presto un minuscolo ristorante dove consumiamo una decente zuppa di tagliolini, verdure e carne. Il brodo bollente ci da un po di calore per affrontare la notte. La stanza infatti e' gelida e la finestra, che non si chiude bene, lascia penetrare spifferi d'aria. Srotolo il sacco a pelo, necessario, e mi infilo sotto le coperte.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Terzo giorno&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R26JQozVErI/AAAAAAAAAG4/wwxYaU-Tr48/s1600-h/IMG_0727.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5147202343054676658" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R26JQozVErI/AAAAAAAAAG4/wwxYaU-Tr48/s200/IMG_0727.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;La notte e' passata bene, nonostante mi sia dovuto alzare due volte per correre al gabinetto (sto bevendo molta acqua per contrastare il mal di montagna). Lo spostamento in jeep, oggi, e' molto breve: solo 90km, contro i 200 e piu' coperti in ognuno dei primi due giorni. Ancor prima di mezzogiorno arriviamo a Shigatse. E' la prima citta' dove faremo del turismo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;Nel pomeriggio infatti esploriamo il grande monastero buddista che rende famosa questa citta'. Molto bello. In una delle cappelle c'e' un Buddha dorata impressionante, alto piu' di 20m. Gli edifici del monastero sono disposti a piu' livelli, sui fianchi di una montagna. Il cuore batte velocemente e il respiro e' affannoso quando la strada inizia a salire e dobbiamo percorrere una scalinata. Siamo ancora intorno ai 4100m di quota!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;Shigatse conserva ancora un piccolo nucleo di abitazioni tibetane, sul lato orientale del grande monastero, mentre tutto il resto della cittadina si sta rapidamente cinesizzando (per numero di abitanti, Shigatse e' la seconda citta' dopo Lhasa). Ben presto la ferrovia, che da novembre 2006 collega Lhasa alla Cina, arrivera' fino a Shigatse. Le case tibetane, dai tetti piatti, hanno una forma quasi trapezoidale e sono interamente dipinte di bianco, con fasce di colore nero intorno alle finestre. Richiamano molto gli edifice del monastero dove, oltre al bianco, viene utilizzato anche l'amaranto, il marrone e l'oro, a seconda dell'importanza degli edifici.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;In serata si crea il gruppo di giocatori di poker. La camera "d'azzardo" e' quella di Heather e Murray, che vengono spennati da Matt a Texas Hold'em (io limito i danni).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;Anche questo albergo e' sprovvisto di riscaldamento ma almeno c'e' l'acqua calda e per molti e tempo della prima doccia calda.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-7570830224888882224?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/7570830224888882224/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=7570830224888882224' title='10 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/7570830224888882224'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/7570830224888882224'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2007/12/sette-giorni-in-tibet-1.html' title='Sette giorni in Tibet (1)'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R26H7YzVEqI/AAAAAAAAAGw/mDrwD2ZyWjc/s72-c/IMG_0691.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>10</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-2815641545807263897</id><published>2007-12-19T07:14:00.000Z</published><updated>2007-12-19T09:09:12.712Z</updated><title type='text'>Nepal</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Arrivati a Darjeeling e raggiunto quindi il nord dell'India si puo' dire che il Nepal e' alle porte. E' a portata di mano e visibile dalle cime di queste colline bengalesi.&lt;br /&gt;Il passaggio di frontiera tra il Nepal e l'India e' divertente. La dogana e' poco piu' di una casupola con all'interno due ufficiali indiani che annotano, a penna, su dei registri il passaggio di tutte le persone. Sono letteralmente sommersi dalla carta! Sul lato nepalese l'atmosfera e' molto rilassata e il doganiere si stava quasi dimenticando di apporre il visto sul mio passaporto.&lt;br /&gt;Sincronizzazione dell'orologio: il Nepal e' 5 ore e 45 minuti piu' avanti dell' Italia. E' legittimo chiedersi il motivo di questi 45 minuti di sfasamento; semplice: visto che l'India e' avanti di 5 ore e mezzo, il Nepal ritiene necessario evidenziare la propria indipendenza dall'India spostando in avanti le lancette di 15 minuti!&lt;br /&gt;Passo una notte al confine in quanto devo attendere il primo bus della mattina successiva per Kathmandu: partenza fissata alle 4.30!&lt;br /&gt;Il viaggio si rivela lungo... molto lungo... ben 17 ore! A dir tanto avremo coperto una distanza di 500km.&lt;br /&gt;Procedo nella narrazione abbastanza in stile libero, soffermandomi su alcuni episodi. In Nepal ho passato 13 giorni e ho visitato di fatto solo due citta': Kathmandu - la capitale - e Pokhara.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Tutte le strade del Nepal portano a Kathmandu&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Purtroppo si! Immaginate tutto il traffico su ruota di una nazione (tra auto, pullman e camion) che, proveniente da ogni angolo del Paese, si riversa su una unica strada verso la capitale. Un disastro! Facciamo un esempio: lo spostamento in pullman da Pokhara a Kathmandu dovrebbe prendere tra le 6, massimo 7, ore. Ci ho messo 12 ore, di cui 6 solo per coprire gli ultimi 20 km prima di Kathmandu. La colonna di mezzi - un lungo serpentone snodato lungo i fianchi di una collina - era assolutamente immobile, modello "una ordinaria giornata di follia". Un vero stillicidio. La noia mortale rinchiusa in una gabbia di metallo. L'esasperazione, poi, non fa che complicare le cose: ogni tanto sulla corsia opposta il traffico era assente; una occasione colta al volo dal "genio nepalese" che inizia a percorrere la corsia libera fino a che non incontra un veicolo proveniente in senso contrario. Il risultato: traffico bloccato e una serie infinita di manovre per trovare lo spazio necessario per rientrare nel senso di marcia corretto (ovviamente sto parlando di decine di veicoli che stanno cercando di saltare la coda). Per sbloccare il mega ingorgo ci sarebbe voluto l'intervento di un esercito... di bulldozer. Il Nepal quindi, da un punto di vista "trasporti" non rivela il suo lato migliore.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Geografia&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Il Nepal e' un Paese lungo e stretto. Immaginate, disposte sul lato piu' lungo del rettangolo, 3 fasce parallele di terreno: pianura (sud); collina (centro) e montagna (nord). Le strade ci sono in pianura e in collina mentre in montagna esistono solo i sentieri e tutto il traffico (umano e merci) avviene a piedi e a forza di braccia (e in alcuni casi con l'aereo). Non a caso il Nepal e' il Paese del trekking! Tutto il nord e' caratterizzato dall'imponente Himalaya: i monti piu' alti del mondo si trovano qui. Montagne che evocano miti, leggende, sofferenze: come la storia della conquista dell'Everest. Vedere al museo le attrezzature utilizzate per scalare negli anni Trenta mette i brividi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;A spasso per la valle di Kathmandu&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R2jZ14zVElI/AAAAAAAAAGI/Bhkav3jEqKA/s1600-h/IMG_0584.JPG"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5145602094074761810" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R2jZ14zVElI/AAAAAAAAAGI/Bhkav3jEqKA/s200/IMG_0584.JPG" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;In soli 13 giorni di Nepal non ho potuto fare alcun trekking. Mi sono limitato ad esplorare il Nepal storico e culturale, in particolare nella incantevole vallata di Kathmandu, cosi ricca di testimonianze del passato. Passeggiare per una cittadina nepalese risveglia i propri istinti da esploratore. Ci sono templi, edifici sacri e cappelle votive (l'equivalente delle nostre "madonnine") a bizzeffe. La mattina presto, per le strade, si sentono le campanelline di chi si reca al tempio per pregare e portare le offerte. I centri storici sono labirintici: viette strette, case che quasi si toccano e talvolta piccole gallerie che terminano in una piazza. Le citta' si sviluppano intorno e a partire dalla Durbar Square, la piazza principale, un tempo sede dei regnanti e dell'amministrazione cittadina. Gli edifici di queste piazze hanno strutture piramidali, a gradoni, e sono sormontati da tetti di legno, anche essi a forma di piramide, finemente intagliati e decorati.&lt;/span&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R2jac4zVEmI/AAAAAAAAAGQ/oa9UCnK951E/s1600-h/IMG_0634.JPG"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5145602764089660002" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R2jac4zVEmI/AAAAAAAAAGQ/oa9UCnK951E/s200/IMG_0634.JPG" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Il calendario nepalese e' pieno di feste e ricorrenze sacre. Talvolta scorre anche sangue, essendo le offerte di animali (pecore e vacche) ancora abbastanza comuni. Raffaela cerca di illuminarmi sui molti lati oscuri della cultura nepalese. E' una amica di vecchia data (non la vedo da 10 anni!) che lavora da quasi un anno a Kathmandu. Una sera andiamo ad un concerto di musica tradizionale nepalese organizzato da alcuni suoi amici nei pressi della capitale. La piazza del paese e' gremita di persone allegre e sorridenti, sedute a gambe incrociate, gomito a gomito. La musica e' interessante: etnic-folk con molto tamburo e strumenti a corde. Una esperienza autentica che si chiude con la cena insieme al gruppo, tutti seduti per terra in una stanza a mangiare riso, lenticchie e curry di verdure, con le mani! Si, qui si fa cosi. Sulle prime ero visibilmente in difficolta', polpastrello ustionato e sugo che cola lungo le mani, poi mi sono impratichito e ho iniziato a formare palline di riso e a usare la mano come una piccola vanga, con il pollice a spingere il cibo in bocca.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;La Kathmandu di oggi&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Dove sono i fricchettoni? Kathmandu non e' piu' la loro capitale. Li ho cercati anche nel loro ex-quartiere dove una strada si chiama pure Freak Street. Spariti. La Kathmandu del 2007 e' il regno dei trekkers e di chi e' in cerca di brividi. Il centro d'azione si e' tutto concentrato nella zona di Thamel, il quartier generale dei turisti. Quando ci entri abbandoni il Nepal tradizionale e ti trovi circondato da agenzie viaggi, negozi di abbigliamento (finto) da montagna, souvenir, supermercati &lt;/span&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R2jbHozVEnI/AAAAAAAAAGY/kXDOSv0uuxE/s1600-h/IMG_0666.JPG"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5145603498529067634" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R2jbHozVEnI/AAAAAAAAAGY/kXDOSv0uuxE/s200/IMG_0666.JPG" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;con alimentari importati da tutto il mondo, internet point, pubs e ristoranti (cari) per tutti i gusti. Come in India, mi tocca fare lo slalom tra gente che mi vuole appioppare qualcosa. La saturazione arriva presto; dopo 3 giorni al massimo. Purtroppo non c'e' scelta: gli alloggi economici sono qui e anche io mi adeguo ai riti del quartiere. Colazione bacon &amp;amp; eggs; sightseeing; nel pomeriggio ritorno alla base, internet, doccia e poi cena: indiano, cinese, italiano, israeliano, steakhouse o nepalese? Scegliete voi, io ho gia' dato. Dico solo che la pizza era accettabile (pasta poco salata ma va bene cosi!).&lt;br /&gt;A Thamel girano facce conosciute. Qui incontro Ben e Sam gia' visti in Pakistan; sono entrambi in partenza per Inghilterra e Australia. Ben prevede poi di tornare e di stabilirsi a Kathmandu per aprire l'ennesima... agenzia viaggi! Anche se nella vita ha fatto quasi sempre il camionista. Recentemente ha lavorato anche in Iraq. Un tipo tosto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Incantevole Pokhara&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R2jbpIzVEoI/AAAAAAAAAGg/HCfes5X72xM/s1600-h/IMG_0563.JPG"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5145604074054685314" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R2jbpIzVEoI/AAAAAAAAAGg/HCfes5X72xM/s200/IMG_0563.JPG" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Il turista intrepido, quindi, dopo essersi rifocillato di cibo e avere comprato l'attrezzatura adatta nei negozi di Thamel, si sposta a Pokhara dove puo' liberare la sua voglia di avventura incamminadosi lungo il circuito intorno all'Annapurna (18 giorni); volando in parapendio o con l'ultraleggero; sfidando le rapide di un fiume con un gommone; buttandosi da un ponte con l'elastico; oppure facendo torrentismo. Io inizio affittando una mountain bike per girare in tranquillita' tra le vie di Pokhara poi, il giorno successivo, passo allo scooter causa pigriza e sedere dolorante. Meglio cosi. Con il motore si coprono piu' facilmente i 600m di dislivello per raggiungere Sarangkot, sopra Pokhara, da dove si puo' godere di un'eccezionale panorama sul massiccio dell'Annapurna (8000 e poco piu' metri). Peccato per le nuvole che hanno nascosto parzialmente i monti. Ai miei piedi scorgo il piccolo lago sulle cui sponde sorge Pokhara, incastonato tra verdi colline e campi coltivati: mi sembra di essere in Svizzera!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Una sera mi metto in cerca di un ristorante nepalese economico. Cosa non facile in quanto sul lungo lago di Pokhara vige la legge del ristorante spenna-turista. Scorgo un cartello a bordo strada che pubblicizza momo (ravioli tibetani) a prezzi da saldo. Il ristorante si rivela una stanza che da sul cortile di un piccolo centro commerciale. La stanza e'grande a sufficienza per occupare la cucina e i clienti vengono fatti accomodare su un lungo tavolo di legno all'esterno del locale! C'e' gia' un gruppo di viaggiatori che sta mangiando in una atmosfera comunitaria. Tra di loro scorgo Johannes, uno dei ciclisti che avevo incontrato in Kazakistan nel corso delle mie prime due settimane di viaggio. Carramba', come e' piccolo il mondo! Ha appena finito di girare il Tibet in bici e si appresta a pedalare in India. A partire dal Kazakistan le nostre strade si sono divise per tornare ad incrociarsi nuovamente in Nepal. Ora io vado verso nord (Tibet) mentre lui scende a sud. Un incontro che val bene qualche giro di birra!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Un anticipo di Tibet&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5145604683940041362" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R2jcMozVEpI/AAAAAAAAAGo/I7s8-UJ5q1g/s200/IMG_0550.JPG" border="0" /&gt;Tornato a Kathmandu compro l'attrezzatura minima per affrontare il temibile inverno tibetano: guanti, cappello, magliette in pile, calzamaglia e una sciarpa di lana di yak. Sull'altopiano mi attendono infatti altezze superiori ai 5000m. Ho anche occasione di vedere una anteprima di cultura tibetana nel corso delle mie visite al Monkey Temple e alla Stupa di Boudnath (entrambe a Kathmandu). Soprattutto a Boudnath vivono molti esuli tibetani e altrettanti giungono in pellegrinaggio da tutto il Nepal per percorrere, in senso rigorosamente orario, la circonferenza esterna della enorme Stupa, snocciolando grossi rosari in legno. E' questa l'ultima immagine che conservo del Nepal, un Paese di persone sorridenti e allegre, gente molto friendly che mi ha permesso un soggiorno decisamente piu' rilassato rispetto all'India!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Cliccate i link!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Ho caricato le foto del Nepal (link Flickr) e nuovi video&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-2815641545807263897?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/2815641545807263897/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=2815641545807263897' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/2815641545807263897'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/2815641545807263897'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2007/12/nepal.html' title='Nepal'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R2jZ14zVElI/AAAAAAAAAGI/Bhkav3jEqKA/s72-c/IMG_0584.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-8648941787770657281</id><published>2007-12-10T04:33:00.000Z</published><updated>2007-12-17T10:53:13.882Z</updated><title type='text'>Il rito del the</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R2ZUiYzVEkI/AAAAAAAAAGA/s2M7V2ivAI8/s1600-h/IMG_0500.JPG"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5144892574067397186" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R2ZUiYzVEkI/AAAAAAAAAGA/s2M7V2ivAI8/s200/IMG_0500.JPG" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Altre 13 o 16 ore, ora non ricordo, di treno piu' un trasferimento di 3 ore rannichiato, schiacciato, in una jeep con altre 10 persone, su ripide strade di montagna e mi ritrovo a Darjeeling, lussureggiante resort dal sapore antico, un posto che gli inglesi, un tempo, chiamavano Hill Station. Darjeeling torreggia in cima ad una delle tante colline che caratterizzano la provincia indiana del West Bengal: verdi pendici, valli, piantagioni di the. Qui si produce quello che viene chiamato lo champagne dei the'; Darjeeling te lo ricorda ad ogni angolo: le case vittoriane in legno, i negozi e le botteghe, le sale da the. Qui si pratica ancora il rito, molto british, dell' afternoon tea, un trionfo di pasticceria, piccoli panini imbottiti e tazze fumanti. Percorrendo le ripide vie della cittadina sembra di ritornare a quel passato coloniale e sfarzoso che fu. Basta chiudere gli occhi e aprire i propri sensi ai profumi della vallata e come d'incanto ti ritrovi a passeggiare accanto ad una dama e ti senti come il piccolo Lord, in vacanza estiva in India. Finalmente percorro strade senza il rischio di essere investito da un rickshaw o caricato da un gruppo di vacche. Non ci sono cacche o cumuli di rifiuti; gli assordanti clacson danno tregua; nessuno mi insegue per tirarmi in un negozio o in un ristorante. Che bello! In giro i visi dai tratti tibetani o nepalesi superano di gran lunga quelli indiani, rappresentati solo dai turisti bengalesi imbaccuccati di lana fin sopra le orecchie. Siamo a oltre 2000m. All'ombra e soprattutto di notte fa freddo; molto freddo. Il passaggio dall'estate ad un autunno inoltrato e' stato drastico; il mio fisico lo avverte. Per oltre 8 settimane ho sudato e talvolta boccheggiato in quella che per me e' stata una lunga estate. Pantaloncini corti e t-shirt vengono ora sostituiti da jeans, camicia e maglione di lana. Brrrrr. Che shock passare da 30 gradi a poco piu' di 5 nel giro di 24 ore. Per fortuna ho un sacco a pelo nel quale raggomitolarmi di notte e i vestiti caldi non mi mancano.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Passo le giornate a fare lunghe passeggiate, allo zoo (?!), al giardino botanico e tra le verdi piantagioni di the mentre maestoso, lungo la linea dell'orizzonte, troneggia il Kanchengunga, la terza montagna piu' alta del mondo (8586m). Per ammirarla ancora meglio, una mattina mi piego al rito dell'alba vista da Tiger Hill (2600m) e mi sveglio alle 4 di mattina per imbarcarmi su un taxi insiemi ad altri viaggiatori alle 4.30. Vi sembrera' strano ma non sono l'unico. Tiger Hill e il suo rifugio-osservatorio sono, alle 5.30, stipati all'inverosimile. Il sole sorge da li a poco, alle 6, ed e' accompagnato da gridolini e battiti di mani del pubblico indiano. I primo raggi del sole baciano i pendii di monti innevati, colorandoli di rosa; si sgomita per ottenere lo scatto migliore. In lontananza si scorge pure la sagoma dell' Everest, non piu' grande della bianca e piccola cresta di un'onda che si infrange all'orizzonte. &lt;/span&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R1zEjKGxjiI/AAAAAAAAAFw/Yeo2n1DjrB0/s1600-h/IMG_0496.JPG"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5142200982837497378" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R1zEjKGxjiI/AAAAAAAAAFw/Yeo2n1DjrB0/s200/IMG_0496.JPG" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;E poi? Sorto il sole, dopo 10 minuti, e' il fuggi fuggi generale del pubblico indiano tra gli sguardi esterefatti dei pochi turisti stranieri. Ma come? Gia' ce ne dobbiamo andare? Ora che il sole inizia a scaldare i nostri nasi e scioglie le guance gelate? Eh si. Dietrofront. Alle 6.30 sono di nuovo in jeep, si ritorna a Darjeeling. Colazione alle 7 e poi di nuovo a letto per qualche ora. &lt;br /&gt;Qui tra verdi colline si conclude la mia avventura indiana, un viaggio lungo 6 settimane tra spiritualita', confusione, resse, vacche e tigri. Una delle ultime istantanee mi ritrae nel tardo pomeriggio al Glenary's, intento a scaldarmi le mani intorno ad una bollente tazza di the. Si chiude con l'India e anche con il mio fatto di essere vegetariano. Insieme a Jessica (viaggiatrice australiana incontrata la prima volta in Pakistan e poi piu' volte in India) consumo un succoso pollo marinato allo joghurt in salsa al curry. Delizioso, James!&lt;br /&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-8648941787770657281?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/8648941787770657281/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=8648941787770657281' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/8648941787770657281'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/8648941787770657281'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2007/12/il-rito-del.html' title='Il rito del the'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R2ZUiYzVEkI/AAAAAAAAAGA/s2M7V2ivAI8/s72-c/IMG_0500.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-7779803147470950974</id><published>2007-12-03T09:04:00.000Z</published><updated>2007-12-03T10:15:12.018Z</updated><title type='text'>Buddismo e treni</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Varanasi e Gaya dovrebbero essere a circa 4 ore di treno l'una dall'altra. Dico, dovrebbero...&lt;br /&gt;Considerata la distanza relativamente breve da coprire, opto per un biglietto di 2 classe, la piu' economica e anche la piu' affollata. Come in ogni stazione ferroviaria indiana anche a Varanasi c'e' una gran ressa di persone: chi a sgomitare per un biglietto; chi intento a capire se e dove arrivera' il proprio treno; chi stravaccato per terra a leggere un giornale o, nella maggior parte dei casi, a dormire. Nell'atrio centrale bisogna zig-zagare tra i viaggiatori distesi per terra, facendo attenzione a non calpestare un braccio o a calciare una testa. L'altoparlante enumera incessantemente, in una sorta di cantilena, i treni in arrivo e in partenza. Per sfuggire alla calca e alla confusione la cosa migliore da fare e buttarsi nel salone ristorante, una oasi di pace libera da mendicanti, venditori di the, tassisti e assillamenti vari.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R1PVdKGxjfI/AAAAAAAAAFY/KKJFOYaWl6A/s1600-R/IMG_0435.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5139686296665558514" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R1PVdKGxjfI/AAAAAAAAAFY/efXDFUHyxF8/s200/IMG_0435.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Il treno per Gaya entra in stazione alle 20.30, con circa 3 ore di ritardo. Niente di straordinario: il ritardo medio dei treni che ho preso in India e' stato di 2 ore e mezza (con una punta massima di 7 ore). Mi faccio largo tra un fiume di gente in attesa lungo il binario e mi porto verso la testa del treno. E' qui che vengono sempre collocati due vagoni di 2nda classe. Al contrario delle altre quattro classi (prima, seconda, terza ad aria condizionata e cuccetta) la "seconda" non si puo' prenotare e, come gia' detto, e' la piu' economica. Lascio prima salire gli indiani che si sono accalcati all'entrata del vagone. Chi deve scendere ha difficolta' e deve allontare a spintoni la massa che preme per salire. Terminato il pericoloso trambusto salgo anche io e cerco un angolo tranquillo. Missione difficile: tutti i posti a sedere sono gia' occupati. Trovo un poco di spazio nel corridorio, al centro del vagone; riesco giusto a togliermi lo zaino dalle spalle, appoggiarlo in terra e sedermici sopra. Tutto sommato non e' una sistemazione malvagia non fosse per il continuo via vai di venditori di the che sfiorano pericolosamente, con le loro teiere incandescenti, le mie spalle. Dannazione! Non c'e' posto per una mosca e loro si ostinano a volere passare.&lt;br /&gt;Il treno continua ad accumulare ritardo e le 4 ore previste di viaggio si allungano verso le 6 ore. E' ormai notte fonda e cerco in ogni modo di restare sveglio: non ho idea di cosa potrebbe succedere se per sbaglio mi addormento e distolgo lo sguardo dallo zainetto! Ho gia' letto e riletto il settimanale India Today e non mi resto che scandagliare con lo sguardo i passeggeri pressati nel vagone.&lt;br /&gt;Arrivo a Gaya alle due di notte. Nonostante l'ora c'e' ancora un discreto affollamento sia in stazione che nelle vie adiacenti, dove alcuni ristoranti sono ancora aperti. Mi limito ad attraversare il viale di fronte alla stazione e mi infilo nel primo albergo che mi capita a tiro. Non e' male: c'e' pure la tv in camera e ne approfitto per vedere in diretta il secondo tempo di Besiktas-Liverpool (Champions League!). Accidenti! Apro lo zaino e scopro che la crema solare e' scoppiata e ha impiastricciato tutto il beauty-case: colpa del mio peso quando, sul treno, mi sono seduto sullo zaino. Prima di andare a letto mi tocca pure fissar la zanzariera: sono sotto l'assedio delle sanguinarie!&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R1PW8aGxjgI/AAAAAAAAAFg/CsgvX6qFzcQ/s1600-R/IMG_0437.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5139687933048098306" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R1PW8aGxjgI/AAAAAAAAAFg/ZwSaSGvc1xg/s200/IMG_0437.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;L'indomani mi faccio una full-immersion di buddismo. Visito Bodhgaya, il luogo dove Siddharta Gautama ha meditato per sei lunghi anni (senza toccar cibo) all'ombra di un albero (Bodhy Tree) prima di diventare Buddha (L'Illuminato). L'albero originario non c'e' piu' ed e' stato rimpiazziato da uno piu' recente, non meno maestoso. Il luogo e' carico di significato. Intorno all'albero sorge un tempio e molte persone, monaci e buddisti d'adozione (stranieri) si fermano qui a meditare. E' molto interessante passeggiare per questa piccolo cittadina perche' si incontrano buddisti di ogni nazionalita' e si ha la possibilita' di visitare i templi che le varie comunita' hanno costruito: cinese, giapponese, burmese, bhutanese, tibetano. Nell'atrio di quest'ultimo e' in corso una danza in maschera al suono di tamburi: molto affascinante. Spendo una mezza giornata a curiosare tra i templi prima di ritornare nella polverosa Gaya. Le malefiche zanzare sono gia' attive di pomeriggio e mettono a dura prova il mio repellente. Decido di non fare nulla e di riposarmi per il resto della giornata. Mi aspettano ancora molte ore di treno prima della prossima tappa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-7779803147470950974?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/7779803147470950974/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=7779803147470950974' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/7779803147470950974'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/7779803147470950974'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2007/12/buddismo-e-treni.html' title='Buddismo e treni'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R1PVdKGxjfI/AAAAAAAAAFY/efXDFUHyxF8/s72-c/IMG_0435.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-6707083962128511856</id><published>2007-11-26T12:01:00.000Z</published><updated>2007-11-26T12:54:30.939Z</updated><title type='text'>In mezzo scorre il fiume</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Il Gange, grandioso Gange. Il fiume sacro degli induisti, dove i pellegrini vengono a bagnarsi e a lavare i propri peccati, a morire e a farsi cremare. Sulle sue sponde sorge Varanasi, importante centro spirituale, secondo alcuni la citta' piu' antica al mondo. &lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R0q-r12CXJI/AAAAAAAAAE4/13d1xZQVKpU/s1600-h/IMG_0132.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5137127985366850706" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R0q-r12CXJI/AAAAAAAAAE4/13d1xZQVKpU/s200/IMG_0132.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Senza dubbio e' una citta' che colpisce tutti i sensi e non concede vie di mezzo: o la ami o la odi. Sensazioni contrastanti: e’ bello perdersi e ritrovarsi nelle strettissime stradine del centro storico ma e' snervante zig-zagare tra vacche sacre e caccone molto meno nobili; e’ piacevole attardarsi a bere un the con una famiglia indiana quanto e' stressante dribblare l'ennesimo procacciatore d'affari; oppure assaporare profumate spezie orientali e subito dopo scontrarsi con il tanfo della spazzatura abbandonata a bordo strada.&lt;br /&gt;Una escursione in barca a remi sul placido Gange, prima del sorgere del sole, e' sicuramente un ottimo modo per apprezzare Varanasi. Dalle acque e' possibile scorgere gli abitanti che spuntano dalle viuzze, si riversano sulle sponde del fiume e praticano la preghiera mattutina (puja), con le gambe immerse nell'acqua e la mani che rilasciano fiori e candele galleggianti. &lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R0rAKF2CXKI/AAAAAAAAAFA/BO059FgwawM/s1600-h/IMG_0231.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5137129604569521314" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R0rAKF2CXKI/AAAAAAAAAFA/BO059FgwawM/s200/IMG_0231.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Una leggera foschia ricopre ancora la citta', colorandola con magiche e mistiche tonalita' di rosa.&lt;br /&gt;Varanasi e' la citta' degli induisti, della sacralita', dei santoni (baba o guru), dei turisti e di chi ha deciso di rimanerci piu' a lungo: a frequentare un corso di yoga, a studiare hindi o imparare a suonare il tamburo o il sitar. Manuela appartiene all'ultima categoria in quanto cuoca del Karki's Restaurant dove io, fedellissimo della pasta, mi reco ogni sera per uno spaghetto o un piatto di penne. Deliziosi sapori di casa! Ovviamente non sono l'unico al quale manca il "primo piatto". Da Manuela ci si imbatte in un pubblico, italiano, variegato: convertiti alla spiritualita' indiana, new-agers, istruttori e praticanti di yoga, musicisti e fumatori incalliti. Allungando l'orecchio si sente parlare di guru, ashrams, poteri particolari, meditazione trascendentale, esperienze ultrasensoriali, energie positivie, negative, cosmiche, ecc... A me, per il momento, basta il piatto di pasta per rigenerarmi dopo una giornata passata a percorrere su e giu' le sponde del fiume, tra lavatori di panni, barcaioli, pellegrini in preghiera, santoni e cremazioni.&lt;br /&gt;Per alcuni giorni alloggio in una tranquilla e pulita guesthouse, lontana dal trambusto del centro e gestita da una affettuosa coppia di ottantenni! Il marito mi ha preso particolarmente in simpatia e un pomeriggio mi ha raccontato del suo interesse per la storia e in particolare per Napoleone e per Hitler (?!). E' ancora rammaricato per la perdita di Mein Kampf , libro che aveva prestato ad un suo amico e mai ritornato. Snocciola aneddoti: "lo sai che Hitler era impotente?". Curioso. Mi e' poi capitato di vedere Mein Kampf esposto in una edicola alla stazione ferroviaria: letteratura da viaggio all' indiana? Oppure si stanno preparando a governare il mondo?&lt;br /&gt;Il mio tranquillo soggiorno viene pero’ turbato da una serie di improvvisi eventi negativi:&lt;br /&gt;1. faccio i panni al pomeriggio e li stendo sul tetto della casa. Alla sera non sono ancora asciutti e li lascio quindi dove sono. La mattina seguente solo una t-shirt rimane stesa mentre il resto e’ sparso per terra o, peggio, disperso sui tetti delle case circostanti: le scimmie mi hanno rubato le mutande nottetempo! Con il proprietario di casa faccio il giro del vicinato: in un cortile trovo una t-shirt con la manica tutta sfilacciata, mentre su un altro tetto recupero alcune mutande. Tutto sporco e da rilavare!&lt;br /&gt;2. attacco di diarrea post-ingerimento di yoghurt avariato&lt;br /&gt;3. la presenza di un gruppo di toscani, genere rastone-cannaiolo, che indugiano a fumarsi delle grosse pipe proprio sotto la finestra della mia stanza e mentre sto cercando di controllare i crampi allo stomaco (dimenticavo: il tutto alle 2.30 di notte). &lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R0rB0F2CXLI/AAAAAAAAAFI/X-x1J7p7SF4/s1600-h/IMG_0430.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5137131425635654834" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R0rB0F2CXLI/AAAAAAAAAFI/X-x1J7p7SF4/s200/IMG_0430.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Risultato: rinuncio al treno che avevo intenzione di prendere alle 5.30 del mattino (non mi reco neanche in stazione). L'indomani, per lo meno, si scusano per il rumore causato e mi offrono un cylumino all'ora di colazione (fumano a ciclo continuo, quasi un lavoro per loro!): "no grazie ragazzi, sto poco bene" e indico lo stomaco. "Ahh, c'hai la caghetta? Hai gia' preso qualcosa?". "Si, ho delle pastiglie" rispondo. "Ah lo so; te c'hai i chimiconi. Non va bene! Prendi queste, ayurvediche e 100% naturali" (loro si che sanno quel che fa bene al corpo!). Ne prendo due e cerco di tirarmi insieme per affrontare il viaggio in treno verso Bodhgaya.&lt;br /&gt;Saluto Varanasi, le sue colorate genti e la pasta di Manuela. Dopo l'induismo e' ora di immergersi nel buddismo.&lt;br /&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-6707083962128511856?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/6707083962128511856/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=6707083962128511856' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/6707083962128511856'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/6707083962128511856'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2007/11/in-mezzo-scorre-il-fiume.html' title='In mezzo scorre il fiume'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R0q-r12CXJI/AAAAAAAAAE4/13d1xZQVKpU/s72-c/IMG_0132.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-4226296470729931112</id><published>2007-11-22T15:52:00.000Z</published><updated>2007-11-22T16:25:02.035Z</updated><title type='text'>Tigre... Tiger Man!</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;La visita al parco nazionale di Kanha - India centrale - inizia cosi: arrivo puntuale in stazione a Varanasi per prendere il mio treno alle 8 di sera che sul display luminoso viene gia' dato con 7 ore di ritardo... Nell'incredibile tranbusto di ogni stazione ferroviaria indiana trovo aiuto in un simpatico signore, anche lui diretto verso il sud del Paese, che prima mi porta in un ufficio dove il mio biglietto per il treno in ritardo si trasforma, grazie ad un timbro, in un biglietto universale valido su qualsiasi treno e poi mi aiuta a effettuare la prenotazione di una cuccetta su un espresso in arrivo da li a poco. Sbrigate le procedure ci fermiamo un po' a parlare e scopro che lavora per l'esercito ed e' di stanza alle isole Nicobare. Una piacevole chiaccherata in attesa del treno, ognuno seduto sulle rispettive valigie.&lt;br /&gt;L'indomani, arrivato in stazione a Jabalpur, mi reco all'ufficio turistico dove mi aspetta lo zelante sig. Lakampal che deve formalizzare la mia presenza in un lodge all'interno del parco nazionale. La scena e' fantozziana in quanto l'impiegato, purtroppo, ha un problema agli occhi e si atteggia esattamente come il Rag. Filini, in modo giocondo e un po' schizzato e tenendo i fogli di carta a meno di 1cm dal naso!&lt;br /&gt;Da Jabalpur il parco nazionale dista ancora 160km e 6 snervanti e burrascose ore di autobus, il quale, messo a dura prova dal manto stradale, si scassa a meta' percorso: sospensione posteriore destra spezzata e game over. Tutti i passaggeri, me compreso, si imbarcono sul primo pullman di passaggio. Giungo alla meta in piena oscurita', alle 7 di sera, dopo quasi 24 ore di viaggio e crollo ben presto, appena terminato di cenare. La sveglia e' gia' fissata alle 5.15 in modo da entrare al parco con la jeep, per il "safari", verso le 6.&lt;br /&gt;Protetto dalla mia zanzariera dormo sonni tranquilli mentre all'esterno del lodge la giungla, viva nella notte, si riempie di suoni.&lt;br /&gt;Il safari. Quando la jeep si addentra nel parco, la foresta e' ancora avvolta in una umida, fresca e misteriosa foschia. &lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R0WoOV2CXGI/AAAAAAAAAEg/IQUTL7oGNjw/s1600-h/IMG_0295.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5135695914421345378" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R0WoOV2CXGI/AAAAAAAAAEg/IQUTL7oGNjw/s200/IMG_0295.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Oltre a me, sul mezzo, ci sono due guide e una coppia di turisti svedesi. Il primo tratto di strada percorsa sembra l'inizio di una giostra degli orrori; ai nostri lati scorre una lunga serie di enormi ragnatele, punteggiate di rugiada e popolate da ragni di dimensioni veramente ragguardevoli... Brrrr... Verso le 8 di mattina giungiamo in un'ampia prateria; il sole si sta facendo largo tra le ultime nebbie e di li a poco iniziamo a scorgere i primi gruppi di cervi e gazzelle. Ci fermiamo con la jeep sotto ad un albero popolato di simpatiche scimmie; in lontananza scorgiamo un uomo in groppa ad un elefante e la nostra guida decide di raggiungierlo: e' un guardia-parco che ci spiega che stava pattugliando la radura in quanto sospettava la presenza di una tigre. &lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R0WqJF2CXHI/AAAAAAAAAEo/1hdsvO9Xo1U/s1600-h/IMG_0316.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5135698023250287730" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R0WqJF2CXHI/AAAAAAAAAEo/1hdsvO9Xo1U/s200/IMG_0316.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Torniamo quindi sotto l'albero delle scimmie attendiamo. Dopo una ventina di minuti inizio a spazientirmi e chiedo alla guida se non e' meglio andare da un'altra parte: dopotutto c'e' un potenziale di 1900 km quadrati da esplorare! Forse c'e' una tigre - mi dice - aspettiamo. Di li a poco le scimmie sull'albero inizia a urlare come impazzite. E' il segnale! The tiger is coming! - grida eccitata la guida. In effetti le scimmie urlano e hanno lo sguardo fisso verso la prateria. Salto in piedi sul sedile, macchina fotografica in mano. A 20m di distanza sbuca una tigre dall'erba alta della prateria e attraversa la strada di fronte alla jeep. Scatto con le pulsazioni in rapida accelerata. La tigre cammina tranquilla, non ci degna neanche di uno sguardo e sparisce di nuovo nella prateria. Ci stringiamo le mani e ci scambiamo pacche sulle spalle in un momento di esaltazione collettiva poi ripartiamo, aggiriamo la prateria e attendiamo la tigre, che potrebbe comparire nuovamente la dove l'erba lascia il posto agli alberi. Ci piazziamo quindi ai margini della prateria, nascosti in un leggero avvallemento del terreno; alla nostra destra, arbusti e un cumulo di grosse roccie, alla sinistra, foresta. Siamo in silenzio. La tigre potrebbe apparire da un momento all'altro. Wow! Compare propria in cima alle roccie e poi scende passando questa volta a meno di 10m dalla jeep. Roba da Libro della Giungla! Un brivido lungo un minuto, poi la belva scompare definitivamente in un impenetrabile vegetazione.&lt;br /&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5135699767007009922" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 360px; CURSOR: hand; HEIGHT: 272px; TEXT-ALIGN: center" height="279" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R0Wrul2CXII/AAAAAAAAAEw/ogp-OzgEqHg/s320/IMG_0319.JPG" width="355" border="0" /&gt;Passiamo ancora alcune ore nel parco in uno stato di completo appagamento: non ci poteva capitare di meglio! A mezzogiorno, quando lasciamo il parco, firmiamo il "libro degli avvistamenti"; non capita a tutti!&lt;br /&gt;Tornato al lodge mi abbandono ad un sonnellino pomeridiano e mi godo la tranquilla serenita' della natura, lontanto, finalmente, dalla frenesia urbana indiana.&lt;br /&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-4226296470729931112?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/4226296470729931112/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=4226296470729931112' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/4226296470729931112'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/4226296470729931112'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2007/11/tigre-tiger-man.html' title='Tigre... Tiger Man!'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/R0WoOV2CXGI/AAAAAAAAAEg/IQUTL7oGNjw/s72-c/IMG_0295.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-9188935031010066004</id><published>2007-11-18T13:00:00.000Z</published><updated>2007-11-18T13:05:48.371Z</updated><title type='text'>Cartoline indiane</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Il primo viaggio in India non puo' ritenersi completo senza la visita al Taj Mahal, la "cartolina" indiana per eccellenza. E' un monumento splendido e impressionante, che lascia senza fiato e a bocca aperta. Un grandioso mausoleo di marmo voluto dall'imperatore Shah Jahan per la sua seconda moglie. Il Taj e' stato eretto su una piattaforma, sempre di marmo, che consente unicamente al cielo a fare da sfondo al monumento. In fronte ad esso, giardini ornamentali e una serie di fontane rendono perfetta la magia. Il prezzo della bellezza, si sa, e' alto, ma lo pagano solo gli stranieri (15 euro a cranio), mentre gli indiani se la cavano con 40 eurocents!&lt;br /&gt;Il Taj mi magnetizza e la sua vista accompagna quasi ogni momento della mia giornata, dalle colazioni fino alle cene, sempre consumate su terrazze con vista monumento.&lt;br /&gt;Il Taj Mahal e' sicuramente il pezzo forte dell'India da esportazione, ma vogliamo non parlare della esotica cucina indiana? Quest'ultima e' senza dubbio la migliore sorpresa del mio viaggio nel subcontinente. I pasti frugali e monocromatici dell'Asia Centrale sono ormai un lontano ricordo. Qui e' tutta un'orgia di sapori, spezie, aromi e colori. La cosa che mi stupisce maggiormente e' il fatto che l'India e' un Paese in larga parte vegetariano e, nonostante cio', i piatti che compongono il menu sono veramente tanti. In Italia le verdure per me erano semplicemente insalate o bollite e, sostanzialmente, un contorno. Qui in India assumono un significato diverso e diventano il piatto principale di una cena: verdure ripiene; oppure in molteplici salse a base di curry; fritte; stufate; crepes e frittelle vegetali... E l'elenco potrebbe andare avanti. Volendo mangiare carne, non e' facile trovare un ristorante adatto, perche' la maggior parte dei locali sono vegetariani. Va detto poi che gli indiani mangiano unicamente carne di pollo e pesce; la vacca, come saprete, e' sacra! Inoltre mi e' parso di capire che hanno una specie avversione per i cibi crudi o poco cotti e, nel caso della carne, sanguinolenti. Mi e' capitato di leggere articoli scritti da giornalisti indiani in viaggio in Europa che lamentavano il fatto di non riuscire a trovare ristoranti con piatti vegetariani soddisfacenti oppure cassavano il pane (tipo ciabatta) perche' troppo duro (ferisce la lingua!). Citavano l'Italia come miglior Paese perche' "almeno li, possiamo soppravvivere a pasta e a pizza". Davvero buffi.&lt;br /&gt;Ma torniamo al personale. Insomma, l'abbondanza di piatti a base di verdure ha fatto si che a partire dal 5 ottobre, data del mio ingresso India, fino al 13 novembre, non ho toccato un pezzo di carne! Non che sia diventato un vegetariano convinto; penso sia una scelta igienica e sicura visto il trattamento infame riservato ai polli e alla loro carne, una volta macellata.&lt;br /&gt;In quanto alle abitudini degli indiani a tavola devo dire che anche in questa situazione sono frenetici e quasi irrequieti. Il cibo, una volta in tavola, e' consumato in fretta e non e' seguito da una chiaccherata conviviale. Sedersi-mangiare-alzarsi. Un ciclo di 30 minuti o poco piu'. Ben altra cosa rispetto alle nostre abitudini europee.&lt;br /&gt;Sul fronte bevande mi sono fatto delle gran scorpacciate di lassi, un drink a base di yoghurt che, alla mattina, da una piacevole sensazione di sazieta'. Poi c'e' il the (in indiano, chai), presenza fissa in ogni momento della giornata, bevuto in piccoli bicchieri di vetro con aggiunta di latte e molto zucchero. Lungo le strade e nei vagoni dei treni echeggiano senza sosta le voci dei venditori di the: chai chai chai!&lt;br /&gt;E il fisico? Sempre bene, per fortuna. Temevo l'India, ma finora tutto ok. Mi hanno solo tradito un dolcetto, seguito a mezz'ora di distanza dallo scherzetto, e un bicchiere di lassi, a base di yoghurt probabilmente avariato, che ha trasformato il mio intestino in una specie di tubo di scolo di un lavandino; ogni volta che mi spostavo o cambiavo posizione sentivo un inquietante e pericoloso gorgogliare!&lt;br /&gt;Taj Mahal e cibo: l'India al meglio!&lt;br /&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-9188935031010066004?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/9188935031010066004/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=9188935031010066004' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/9188935031010066004'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/9188935031010066004'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2007/11/cartoline-indiane.html' title='Cartoline indiane'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-2649419706400946366</id><published>2007-11-12T12:30:00.000Z</published><updated>2007-11-12T12:33:54.542Z</updated><title type='text'>L'India e la sua capitale</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Delhi e' lo specchio in cui si riflette l'India di oggi. Ci arrivo con uno scomodo viaggio in treno, 4 ore in seconda classe, l'ultima e la piu' economica. Nello scompartimento c'era gente ovunque: seduta per terra, schiacciata sui sedili e anche sdraiata sui porta bagagli. Sceso a Delhi mi preparo al peggio. Cosa mi succedera' in questa megalopoli di 13 milioni di abitanti? Temo di venire risucchiato dalla citta' e dalle sue strade, fagocitato, spolpato, fatto a pezzettini e poi rispedito in Italia. Macchè, niente; proprio un bel nulla. E' invece un interessante ritorno alla vita e ai ritmi di una capitale.&lt;br /&gt;Dalla stazione, con un breve passeggiata, raggiungo Paharganj, il quartiere dove dormono quasi tutti i travellers; una trafficata strada di 2 km con alberghi e negozi uno in fila all'altro. Mi baso all'Hotel Lord Krishna che, a dispetto del nome, non e' proprio un posto frugale. Dormo nella miglior camera avuta in India nelle prime due settimane di viaggio. C'e' pure la TV, cosi mi godo scampoli della due giorni di Champions League (yes!) oppure un film su Star Movies (Jurassic Park 3, Ritorno al futuro 2, per citarne alcuni).&lt;br /&gt;Per molti viaggiatori Delhi e' il punto di arrivo o di partenza dall'India e Paharganj offre al turista tutto quello di cui ha bisogno. Alloggio a prezzi modici, un ricco piatto di curry, il look appropriato per la vacanza o l'ultima collanina prima di tornare a casa. La strada principale e' caotica e oltre a dover schivare il via vai di moto, rickshaw e mucche e' necessario dribblare gli esagitati negozianti. Ogni tanto si incrocia qualche residuato dell'era hippy, consumatissimo dagli anni, o qualche tipo pieno di piercing e con lo sguardo spento, che ha donato probabilmente una parte di cervello nel corso di un rave su una spiaggia di Goa. Si notano subito perche' sono troppo diversi dal resto della folla che anima la via.&lt;br /&gt;A Delhi resto 5 giorni, piu' del previsto; mi trovo bene: si allenta la morsa dei procacciatori d'affari e ho la tranquillita' necessaria per esplorare l'enorme citta' e cercare di capire l'India. Si, l'India. Un gigante, in tutti i sensi. Geografico, economico, sociale. Si stima che la sua popolazione superera' quella della Cina entro il 2050, in assenza di una adeguata politica di pianificazione famigliare. Ogni anno aggiunge, in quanto ad abitanti, una Australia intera; e la preoccupazione generale e' quella di avere abbastanza cibo e posti di lavoro per tutti. L'economia galoppa, la Borsa sale ma i servizi pubblici sono ancora carenti e una grossa fetta della popolazione, soprattutto nelle campagne, vive in condizioni di poverta'. A Delhi c'e' una metropolitana nuovissima, inaugurata qualche anno fa; tirata a lucido, con aria condizionata, e' un piacere prenderla e abbandonare i movimentati e rumorosi spostamenti in autorickshaw.&lt;br /&gt;Il futuro dell'India sembra essere scritto nel viso dei giovani di Delhi: sorridenti, vestiti alla moda e attenti ai dettagli, cellulare in una mano e lettore mp3 nell'altra, allegri all'uscita dal cinema o rumorosi all'interno di un fast food. Preoccupati del proprio aspetto come gli attori di Bollywood, le vere superstar indiane, piu' famosi e conosciuti di qualsiasi politico. India: un paese in bilico tra modernita' e tradizione. I genitori rimproverano ai giovani uno stile di vita troppo frivolo e sono preoccupati dalle conseguenze dell' afflusso di novita' dall'occidente tanto da arrivare a far pedinare da un detective privato il figlio in vacanza-studio all'estero. La migliore barriera a protezione della cultura indiana, che ne evita il diluirsi e le impurita' provenienti dal resto del mondo, e' tuttora la famiglia e la pratica, ad essa collegata, del matrimonio concordato (l'80% dei matrimoni in India sono concordati). Il giornale della domenica ha una sezione speciale di oltre 10 pagine di annunci matrimoniali, divisi per caste, gruppi di eta', sesso, provenienza. Ne trascrivo uno, per farvi capire. Sono particolari e alcuni fanno sorridere. &lt;em&gt;We are looking for a tall Rajput boy, age 26-29 years, with Engineering &amp;amp; Management qualification from highly reputed institutions. Success oriented and highly ambitious, vegetarian boy, presently in India or overseas, with respect for traditions but modern outlook from a respectable family&lt;/em&gt;... L'ultima frase sintetizza perfettamente quello che l'India vuole essere al giorno d'oggi: un Paese con una prospettiva moderna, nel rispetto delle tradizioni. Lo stile degli annunci puo' variare ma la sostanza rimane la stessa: il futuro moglie/marito deve essere bello, educato, magro, istruito, meglio se di business family.&lt;br /&gt;Sdraiato nella serena tranquillita' dei Lodi Gardens alzo lo sguardo dal giornale e scruto un antico, screpolato, mausoleo. Mi preparo all'animazione del prossimo mercato; qui a Delhi ce ne sono tanti, uno in ogni quartiere, e diversi, come i suoi abitanti: vestiti griffati o contraffatti, gioielli o bigiotteria, gastronomia europea o spezie orientali. Old Delhi e New Delhi. Nella prima: stradine strette, sporcizia, rumori, odori, bazaar, sovraffollamento, case a 2 piani, un forte e la moschea piu' grande dell'India. Nella seconda: alberi, parchi, grattacieli e cinema multisala, gelaterie e fast food, pianificazione urbana, viali spropositati e alti muri di cinta a proteggere gli edifici governativi e le residenze dei politici. Old e New si toccano e si mischiano a Paharganj e a me non resta che scegliere da che parte andare.&lt;br /&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-2649419706400946366?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/2649419706400946366/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=2649419706400946366' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/2649419706400946366'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/2649419706400946366'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2007/11/lindia-e-la-sua-capitale.html' title='L&apos;India e la sua capitale'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-1167066456313626721</id><published>2007-11-04T12:07:00.000Z</published><updated>2007-11-04T12:47:52.943Z</updated><title type='text'>La terra dei Re (2)</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Jodhpur, Rajastan: il Meherangarh Fort troneggia in cima ad un colle e sovrasta maestoso la citta'. E' forse il monumento che simboleggia al meglio lo sfarzo, il lusso e il potere di cui godeva un maharaja. Dotato di audioguida mi avventuro alla scoperta di questa citta' nella citta' e provo ad assoporare il gusto che doveva avere la vita della famiglia reale. Entro in sale dai muri dipinti e adornati da centinaina di piccoli specchi, placche dorate, sete preziose e tappeti. Molto interessante e curiosa e' l'esposizione di palanchini, dove venivano trasportati, a forza di braccia, re e dame di corte.&lt;br /&gt;Dai balconi del forte si gode di una vista splendida su tutta Jodhpur e in particolare sul quartiere dei bramini (i sacerdoti) con le sue case interamente dipinte di blu e azzurro. Prendo tempo per navigare con lo sguardo oltre la citta' e mettere a fuoco la pianura e i campi che si perdono nell'orizzonte prima di tornare al trambusto della Jodhpur cittadina.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/Ry28hLDqogI/AAAAAAAAAEQ/p0S2zBZDqT0/s1600-h/IMG_0010.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5128962828734734850" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/Ry28hLDqogI/AAAAAAAAAEQ/p0S2zBZDqT0/s200/IMG_0010.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;La Blue House Guesthouse, dove alloggio, e' gestita da una famiglia di Jains che mi spiegano alcuni concetti base della loro religione (gianismo), una deriva dell'induismo, come il rispetto di ogni forma vita animale e il conseguente fatto di essere puramente vegetariani che significa, ad esempio, che dalla tavola sono bandite le uova. La casa ha una terrazza sul tetto perfetta per rilassarsi e far passare le ore calde del pomeriggio, sorseggiando the con lo sguardo fisso in alto, verso il forte.&lt;br /&gt;Udaipur. Se Jodhpur e' la citta' blu, per via delle case colorate dei bramini, Udaipur e' la candida citta' bianca, teatro di un'altra favolosa follia dei maharaja. Constatato il fatto di vivere in un territorio arido dove l'acqua, ad eccezione del periodo monsonico, scarseggia, Udai Singh II, ha pensato bene di sfruttare le pioggie del monsone per creare un lago: ha costruito una diga, dando quindi vita a Lake Picholla, un ampio bacino artificiale (intorno al 1600!). Sulle sue sponde ha eretto un enorme palazzo mentre all'interno del lago ha costruito una ulteriore residenza. Udaipur da il meglio di se' nelle ore serali quando dal balcone della mia guesthuose, affacciata sul lago, fantastico con lo sguardo sul palazzo che spunta dalle acque, magnificamente illuminato da centinaia di candele e torce. Il riflesso delle luci sulla nera superficie lacustre fa sembrare il palazzo sorretto da una fila di palafitta dorate. Il tempo sembra essere rimasto fermo alla magica era dei Re. In lontananza, oltre i bagliori della citta', un punto di luce fisso a meta' strada tra l'orizzonte e le prime stelle ricorda un sogno di gloria e potenza rimasto incompiuto: il Monsoon Palace, ovvero la residenza perfetta, posta sulla cima di un monte appuntito, dove la vista puo' spaziare lontano, molto lontano, sulle terre e sui domini reali. Il palazzo non e' mai stato completato, cio' nonostante non manca di trasmettere un'aria di grandezza e nobilta'.&lt;br /&gt;Udaipur, il Palazzo in mezzo al lago e il Monsoon Palace sono stati utilizzati nel corso delle riprese di 007, Missione Octopussy, con Roger Moore. Molti ristorantini turistici trasmettono ogni giorno la pellicola: ne approfitto per passare una serata insolita davanti alla tv insieme ad un piatto di curry alle verdure. Il film e' abbastanza noioso con stunts improbabili come Ape Piaggio che impennano nelle strette strade di Udaipur Vecchia e aerei che attraversano in volo hangars e escono da una fessura nella porta che si sta chiudendo (ovviamente volando perpendicolarmente al terreno!).&lt;br /&gt;Continuo il mio tour alla scoperta di forti e palazzi visitando Chittor e Bundi dove, rispetto alle citta' viste in precedenza, scopro il fascino del monumento abbandonato, misterioso, celato dalla vegetazione, popolato da animali e spiriti del passato. A Chittor il forte si trova in cima ad una collina: su una vasta superficie sono stati eretti palazzi e templi, talmente distanti l'uno dall'altro che per vederne un paio mi faccio dare dei passaggi in moto. I monumenti sono animati da una vivace popolazione di scimmie che si esibiscono in acrobazie e salti tra i resti dei palazzi.&lt;br /&gt;A Bundi invece, oltre alle scimmie, ci sono stormi di pipistrelli che si fanno vedere soprattutto alla sera quando, a migliaia, abbandonano le stanze del palazzo che sovrasta la citta'. Durante la mia visita allo stesso mi sono trovato sulla strada di una decina di pipistrelli che stavano volando giu' per la tromba di una scala... iiiiihhh... spavento!&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/Ry2-7rDqohI/AAAAAAAAAEY/izWSuMPE490/s1600-h/IMG_0018.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5128965483024523794" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/Ry2-7rDqohI/AAAAAAAAAEY/izWSuMPE490/s200/IMG_0018.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Chiudo il capitolo Rajastan visitando Jaipur, la citta' rosa e capitale della regione. Sono abbastanza stanco: negli ultimi dieci giorni mi sono spostato in continuazione, quasi esclusivamente su bus sovraffollati e su strade scorbutiche, per non menzionare il continuo assillamento subito da parte dei procacciatori d'affari, la vera spina nel fianco del Rajastan; sempre attaccati alle caviglia dei viaggiatori, ti bombardano di proposte dal momento che scendi dal bus (o treno), quando devi farti largo tra una folla di tassisti assatanati, fino all'ora di cena, quando loro hanno gia' scelto per te il ristorante nel quale andare a mangiare. A Jaipur questo "trattamento" da finti amici tocca l'apice e non si fa in tempo ad allontanarne uno che ne compare un'altro. Ma basta un cenno deciso con la mano e un fermo "no, grazie" per tornare ad assaporare, in tranquillita', la magia del Rajastan.&lt;br /&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-1167066456313626721?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/1167066456313626721/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=1167066456313626721' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/1167066456313626721'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/1167066456313626721'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2007/11/la-terra-dei-re-2.html' title='La terra dei Re (2)'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/Ry28hLDqogI/AAAAAAAAAEQ/p0S2zBZDqT0/s72-c/IMG_0010.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-632103358969712624</id><published>2007-10-30T12:26:00.000Z</published><updated>2007-10-30T12:29:16.619Z</updated><title type='text'>La terra dei Re (1)</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Terra dei Re, e' questo il significa di Rajastan, una regione arida e spettacolare che racchiude ed evoca ad ogni passo lo sfarzo e i fasti dei Maharaja.&lt;br /&gt;Bikaner e' la prima citta' che visito, ai margini nord orientali del Gran Deserto di Thar, il torrido confine naturale che separa India e Pakistan. E' forse la destinazione meno turistica del Rajastan; c'e' un bel forte e una citta' vecchia con edifici storici, ringhiosi cani randagi e carri trainati da cammelli. L'attrazione principale si trova pero' una decina di km fuori dal centro: e' il Karni Matha, il tempio dei topi. Qui una antica leggenda vuole che i roditori siano una incarnazione di cantastorie e che quindi siano considerati sacri e venerati. Gli animali affollano il cortile del tempio e si abbeverano intorno a grosse scodelle contenenti latte, offerte dai devoti. E' segno di buon auspicio se, nel corso della visita, si avvista un topo bianco. A me non e' capitato: ero piu' occupato a cercare di evitare i roditori e le cacche di piccione (nel tempio si entra a piedi nudi).&lt;br /&gt;Mi lascio alle spalle Deshnok e il Karni Matha per puntare in direzione sud-ovest: mi addentro ulteriormente nel deserto e raggiungo Jailsamer. La citta' una piccola e incantevole gemma dorata, incastonata in cima ad uno scoglio roccioso che spicca solitario in mezzo al terreno arido e brullo. Ogni casa a Jailsamer ha un tetto piatto che e' perfetto per addentrarsi con lo sguardo nel vasto spazio desertico. Solo ogni tanto la tranquillita' del posto e' rotta dal boato di un jet supersonico che pattuglia il vicino confine con il Pakistan. Anche se la cittadella si e' ormai sposata alle esigenze turistiche - il numero di ristoranti e alberghi e' ben al di sopra delle reali necessita' - e di giorno e' sul punto di soffocare, stretta nella morsa di turisti, negozianti e guide, e' alla sera che regala sensazioni magiche, quando le luci si spengono e le voci e i rumori si dissolvono lasciando il posto alla serena, silenziosa e fresca notte desertica.&lt;br /&gt;A Jailsamer vengo colpito dal richiamo dell'avventura e ben presto mi trovo a dorso di un cammello a trottare in mezzo al deserto. La caravana e' composta, oltre che da me, da una giovane coppia di coreani e da una coppia di spagnoli. Rispetto al cavallo, il cammello ha una andatura dal ritmo piu' lungo e dolce e si e' seduti ad una altezza maggiore sul terreno. Il primo giorno cavalchiamo per circa 5 ore in mezzo a una vegetazione composta da arbusti spinosi, qualche albero e roccia intervallata a fili d'erba affilata. Il sole picchia duro e mi costringe ad abbeverarmi spesso dalla borraccia: l'acqua e' diventata presto calda come un the! Verso mezzogiorno l'ombra di un grosso albero ci accoglie come un oasi; stendo un tappeto e dopo essermi sgranchito gambe e sedere casco in un piacevole sonnellino. Il pranzo, considerato il fatto che siamo in mezzo ad un deserto, e' molto buono: patatine fritte, curry di verdure, riso e chapatis; niente male. Mi torna in mente l'escursione in cavallo in Kyrgyzstan quando i pasti erano costituiti da pane raffermo, yoghurt e zuppe di montone... Decisamente tutta un'altra storia!&lt;br /&gt;L'aria e' molto calda e secca ma all'ombra si sta bene e spira una leggera brezza. Dopo il pranzo mi addormento nuovamente; sto diventando un indolente orientale, sempre seduto o sdraiato da qualche parte.&lt;br /&gt;Per fortuna non sono partito con l'idea di navigare in un mare di sabbia. Di dune ce ne sono poche; ogni tanto se ne avvista un gruppetto isolato, che si alza dal terreno roccioso. E' tardo pomeriggio quando scorgiamo la nosta isola di sabbia. I cammelli vi si dirigono al trotto e danno il colpo di grazia a sederi poco abituati alla marcia. Carlos e Maria (gli spagnoli) alzano bandiera bianca e rinunciano al secondo giorno di escursione; domani mattina faranno solo un'ora a dorso di cammello per poi tornare in jeep a Jailsamer. Io e i coreani invece decidiamo di concludere l'escursione come da programma.&lt;br /&gt;In silenzio, in cima a una duna, assistiamo alla sfera dorata del sole che si inabissa dinanzi ai nostri occhi tingendo l’orizzonte di un arancione intenso. Accolgo la sera e la frescura della notte con gran piacere, dopo avere passato quasi un'intero giorno sotto un sole spietato. Non fa freddo e mi appresto a dormire tranquillo raggomitolato nel mio sacco a pelo, sul giaciglio (uno strato di tappeti) preparatomi dalla guida. Poco distante, giunge di tanto in tanto un gridolino da parte della coppia coreana, ancora intenta a contare le stelle cadenti.&lt;br /&gt;Svegliatomi alla mattina capisco subito di non avere dormito da solo: intorno al mio tappeto ci sono decine di sottili traccie. Sono gli scarabei che questa notte devono essere stati particolarmente attivi. Ad alcuni metri di distanza ne scorgo alcuni intenti a combattere per una pallina di sterco di cammello piu' grossa di loro!&lt;br /&gt;La seconda gironata si rivela abbastanza monotona: il panorama e' un costante susseguirsi di roccie e arbusti, per nulla spettacolare; l'andatura del cammello e il sole cocente mi rimbambiscono. Passiamo sette ore interminabili e il sollievo e' grande quando, nel pomeriggio, avvistiamo la jeep che ci riportera' a Jailsamer. Fine della gran carovana desertica.&lt;br /&gt;Di ritorno in citta' compio subito il passo successivo e con un bus notturno mi sposto a Jodhpur, la Citta' Blu, dove piombo ancor prima delle luci dell'alba. Scelgo a caso un hotel dalla guida e mi ci dirigo su un auto-rickshaw. E' buio e le strade del centro sono deserte. Per fortuna il tassista sa il fatto suo e mi conduce sicuro a destinazione. Sbrandiamo il proprietario della Blue House Guesthouse: alle cinque di mattina ritrovo finalmente un soffice e piacevole materasso.&lt;br /&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-632103358969712624?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/632103358969712624/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=632103358969712624' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/632103358969712624'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/632103358969712624'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2007/10/la-terra-dei-re-1.html' title='La terra dei Re (1)'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-1236620768639999828</id><published>2007-10-25T18:09:00.000+01:00</published><updated>2007-10-25T18:10:30.373+01:00</updated><title type='text'>Un inizio agrodolce</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;L'ultima immagine che conservo del Pakistan e' quella della cerimonia di chiusura del confine con l'India: soldati enormi, alti anche 2 metri, imbellettati e vestiti di nero che marciano ad ampi passi verso il confine indiano, alzando le gambe in modo innaturale e pestando violentemente i piedi; il suono generato accentuato dalla presenza di una placca metallica sotto la suola degli stivali! Gli indiani, dall' altro lato del confine, fanno altrettanto. I soldati dei due Paesi, arrivati in marcia fino al cancello che li divide, si fermano a pochi centimetri l'uno dall'altro, quasi si toccano, si guardano ferocemente negli occhi e gonfiano il petto. La folla, accorsa numerosa ad assistere allo spettacolo, incita con cori e batte le mani. Lungo la strada, sia sul versante indiano che su quello pakistano, sono state allestite delle tribune; sembra di essere allo stadio. La parte indiana vince in quanto a pubblico, folklore e rumore. In Pakistan invece, forse a causa del Ramadan, la presenza e' ridotta, ma non meno fiera e genuinamente nazionalista. La cerimonia termina con l'ammainamento della bandiera e la chiusura, violenta, della cancellata. Ogni giorno lo spettacolo si ripete, a mantenere viva la rivalita' tra i due Paesi.&lt;br /&gt;Come dicevo, questa e' l'ultima immagine che conservo del Pakistan, ultima in ogni senso perche' appena entrato in India, nel corso del secondo giorno di permanenza, mi hanno rubato la macchina la fotografica; e questo proprio durante la cerimonia di chiusura del confine, che stavo guardando sul lato indiano! (Volevo fare il gioco "scopri le differenze" tra le due cerimonie...)&lt;br /&gt;Nello spingi spingi per accaparrarsi le posizioni migliori sulle tribune qualcuno mi ha sfilato la macchina dall'astuccio che tenevo a tracolla. Porca miseria, non avevo ancora salvato nessuna fotografia del Pakistan; son tutte perse! Tranne che nella mia memory card cerebrale...&lt;br /&gt;E' un brutto colpo, che condiziona i miei primi giorni in India, rendendomi diffidente e nervoso. Peccato, perche' Amritsar e' un posto particolare. La citta' si trova ad una trentina di km dal confine pakistano ed e' il maggiore centro religioso dei Sikh, gli indiani con il turbante, per interderci. Qui vengono in pellegrinaggio al Golden Temple, un bellissimo edifico, molto grande, di un bianco accecante, che al suo interno ospita un lago rettangolare; al centro di quest'ultimo, si trova una struttura interamente dorata dove i Sikh, giunti dall'India e da ogni angolo del mondo, convergono a venerare il loro testo sacro. Il tempio e' aperto giorno e notte e gli altoparlanti trasmettono incessantemente canzoni e salmi. I pellegrini si immergono nelle acque sacre del lago o pregano lungo le sue sponde. Nonostante sia molto affollato, sia di giorno che di notte, il luogo trasmette una sensazione di armonia e tranquillita' ed e' piacevole passare il tempo seduti per terra ad ammirare la folla.&lt;br /&gt;Per due giorni ho alloggiato nelle strutture del tempio che dispone di tre edifici che funzionano da ostello per i pellegrini. Il via vai e' costante e colorato. Uno dei palazzi ha al piano terra una stanza dormitorio per gli ospiti stranieri. E' quasi sempre piena di travellers che, come me, vengono ad ammirare questo luogo magico. La sistemazione e' veramente basic, un mini materasso consumato dal tempo posto su una tavola di legno, ma in compenso vitto e alloggio sono a spese del tempio (si accettano donazioni!). All'esterno del nostro stanzone, nel cortile dell'edificio, dormono avvolti nelle coperte i pellegrini che non sono riusciti a trovare posto in una camera; sono tantissimi e occupano quasi tutta la superficie calpestabile.&lt;br /&gt;Un giorno sono stato a pranzo nella mensa del tempio; disposti su lunghe file, si mangia seduti per terra, gambe incrociate e gomito a gomito. Il menu' e' semplice: prevede una zuppa di lenticchie, una pappa dolce di colore gialla, dolciastra (forse a base di legumi) e le immancabili piadine (chapatis). Anche la mensa lavora su 24 ore e c'e' sempre tantissima gente da sfamare, oltre 100mila pasti al giorno, si dice. Subito all'esterno dell'edificio si avverte il rumore metallico, quasi assordante, delle centinaia di volontari che lavano le stoviglie.&lt;br /&gt;Il tempio dorato e' stato il guscio protettore dei miei primi giorni in India: ne ha attutito il caos delle strade, i contrasti, le contraddizioni, i rumori e la sporcizia. Avremo tempo per approfondire tutti questi aspetti!&lt;br /&gt;Dopo Amritsar e il suo splendido tempio mi si prospetta ora il Grand Tour del Rajastan, la destinazione (e provincia) piu' turistica dell'India.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-1236620768639999828?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/1236620768639999828/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=1236620768639999828' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/1236620768639999828'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/1236620768639999828'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2007/10/un-inizio-agrodolce.html' title='Un inizio agrodolce'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-7579220174303665888</id><published>2007-10-22T16:34:00.000+01:00</published><updated>2007-10-22T16:37:53.645+01:00</updated><title type='text'>Lahore madness</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;font-size:100%;"&gt;Lahore: un agglomerato ben oltre i 5 milioni di abitanti, seconda citta' piu' grande del Pakistan e capitale culturale del Paese. Ho il visto per l'India in tasca, ritirato all'ambasciata di Islamabad, la capitale costruita a tavolino 40 anni fa: una strana composizione urbanistica di quartieri, disposti e denominati come le caselle della battaglia navale (F7 piuttosto che G9). Aree urbane quadrate o rettangolari che si sviluppano intorno a un bazaar o shopping mall, collegate tra loro da strade a multi-corsia. C'e' molto verde, sia all'interno delle "isole" abitate che tra i quartieri, ma e' una natura fuori controllo, non curata. Lande con erba alta un metro, arbusti e boschetti impenetrabili, come l'enclave diplomatica (quartiere G9, quello delle ambasciate) accessibile solo con un servizio bus navetta, dopo avere superato i rigidi controlli che si effettuano nell'apposita area di raccolta. Se la citta' e' stata progettata per essere il fiore all'occhiello del Pakistan per ora l'effetto e' quello di un biglietto da visita stropicciato. La superficie cittadina e' troppo vasta e scoraggia pure la visita all'unica attrazione turistica della capitale: l'enorme moschea dai minareti a forma di missile. Ma torniamo a Lahore...&lt;br /&gt;Grazie a delle connections paterne alloggio all' Holiday Inn, uno dei migliori alberghi della citta', a spese di una industria tessile locale. Mi godo il lusso inaspettato: lettone, aria condizionata, doccia con acqua bollente, tv via cavo, wireless internet e piscina sul tetto dell'edificio. Quest'ultima utilizzata, penso, unicamente da me, alla faccia delle rigide tradizioni locali in tema di abbigliamento (non ho mai visto un pakistano a petto nudo in pubblico). La mia stanza, perfettamente insonorizzata, e' la migliore via di fuga al caldo afoso della citta', allo smog, al rumore e al traffico.&lt;br /&gt;Lahore non ha certamente il fascino che ti puo' dare una passeggiata nel centro storico di Peshawar; possiede tuttavia almeno due edifici degni di nota, nobili e maestosi. Il primo e' la Grande Moschea, datata 1600, che, all' interno del suo perimetro, puo' ospitare fino a 10.000 persone in preghiera. L'illuminazione notturna del monumento lascia a bocca aperta e ne enfatizza le dimensioni spropositate. Il secondo e' il Forte che, per costruzione e architettura, e' una piacevole anticipazione di quello che vedro' in India.&lt;br /&gt;Il culmine di una visita a Lahore si tocca nella giornata di giovedi quando la citta' vive due vivaci eventi di natura religiosa. Al pomeriggio, all'interno di un mausoleo, gruppi musicali giunti da tutto il Pakistan esibiscono il loro repertorio di canzoni islamiche mentre alla sera il centro dell'azione si sposta allo Shah Jamal, un altro luogo di culto.&lt;br /&gt;L'ostello piu' famoso di Lahore, il Regale Internet Inn (nome curioso), organizza escursioni a entrambi gli eventi, con una guida locale, assolutamente necessaria perche', andando da soli, ci si sentirebbe senz'altro "fuori posto". Pur alloggiando all' Holiday Inn ho fatto spesso visita al Regale Inn, una vera oasi nel deserto (non ci sono infatti altri ostelli a Lahore), dove ho rincontrato Ben e Jessica (quelli dell' escursione al Khyber Pass), Mirko (il viaggiatore tedesco fricchettone conosciuto nel Nord del Paese) e una serie di altre faccie che avevo gia' visto in passato.&lt;br /&gt;Giovedi ore 22, quindi. Un gruppo di una quindicina di persone, me compreso, parte alla volta dello Shah Jamal, per quella che in città e' conosciuta in come la "Sufi Night". I nostri apecar dribblano il traffico e sfrecciano veloci lungo le strade; si addentrano in quello che pare essere un quartiere residenziale; sensazione presto dissipata dalla folla che ci si para davanti, impedendo il passaggio ai mezzi. Malik, la nostra guida, ci fa depositare tutte le scarpe all'interno di un sacco per la spazzatura e ci accompagna all'interno del tempio. Abbiamo una piccola zona riservata: due fila di gradini, sotto ad un altare di pietra. Di fronte a noi un cortile non piu' grande di 100 metri quadrati, chiuso su tre lati da altri edifici e con il lato aperto sorvegliato da un albero secolare. Il clima si sta surriscaldando. Due musicisti con enormi tamburi appesi al collo producono suoni profondi e ipnotici. Lo spazio calpestabile del cortile e' interamente occupato da ragazzi e uomini accovacciati (niente donne) che muovono ritmicamente la testa e rilasciano nell'aria bianchi nuvoloni di fumo. Alcuni di loro hanno le mani chiuse a pugno e stringono fino a cinque sigarette, che hanno precedentemente svuotato con maestria e riempito nuovamente con una mistura di tabacco e hashish. Balzano incerti tra la folla offrendo il pugno fumante a destra e a sinistra. Il calore dei corpi ammassati - non c'e' più posto per uno spillo - rende l'aria umida e pesante; ogni tanto viene rinfrescata da spruzzate di acqua profumata alla rosa, vaporizzate da alcuni inservienti che si aggirano, in precario equilibrio, tra la folla. I musicisti, chini sui tamburi, sudati, producono un frastuono assordante; devono avere in corpo una energia sopranaturale perche' non si sono ancora fermati un attimo. La folla rumoreggia quando apprezza un cambio di ritmo e si scalda quando la cadenza inizia a diventare frenetica.&lt;br /&gt;Tra gli "ospiti" stranieri inizia una gara di resistenza. Compressi sui nostri gradini, cominciamo ad avvertire noiosi dolori alle gambe e al sedere. Chi cede si alza e si allontana dal cortile, in cerca di angoli piu' tranquilli.&lt;br /&gt;La situazione musicale si protrae così per quasi due ore fino a una pausa, necessaria per riposare gli artisti e per ricavare uno spazio libero all'interno del cortile. E' ben oltre mezzanotte quando entrano in scena i Sufi: 10 personaggi con una vivace vestaglia rossa e dai lunghi capelli. Tra di loro c'e' anche un ragazzino, dalla pelle scura e con il cranio rasato, che porta unicamente un paio di pantaloncini e ha appeso lungo le gambe e intorno al petto una serie di campane. La cosa fa una certa impressione. Il duo musicale inizia un lento crescendo, martellante e avvolgente. I Sufi iniziano a muovere freneticamente la testa, auto-provocando lo stato di trance. Il ragazzino danza seguendo il ritmo e lo amplifica grazie al suono delle campane. Uno dopo l'altro i Sufi iniziano a roteare, acclamati dal pubblico, che li segue estasiati. Sembrano indiavolati, posseduti. Girano vorticosamente, veloci come trottole, ma nessuno di loro cade. E' incredibile.&lt;br /&gt;Lo spettacolo ha una dimensione irreale, fantastica. Mai visto nulla del genere in passato.&lt;br /&gt;La gente continua a fumare imperterrito; "deve essere la versione pakistana dello sballo", penso. Sono quasi le due di notte e non si ha la sensazione che il rito stia per terminare. Le nostre faccie ormai non nascondono piu' la sofferenza di una posizione a gambe incrociate mantenuta oltre tre ore. Ci alziamo quasi all'unisono e ritorniamo, stanchi, impressionati e taluni rintronati, all'ostello, mentre i mistici Sufi ancora girano, girano, girano...&lt;br /&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-7579220174303665888?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/7579220174303665888/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=7579220174303665888' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/7579220174303665888'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/7579220174303665888'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2007/10/lahore-madness.html' title='Lahore madness'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-490961819985569140</id><published>2007-10-15T16:29:00.000+01:00</published><updated>2007-10-15T16:44:41.476+01:00</updated><title type='text'>Il principe di Peshawar</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;No no, non sono io. Il vero principe e' solo Mahir Ullah Khan, da tutti universalmente conosciuto come Prince. A Peshwar deve essere una specie di istituzione. Possiede due negozi, una agenzia di viaggi, e' editore di un giornale e organizza intrepide escursioni. Difficile che un turista, una volta arrivato a Peshwar, non si imbatta in questo personaggio. Un vero clown, istrionico e quasi macchietta, quando si ostina a portare a tracolla una spada argentata, simbolo di famiglia e suo grande motivo di orgoglio. Peshwar e' il posto perfetto per un tipo come Prince e per il viaggiatore in cerca del brivido: ai confini con le aree tribali e l'Afghanistan, terra di briganti e rivoltosi che non esitano a fare la voce grossa contro i provvedimenti imposti dal governo centrale di Islamabad. Si possono visitare fabbriche di armi, dove vengono prodotte repliche di tutte i piu' famosi fucili e pistole; il bazaar dei contrabbandieri (Smugglers Bazaar) dove, oltre a vestiti, elettrodomestici e giocattoli, si scambia oppio proveniente dall' Afghanistan con munizioni di produzione pakistana; i campi profughi afghani; lo storico Khyber Pass; e, volendo, si puo' fare una capatina a Kabul, distante meno di 300km (il consolato afgano rilascia i visti in giornata). Organizza tutto Prince, ovviamente.&lt;br /&gt;L'escursione al Khyber Pass e' nei miei piani; non resta altro che trovare i compagni di viaggio con i quali noleggiare un auto e coprire gli 80km fino al passo e al confine con l'Afghanistan. Il luogo e' storicamente significativo: famosi condottieri ed eserciti sono passati di qui: Alessandro Magno, Tamerlano, gli inglesi, che per ben due volte hanno tentato invano di occupare il territorio afgano. Visto che allo Shan Hotel, dove alloggio, sono l'unico straniero in mezzo a una schiera di pakistani, vado a fare un giro al Rose Hotel, che ospita i pochi travellers che si sono avventurati in questa citta', spesso descritta dai media occidentali come un vulcano sempre sul punto di esplodere. Li incontro Prince che in men che non si dica mette insieme un gruppetto di 3 persone (io piu' Jessica e Ben, entrambi australiani) e fissa l'escursione per l'indomani.&lt;br /&gt;La mattina seguente scopriamo che c'e' un iter burocratico ben preciso da seguire che prevede il rilascio di un permesso di transito nelle aree tribali e l'assegnazione di una scorta armata. Prince ci aiuta a sbrigare le formalita' negli uffici di competenza e ben presto partiamo su un' auto sovraffollata. Noi 3 turisti nel posteriore; Prince davanti con la guardia armata sulle gambe!&lt;br /&gt;Al check post di polizia, che segna l'ingresso nelle aree tribali, dove viene controllato il nostro permesso, percepiamo un certo brivido, come quando si sta per compiere un atto proibito. Siamo tutti un po' emozionati.&lt;br /&gt;La strada di montagna verso il Khyber Pass e' scenica e molte sono le testimonianze storiche lungo il percorso. Prince non sta zitto un attimo e ci assilla con le sue proposte: "Rene' vuoi sparare? Quanti proiettili? Tranquillo non c'e' problema". "Prince", rispondo, "non ho mai usato un fucile in vita mia e non penso proprio di iniziare l'attivita' sparando per aria lungo una strada verso l'Afghanistan!".&lt;br /&gt;Ci fermiamo alcune volte lungo il percorso per scattare delle foto, anche insieme alla nostra guardia armata; Prince non esita ad ammonirci di non abbandonare assolutamente la strada asfaltata perche' oltre la carreggiata lui non ci puo' proteggere: e' zona tribale vietata. L'ultima localita' che riusciamo a raggiungere prima dell'Afghanistan e' il Michni Checkpost, bastione e punto di osservazione dell' esercito pakistano, eretto su una sporgenza naturale del terreno. Da qui Kabul dovrebbe distare circa 200 km. Non nascondo di avere avuto l'insana idea di farci una puntata: dopotutto sembra essere cosi facile da raggiungere e, dal confine, si ha la sensazione di percepire le vibrazioni della citta'. Proposito subito accantonato. Non dimentico che c'e' una guerra in corso e la zona non e' per niente sicura.&lt;br /&gt;La veduta dal checkpost e' splendida. Sotto di noi si snodano gli ultimi tornanti del passo, che terminano in un'ampia aria di sosta, invasa da camion e autoarticolati. Mi aggrappo a una balconata e con lo sguardo seguo le colline di fronte a me; su alcune cime, avvisto altre postazioni di guardia dell' esercito. Ogni collina ha un grosso numero dipinto sul pendio; ne conto almeno quattro. Al centro, in mezzo alla vallata, si trova l'animata dogana, con centinaia di automezzi in attesa del varco su entrambi i lati. Oltre la prima di linea di colline scorgo squarci di territorio afgano e cerco di immaginare come deve essere la vita, in questo preciso momento, a Jalalabat o a Kabul.&lt;br /&gt;Un caldo vento mi sta ancora sferzando il viso quando Prince termina l'elenco dei condottieri che hanno attraversato il passo e ci ricorda che e' giunto il momento di tornare a Peshawar. Lungo il tragitto di ritorno io, Ben e Jess cadiamo in un sonno catatonico, forse soppraffatti dal numero di pensieri che hanno affollato le nostre teste in questa breve escursione o piu' semplicemente perche' cullati dalla ritmica alternanza dei dolci tornanti del Khyber Pass.&lt;br /&gt;Restero' a Peshawar ancora per un paio di giorni, cercando di scoprire le ingarbugliate trame dell' animatissimo centro storico. Un dedalo di strette e tortuose vie, storici palazzi dall'aspetto semi-abbandonato, uomini indaffarati e donne nascoste dietro i burqa, negozi, moschee, ronzanti ape-car e carretti di legno: colori, odori, sporcizia. Quasi immedesimandomi con la folla, attraverso a zigo zago la citta', ma, anche se vesto una celeste combinazione di pantalone e tunica (fatta fare su misura a Islamabad) sono pur sempre uno "straniero" e, se non fosse per il Ramadan, avrei passato sicuramente un sacco di tempo a sorseggiare the', magari all'interno di un negozio di spezie, raccontando a curiosi occhi pakistani la storia del mio viaggio.&lt;br /&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-490961819985569140?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/490961819985569140/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=490961819985569140' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/490961819985569140'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/490961819985569140'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2007/10/il-principe-di-peshawar.html' title='Il principe di Peshawar'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-4249737338590229826</id><published>2007-10-09T12:38:00.000+01:00</published><updated>2007-10-09T12:43:00.431+01:00</updated><title type='text'>Sulle strade verso Islamabad</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;font-size:100%;"&gt;Torno a Gilgit, l'epicentro della KKH e rifletto sul da farsi. Ho ancora voglia di montagna e di escursioni e il campo base del Nanga Parbat (8126m seconda montagna piu' alta del Pakistan) e' a un tiro di schioppo. Mi avventuro quindi verso Tarashing, dove inizia il trek, lungo una strada ancora piu' spettacolare di quelle che ho percorso sinora. Immaginate una stretto canyon, dai fianchi alti centinaia di metri, ripidi e scoscesi, e, a mezza altezza, attaccata a una parete, una strada sterrata larga quanto un auto e mezzo. Da brivido. Mentre il minibus sfida le leggi  di gravita' io decido che e' meglio dormire e mi assopisco, svegliandomi ogni qual volta la mia testa va a sbattere contro il finestrino.&lt;br /&gt;Tarashing, a 2900m di quota, si trova all'imbocco di una valle verde e pianeggiante, punteggiata da campi e piccoli villaggi. E' un posto idilliaco e tranquillo all'ombra del temibile Nanga Parbat - la montagna nuda - ribattezzata poi The Killer Mountain per l'alto numero di alpinisti deceduti lungo le sue pareti. Con una facile passeggiata di 4 ore raggiungo con la mia guida il campo base a 3600m. Stavolta, al contrario del K2 trek, si dorme in tenda ed e' una notte serena, interrotta solo dai boati delle valanghe che si staccano dalla Rupal Face, l'impressionante parete verticale che dal campo base si allunga per oltre 4000m fino alla vetta: sogno, e allo stesso tempo incubo, di ogni alpinista.&lt;br /&gt;L'indomani ritorno sui miei passi e dopo una notte di relax a Tarashing mi imbarco su un autobus diretto a Islamabad, la capitale del Pakistan. Un faticoso trasferimento di 19 ore giustificato dal fatto di poter arrivare nella capitale in un giorno feriale (venerdi) per cosi depositare il passaporto alla ambasciata indiana per il visto, salvo poi scoprire che l'ambasciata indiana e' chiusa di venerdi... Il viaggio risulta disagevole per una serie di motivi:&lt;br /&gt;A) la durata, con effetti anestetici su gambe e sedere.&lt;br /&gt;B) le soste, imposte dal ritmo del Ramadan. Soste per pregare; poi una lunga pausa di 1 ora al calare del sole per permettere a tutti di mangiare; infine, frequenti stop ai posti di controllo della polizia dove ogni volta dovevo registrare il mio passaggio.&lt;br /&gt;C) la strada, per tre quarti del viaggio costituita da una carreggiata di montagna che, percorsa di notte, provoca sensazioni abbastanza angoscianti.&lt;br /&gt;D) gli autisti, impegnati in un cannonball notturno con gli altri pullman e minibus: vince chi fa il sorpasso piu' azzardato. Ad un certo punto becchiamo una buca e il bus inizia a saltare sugli ammortizzatori come una pallina magica, prima a destra e poi a sinistra, sfiorando pericolosamente il bordo della strada e il relativo burrone, con i pakistani che urlano "Allah! Allah!". Solo alcuni secondi, un lasso di tempo troppo breve per spaventarsi, ma che condizionano il resto del viaggio. Nella mia testa scorre il ritornello "A-u-tista esempio di virtu', pero' sta' attent' ai curve se no..."&lt;br /&gt;E) da ultimo, il clacson, che produce un rumore assordante tanto all'esterno quanto all'interno del pullman e che mi fa sobbalzare, svegliandomi dal mio gia' fragile sonno.&lt;br /&gt;Mi soffermo ancora un po' a raccontarvi come si viaggia sulle strade pakistane.&lt;br /&gt;In montagna si circola su minibus da 15 posti, e, se la strada e' sterrata, su vecchie jeep Toyota Defender, modello lungo, con due file di posti orizzontali, alle spalle dell' autista, e due panche una in fronte all'altra sul retro. Si puo' anche viaggiare appollaiati sul tetto o aggrappati lungo le pareti, fino a esaurimento forze. I pullman piu' grandi vengono utilizzati solo per il viaggio fino a Islamabad.&lt;br /&gt;In pianura invece si viaggia spesso sui pullman, che collegano le grosse citta' e la qualita' del viaggio e' strettamente legata al prezzo del biglietto. Ho viaggiato su dei pullman Daewoo (cari) con aria condizionata, televisione, cuffie audio, snacks, sedili comodi e tempi di partenza, percorrenza e arrivo fissi e rispettati (insciallah... come dice sempre la hostess del bus: arriveremo a X alle ore XX.XX, insciallah, se dio vuole); e mi sono spostato sui bus Niazi Express (piu' economici), che si fermano se hai bisogno di scendere in un posto particolare lungo il tragitto e dove la tv trasmette ad alto volume una specie di conferenza dove un imam, di fronte ad un pubblico, risponde alle domande poste in sala (sono riuscito a cogliere solo alcune parole come american, hindu, pakistan, terrorist...); una continua battaglia sonora tra il volume del mio ipod e la voce dell'imam.&lt;br /&gt;Come già accennavo i pullman si fermano lungo la strada in aree di soste attrezzate con ristorante e moschea per permettere ai passeggeri di ritemprare corpo e spirito.&lt;br /&gt;All' interno dei centri abitati il trasporto pubblico è garantito da dei piccoli pick up; nel vano destinato alle merci vengono disposte due panche in parallelo e lo spazio e' "telonato". Non c'e' un vero limite al numero di passeggeri trasportabili. I ragazzini rincorrono i pick-up (Suzuki) e si aggrappano urlando ai fianchi dei mezzi in corsa. Un' altra possibilita', sostitutiva del taxi e' costituita dall'ape Piaggio (auto-rickshaw). Lahore, capitale culturale del Pakistan, ai confini con l'India, ne e' letteralmente infestata. I tricicli sono alimentati a gas e creano dei nuvoloni di smog che rendono irrespirabile l'aria delle strette viuzze del centro storico. Sul retro dell'ape spesso e' dipinto un guerriero alla Rambo con la faccia sanguinante che brandisce un coltello o impugna un mitra. Pronto per la giungla metropolitana. &lt;br /&gt;Il trasporto merci è affidato a camion modello Bedford dalle fiancate dipinte in colori vivaci, con motivi floreali e scritte in arabo. Le portiere spesso sono in legno, finemente inciso, e l'abitacolo pare un soggiorno barocco, il posto di guida una poltrona, intorno a un trionfo di ciondoli, drappi e amuleti. La cabina di guida e' dipinta come il resto del camion e lungo i bordi vengono fissate delle strisce di luci colorate mentre dal parafango pendono una serie di catene dotate di campanellino. Di notte, l'effetto e' quello di un albero di natale mobile con tanto di musica, prodotta dalle catenelle. Affascinante.&lt;br /&gt;In Pakistan circolano solo auto giapponesi: Honda, Toyota, Suzuki, Daewoo - modelli mai visti in Italia - e una infinita' di motociclette Hero e Honda, ben contrastate dai vespai di ape Piaggio nelle citta'. Fate attenzione agli attraversamenti pedonali!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:100%;"&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-4249737338590229826?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/4249737338590229826/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=4249737338590229826' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/4249737338590229826'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/4249737338590229826'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2007/10/sulle-strade-verso-islamabad.html' title='Sulle strade verso Islamabad'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-9200001276413259828</id><published>2007-10-04T09:09:00.000+01:00</published><updated>2007-10-04T09:31:18.285+01:00</updated><title type='text'>Il loro pane quotidiano</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Al ritorno dai 3 giorni di trekking sono stanco: ho bisogno di riposo e di qualcosa di decente sotto i denti. Gia', il cibo... In Pakistan il menu non e' molto vario. I piatti principali sono a base di carne di montone, di manzo oppure di pollo. La carne viene sminuzzata e condita con salse speziate (curry) che dopo alcuni giorni hanno tutte, sempre, lo stesso identico sapore. Come contorno vengono servite delle piadine calde, appena sfornate, chiamate chapati. Non male, ma anche in questo caso, il troppo stroppia. La piadina viene utilizzata come "forchetta" nel senso che se ne prende un pezzo tra le dita e poi si va alla caccia, nel piatto, della carne e del sugo. Qualora non si volesse mangiare la carne, e' possibile ripiegare su un piatto di lenticchie (dhal) oppure di ceci, sempre accompagnato dalle chapati. Nei piccoli paesi il cibo e' quello che vi ho appena descritto; non ci scappi. Nelle citta' invece si cucina anche alla griglia, utilizzando degli spiedi dove vengono infilati i pezzi di montone, di pollo o la trita di carne.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/RwSjBquyGmI/AAAAAAAAAD4/fAXuG3qLkUg/s1600-h/DSCN1559.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5117394325645433442" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/RwSjBquyGmI/AAAAAAAAAD4/fAXuG3qLkUg/s200/DSCN1559.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;L'alternativa al ristorante è la bottega dove si può comprare della frutta (banane, pere, uva, mele) e sperare che non parta un attacco di diarrea. E per colazione si va di the con biscotti e cornflakes, da alternare alle frittate.&lt;br /&gt;Fattore comune dei piatti pakistani è l'abbondante uso di olio, che costringe talvolta a inclinare il piatto in modo da fare un drenaggio del liquido in eccesso. Circa l'utilizzo dell' olio (di semi), venduto nei negozi in barilotti da almeno 3 litri, fa fede la visione della pubblicita' della marca Sufi, dove una splendida ragazza versa l'olio in una padella direttamente dal barilotto; poi l'immagine si ferma su una tavolata felice, sullo stile "dove c'e' Barilla c'e' casa". Yum!&lt;br /&gt;Bevande: come sapete, il Pakistan e' un paese musulmano, quindi niente alcol. Sto bevendo la Coca con lo stesso piacere con il quale berrei una birra a casa... Poi c'e' il the, presente ad ogni ora del giorno, che qui viene bevuto con aggiunta di latte.&lt;br /&gt;Concluso il trekking, il 14 settembre, come un fulmine a ciel sereno, inizia il mese del Ramadan (Ramzan). E chi lo sapeva? La cosa mi coglie completamente alla sprovvista. La quaresima dei musulmani. Qui la gente digiuna veramente. Ancora una volta si avverte la differenza tra paese e citta'. Nei piccoli centri, ristoranti sono chiusi e solo il 10% delle botteghe è aperto; nelle citta' invece, i negozi sono quasi tutti aperti e i ristoranti aprono verso il tardo pomeriggio. Per strada ci sono molte bancarelle di frutta e degli stand dove vengono fritti (olio, olio, olio!) degli involtini di pollo, pezzi di pesce, hamburger di montone, bomboloni ripieni di carne speziata e verdure in pastella (patate, peperoncini e persino cipolle intere). &lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/RwSkP6uyGnI/AAAAAAAAAEA/iZ8QH-rGuEE/s1600-h/DSCN1812.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5117395669970197106" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/RwSkP6uyGnI/AAAAAAAAAEA/iZ8QH-rGuEE/s200/DSCN1812.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;All' imbrunire, l'ora X (Iftar) dopo la quale e' permesso mangiare, si trasforma in un evento sociale di massa. La bancarelle vengono prese d'assalto da una folla quasi isterica. Sui marciapiedi di fronte ai ristoranti vengono stesi dei tappetti dove la gente, seduta, consuma il pasto. Chi riesce raggiunge casa, gli altri si accomodano in strada e iniziano a mangiare il cibo appena acquistato.&lt;br /&gt;Nelle citta' si assiste ad un vero e proprio ciclo del cibo: verso le 18 il digiuno viene interrotto dagli snack fritti; poi a partire dalla 21 si allesticono i bbq sui marciapiedi e vai di spiedino; a mezzanotte, tutti in gelateria. Quindi ci si riposa e alle 4 scatta la sveglia per fare un pasto prima dell'alba.&lt;br /&gt;Noi turisti "infedeli", se abbiamo fame durante il giorno, ci confiniamo nelle stanze degli alberghi e consumiamo li degli spuntini. Io ho fatto scorpacciate di banane e ho provato ormai ogni sorta di biscotto sul mercato.&lt;br /&gt;Qualche giorno fa sono felicemente riuscito a porre un freno alla mia crescente insofferenza verso il cibo pakistano quando, nella cucina del camper di Freddy e Laure (i francesi che avevo incontrato in Kazakistan, poi rivisto in Kyrgyzstan e ora in Pakistan!) ho cucinato una piatto di pasta al ragu', tutto made in italy: penne Spiga d'Oro, pelati Mara dalla Campania, olio d'oliva toscano; solo la carne trita era pakistana! La mia prima pasta dopo oltre due mesi... Son soddisfazioni.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-9200001276413259828?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/9200001276413259828/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=9200001276413259828' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/9200001276413259828'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/9200001276413259828'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2007/10/il-loro-pane-quotidiano.html' title='Il loro pane quotidiano'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/RwSjBquyGmI/AAAAAAAAAD4/fAXuG3qLkUg/s72-c/DSCN1559.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-4578485994923008063</id><published>2007-10-01T14:07:00.000+01:00</published><updated>2007-10-04T09:32:17.768+01:00</updated><title type='text'>Dove osano le aquile (2)</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Mi sono messo in testa che devo assolutamente vedere il K2; dopotutto sono nella regione del Baltisan, il regno degli scalatori!&lt;br /&gt;La prima cosa da fare e' avvicinarsi il piu' possibile al monte. Mi sposto quindi a Khaplu, 3 ore di minibus da Skardu in direzione est. Come al solito viaggio compresso come una sardina, ginocchia al petto e sedere dolorante.&lt;br /&gt;Il villaggio di Khaplu, per gli stranieri, e' "end of the road". La linea di confine (Line of Control) del conteso Kashmir e' troppo vicina e oltre questo punto si viaggia solo con permessi speciali: e' zona militare.&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/RwDy7KuyGkI/AAAAAAAAADo/JH-3Fo8zxBU/s1600-h/DSCN1623.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5116356274999663170" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/RwDy7KuyGkI/AAAAAAAAADo/JH-3Fo8zxBU/s200/DSCN1623.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Khaplu non offre molte possibilita' di sistemazione: due alberghi di categoria media e alcuni ristoranti-locande. Io alloggio in uno di questi ultimi, l'Hotel Kunis, un posto infimo e scarafaggioso che mi costringe, per la prima volta, ad utilizzare il sacco a pelo invece delle coperte; d'altronde, per la modica cifra di 1 dollaro, non e' che si possa pretendere granche'... Il piano terra dell'albergo e' un ristorante perennemente ostaggio di un nauseabondo odore di olio di frittura, con pareti annerite dal fumo e tavolacci di legno. Al primo piano, si trovano alcune camere: letti con lenzuola bucate e una enorme quantita' di mosche, nate probabilmente dall'insana idea dei gestori di abbandonare gli avanzi di cucina sul tetto, piatto, della casa. Passeggiando per le strade del paese un negoziante pakistano mi chiede dove dormo: "all' hotel Kuna" rispondo. Si gira verso un amico e scoppia a ridere. "Kuna? Sei sicuro?". "Beh si. Guarda, e' quello li, a sinistra, lungo la strada principale". Ma non smette di ridere. "Kuna nella nostra lingua significa ano! Il nome del tuo albergo e' Kunis" mi spiega. Ah... Lo accompagno nella risata; comunque, nomignolo e' quantomai azzeccato.&lt;br /&gt;Ma non tutto il male viene per nuocere. A Khaplu ho il piacere di assistere a una animata partita di Polo e, essendo l'unico straniero ai bordi del campo, ho l'onore di essere ospitato nella piccola tribuna coperta, in mezzo a due poliziotti armati di mitraglietta e spara-fumogeni. Nel corso della partita i poliziotti si divertono a scacciare ripetutamente un gruppo di bambini che, secondo loro, sta infastidendo la "tribuna d'onore"; si avvicinano loro agitando in aria i bastoni, tra gli schiamazzi e le risate dei ragazzini.&lt;br /&gt;Inoltre incontro Rustam Ali, un simpatico e longilineo signore che mi invita nella sua guesthouse a Machulu, un paese a 10 km da Khaplu. "Ti propongo un trek di 2 giorni con la possibilita' di vedere la vetta del K2". Wow, ok, e' quello che aspettavo.&lt;br /&gt;Il giorno seguente mi reco all' ufficio del sovraintendente al Turismo e mi faccio fare un permesso speciale per il trek, visto che andro' in una zona ad accesso controllato. Abbandono con piacere l'hotel Kunis e mi sposto quindi a Machulu, alla Felix Guesthouse, cosi nominata alla memoria di uno scalatore basco morto nel tentativo di scalare il Gerschenbrun 2. L'albergo e' la sede di una NGO spagnola e fa da scuola da alpinismo per i ragazzi del luogo, ai quali viene insegnato il mestiere di portatore di alta quota. In questa regione infatti ogni uomo e' un potenziale portatore. Il numero di spedizioni alpinistiche che ogni stagione tentano di scalare le vette pakistane e' impressionante (oltre 200) e ogni spedizione necessita' di un gran numero di guide, portatori, aiutanti e cuochi; tutta gente ingaggiata tra gli abitanti della zona.&lt;br /&gt;Se a Khaplu c'era poco o niente per il viaggiatore a Machulu non c'e' proprio nulla. Nostante ci abitino quasi 4mila persone, ci sono solo 2 negozi di alimentari, con poca merce e nulla di fresco. Rustam Ali (la mia guida) mi spiega che in paese si vive ancora di agricoltura di sussistenza. Racimolo a fatica le provviste per il trek: al negozio riesco ad acquistare solo i biscotti, sale e zucchero, mentre chiedo ad Ali di comprare alcune verdure da un contadino.&lt;br /&gt;La sera prima di partire Ali mi ragguaglia sul trek: partendo dalla guesthouse, a 2900m, raggiungeremo un alpeggio a 4000m dove pernotteremo nelle casupole dei pastori; il giorno successivo raggiungiamo la sommita' di un monte a 5000m metri da dove, se il tempo e' bello, vedremo i quattro 8mila del Baltisan (K2, Broad Peak, G1 e G2); dalla vetta scendiamo nuovamente a 4000m, dormiamo e il giorno seguente rientriamo alla guesthouse. Pfff... Inspiro profondamente. Pare tosta, ma sono fiducioso. Ho sbolognato ad Ali gran parte dei miei bagagli e parto solo con lo zainetto e la strenua volonta' di raggiungere lo scopo.&lt;br /&gt;Il primo giorno passa bene. Il tempo e' buono e raggiugo in un bagno di sudore il campo a 4000m. Intorno a me ci sono cinque bivacchi in pietra, alcuni recinti per le mucche e un piccante odore di sterco. Sono quasi le 5 del pomeriggio e ho abbastanza tempo per prepararmi una cena decente. Riesco a fare un sugo con i pomodori rimediati da Ali e sono troppo contento. Purtroppo il sugo viene rovinato dai Macaroni pakistani che passano immediatamente dallo stadio crudo a quello scotto senza passare per quello al dente. Risultato: un pappone limaccioso di colore rosso. Vabbe', ho fame e cerco di mangiarlo piu' in fretta possibile.&lt;br /&gt;Ore 8: il cielo e' buio e fa un freddo cane. Srotolo il sacco a pelo e cerco di sistemarmi in una posizione che sia la piu' lontana possibile dalla pila di sterco essiccato che giace in un angolo della casetta.&lt;br /&gt;Mi sveglio alla mattina parecchio indolenzito. Il sacco a pelo non si e' rivelato molto caldo e il leggero mal di testa causato dall' altura mi hanno fatto dormire solo a intermittenza. Riprendiamo a salire verso le otto. L'ascesa e' molto faticosa e muovo i passi lentamente. Pian piano il sentiero scompare, lasciando il posto a pendi scoscesi e grossi ammassi di roccie. Ali mi guida sicuro, di masso in masso. Respiro affannosamente ma alle due e mezza raggiungo la vetta, a quasi 5100m. L'altura gioca dei brutti scherzi e spinge al delirio; ho passato il tempo a canticchiare Sei un mito degli 883, La mia banda suona il rock e quella canzone di Vasco che fa "voglio trovare un senso a questa storia, anche se questa storia..." La testa mi fa male adesso ma il panorama e' eccezionale. E' sereno e si vedono molto bene tutte le vette del Baltisan. La piramide del K2, a solo una sessantina di km di distanza, svetta solitaria; la ammiro per lunghi minuti con il binocolo di Ali: uno spettacolo. Mi immagino alpinista, immerso nella neve, in cordata. Dopo 30 minuti di contemplazione inizia la discesa; mi sono appena fatto 1000m di dislivello in salita e ora me ne tocca scendere altrettanti! Ogni passo e' un fulmine alle ginocchia; le gambe iniziano a cedere. Cerco di essere il piu' lucido possibile per evitare di finire a ruzzolare lungo il pendio; una strada senza ritorno. Divento sempre piu' lento; sono al limite delle forze. L'accampamento dei pastori pare un miraggio; non arriva mai. Vi &lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/RwDzMKuyGlI/AAAAAAAAADw/Dq1lXvvUp0E/s1600-h/DSCN1615.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5116356567057439314" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/RwDzMKuyGlI/AAAAAAAAADw/Dq1lXvvUp0E/s200/DSCN1615.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;giungo, alla fine, stremato, verso le 6. Il sole sta tramontando; fatti due conti, oggi ho camminato per 10 ore!&lt;br /&gt;Scendendo abbiamo fatto un'altra strada e l'alpeggio non e' lo stesso di ieri sera: e' piu' piccolo e, aihme', tutte le casette sono gia' occupate dai pastori. Mi aspetta una notte all'aperto e, vista la temperatura di ieri, la cosa mi spaventa. Ceno a base di patate e carote bollite e poi preparo il giaciglio. Dormiro' in uno stretto corridoio tra due casette; e' abbastanza riparato e non si avverte il vento anche se il fatto di stare tra i due bivacchi significa che avro' spesso i pastori a gironzolarmi intorno. Ali adempie sino in fondo ai suoi doveri di guida e mi cede il suo sacco a pelo. Mi infilo quindi, vestito, nel mio sacco a pelo e poi in quello di Ali; da ultimo vengo coperto anche con un telo di plastica: 'na mummia!&lt;br /&gt;Ci saranno non piu' di 5 gradi, pero' sto bene. Ho solo una piccola fessura, tra il naso e gli occhi, esposta al freddo. La notte sopra di me mi regala l'ennesima, splendida, Via Lattea di questo viaggio, ammirata stavolta in maniera inusuale. Vedo anche una stella cadente ed esprimo subito il desiderio di avere i piedi caldi!&lt;br /&gt;Anche questa nottata, tuttavia, e' un lento stillicidio. Se vai a letto alle nove e ti sistemi under the stars a 4000m di quota pensi solo a una cosa: azz, tirare fino alle sei e' lunga. Quante ore sono? Nove? Miiiiii... Un pensiero che ti martella tutta la notte. E poi: dannazione, sto pure pagando per avere questo trattamento! Mettici anche che e' il primo giorno del Ramadan e oltre alle tue sofferenze ti ritrovi anche i pastori che ti camminano intorno alla testa, si preparano il the', chiaccherano e sbattono il latte per fare il burro.&lt;br /&gt;Quando finalmente la notte inizia a fare spazio al giorno mi passo una mano sulla faccia e mi sembra di toccare una spiaggia. La polvere alzata dai passi dei pastori mi si e' attaccata al viso e devo sembrare un piccolo minatore. Non ho avuto freddo, ma non si puo' dire che sia riuscito a dormire. Dopo due giorni all'aperto inizio a sentirmi zozzo.&lt;br /&gt;Non appena aver bevuto un the caldo io e Ali ci rimettiamo in cammino. Le 3 ore che mi separano dalla guesthouse, da un letto e da una doccia calda passano in fretta. Lungo la discesa vengo superato da una donna con una gerla piena di sterco di vacca. Mi fermo a pensare come deve essere la vita da queste parti: una esistenza da passare nei campi, sulle montagne, tra gli animali, a camminare, mungere, raccogliere, essiccare e trasportare letame. Ieri sera prima di andare a dormire Ali mi ha detto, indicando i pastori intenti a scaldarsi intorno a un fuoco all'interno del loro bivacco: "Rene', non sara' come dormire in un albergo, ma stanotte vivrai come loro; un'esperienza autentica".&lt;br /&gt;E io aggiungo, dura, come la vita di questa gente e le roccie delle loro superbe montagne.&lt;/span&gt; &lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-4578485994923008063?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/4578485994923008063/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=4578485994923008063' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/4578485994923008063'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/4578485994923008063'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2007/10/dove-osano-le-aquile-2.html' title='Dove osano le aquile (2)'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/RwDy7KuyGkI/AAAAAAAAADo/JH-3Fo8zxBU/s72-c/DSCN1623.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-3373169800382659779</id><published>2007-09-23T10:32:00.001+01:00</published><updated>2007-09-27T07:00:33.074+01:00</updated><title type='text'>Dove osano le aquile (1)</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:Tahoma;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Faccio uno sforzo e mi lascio alle spalle il piacevole ozio di Karimabad. Il raffreddore sta passando e mi sento pronto per alcuni giorni di trek nelle montagne. Mi sposto un centinaio di km piu' a sud e arrivo a Gilgit; e' il centro piu' popoloso lungo la KKH e all' incirca a meta' strada tra Kasghar (Cina) e Islamabad. Dopo la tranquillita' di Karimabad, Gilgit e' un piccolo shock: e' un grosso bazaar, molto rumoroso, pieno di veicoli strombazzanti e tanta polvere. Fa anche decisamente piu' caldo: di giorno si suda e di notte si combattono le zanzare. Qui si incontra anche un maggior numero di viaggiatori: Sandro e Alex sono di ritorno da alcune settimane di trekking. Mi raccontano di splendidi panorami, faticose camminate, passaggi difficoltosi e di piacevoli incontri con i pastori del luogo. Sandro, professore pugliese di mezza eta', e' di casa da parecchio tempo nel subcontinente indiano; ci diamo un mezzo appuntamento agli inizi di Novembre a Varanasi (India), dove lui fara' da insegnante nell' ambito di un nuovo progetto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Gilgit, oltre a essere un importante snodo lungo la KKH, e' il punto di confluenza di due grosse valli laterali. La valle occidentale porta verso la citta' di Chitral e una nuova provincia (la NWFP - North-West Frontier Province) fino a incontrare la frontiera con l'Afghanistan; qui le leggi pakistane perdono di significato e lasciano il posto ad un regime di auto governo in mano ad Agenzie Territoriali: sono le Aree Tribali, zone off-limits per gli stranieri e per gli stessi pakistani non di etnia Pashtun, dove gli affari interni vengono regolati secondo antiche tradizioni ed espletate dai malik (i capi tribu').&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;La valle orientale invece porta verso l'altopiano del Baltisan, la terra dei "giganti bianchi" del Pakistan. E' verso questa area che mi spingo, piu' precisamente verso Skardu. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Sono circa 220km da Gilgit, da percorrere rannicchiati all' interno di un minibus da 18 posti. La strada e' per lunghi tratti altamente spettacolare, paurosamente sospesa sul canyon del fiume Indo, che ribollisce e spumeggia molto, molto piu' in basso. Oltre 6 ore con il fiato sospeso, sballottolati contro il finestrino o le spalle del viaggiatore seduto accanto. La valle e' molto stretta e profonda e la strada letteralmente intagliata, scavata, nei fianchi delle sue montagne. A volte sembra di percorrere un tunnel dove manca uno dei lati, quello sullo strapiombo...! Le pareti della valle sono talmente ripide che la roccia fatica a starci attaccata; le frane sono frequenti e spesso, a causa di cio', la strada e' interrotta. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;L'autista non sembra preoccuparsi molto delle difficolta' del tragitto. Fila via spedito e padroneggia con grande abilita' il traffico proveniente dalla direzione opposta; la carreggiata, un misto tra asfalto e sterrato, consente a malapena il transito a due veicoli affiancati e spesso si fa manovra in retromarcia per consentire il passaggio.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Il bello della montagna in Pakistan e' che e' viva e la cosa si percepisce; lo vedi e lo senti in continuazione: come il lontano e sordo boato di una valanga; il cracking di un crepaccio che si allarga accompagnato dal rumore del ghiaccio che si spacca; il rollio frenetico, simile ad una smitragliata, di una roccia che rotola lungo una parete. La terra e' in continua trasformazione... ed e' una forza brutale, selvaggia, spettacolare.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Difatti, dopo oltre 4 ore di viaggio siamo costretti ad uno stop. Davanti a noi si e' formata una fila di alcuni automezzi. Scendo insieme ad altri passeggeri e, voltata una curva, scopro che c'e' stata un frana! Il grosso dei detriti e' stato gia' rimosso ma il passaggio risulta ancora difficoltoso. Molto gente in strada aiuta a parole (Allah! Allah!) e, se necessario, a spinta di braccia, gli autisti a superare il punto critico. Si passa uno alla volta, lentamente.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Quando scendo dal minibus a Skardu, al centro della vasta piana alluvionale del fiume Indo e di quello che viene chiamato "il piccolo tibet", e' come se avessi attraversato un mare in tempesta. Balla tutto e mi devo riposare alcune ore a letto prima di cenare.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Faccio in tempo a vedere il sole tramontare dietro le montagne che circondano Skardu e spegnere, in lontananza, i propri riflessi su un ammasso di dune di sabbia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;Rene'&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-3373169800382659779?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/3373169800382659779/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=3373169800382659779' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/3373169800382659779'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/3373169800382659779'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2007/09/dove-osano-le-aquile-1.html' title='Dove osano le aquile (1)'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-2533750463907682436</id><published>2007-09-21T17:23:00.000+01:00</published><updated>2007-09-21T17:33:23.771+01:00</updated><title type='text'>Rilassarsi a Karimabad, Hunza Valley</title><content type='html'>Faccio una cinquantina di kilometri verso sud lungo la Karakoram Highway (d'ora in poi KKH) e mi stabilisco a Karimabad, paese aggrappato ai fianchi della Hunza Valley, famosa per le piantagioni di albicocchi e per la presenza di un antico forte, costruito nel corso del 13simo secolo in stile tibetano.&lt;br /&gt;E' d'obbligo riprendersi dal raffreddore e devo dire che il posto e' congeniale. Clima mite, camera con vista sulla vallata, giardinetto con pergolato per lettura libri e orticello con coltivazione di maria (quando ho chiesto maggiori dettagli al proprietario della locanda questi ha subito cambiato argomento!). Mentre mi riempio di paracetamolo inizio quindi ad osservare piu' da vicino la societa' pakistana.&lt;br /&gt;La prima cosa che noto e' la scarsa presenza di donne nei luoghi pubblici che diventa totale assenza nelle ore notturne. Non ci sono ad esempio donne che gestiscono botteghe, piccoli caffe' oppure impiegate alle poste, in banca o nelle compagnie di trasporti pubblici. Tutto e' lasciato in mano maschile. Fatto abbastanza curioso e' la categoria di persone che ho battezzato "uomo-tutto-fare" e che si incarna tipicamente nel gestore dell' albergo. Costui infatti si occupa: dell' assegnazione delle camere ai clienti; della pulizia delle stesse al momento del check-out; e della cucina, a qualsiasi ora del giorno e della sera. Anche nei momenti di svago la donna appare in schiacciante minoranza. A Karimabad ho avuto la fortuna di assistere a un concerto pop pakistano in un clima di sagra paesana: la presenza femminile era ridotta all'ossa e strettamente sorvegliata da baffuti poliziotti (pantalone kaki, camicia nera e frustino di legno) che avevano il loro bel da farsi per tenere a bada gli scatenati ballerini che si accalcavano davanti al palco, agitandosi come dei forsennati e alzando nuvoloni di polvere; i poliziotti, con sguardo severo, non esitavano a tirare qualche bastonata.&lt;br /&gt;Ma dove sono le donne allora? Le puoi avvistare di giorno, in lontananza, al lavoro nei campi o mentre lavano i panni nei torrenti. E' piu' facile imbattersi in un gruppo di ragazzine che ritornano da scuola, in veste azzurra e lungo copricapo bianco.&lt;br /&gt;Oltre all'assenza di donne in pubblico non vedo cani in giro. Sembra che in Pakistan ce ne siano veramenti pochi. Non ho ancora capito il motivo ma indaghero'...&lt;br /&gt;Un altro fatto da segnalare, come gia' vi accennavo nel post precedente, e' che il nord del Pakistan e' un luogo parecchio spartano. In nessuno dei Paesi finora visitati mi era mai capitato di tirare l'acqua del water utilizzando un secchio pieno d'acqua. Nel bagno pakistano poi, oltre al secchio, non mancano mai dei recipienti di plastica piu' piccoli con i quali ci si sciacqua il corpo. Negli alberghi piu' economici la doccia e' infatti assente o se presente, e' fredda (come l'acqua di scioglimento di un ghiacciaio). L'uomo gestore tutto fare non esita pero', su richiesta, a portarti un tinello di acqua bollente con la quale poterti lavare. Chiudo l'approfondimento ricordando che spesso si praticano esercizi di flessione alle gambe e tiri di precisione sulle simpatiche turche.&lt;br /&gt;Come a Passu anche a Karimabad alla sera, manca spesso la luce; capita cosi di passare lunghe ore in compagnia della luce traballante di una candela, del profumo di una lanterna a olio o del ronzio costante di una lampada a gas.&lt;br /&gt;All' Old Hunza Inn, dove alloggio, mi chiedo dove siano finiti tutti i turisti. Per 3 notti ho dormito da solo e quando lo faccio notare al gestore mi risponde sconsolato che questa stagione le presenze sono scese del 50%. "Colpa dell' instabilita' politica del Paese, dei continui disordini nella capitale e della cattiva immagine che trasmettiamo verso l'esterno. Invece siamo ospitali e gentili, ma questo all'estero nessuno lo dice". Confermo. In Pakistan sinora mi sono trovato bene, raffreddore a parte, e mi sono sempre sentito sicuro.&lt;br /&gt;I giorni passano a Karimabad e neanche me ne accorgo. Difficile spostarsi quando, seduto in giardino o dalla finestra dell' internet cafe', puoi ammirare le cime innevate di 3 monti alti oltre 7000 metri. Inizi a  perderti in decine di pensieri e osservi come i colori del giorno modellano il fianco delle montagna e tingono la valle. E, oltre a cio', qui tutti mi chiamano Sir e la cosa non puo' che farmi piacere!&lt;br /&gt;Rene'&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-2533750463907682436?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/2533750463907682436/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=2533750463907682436' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/2533750463907682436'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/2533750463907682436'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2007/09/rilassarsi-karimabad-hunza-valley.html' title='Rilassarsi a Karimabad, Hunza Valley'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-517868518691752833</id><published>2007-09-16T08:20:00.001+01:00</published><updated>2007-09-16T08:39:22.480+01:00</updated><title type='text'>Karakoram Highway: entro in Pakistan</title><content type='html'>&lt;div&gt;Concludo la mia settimana di permanenza a Kashgar con un po di preparativi pre Pakistan: cerco di lavare quanti piu' vestiti possibile e mi faccio tagliare la barba da un giovane e svelto professionista del rasoio; disteso su un lettino, come dal dottore, prima vengo massaggiato a lungo con acqua calda, poi insaponato e quindi lavorato con la lama. L'operazione si conclude con un breve ed energetico massaggio del cuoio capelluto. Ora sono pronto per la mitica Karakoram Highway, la strada di montagna che collega Kashgar e la Cina a Islamabad, capitale del Pakistan.&lt;br /&gt;Mi presento puntuale alla partenza del pullman per Sost (posto di frontiera pakistano), ore 10 di Pechino, come mi era stato detto dall' impiegata che mi ha venduto il biglietto un paio di giorni fa, salvo poi scoprire che la reale partenza e' prevista si alle ore 10 ma secondo l'ufficiosa ora di Kashgar (meno 2 rispetto a Pechino). Mi tuffo quindi nella lettura della guida del Pakistan e faccio passare le due ore, mentre arrivano gli altri passeggeri e vengono caricati i bagagli.&lt;br /&gt;Il viaggio verso Sost prevede una tappa intermedia con pernottamento a Tashkurgan, dove si espletano le formalita' doganali cinesi; di viaggiatori, oltre a me, sul pullman, ci sono solo una coppia di polacchi e uno scalatore portoghese, Paulo. La strada verso Tashkurgan e' fantastica: prima si entra in canyon, molto stretto e dagli alti e spioventi bordi, di roccia rossa e ruvida, poi la strada inizia a salire e sfocia in un ampio altopiano, sul quale svetta solitario il Muztag Ata, largo, possente e quasi totalmente ricoperto di neve; un monte ben oltre i 7mila metri. &lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/RuzbW5IU8cI/AAAAAAAAADQ/hrhMSAVXRC4/s1600-h/DSCN1280.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5110700863498023362" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 192px; CURSOR: hand; HEIGHT: 133px" height="139" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/RuzbW5IU8cI/AAAAAAAAADQ/hrhMSAVXRC4/s200/DSCN1280.JPG" width="194" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Paulo e' appiccicato al finestrino e gli brillano gli occhi. Mi racconta che due settimane fa ha scalato il monte, insieme a una spedizione alpinistica bergamasca. Con il dito indica il campo base e poi i campi alti. "Ora e' sereno" dice "ma quando ho raggiunto la cima io c'erano molte nuvole e non si vedeva nulla; ho piantato in fretta la mia bandierina e ho scattato una foto". Piu' tardi, durante la cena, tempesto di domande Paulo, cercando di soddisfare le mie curiosita' in tema di alpinismo. La conversazione ruota intorno al freddo. Come ci si protegge? Che temperatura si percepisce in quota? Voglio capire cosa si prova a passare una notte in tenda, circondati dalla neve. Paulo racconta che mentre si e' svegli non fa molto freddo perche' i corpi e la cucina, ad esempio, scaldono l'ambiente, ma quando ci si sveglia alla mattina, le pareti della tenda sono ricoperti da uno spesso strato di ghiaccio. Dice di non essere ancora riuscito a scalare un 8mila; a luglio ha tentanto il G1 in Pakistan, ma ha dovuto rinunciare: poca neve e troppi crepacci. Ora, prima di tornare in Portogallo si concedera' una passeggiata di quasi 100km lungo due ghiacciai pakistani!&lt;br /&gt;L'indomani, chiuse le pratiche alla dogana cinese, riprendiamo la marcia. Il pullman sale lentamente di quota, dai 3400m di Tashkurgan alla cima del passo, gli oltre 4900m del Khunjerab Pass, il posto di frontiera piu' alto del mondo. Fino al passo percorriamo un'ampia valle, a tratti verde, puntata di pascoli e yurte, poi, complice la quota, l'erba lascia il posto alla roccia e l'aria e' rarefatta. La permanenza a 5000m e' troppo breve per creare sconvolgimenti al mio fisico e, dopo avere scollinato, la strada si butta paurosamente verso il basso. Scendiamo lungo stretti tornanti, aggrappati ai fianchi di una montagna e in uno spazio relativamente breve copriamo un dislivello di 2000m. L'asfalto cinese ha lasciato il posto allo sterrato pakistano, ma l'autista non sembra essersene accorto, visto come affronta in modo sprezzante le buche e i sassi.&lt;br /&gt;Prima impressione del nord del Pakistan: terra verticale. Strette valli e montagne che, partendo dal basso, si innalzano vertiginosamente per 5-6mila metri fino a sfidare il cielo e le nuvole.&lt;br /&gt;Entro in Pakistan il 29 agosto e mi stabilisco alcuni giorni a Passu, paese di un centinaio di abitanti stretto tra le lingue di due lunghi ghiacciai: il Passu e il Batoro Glacier. Mi trovo nel fondo di una vallata abbastanza stretta; dinanzi al paese scorre un largo e vorticoso fiume, attraversato in due punti da lunghi ponti sospesi, degni di un film di Indiana Jones: ci sono corde metalliche alla quali aggrapparsi e gli assi di legno sono distanti almeno 30cm l’uno dall’ altro: pauroso!&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/RuzcVpIU8dI/AAAAAAAAADY/J-J1dg5w7ic/s1600-h/DSCN1318.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5110701941534814674" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/RuzcVpIU8dI/AAAAAAAAADY/J-J1dg5w7ic/s200/DSCN1318.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;A Passu mi becco un bel raffreddore. Una mattina decido di fare una breve escursione lungo la morena laterale del ghiacciaio; vesto solo una T-Shirt e nonostante il sole sia molto caldo ben presto mi accorgo di avere fatto una cazzata. Il forte vento freddo che scende lungo il fianco della montagna e investe il ghiacciaio mi colpisce senza tregua, creando il temibile effetto “caminetto” – caldo davanti, freddo dietro. Alla sera ho gia’ il naso gocciolante e un incipiente mal di testa.&lt;br /&gt;Conosco e scambio due chiacchere con i miei vicini di stanza, due tipi abbastanza fuori: un tedesco vestito con tunica e pantaloni pakistani che dice di essere in viaggio gia’ da 5 anni e un giapponese che cammina con delle calze dotate di suola in gomma; dice che in Giappone le usano i muratori che lavorano alla costruzione dei grattacieli. Sediamo nel giardinetto antistante le nostre stanze. Fa molto buio. Entrambe le serate che ho passato a Passu non c’e’ stata elettricita’ (un fatto abbastanza normale, dice il gestore) e il cellulare non funziona. Dopo l’orgia tecnologica cinese, tutto un altro vivere.&lt;br /&gt;Rene’&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-517868518691752833?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/517868518691752833/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=517868518691752833' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/517868518691752833'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/517868518691752833'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2007/09/karakoram-highway-entro-in-pakistan.html' title='Karakoram Highway: entro in Pakistan'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_S-XeC4nmTDM/RuzbW5IU8cI/AAAAAAAAADQ/hrhMSAVXRC4/s72-c/DSCN1280.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-266084584983593971</id><published>2007-09-02T18:17:00.001+01:00</published><updated>2007-09-03T16:55:26.938+01:00</updated><title type='text'>La polverosa Kashgar</title><content type='html'>Eccomi in Cina. E' strano dirlo; sembra un paese cosi lontano, cosi orientale, ma la parte occidentale e' molto piu' vicina all' Europa di quanto possa sembrare. Sono in Cina, eppure mi trovo ancora in Asia Centrale, per l'esattezza nella provincia di Xinjiang, la piu' grande della Cina, terra di Uighuri (musulmani) e cinesi Han.&lt;br /&gt;La Cina e' sviluppata: si vede, si percepisce. Finalmente, dopo oltre un mese e mezzo di viaggio mi godo un letto con almeno 5 cm di materasso, soffice e confortevole, dopo avere dormito su assi di legno, materassini in schiuma, letti sfondati e pile di tappeti: una vera goduria. E la mia stanza, che condivido con altre 4 persone, ha un bagno grande, uno specchio di dimensioni normali, acqua calda... Sorrido ripensando alle camminate nei prati, verso le latrine kirghise. C'e' anche la tv: la accendo per caso una domenica sera e mi ritrovo a guardare Inter-Udinese in diretta!&lt;br /&gt;Rispetto agli Stan (Kazak, Uzbek, Kirghiz) vi segnalo anche l'abbondare di luci e rumori che animano la notte, contro il buio, il silenzio ed il vuoto delle strade che ho percorso sinora; l'asfalto contro lo sterrato; l'abbondare di cibo e di pietanze nei ristoranti contro gli scarni menu fatti di 5 portate. Ci sono anche note negative. Il cielo per esempio: un monotono e triste grigio, in parte dovuto al progresso (lo smog e' prodotto dalle industrie e dalla combustione del carbone per generare energia elettrica) e in parte alla vicinanza del deserto di Taklimakan, dal quale spesso si alzano tempeste di sabbia.&lt;br /&gt;Kashgar e' una citta' di quasi un milione di abitanti, in forte sviluppo. L'enorme statua di Mao e i bianchi palazzi cinesi circondano in una soffocante morsa quello che resta della citta' vecchia, ancora in mano agli Uighuri (la minoranza musulmana) e un tempo fiorente oasi lungo la Via della Seta. Passeggiando per le sue strette stradine, libere da auto e motorini strombazzanti, a volte in quasi completa solitudine, si respira un'aria magica, immobile; l'unico contrattempo che ti puo' capitare e' quello di sbattere contro un bambino che ritorna di corsa da scuola. Molte delle piccole case a due piani mantengono ancora degli antichissimi muri in fango; i patii, celati da una tenda, racchiudono una vita domestica tranquilla: ogni tanto si avverte un rumore di stoviglie, di panni che vengono sciacquati o di ciabatte che strascicano. Un salto indietro nel tempo, rispetto alla chiassosa modernita' dei quartieri cinesi della citta', fatti di palazzoni e di grossi viali trafficati ad ogni ora del giorno e della notte.&lt;br /&gt;Kashgar si anima progressivamente con l'avvicinarsi della domenica, il giorno del gran bazaar, quando la citta' cresce di 50 mila abitanti e sopraggiungono compratori e businessman da tutta l'Asia Centrale e dal Nord del Pakistan, attirati dall' abbondare di merce (stoffe, vestiti, elettrodomestici, frutta, ecc.) e di svaghi (discoteche e bordelli per clientela pakistana). In citta' ci sono vari mercati: molto particolare e' quello degli animali, che si svolge in un' ampia piana odorosa, ai margini dell' abitato, dove scalpitano cammelli, asini, cavalli e pecore e dove il motto "dal produttore al consumatore" e' terribilmente vero e sotto gli occhi di tutti. Gomito a gomito, agricoltori commerciano bestiame e macellai danno di accetta su grossi pezzi di carne (beh, anche lo slogan "sangue e merda" potrebbe descrivere bene il mercato).&lt;br /&gt;Ma torniamo alla Kashgar che luccica, alla citta' dei cinesi, quella dei centri commerciali sotterranei, che si sviluppano per kilometri sotto il viale centrale (il viale del Popolo), senza che ci sia una metropolitana che giustifichi, almeno un poco, questo bunker di negozi. Sono entrato in un gigantesco supermercato: i prodotti occidentali si contano sulle dita di una mano; riconosco il dentrificio Colgate, lo shampoo Pantene, le Pringles e le cicche Wrigley; il resto e' un mondo ignoto e pericoloso: vi andrebbe di assaggiare dei "dried vegeterian meat slices"? Poi c'e' il banco-pesce, freschissimo: le carpe nuotano ancora nell' acquario; scegliete voi quella piu' panzuta.&lt;br /&gt;Passo parecchio tempo con Alex, gigante tedesco di Monaco, 35enne simpatico e bonaccione. Ci ritroviamo alla sera, per andare a mangiare al ristorante cinese (sempre lo stesso!) e per scoppiarci alcune birrette. Alex e' gia' in giro da 11 mesi e si appresta a tornare in Germania. La sera predecente il mercato domenicale ci imbattiamo nell'atrio del nostro albergo in un gruppo di camionisti tagiki. Stanno bevendo intorno a un tavolo e ingurgitano un numero impressionante di spiedini di montone. Ci fanno un cenno di invito e Alex subito si siede. Io addocchio le bottiglie di vodka sul tavolo e un brivido mi percorre la schiena. Qui si mette male, penso. Lascio ad Alex la parola e la conversazione verte subito sul calcio, nazionale tedesca stavolta, Ballack e Oliver Kahn. Jahwohl! Io finisco in fretta la mia birra, rifiuto cortesemente un bicchiere di vodka mimando un crampo allo stomaco e alzo i tacchi. Domenica mattina incrocio Alex: ha dei graffi sulla guancia e un profondo taglio sotto il mento. "Finita in rissa con i tagiki ieri sera?" chiedo. "No, no" risponde "mi sono addormentato sul cesso e sono cascato faccia in avanti sul pavimento. Mi hanno riempito di vodka, dannazione!". Non riesco a trattenere una risata.&lt;br /&gt;Rene'&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-266084584983593971?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.blogspot.com/feeds/266084584983593971/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5908522579435619275&amp;postID=266084584983593971' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/266084584983593971'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5908522579435619275/posts/default/266084584983593971'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vadodamam.blogspot.com/2007/09/la-polverosa-kashgar.html' title='La polverosa Kashgar'/><author><name>René van Olst</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03519472422830590151</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5908522579435619275.post-8596341674019854442</id><published>2007-09-01T15:08:00.001+01:00</published><updated>2007-09-01T15:13:53.558+01:00</updated><title type='text'>Alla frontiera cinese</title><content type='html'>La notte post taxi-vodka, come vi anticipavo e' stata molto trash. I ciclisti che hanno dormito in tenda all' esterno della casa avranno sicuramente sentito i miei rumorosi conati... Alla mattina loro hanno colazionato presto e si sono rimessi in marcia, mentre io stavo ancora aggrovigliato nel sacco a pelo, incazzato con me stesso e con la testa in frantumi.&lt;br /&gt;Pensavo di spostarmi subito verso la Cina e di passare solo una notte a Sary Tash, ma ho proprio bisogno di ritrovare, prima di tutto, le funzioni corporee base. Il problema principale e' l'assunzione di cibo, che si rivela difficoltosa. Siano essi liquidi o solidi, lo stomaco fatica ad accettarli. Inizio con del the e dei biscotti alle 10 di mattina e poi mi ributto a letto. Verso le 13 passo ad una zuppa di instant noodles. Sono ancora debole. Poi decido di cacciare la testa fuori casa e mi trascino per circa un kilometro verso un punto panoramico e scatto alcune foto all'innevato Pik Lenin (7000 e passa metri) la seconda montagna piu' alta dell' ex URSS (indovinello: come si chiamava invece il monte piu' alto? Rispondete nei commenti, e' facile!). Finisco la giornata a guardare tristemente il mio piatto di plov (riso fritto in grasso di montone con carote bollite): massimo cinque forchettate e sono gia' stufo. Torno nello stanzone: stasera sono solo; niente ciclisti o tassisti a farmi compagnia. Anche Dinara, che mi ha accudito per tutta la giornata, e' triste: no viaggiatori, no money.&lt;br /&gt;Mi sento zozzo. Nello splendido isolamento di Sary Tash non c'e' acqua corrente e non mi lavo da due giorni; a meta' pomeriggio mi hanno dato una scodella di acqua calda, cosi almeno ho sciacquato la faccia. Per non parlare della latrina, terra di nessuno, da frequentare in apnea.&lt;br /&gt;Passa un'altra notte. Spira un vento freddo, ma stanotte non passero' neanche un minuto in giardino. Alle 8 sono pronto, armi e bagagli, a bordo strada, in attesa di un passaggio verso la frontiera cinese, Irkeshtam Pass. Il primo camion Kamaz passa dopo 30 minuti abbondanti: padre e figlio, piu' eventuale spazio per me. La negoziazione e' impari. Io DEVO raggiungere la frontiera e il traffico mi pare talmente scarso che forse e' meglio non attendere una seconda occasione. Sgancio 20 dollari per i 78 km di sassi, buche e sabbia e si parte. La strada e i continui sobbalzi sono un supplizio per il mio stomaco ancora acciaccato, ma resisto. Si viaggia su un altopiano a 3000 m di quota e i panorami sono selvaggi e bellissimi. Un fangoso fiume si snoda come un serpente in un ampia piana e, alla mia destra, i monti innevati del Pamir tagiko.&lt;br /&gt;Ad una media di 25 km/h raggiungiamo in 3 ore il posto di blocco kirghiso. Controllati i documenti, restano ora 7 km di no-man's land fino alla postazione cinese. I kirghisi mi fanno accomodare su un camion per coprire il tragitto. Dopo 5 km il mezzo si accoda alla lunghissima fila di camion che stanno attendendo la riapertura della frontiera cinese (pausa pranzo per loro). Il camionista kirghiso riconosce subito alcuni suoi colleghi e vengo invitato ad un pranzo a base di anguria e pane (inzuppato nel succo dell' anguria); per fortuna non compare dell' alcol!&lt;br /&gt;Attendo quasi due ore sull' asfalto, utilizzando un enorme ruota di camion per proteggermi dal sole; poi il kirghiso mi fa cenno di proseguire, "raggiungi la testa della fila e sali sul primo camion". Alzo lo sguardo; due ripidi tornanti fino all' inizio della fila. Metto in marcia e arrivo ai primi camion: sono tutti cinesi e gli autisti sono raggruppati a chiaccherare. Li saluto e ci scambiamo i passaporti per socializzare. Ben presto si accendono i motori; sono le 16 (ora di Pechino) e la dogana riapre. Mi giro un' ultima volta e saluto il Kirgizstan, il paese dei cavalli e delle montagne, delle yurte e delle latrine, dei pascoli e delle deliziose marmellate.&lt;br /&gt;Copro l'ultimo km sul primo camion e poi sono al primo posto di blocco. Rapida ispezione dello zaino da parte di alcuni militari poco piu' che diciottenni e poi riparto per un altro pezzetto di strada, stavolta in auto, verso la dogana vera e propria. Vengo registrato, uno stampo sul passaporto e seconda ispezione. Un doganiere donna, molto giovane anche lei, mi chiede se ho dei libri, "wow, si interessa di cultura" penso. Apro lo zaino e il primo libro che spunta e' la Lonely Planet China. Lo prende in mano e lo sfoglia piu' volte; all' interno ci sono ancora i biglietti di alcuni siti turistici che ho visitato l'anno scorso. Sorride e mi dice che la guida e' confiscata. Come? Confiscata? Ma se l'ho usata lo scorso anno, cerco di spiegarle. Le faccio inoltre presente che il libro e' molto importante perche' ci sono i nomi delle citta' e delle vie in caratteri cinese, indispensabili per spostarsi con i mezzi pubblici. Niente da fare. In un inglese approssimativo mi spiega che sulla mappa, sul dorso della guida, l'isola di Taiwan non fa parte dei confini cinesi e questo e' un errore, perche', secondo Pechino, Taiwan fa parte della Cina. Il libro e' illegale. Cerco una ultima protesta ma vengo definitivamente stoppato da un ufficiale di rango superiore. Mi viene concesso di trattenere una pagina del libro e strappo quindi la mappa di Kashgar, la mia prossima destinazione. Rifiuto di firmare una dichiarazione scritta solo in caratteri cinesi e abbandono sconsolato la dogana. Bell' inizio, dannazione!&lt;br /&gt;Salgo sull' auto del primo tassista che mi viene incontro e ci accordiamo per 30 dollari fino a Kashgar. Sono 280 km in mezzo a terreni brulli, assenza di vegetazione, aspre formazioni rocciose e alcuni pigri cammelli, ma siamo in Cina, il paese del futuro, e la strada e' asfaltata! Se sul lato kirghiso ho impiegato 3 ore per fare 80 km, qui ne impiego ancora 3 ma copro oltre il triplo della distanza.&lt;br /&gt;Arrivo a Kashgar all' imbrunire. La remota frontiera occidentale della Cina mi accoglie con un cielo grigio e polveroso, un' aria pesante, un continuo strombazzare di clacson e abbaglianti luci al neon. La differenza rispetto al resto dell' Asia Centrale e' chiaramente percepibile.&lt;br /&gt;Rene'&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5908522579435619275-8596341674019854442?l=vadodamam.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vadodamam.b
